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Giugno 2018, Gioia Tauro: l’assassinio di Soumaila Sacko
Riprendiamo un articolo di Barbara Paknazar (*) che racconta «La pacchia», il bel libro di Bianca Stancanelli. A seguire link da Usb, Wikiradio e “bottega”. Ucciso a bruciapelo in una fabbrica abbandonata mentre, insieme a due amici, cercava di recuperare delle lamiere con cui avrebbe costruito delle baracche per aiutare altri migranti ad avere un rifugio in cui dormire, al ritorno dalle
Forlì, 4 giugno: «Yeelen», un film straordinario
Ore 21: omaggio a Souleymane Cissé. La rassegna di Cinema africano, per rendere omaggio al regista maliano Souleymane Cissè, scomparso a febbraio dell’anno scorso,  organizza la proiezione del suo film più famoso: Yeelen (La luce) – Mali, Burkina-Faso, Francia, RFT, 1987. 105′. Fino al 2010, anno in cui verrà premiato “Un homme qui crie” di Mahamat-Saleh Haroun, Yeelen è stato il primo ed unico film
[radio africa] Radio Africa: Senegal, Kenya, Mali
Senegal: la rottura fra il primo ministro Sonko e il presidente Diomaye Faye, già evidente si è manifestata con la destituzione del primo ministro e del suo governo. L’apertura della crisi politica ha portato ad un scontro istituzionale in quanto Sonko è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale controllato dal partito del Pastef che aveva espresso anche il presidente Faye. La crisi giunge in un momento in cui la situazione finanziaria del Senegal è gravata da un enorme debito pubblico, pari al 132% del PIL, la cui gestione è motivo di forte contrasto tra il capo dello Stato e il suo ex primo ministro. Il presidente Faye intende avviare un nuovo programma di aiuti con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), mentre Ousmane Sonko sostiene un approccio più critico verso i diktat delle istituzioni monetarie.  Al momento del suo insediamento nel 2024, le nuove autorità accusarono l'amministrazione dell'ex presidente Macky Sall di aver occultato parte del debito nazionale, portando alla sospensione del programma di aiuti del FMI da 1,8 miliardi di dollari. Kenya: il 19 maggio Nairobi e diverse altre grandi città del Kenya sono state teatro di proteste contro l’aumento del prezzo dei carburanti e negli scontri con la polizia sono morte almeno quattro persone e ci sono stati centinaia di arresti. A promuovere la mobilitazione che ha visto l’adesione di altri settori della società keniana e ha bloccato le attività del paese, è stata la La Transport Sector Alliance la sigla che riunisce operatori di matatu, camionisti, boda boda, taxi digitali, mezzi turistici e imprese della logistica. La richiesta principale è il ritiro dell’aumento del prezzo dei carburanti innalzati dalla decisione del governo giustificata dalla guerra con l’Iran, che hanno compresso le forniture globali di petrolio e gas. Ma la protesta va oltre la questione , per quanto seria, del prezzo del carburante ma riguarda le condizioni di vita della maggioranza dei keniani per cui ogni aumento dei costi di base diventa immediatamente una crisi sociale. Mali: in Mali continuano gli assalti del JNIM (Gruppo per il Sostegno dell'Islam e dei Musulmani) contro vari villaggi nel nord ,con un saldo di decine di morti e continuano anche gli omicidi mirati contro chi non si sottomette alla sharia imposta dai jihadisti. Diversi camion senegalesi sono stati attaccati sul corridoio che collega le due capitali, mentre Bamako rimane sotto blocco jihadista. Questa situazione sta riaccendendo le tensioni al confine. Arrivano denunce sull’utilizzo di bombe a grappolo da parte dell’esercito maliano e dei suoi alleati russi ,mentre Kidal, riconquistata dopo gli attacchi del 25 aprile 2026,è ancora nelle mani degli insorti.
May 27, 2026
Radio Onda Rossa
RADIO AFRICA: MOUSSA DIARRA IN VOLO VERSO IL MALI. LE VOCI DAL PRESIDIO DI SALUTO
La puntata di oggi è interamente dedicata alla partenza della salma di Moussa Diarra in Mali. Vi proponiamo le voci dal presidio “Moussa torna a casa”, che si è svolto domenica 17 maggio alla stazione di Verona Porta Nuova, quando quasi duecento persone hanno risposto alla chiamata della Comunità Maliana e del Comitato verità e giustizia. Gli interventi si sono susseguiti per due ore e mezza, sotto il gazebo allestito nel piazzale XXV aprile, proprio dove Moussa era stato ucciso 19 mesi fa. Le voci sono quelle di Haby Marie-Claire Presidente dell’associazione Maliani e Amici nel Veneto, Segretaria Generale degli Affari Istituzionali, Giuridici e alla Cooperazione dell’Alto Consiglio dei Maliani in Italia, Travere Sekou amico di Moussa, Djemagan Diarra fratello di Moussa, Eleonora Puglisi Comitato verità e giustizia, Mamadou Niare imam della grande moschea di Brescia, Daniele Todesco Comitato verità e giustizia, Giulio Cavalli attore, regista e politico, Ousmane Ibrahim Diallo rappresentante della Comunità maliana di Verona. Nel momento in cui pubblichiamo questo articolo, la salma di Moussa Diarra è in viaggio verso il Mali. Il fratello di Moussa che vive in Italia Djemagan Diarra e il rappresentante della Comunità maliana di Verona Ousmane Ibrahim Diallo sono già atterrati a Bamako. All’arrivo del feretro, lo accompagneranno nel villaggio di Djidian, nei pressi della città di Kita, dove la famiglia celebrerà i funerali. Ringraziamo la redazione di Nigrizia, dal cui sito è stato preso parte del testo di questa trasmissione. La puntata di Radio Africa, in onda giovedì 21 maggio alle ore 18.45 e in replica venerdì 22 aprile, alle ore 6.30. Ascolta o scarica
May 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Attacco in Mali e venti di guerra nel Sahel
Dedichiamo questa puntata di Black In ad analizzare ciò che sta succedendo in Mali nelle ultime settimane. Dal 25 aprile è in corso un’ampia offensiva militare coordinata dai militanti jihadisti di Jnim e da quelli del Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), che hanno compiuto diversi attacchi nelle principali città del Mali, stringendo il governo e gli alleati russi dell’Africa Corps in morsa senza precedenti. Approfondiamo l’evolversi degli eventi  e gli scenari futuri con Andrea de Georgio, giornalista freelance che si occupa di Africa Occidentale.
A Taranto una marea umana dà l’ultimo saluto a Sako Bakari
Taranto si trova a dover fare i conti con sé stessa e con quello che è probabilmente diventata, dopo la vile uccisione del giovane Sako Bakari. Hannah Arendt teorizzò ‘la banalità del male’, la giurisprudenza colpevolizza i futili motivi: comunque sia poche parole per motivare (sarebbe più corretto dire ‘non-motivare’) un omicidio che è paradigma dei tempi oscuri che viviamo. Poche certezze, modelli di emancipazione sociale smarriti chissà dove, la povertà educativa che fa credere che i ‘nemici’ siano altri poveri cristi. Sako Bakari, 35 anni, originario del Mali, dal 2022 italiano, tarantino per essere più precisi, è stato accoltellato tre volte, all’alba di un comunissimo giorno di lavoro, sabato 9 maggio, nella città vecchia di Taranto. Era in bici e doveva raggiungere i campi dove lavorava come bracciante; non aveva ancora superato il ponte di pietra che lo avrebbe condotto in stazione, quando è stato accerchiato da una baby gang. Le telecamere di sorveglianza puntate sulla piazza raccontano il suo destino: un caffè, prima di una lunga giornata a raccogliere ciò che portiamo sulle nostre tavole e la vita che, tra tutte le sue tonalità, sceglie il buio più cupo. Futili motivi: è fine e non impegna. Futili motivi è voler infierire su di un corpo che ha un colore diverso dal proprio. Futili motivi: sul piano strettamente penale sono un aggravante, mentre a tutti noi narrano lo scollamento dall’umanità, l’incapacità di riconoscerci in valori condivisi. E tirano in ballo ognuno di noi. Non ci sono risposte semplici a questioni complesse: la bandiera bianca alzata da diverse agenzie educative era un campanello d’allarme, completamente sottovalutato, trascurato, o volutamente ignorato. Per terra, in quell’angolo di piazza, rimangono una bici, uno zainetto e la speranza di poterci definire ancora “umani”. Una marea umana, giovedì 14 maggio, ha voluto dare l’ultimo saluto, laico, a un concittadino ucciso con ferocia e dire – anche solo con la presenza – che la città c’è, che si prende tutte le responsabilità di quello che è accaduto e che non si volta dall’altra parte. Una città che in quei giorni festeggiava il suo santo patrono, che è – per i credenti – pure patrono (quindi protettore) dei forestieri. Forse per questo Taranto sta facendo fatica a metabolizzare l’accaduto: solo chi è nato in una città di mare conosce la frustrazione di chi ha dentro, tatuato sul cuore, il senso dell’accoglienza, del rispetto delle diversità, della vicinanza nella difficoltà. Perché quella difficoltà, al sud, ci appartiene, al di là del colore della nostra pelle. Perché il mare è unione di coste, passaggio di umanità. “Il mio dolore” ha dichiarato Giuseppe, responsabile di una delle tantissime associazioni accorse in piazza Fontana, per segnare la distanza dalla barbarie “che si unisce a quello delle altre associazioni, si moltiplica rispetto all’intolleranza razziale: non avremmo mai voluto che un delitto avesse trovato spunto dal colore della pelle di un altro uomo. Lo viviamo come un dramma nel dramma. Non vogliamo minimamente credere che quella porta di un bar sbattuta in faccia all’unica possibilità di salvezza dell’uomo fosse una ‘chiusura’ tra un fantomatico ‘noi’ e un inesistente ‘loro’. Sako era un ragazzo gentile, rispettoso delle regole; uno dei tanti che, attraverso il lavoro duro, contribuisce a pagare le pensioni dei nostri anziani. Anche in un momento tanto triste” ha continuato Giuseppe, “dobbiamo ribadire che questi ragazzi – o giovani uomini, come nel caso di Sako – sono una risorsa per tutti noi, anche per chi li ‘vede’ soltanto in chiave di Pil e di peso sociale”. Il microfono – per volontà delle associazioni organizzatrici del presidio contro razzismo, odio e criminalità (Libera Taranto, Babele, Mediterranea Saving Humans Taranto e Comunità africana di Taranto e provincia) – è rimasto sempre acceso e chiunque lo avesse voluto poteva parlare alla Taranto bella, bellissima, ma sotto shock. “Siamo qui” ha puntualizzato Caterina di Mediterranea Saving Humans Taranto “per riaffermare che nessuna vita è invisibile e che la violenza, il razzismo, l’odio e l’indifferenza non possono avere l’ultima parola. Taranto non resterà in silenzio! Noi sentiamo forte il bisogno di affermare da che parte stiamo, di fare quadrato come comunità o, semplicemente, esserci. Sì, sentiamo il bisogno di esserci!” “È il momento di mettere in campo azioni che affermino un’idea diversa di città, fondata sulla dignità umana, sul lavoro, sui diritti e sulla convivenza. Tutti insieme – e siamo tantissimi – gridiamo che a Taranto non c’è spazio per il razzismo, anche se è generato dal disagio. Taranto deve ritornare a essere città di accoglienza, diritti, solidarietà e rispetto reciproco. Una città che non si gira dall’altra parte e che sceglie di reagire” ha dichiarato Patrizia. “Ci sono momenti in cui, anche se non sei credente, finisci per pensare che qualcosa di spirituale esista davvero” ci confida Saverio, zuppo fino alle ossa. “Quando ha iniziato a piovere forte, anzi fortissimo, ho guardato piazza Fontana ed era emozionante vedere quanto fosse piena. In quel momento ho pensato che molti sarebbero andati via. Invece no: siamo rimasti lì, sotto un unico grande ombrello invisibile fatto di solidarietà, sorrisi e mani tese. Ho visto ragazzi che condividevano l’ombrello con sconosciuti. Io e il mio amico Claudio siamo stati ospitati sotto un ombrello da un ragazzo del Bangladesh. Un ombrello che nemmeno era suo: glielo aveva prestato una ragazza tarantina. E in quella scena c’era molto più senso civico, molta più umanità e molto più patriottismo di quanto se ne legga ogni giorno nei sermoni dei professionisti dell’odio. Probabilmente guardavano dalla finestra di casa, ben asciutti, sotto l’unico ombrello che conoscono davvero: quello della paura, del cinismo e della miseria umana.” Foto di Peppe Leva   Mimmo Laghezza
May 16, 2026
Pressenza
TARANTO: PARTECIPATO PRESIDIO IN RICORDO DI SAKO BAKARI “UCCISO DAL RAZZISMO”
Fermato dalla polizia un 22enne, sesto presunto autore dell’aggressione nella quale è stato ucciso Sako Bakari, il 35enne bracciante agricolo originario del Mali ucciso con 3 coltellate sabato 9 maggio in piazza Fontana, nella città vecchia di Taranto mentre si recava al lavoro, senza alcun motivo se non una violenza cieca, legata al razzismo contro le persone di origini subsahariane. Oggi pomeriggio, nella stessa Piazza Fontana a Taranto, partecipata manifestazione contro il razzismo organizzata da Associazione Babele Aps, Mediterranea Saving Humans e Comunità Africana di Taranto. “A Taranto non c’è spazio per il razzismo, anche se è generato dal disagio – scrivono in un comunicato congiunto le associazioni che hanno organizzato il presidio – Non c’è spazio per chi semina odio, disumanità e divisione. Taranto deve essere città di accoglienza, diritti, solidarietà e rispetto reciproco. Una città che non si gira dall’altra parte e che sceglie di reagire insieme. Abbiamo bisogno di presenza, di vicinanza, di responsabilità collettiva. Perché Piazza Fontana e la Città Vecchia appartengono alla comunità, alla solidarietà e alla dignità delle persone. Partecipare significa scegliere da che parte stare”. Avviata una raccolta fondi per il rimpatrio della salma di Sako Bakary e per la sua famiglia. Le donazioni possono essere effettuate sul conto intestato all’Associazione Babele (l’iban è IT13U0306909606100000004651 con la causale “Solidarietà per Bakary”) e potranno essere inviate entro la fine del mese di giugno. Il risultato della raccolta fondi sarà reso pubblico e verificato da una commissione composta dai promotori dell’iniziativa del presidio del 14 maggio. Dal presidio sentiamo Caterina Aicha di Mediterranea Saving Humans Ascolta o scarica 
May 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Furundulla 320 – Epidemie…
…netanyhantavirus  di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse…) Epidemie non debellate: netanyhantavirus  Intevista di Monica Maggioni a Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency nella Striscia: raiplay.it /video Gaza-invasa-dai-topi-attaccano-anche-i-neonati   Il bianco muove… Le dichiarazioni del nostro amico Mahamoud Idrissa, presidente della
VERONA: MOUSSA TORNA IN MALI DOPO 19 MESI, DOPPIO APPUNTAMENTO PER RICORDARLO
Domenica 17 maggio dalle ore 10.00 alle 14.00 presso la Stazione Porta Nuova di Verona, la Comunità Maliana e il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra invitano ad un momento di ricordo e di saluto per Moussa che, dopo pochi giorni, tornerà dalla sua famiglia in Mali. Sarà possibile partecipare ad un momento di saluto e di preghiera anche martedì 19 maggio, alle ore 10.30, quando Moussa farà sosta alla Moschea di via Biondani, sempre a Verona, prima di partire. A diciannove mesi dall’omicidio compiuto da un agente della polizia ferroviaria alla stazione Porta Nuova, la salma verrà caricata su un aereo diretto a Bamako, per poi viaggiare fino al villaggio natale di Moussa, Djidian. Accompagneranno il feretro il fratello Djemagan e il rappresentante della Comunità maliana di Verona Ousmane Ibrahim Diallo. A Djidian li aspettano la madre, il fratello e le sorelle, che desiderano seppellirlo da troppo tempo. La battaglia legale invece continuerà ancora per molto tempo. Sono tante infatti le contraddizioni sollevate dalla GIP Livia Magri, che nella sua relazione ha rigettato la richiesta di archiviazione. Il Comitato verità e giustizia si impegna a “proseguire insieme al team legale il percorso di verità e giustizia che possa restituire almeno una parte di quella dignità che a Moussa è stata negata anche in vita”. Nello speciale che abbiamo realizzato, Daniele Todesco, del Comitato, ribadisce nuovamente come “l’indagine sia stata frettolosa e inconsueta e quanto tentativi più o meno goffi di depistaggio insieme ad una narrazione strumentale, abbiano tentato di chiudere questa vicenda nel giro di poche ore”. Il rappresentante della Comunità maliana di Verona Ousmane Ibrahim Diallo racconta successivamente come è stato organizzato il viaggio di ritorno in Mali e i rischi che questo comporta, anche data la situazione securitaria sempre più precaria. Abbiamo anche chiesto un commento sul ritorno della salma di Moussa a Mahamoud Idrissà Bouné, Presidente dell’Alto Consiglio del Mali in Italia. Il focus delle dodici in onda su Radio Onda d’Urto giovedì 14 maggio dedicato al ritorno di Moussa in Mali – 30 minuti. Ascolta o scarica
May 14, 2026
Radio Onda d`Urto
TARANTO: ALLE ORIGINI DELL’OMICIDIO DI SAKO BAKARI “LA REGRESSIONE E IL FALLIMENTO DELLA SOCIETÀ”
Un corteo ieri sera nella Città vecchia ha ricordato Sako Bakari, il 35enne di origine maliana ucciso all’alba di sabato 9 maggio in piazza Fontana da un gruppo di giovanissimi tra i 15 e i 16 anni insieme a un maggiorenne. L’iniziativa è stata organizzata dalle parrocchie del centro pugliese, mentre giovedì 14 maggio dalle ore 17.30 toccherà alle associazioni antirazziste, le realtà sociali e le comunità del territorio. Secondo gli investigatori il branco era alla ricerca di qualcuno di debole e indifeso da importunare, poi la situazione gli sarebbe completamente sfuggita di mano. Di “un omicidio di una brutalità che a Taranto non si era mai verificato” parla il giornalista Gianmario Leone, interpellato da Radio Onda d’Urto. Anche se “Taranto non è mai stata una città razzista e la comunità africana è perfettamente integrata”, l’episodio deve risuonare “come un campanello d’allarme” perché dimostra “l’involuzione e la regressione della società”. Come espresso anche dalla Procuratrice capo di Taranto Eugenia Pontassuglia “c’è un problema di educazione civile” e di valori. Gianmario Leone, che è anche insegnante di storia e filosofia in un liceo, aggiunge in merito che “anche nelle scuole di élite, frequentate dai figli della Taranto bene, negli ultimi anni registriamo situazioni mai verificate che parlano di totale assenza di educazione e rispetto. Un problema che si sta radicando in tutti i livelli e tutti i luoghi della nostra società”. La ricostruzione della vicenda, le reazioni politiche e della cittadinanza tarantina nell’intervista a Gianmario Leone giornalista del Corriere di Taranto. Ascolta o scarica Appena appresa la notizia dell’omicidio di Sako Bakari, il Presidente dell’Alto Consiglio del Mali in Italia Mahamoud Idrissa Boune, si è recato immediatamente a Taranto, dove si è anche incontrato con alcuni familiari di Sako che vivono in Spagna e in Francia. In qualità di rappresentante del governo maliano in Italia, Boune è stato anche ricevuto dagli investigatori e dalla Procuratrice, che hanno espresso la volontà di arrivare ad una verità giudiziaria al più presto. Nell’intervista che abbiamo realizzato, Boune si dice preoccupato per l’aumento degli episodi di violenza e razzismo che coinvolgono le persone di origine africana che vivono in questo paese. Il riferimento è anche all’aggressione di Diala Kante da parte della polizia a Milano e all’omicidio di Moussa Diarra a Verona. Di queste vicende è responsabile la politica e specialmente di “quelli che fanno campagne razziste” per guadagnarsi voti con temi quali la “remigrazione”. L’intervista al Presidente dell’Alto Consiglio del Mali in Italia Mahamoud Idrissa Boune. Ascolta o scarica
May 13, 2026
Radio Onda d`Urto