Ucraina: cresce la ribellione attiva al reclutamento forzato
Nuovi episodi di resistenza interna scuotono l’Ucraina. Dopo l’omicidio di un
ufficiale reclutatore a Poltava, la tensione esplode a Buzke.
Nell’Ucraina martoriata dalla guerra, un altro fronte si sta aprendo, e non è
quello delle trincee. È un fronte interno, fatto di paura e rifiuto. L’ultima
settimana di febbraio 2025 ha segnato una svolta drammatica: attacchi armati
contro gli uffici del reclutamento militare si sono moltiplicati. Il più
tragico: a Poltava, un ufficiale è stato ucciso da un civile che tentava di
salvare un familiare dalla leva forzata.
Ma il segnale più inquietante è che non si tratta di un caso isolato. Ieri, nel
villaggio di Buzke, nella regione di Mykolaiv, una squadra del TCK
(l’equivalente delle nostre commissioni militari) e un agente di polizia sono
stati aggrediti da un gruppo non identificato di uomini armati di bastoni e tubi
metallici. I funzionari stavano notificando ordini di mobilitazione. Ne è nata
una colluttazione feroce: uno dei militari è rimasto gravemente ferito.
Il Ministero dell’Interno ucraino parla di un’aggressione inaccettabile, ma non
può più negare l’evidenza. La stanchezza della guerra si sta trasformando in
aperta resistenza. A raccontare l’escalation di queste tensioni è stato anche il
giornalista Nello Scavo, in un articolo pubblicato su Avvenire.
L’articolo dello scorso marzo ha portato alla luce una realtà sempre più
difficile da ignorare: la mobilitazione non è più vissuta come un dovere civile,
ma come un incubo da evitare. Famiglie intere si nascondono, giovani uomini
fuggono all’estero o nelle campagne, e ora, alcuni, arrivano persino a colpire
chi li va a cercare.
Il generale Mykhailo Drapatyi, comandante delle forze terrestri ucraine, ha
lanciato un monito: «Uccidere personale militare nelle retrovie è una linea
rossa che non può essere oltrepassata». Ma tutto ciò è la spia che la fiducia
tra Stato e cittadini, almeno su questo tema, sembra essersi logorata.
Se nei villaggi dell’Ucraina i cittadini cominciano a difendersi non solo dai
razzi russi, ma anche dai propri ufficiali reclutatori, significa che qualcosa
di profondo si è rotto.
Alessandro Marescotti