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Sospesi fermo amministrativo e multa per la Sea-Watch
Ieri il tribunale di Catania ha deciso di sospendere il provvedimento di fermo amministrativo di 15 giorni e la relativa multa di 7.500 euro alla Sea-Watch5. Le autorità italiane avevano giustificato i due provvedimenti con l’accusa di non aver informato la cosiddetta Guardia Costiera libica dell’operazione di soccorso di 18 naufraghi effettuata il 24 gennaio scorso. Presto torneremo nel Mediterraneo centrale. Sea Watch
February 19, 2026
Pressenza
La nave Humanity 1 bloccata per 60 giorni, mentre aumentano i morti in mare
Mentre centinaia di persone risultano ancora disperse nel Mediterraneo centrale, il 13 febbraio le autorità italiane hanno fermato per 60 giorni la nave di soccorso Humanity 1 a Trapani e imposto una multa di 10.000 euro, secondo quanto riferito oggi dall’organizzazione tedesca di ricerca e soccorso SOS Humanity. Secondo l’equipaggio, in precedenza avevano soccorso 33 persone in pericolo in mare e avvistato due cadaveri in acqua. Le autorità accusano l’equipaggio di non aver comunicato con il Centro di coordinamento dei soccorsi libico. L’ordine di fermo è arrivato poco dopo che il governo italiano ha presentato un disegno di legge che consentirebbe un “blocco navale”, una nuova misura contro le navi di soccorso delle ONG. “Il nostro equipaggio ha informato tutti i centri di coordinamento dei soccorsi competenti in conformità con il diritto marittimo internazionale”, ha sottolineato Viviana di Bartolo, coordinatrice delle operazioni di ricerca e soccorso di Humanity 1. “Abbiamo deliberatamente deciso di non comunicare con gli attori libici, poiché non possono essere considerati autorità di ricerca e soccorso legittime: sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone in cerca di protezione”. Secondo SOS Humanity, questa è la terza detenzione di una nave di soccorso dell’alleanza “Justice Fleet” in tre mesi. L’alleanza di ONG critica il sostegno europeo agli attori libici in mare, che accusa di violenza contro le persone in cerca di protezione e contro gli equipaggi di soccorso. Nell’agosto 2025, la cosiddetta Guardia Costiera libica ha aperto il fuoco contro una nave di soccorso non governativa. “Questo ribalta pericolosamente la realtà. Mentre noi salviamo vite umane e veniamo puniti per questo, la cosiddetta Guardia Costiera libica viene sostenuta, le stesse forze che abusano e uccidono le persone in fuga”, ha affermato Marie Michel, esperta di politiche presso SOS Humanity. “Chiediamo il rilascio immediato della nostra nave di soccorso Humanity 1”. Secondo SOS Humanity, si tratta del secondo fermo della sua nave in tre mesi. In precedenza era stata fermata anche la nave di soccorso Sea-Watch 5. A due delle più grandi navi di soccorso delle ONG nel Mediterraneo viene quindi impedito di effettuare ulteriori salvataggi, ha aggiunto l’organizzazione. Nel frattempo, il governo italiano sta intensificando ulteriormente l’ostruzione delle operazioni umanitarie di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Con una nuova bozza di legge, il governo Meloni sta pianificando un “blocco navale” per le navi delle ONG:  queste potrebbero ricevere la proibizione di entrare nelle acque territoriali italiane per un periodo fino a sei mesi, se le autorità italiane valutano un “rischio per la sicurezza”. “Il nuovo fermo della nostra nave di soccorso Humanity 1 avviene nel contesto di un’ulteriore escalation dell’intralcio alle operazioni di ricerca e soccorso drammaticamente urgenti nel Mediterraneo”, afferma Marie Michel. “Con questo disegno di legge, che prevede un ‘blocco navale’, il governo italiano sta compiendo un passo drammatico nella sua politica contro le operazioni civili di ricerca e soccorso. Ciò aggrava ulteriormente la catastrofe umanitaria in mare e viola palesemente il diritto internazionale”. Dati dell’OIM mostrano che dall’inizio dell’anno ad oggi almeno 484 persone migranti sono state dichiarate morte o disperse in seguito a diversi naufragi nel Mediterraneo centrale causati da condizioni meteorologiche estreme, mentre si ritiene che centinaia di altri decessi non siano stati registrati.   Redazione Italia
February 14, 2026
Pressenza
Fermo amministrativo per la Sea-Watch 5 a Catania
Dopo che la Sea-Watch 5 aveva soccorso 18 persone in difficoltà in mare in acque internazionali il 24 gennaio 2026, le autorità italiane l’hanno ora posta sotto fermo amministrativo per 15 giorni e hanno inflitto una sanzione pecuniaria di €7500 all’organizzazione Sea-Watch. Le autorità italiane giustificano il fermo della nave sostenendo che l’ONG si sia rifiutata di informare della sua operazione di soccorso le milizie libiche, come la cosiddetta Guardia Costiera libica. Poco prima, tuttavia, queste stesse milizie avevano tentato di intimidire l’equipaggio della Sea-Watch 5 in acque internazionali e gli avevano ordinato di lasciare la zona. Un ordine infondato ai sensi del diritto internazionale sulla libertà di navigazione. Il 5 novembre 2025, 13 organizzazioni civili di ricerca e soccorso in mare hanno dato vita alla Justice Fleet. Insieme, si oppongono all’imposizione dello Stato italiano, che vuole costringerle a comunicare le loro operazioni di soccorso in acque internazionali agli attori libici. Negli ultimi dieci anni, nel Mediterraneo sono stati documentati più di 70 episodi di violenza, tra cui colpi d’arma da fuoco contro navi di soccorso e persone migranti. La maggior parte di questi attacchi è stata compiuta dalla cosiddetta Guardia Costiera libica. Solo nel 2025 è stato registrato il numero più alto di incidenti, Negli ultimi anni i tribunali italiani hanno ripetutamente sottolineato il fondamentale ruolo delle organizzazioni civili di ricerca e soccorso e hanno stabilito che la cosiddetta Guardia Costiera libica e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo libico non sono legittimi attori di soccorso nel Mediterraneo centrale e che seguire le loro istruzioni viola il diritto internazionale. “Un altro attacco alla solidarietà in mare. Il nostro intervento ha prevenuto la possibile scomparsa in mare di altre 18 persone, nella settimana in cui il ciclone Harry ha provocato decine di morti e centinaia di dispersi” ha dichiarato Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch. “Non ci piegheremo all’imposizione di un coordinamento con la Libia, che significherebbe rendersi complici di gravissimi crimini contro persone verso cui vige l’obbligo di soccorso. Siamo dalla parte giusta della storia e da lì non ci muoviamo.” Una panoramica degli atti di estrema violenza commessi dalla cosiddetta Guardia Costiera libica è disponibile qui. Una panoramica delle sentenze che hanno annullato le sanzioni imposte in passato dalle autorità italiane alle navi delle ONG ai sensi delle cosiddette leggi Piantedosi e al Decreto Flussi è disponibile qui. Il contesto giuridico relativo alla Justice Fleet e ai crimini contro l’umanità commessi da attori libici, pubblicato dal Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR), è disponibile qui.   Sea Watch
January 31, 2026
Pressenza
L’aereo di Sea-Watch fermato dall’ENAC per venti giorni
Dopo che la scorsa settimana il nostro aereo da ricognizione Seabird 2 ha documentato l’ennesimo caso di omissione di soccorso, costato la vita a due bambini e una persona adulta, oggi ENAC ci notifica il fermo amministrativo di un altro nostro aereo, Seabird 1, per venti giorni. Nella nota si fa riferimento a violazioni del 30 giugno. Siamo curiosi di saperne di più e di scoprire qual è, questa volta, il pretesto per tenerci lontani da chi ha bisogno di aiuto. Come al solito, non paga chi commette violazioni dei diritti umani, paga chi le denuncia. Non ci scoraggiamo. Stiamo valutando con i nostri legali come opporci a questo ennesimo, pretestuoso provvedimento. Torneremo a volare già nei prossimi giorni con i nostri altri aerei, per documentare ciò che accade nel Mediterraneo centrale. Sea Watch
August 7, 2025
Pressenza