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Come degradare l’Appennino fra Liguria ed Emilia
del GRIG (Gruppo di intervento Giuridico). A seguire il link per firmare la petizione «Sì all’energia rinnvabile, no alla speculazione energetica». Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inoltrato un atto di intervento (5 febbraio 2026) nell’ambito del procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto per la realizzazione della centrale eolica Ferriere proposto dalla società milanese Ferriere Wind s.r.l.
February 7, 2026
La Bottega del Barbieri
Quasi 1 Comune su 2 è interessato da almeno un procedimento di bonifica
Il 46% dei Comuni d’Italia, pari a 3.619 Comuni, è interessato da almeno un procedimento di bonifica in corso al I gennaio 2024. La distribuzione dei procedimenti di bonifica mostra una concentrazione degli stessi nei Comuni della media e bassa val Padana, in alcuni capoluoghi del centro e nord Italia, in diversi Comuni della Toscana, dell’area metropolitana di Napoli e della Puglia. Questa evidenza è giustificata dalle caratteristiche delle banche dati regionali, nonché dalle pressioni ambientali dovute alla presenza di attività antropiche. Viceversa, le aree del paese ove i procedimenti sono assenti o poco diffusi sono le aree montane alpine, appenniniche e dell’arco calabro, fatto da non collegare necessariamente all’assenza di pressioni ambientali. Il 70% dei procedimenti di bonifica regionali si è concluso senza necessità di intervento di bonifica e/o di messa in sicurezza e ogni anno vengono attivati sul territorio nazionale in media 1.190 nuovi procedimenti di bonifica. E’ quanto emerge dal IV Rapporto sulle bonifiche dei siti regionali pubblicato da ISPRA, che illustra e analizza i dati relativi ai procedimenti di bonifica aggiornati al I gennaio 2024 sulla base dei dati trasmessi da SNPA, dalle Regioni e dalle Province Autonome per il popolamento 2024 di MOSAICO, la banca dati nazionale sui procedimenti di bonifica. Le elaborazioni riguardano 16.365 procedimenti di bonifica in corso e 22.191 procedimenti di bonifica conclusi. L’avvio di un procedimento di bonifica non comporta l’automatica necessità di un intervento di bonifica, ma solo a seguito dei dovuti accertamenti emerge tale obbligo. Infatti, l’esecuzione di un intervento si è resa necessaria solo per il 30% dei siti. Sul territorio nazionale sono censiti 3.243 procedimenti, in fase di intervento di bonifica, di cui 2.601 con intervento in corso e 642 con lavori terminati ma non ancora certificati. Il 28% dei procedimenti in fase di intervento/bonifica si trova in Lombardia, il 12% in Piemonte, l’11% in Toscana. A livello nazionale, risultano censiti 484 siti orfani, di cui 225 finanziati e 55 con procedimento concluso al primo gennaio 2024. Le percentuali di procedimenti significativamente maggiori della media nazionale (45%) si riscontrano per l’Emilia-Romagna (100%), per la Provincia Autonoma di Bolzano (95%) e per la Liguria (89%). La Regione Campania, che nella numerosità dei procedimenti censiti in MOSAICO spicca con oltre 3.800 procedimenti, ha un numero percentualmente molto basso di procedimenti di interesse dal punto di vista ambientale (solo il 17% del numero totale dei procedimenti censiti) a causa dell’elevato numero di procedimenti ricadenti nella perimetrazione degli ex SIN (Siti di Interesse Nazionale) che, al momento della deperimetrazione e conseguente passaggio alla competenza regionale, erano costituiti da molte aree per le quali non era stato ancora avviato il procedimento di bonifica. Per quanto riguarda i procedimenti in corso, 1.286 Comuni sono interessati da un solo procedimento in corso, pari a quasi il 57% del totale dei Comuni aventi procedimenti in corso; 783 Comuni hanno tra 2 e 5 procedimenti. Queste due categorie rappresentano da sole circa il 92% dei Comuni interessati da procedimento di bonifica in corso. In 113 Comuni sono presenti attualmente tra 6 e 10 procedimenti di bonifica in corso (5% dei comuni d’Italia), mentre i Comuni che hanno un carico significativo di procedimenti, maggiore di 10, sono 84, pari a poco più del 13% di tutti i Comuni italiani con procedimenti di bonifica in corso. In particolare, tra questi, quelli con oltre 100 procedimenti in corso sono solamente 2, ovvero, Milano, con 409 procedimenti in corso, e Torino, con 110. I siti orfani sono quelli per i quali nessun soggetto, a vario titolo, ha provveduto agli adempimenti previsti dalla norma per i procedimenti di bonifica. Si tratta prevalentemente di siti “storici”, per i quali la macchina dell’Amministrazione pubblica si è attivata recentemente stanziando finanziamenti collegati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La maggior parte dei siti per i quali sono disponibili informazioni sulle superfici ha dimensioni ridotte: il 70% delle superfici amministrative è inferiore ai 10.000 mq e il 30% è addirittura sotto i 1.000 mq; nel 18% dei casi la superfice è maggiore di 20 ettari- Ma qual è la durata dei procedimenti di bonifica in Italia? Secondo i dati nazionali, la metà dei procedimenti conclusi con intervento di bonifica o di messa in sicurezza terminano in meno di quattro anni, mentre solo nel 25% dei casi sono necessari almeno 8 anni. I soggetti privati sono maggiormente coinvolti nei procedimenti di bonifica rispetto ai soggetti pubblici. Il rapporto tra i due (numero di procedimenti con soggetti privati/ numero di procedimenti con soggetti pubblici) è 3:1 per i procedimenti in corso e 8:1 per quelli conclusi. Il “tipo di soggetto” risulta non disponibile (“ND”) per circa il 14% dei procedimenti in corso e per il 26,6% dei procedimenti conclusi. Qui per scaricare il rapporto dell’ISPRA: https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/lo-stato-delle-bonifiche-dei-siti-contaminati-in-italia-quarto-rapporto-sui-dati-regionali. Giovanni Caprio
February 2, 2026
Pressenza
Due Italie: stesso fango
di Mario Sommella (*). A seguire link utili. CI SONO DUE ITALIE, MA IL FANGO È LO STESSO PER TUTTI Quando il mare entra in casa, le colpe “geografiche” sono solo un alibi: le responsabilità vere stanno nelle scelte pubbliche In questi giorni, davanti alle immagini del ciclone mediterraneo Harry (18–21 gennaio 2026), ho provato una rabbia doppia. La prima è
January 29, 2026
La Bottega del Barbieri
La “difesa che serve” è il 5% del PIL per fermare il crollo dell’Italia, non per le armi
La tragedia di Niscemi rappresenta l’ennesimo squarcio in un contesto nazionale segnato dall’incuria territoriale e dall’abbandono istituzionale, in un Paese ormai ridotto ad accettare il disastro ambientale come un prodotto della fatalità, rinunciando a interrogarsi sulle cause di tali eventi e sui drammatici effetti che essi generano sulla popolazione e […] L'articolo La “difesa che serve” è il 5% del PIL per fermare il crollo dell’Italia, non per le armi su Contropiano.
January 29, 2026
Contropiano
Frana a Niscemi: non è una fatalità, è il modello che crolla!
In questi giorni una grave frana ha colpito Niscemi, in provincia di Caltanissetta, producendo oltre mille sfollati e rendendo inagibili interi quartieri: un burrone profondo 50 metri con una linea di frana posizionata a 150 metri dal bordo e la quasi certezza che le case entro 50-70 metri crolleranno. Il […] L'articolo Frana a Niscemi: non è una fatalità, è il modello che crolla! su Contropiano.
January 28, 2026
Contropiano
Sconcerto per la nomina di Alessandra Gallone alla guida di ISPRA
Rete Ambiente Lombardia, Medicina democratica, 5 R zero Sprechi e Zero Waste Italy esprimono il proprio sconcerto di fronte alla nomina della senatrice Alessandra Gallone alla guida dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). ISPRA ha rappresentato finora un punto fermo e una risorsa imprescindibile per tutti gli attori, istituzionali e non, che analizzano e studiano lo stato dell’ambiente in Italia. Il rigore e il dettaglio della documentazione fornita dall’Istituto hanno reso disponibile sino ad ora, alla popolazione italiana, un’informazione oggettiva e dettagliata su temi dirimenti quali qualità dell’aria, cambiamenti climatici e dissesto idrogeologico. Questo risultato è il frutto di una grande professionalità e di un intenso lavoro che necessitano di una direzione di alta competenza scientifica come risulta dall’art. 6, comma 2 del DL n 204, 5-61998:”Il presidente è nominato…tra persone di alta qualificazione scientifica o istituzionale nelle materie di competenza dell’istituto”, ciò che non risulta dal curriculum della senatrice Gallone. Esprimiamo grande preoccupazione rispetto a questa scelta che mina l’indipendenza finora mantenuta da ISPRA, anche rispetto alle direttive ambientali emanate dallo stesso Governo. Il passaggio di ISPRA sotto il controllo della politica condizionerebbe, infatti, inevitabilmente i pareri tecnico-scientifici, spesso vincolanti, che l’ente esprime, facendo venire meno quell’autonomia tra enti e istituzioni che è a fondamento della nostra costituzione. Per queste ragioni auspichiamo che il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Ambiente (titolare in primis della proposta nominativa) rivedano le loro posizioni nella direzione di una scelta qualitativamente pertinente alla necessità del caso e coerente con il dettato normativo. Rete Ambiente Lombardia Medicina Democratica 5 R Zero Sprechi Zero Waste Italy Medicina Democratica
January 8, 2026
Pressenza
Aumenta del 15% la superficie del territorio italiano a rischio frane
Il territorio italiano a rischio frane passa dai 55.400 km² del 2021 ai 69.500 km² del 2024, pari al 23% del territorio nazionale. Gli incrementi più significativi si rilevano nella Provincia Autonoma di Bolzano (+ 1,2%), Toscana (+ 52,8%), Sardegna (+ 29,4%), Sicilia (+20,2%) e sono dovuti principalmente a studi di maggior dettaglio effettuati dalle Autorità di bacino distrettuali e dalle Province autonome. Le aree classificate a maggiore pericolosità (elevata P3 e molto elevata P4) dall’8,7% passano al 9,5% del territorio nazionale. Nel 2024, il 94,5% dei comuni italiani è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe. Migliora invece la situazione delle spiagge italiane: sul fronte dell’erosione costiera risultano più i tratti in avanzamento (+ 30 Km) che quelli in erosione. E’ questo il quadro che emerge dal quarto Rapporto ISPRA sul “Dissesto idrogeologico in Italia” – Edizione 2024,  il lavoro triennale dell’Istituto presentato di recente a Roma. Il triennio 2022-2024 è stato segnato da eventi idro-meteorologici di eccezionale intensità: le esondazioni diffuse lungo le aste fluviali principali e secondarie nelle Marche del settembre 2022, le colate rapide di fango e detrito nell’isola di Ischia nel novembre 2022 con 12 morti, le alluvioni in Emilia-Romagna nel maggio 2023, con danni stimati in 8,6 miliardi di euro, le intense precipitazioni in Valle d’Aosta e Piemonte settentrionale nel giugno 2024, con effetti significativi in termini di esondazioni e colate detritiche. I cambiamenti climatici stanno determinando un incremento della frequenza delle piogge intense e concentrate, con conseguente aumento delle frane superficiali, delle colate rapide di fango e detriti, delle alluvioni, incluse le flash flood (piene rapide e improvvise), amplificando il rischio con impatti anche su territori storicamente meno esposti. L’ISPRA ha censito anche  i fenomeni franosi, che confermano che l’Italia è tra i Paesi europei più esposti al rischio frane. Secondo i dati aggiornati dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), realizzato da ISPRA in collaborazione con Regioni, Province autonome e le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA), sono oltre 636.000 le frane censite sul territorio nazionale. Un dato importante, se si considera che circa il 28% di questi fenomeni è caratterizzato da una dinamica estremamente rapida e da un elevato potenziale distruttivo, con conseguenze spesso drammatiche, inclusa la perdita di vite umane. Quasi 6 milioni di italiani vivono quindi in aree a rischio frane: nel 2024 la popolazione a rischio frane in Italia è complessivamente pari a 5,7 milioni di abitanti, di cui 1,28 milioni residenti in aree a maggiore pericolosità (P3 e P4), pari al 2,2% della popolazione totale. Oltre 582 mila famiglie, 742.000 edifici, quasi 75.000 unità locali di impresa e 14.000 beni culturali sono esposti a rischio nelle aree a maggiore pericolosità da frana. Per quanto riguarda l’erosione costiera, c’è invece – come si diceva –  un’inversione di tendenza per le spiagge italiane: oltre 1.890 km di spiagge hanno subito cambiamenti significativi tra il 2006 e il 2020, con alterazioni dell’assetto della linea di riva superiori a 5 m, pari a circa il 23% dell’intera costa italiana, ovvero al 56% delle sole spiagge, con 965 km che risultano in avanzamento e 934 km in erosione. Si segnala quindi un’inversione di rotta ed una prevalenza della lunghezza dei tratti di costa in avanzamento su quelli in erosione di circa 30 km. Seppur non riscontrabile in tutte le regioni, è da considerarsi quale probabile effetto dei numerosi e continui sforzi compiuti negli anni per mitigare il dissesto costiero con interventi di ripascimento e opere di protezione. Sul fronte delle valanghe, la superficie potenzialmente soggetta a tale fenomeno  è di 9.283 km², pari al 13,8% del territorio montano sopra gli 800 metri di quota. Per la prima volta ISPRA realizza una cartografia armonizzata nazionale grazie al contributo di AINEVA, del Servizio Meteomont dei Carabinieri, e delle Regioni e ARPA competenti. A supporto delle politiche di prevenzione e intervento, ISPRA gestisce anche due strumenti chiave: IdroGEO, la piattaforma pubblica e open data per la consultazione delle mappe e dei dati aggiornati sul dissesto e ReNDiS, il Repertorio nazionale degli interventi finanziati per la difesa del suolo. Il nuovo assistente virtuale di IdroGEO, basato sull’Intelligenza Artificiale, dialoga con l’utente, fornendo informazioni e rispondendo a domande sul dissesto idrogeologico. In base ai dati del Repertorio ReNDiS, aggiornati al dicembre 2024, sono quasi 26.000 gli interventi censiti negli ultimi 25 anni, per un finanziamento totale di 19,2 miliardi di euro. Nei giorni scorsi la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, in audizione alla Commissione sul rischio idrogeologico e sismico della Camera, ha denunciato che “la Legge di bilancio per il 2025 (legge n. 207/2024, commi 796-798 e 801) ha disposto tagli per circa 6,5 miliardi di euro nel periodo 2025–2034, di cui 673 milioni concentrati nel triennio 2025–2027”, auspicando che il decisore pubblico possa progressivamente ripristinare le risorse distolte, come avvenuto recentemente per i fondi destinati alla manutenzione della rete stradale provinciale. E a dimostrazione della particolare esposizione ai rischi naturali dell’Italia, ove ben 7.463 Comuni sono a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera, la presidente Federica Brancaccio ha evidenziato come  – a proposito del Fondo di solidarietà dell’UE per il periodo 2002-2022 –  l’Italia sia stata il maggior beneficiario con oltre 3 miliardi di euro ricevuti, pari a circa il 37% dell’importo totale di 8,2 mld erogato a 28 Paesi europei (https://ance.it/wp-content/uploads/allegati/Documento_audizione_Ance.pdf).  Qui per scaricare il Rapporto ISPRA: https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/dissesto-idrogeologico-in-italia-pericolosita-e-indicatori-di-rischio-edizione-2024.  Giovanni Caprio
August 3, 2025
Pressenza