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Defend Rojava- Assemblea pubblica- Roma
Contro le guerre per procura in Medio Oriente, contro le operazioni di distorsione o censura delle notizie, per un vera informazione, per la rivoluzione dei popoli. Il genocidio in Palestina così come gli attacchi ai quartieri curdi di Aleppo o ai territori dell’Amministrazione Autonoma rientrano nella volontà di riscrivere dall’alto gli equilibri e la realtà del Medio Oriente per fini economici e di potere. In Iran dove il popolo scende da settimane in piazza sfidando la repressione che cerca di soffocare le loro lotte anche queste vengono strumentalizzate per mascherare accordi tra il regime di Damasco e le altre potenze internazionali interessate a inserire la Siria in una nuova fase. Mentre si agisce con la violenza brutale della guerra, mentre si fomentano guerre tra i popoli, vengono mescolate le notizie per fare sembrare più legittima l’oppressione e il genocidio oscurando la rivoluzione dei popoli. Serve più che mai fare chiarezza sui processi che si stanno sviluppando in Medio oriente e tessere legami di solidarietà con le popolazioni che resistono sotto le bombe e la repressione. Per tutti questi motivi vi invitiamo a riunirci in una  assemblea pubblica mercoledì 21 Gennaio,ore 18, presso il Centro socioculturale Ararat per aggiornamenti sulla situazione attuale tramite collegamento live e a seguire discussione sui prossimi passi da costruire insieme. UIKI Onlus Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia  
Siria del Nord-Est: escalation militare, carceri dell’ISIS a rischio e popolazione civile sotto attacco. Appello urgente all’azione
L’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia lancia un appello urgente alla comunità internazionale, alle istituzioni italiane ed europee e all’opinione pubblica di fronte alla grave escalation militare in corso nella Siria del Nord-Est, che minaccia direttamente la popolazione civile, la stabilità regionale e la sicurezza internazionale. Forze affiliate al governo di transizione di Damasco, guidato da Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), insieme a milizie sostenute dalla Turchia e a gruppi armati alleati, stanno portando avanti un’operazione militare coordinata contro i territori dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est (DAANES). Dopo l’occupazione di Raqqa, Deir ez-Zor e Tabqa, gli attacchi proseguono su più fronti, in aperta violazione delle dichiarazioni di cessate il fuoco. Particolarmente allarmante è la situazione attorno alle prigioni e ai campi che ospitano migliaia di detenuti dell’ISIS e i loro familiari. Secondo le Forze Democratiche Siriane (SDF), sono in corso violenti scontri nelle immediate vicinanze di queste strutture, con tentativi di avvicinamento e di presa di controllo da parte di milizie armate. Un collasso del sistema di detenzione dell’ISIS aprirebbe la strada a fughe di massa, alla riorganizzazione delle cellule jihadiste e a una nuova ondata di instabilità e terrorismo che non riguarderebbe solo la Siria, ma l’intera regione e l’Europa. Le SDF, che per anni hanno garantito la custodia di questi detenuti nell’interesse della sicurezza globale, avvertono che il livello di minaccia sta aumentando in modo significativo. Parallelamente, l’offensiva militare sta colpendo direttamente i centri abitati e le infrastrutture civili. Nuove ondate di sfollati si stanno dirigendo verso Qamishlo e altre aree del Nord-Est. Sono stati segnalati saccheggi e distruzioni di strutture umanitarie e sanitarie, aggravando una situazione umanitaria già drammatica. In questo contesto, anche Kobanê, città simbolo della sconfitta dell’ISIS, torna a essere sotto pressione militare, con scontri nei pressi di Ain Issa e lungo l’asse strategico della M4. Il tentativo di isolare il Cantone dell’Eufrate si inserisce in una strategia più ampia volta a smantellare l’esperienza di autogoverno democratico costruita negli ultimi dieci anni. Di fronte a questa minaccia esistenziale, l’Amministrazione Autonoma ha proclamato la mobilitazione generale. Organizzazioni delle donne, movimenti civili e forze democratiche locali hanno espresso il loro sostegno alla difesa della regione e alla protezione delle conquiste ottenute nella lotta contro l’ISIS. L’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia rivolge un appello immediato all’azione: ·      al Governo italiano e all’Unione europea, affinché intervengano politicamente per fermare l’escalation militare e imporre il rispetto del cessate il fuoco; ·      alla comunità internazionale, perché assuma la propria responsabilità diretta nella messa in sicurezza delle carceri e dei campi dell’ISIS, evitando un disastro annunciato; ·      ai media, perché rompano il silenzio e informino correttamente sull’estrema pericolosità della situazione; ·      alla società civile, ai movimenti democratici, ai sindacati e alle organizzazioni solidali, affinché si mobilitino con iniziative pubbliche, prese di posizione e azioni di pressione. Tacere oggi significa tradire il sacrificio di chi ha combattuto l’ISIS e voltare le spalle a chi da oltre un decennio dimostra che un Medio Oriente libero e democratico è possibile.   Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia Roma, 19 gennaio 2026
Öcalan: Ciò che sta accadendo in Siria è un tentativo di sabotare il processo di pace e società democratica
La delegazione di Imralı ha affermato che “il signor Öcalan è estremamente preoccupato per gli scontri e le crescenti tensioni in Siria e ha valutato questa situazione come un tentativo di indebolire il processo di pace e democrazia”. La delegazione di Imrali del partito DEM, che sabato ha incontrato Abdullah Öcalan, ha affermato che il tema principale discusso sono stati gli sviluppi in Siria. La delegazione ha rilasciato la seguente dichiarazione: Il 17 gennaio 2026, abbiamo tenuto un incontro con il signor Abdullah Öcalan sull’isola di Imrali, durato circa due ore e mezza. Durante l’incontro il signor Öcalan ha dichiarato di rimanere fedele al Processo di pace e società democratica e che la prospettiva del 27 febbraio continua a essere valida. In questo contesto, ha sottolineato ancora una volta l’importanza di adottare le misure necessarie per far progredire il processo. L’ordine del giorno principale dell’incontro era dedicato agli sviluppi in Siria. Esprimendo profonda preoccupazione per gli scontri e l’escalation delle tensioni, Öcalan ha descritto questa situazione come un tentativo di sabotare il Processo di pace e società democratica. Ha sottolineato con forza che tutti i problemi in Siria possono e devono essere risolti esclusivamente attraverso il dialogo, la negoziazione e la saggezza collettiva. Ha dichiarato di essere pronto ad assumersi la propria responsabilità nel garantire che la questione venga affrontata attraverso il dialogo e non sia più oggetto di conflitto. A tal proposito, ha ribadito il suo invito a tutti gli attori e le parti in causa a svolgere un ruolo costruttivo e ad agire in modo responsabile e attento.   Cordiali saluti, Delegazione del Partito Dem a Imrali 18 gennaio 2026
L’Amministrazione Autonoma dichiara la mobilitazione
L’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale ha dichiarato la mobilitazione. L’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale (DAANES) ha dichiarato la mobilitazione in seguito agli attacchi di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) e di gruppi paramilitari affiliati alla Turchia. La dichiarazione delle SDF recita quanto segue: “I gruppi affiliati al governo di transizione di Damasco che hanno violato l’accordo da ieri mattina stanno attaccando le nostre forze da più direzioni. Nonostante gli sforzi per trovare soluzioni pacifiche e le dichiarazioni di buona volontà, compresi i ritiri da alcune aree, Damasco insiste sulla guerra e sull’opzione militare. In questo contesto, invitiamo il nostro popolo a essere preparato, ad abbracciare il principio dell’autodifesa, a stringersi attorno alle proprie forze militari, a difendere le proprie città e a unirsi alla lotta per proteggere la propria dignità. L’obiettivo di questi attacchi è distruggere la fratellanza e l’amicizia che sono cresciute attraverso il sangue dei figli di questa regione. Allo stesso tempo, cercano di diffondere discordia e violenza tra le componenti della Siria settentrionale e orientale, di colpire le diverse componenti della Siria e di imporre una struttura uniforme a tutte le altre. Stiamo affrontando un momento critico: o resistiamo e viviamo con dignità, o saremo sottoposti a ogni forma di oppressione e umiliazione. In questo contesto, dichiariamo una mobilitazione generale e invitiamo il nostro popolo a rispondere a questo appello e a sostenere le SDF e le YPJ. Facciamo appello a tutte le fasce del nostro popolo, e in particolare ai giovani, affinché prendano le armi e si oppongano a possibili attacchi nelle regioni di Jazira e Kobane. Dobbiamo riconoscere che stiamo affrontando una guerra esistenziale. C’è una sola opzione per proteggere le conquiste della nostra rivoluzione e la nostra identità: la resistenza popolare rivoluzionaria. Invitiamo il nostro popolo a unirsi attorno alle proprie forze, a resistere insieme e a essere preparato contro questi attacchi spietati. Come gesto di buona volontà verso l’attuazione dell’accordo del 10 marzo e in linea con le iniziative delle forze di mediazione internazionali, le Forze democratiche siriane (SDF) avevano deciso di ritirarsi da Deir Hafir e Maskanah. Prima che il processo di ritiro fosse completato, gruppi armati sono entrati in queste città e hanno dato inizio a scontri. Dopo Deir Hafir e Maskanah, i gruppi sono avanzati verso il fronte di Tabqa e, da ieri, hanno effettuato intensi attacchi lungo le linee di Tabqa, Raqqa, Deir ez-Zor e Tishreen. Le SDF, le YPJ e le Forze di Sicurezza Interna hanno risposto con forza agli attacchi, infliggendo pesanti perdite ai gruppi armati. Mentre gli intensi scontri continuano in tutta la regione, l’Amministrazione Autonoma ha annunciato che è stata dichiarata una mobilitazione generale in tutta l’area.
Per la scomparsa di Ahmet Yaman
Per la scomparsa di Ahmet Yaman, già rappresentante dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia, militante del Movimento per la Libertà del Kurdistan e diplomatico curdo. Con profondo dolore abbiamo appreso la notizia della scomparsa del nostro caro compagno Ahmet Yaman, che in passato ha ricoperto l’incarico di rappresentante dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia, distinguendosi per il suo impegno costante, la sua competenza e il suo alto senso di responsabilità. Ahmed Yaman ha dedicato gran parte della sua vita alla causa del popolo curdo, svolgendo un ruolo rilevante nel lavoro diplomatico e nelle relazioni internazionali. In particolare, nel periodo della permanenza a Roma del Presidente Abdullah Öcalan nel 1998, egli ha svolto il ruolo di rappresentante dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan, assumendo una responsabilità di grande rilievo in una fase storica delicata e decisiva per il movimento curdo. In quel contesto, ha rappresentato con determinazione, lucidità politica e dignità le legittime rivendicazioni di libertà, giustizia e autodeterminazione del popolo del Kurdistan. Il suo lavoro ha contribuito in modo significativo a portare la questione curda all’attenzione dell’opinione pubblica italiana e internazionale, rafforzando legami di solidarietà e sostegno e lasciando un segno profondo nell’attività diplomatica del movimento curdo in Europa. La sua scomparsa rappresenta una perdita grave non solo per la sua famiglia e per i suoi amici, ma anche per tutte e tutti coloro che hanno condiviso con lui il percorso della lotta politica e dell’impegno diplomatico. La sua coerenza, la sua umanità e la sua dedizione resteranno un esempio prezioso. In questo momento di profondo dolore, l’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia esprime le più sentite condoglianze alla famiglia di Ahmet Yaman, al popolo del Kurdistan, ai suoi compagni di lotta e a tutti coloro che lo hanno conosciuto e stimato. Ci uniamo al loro dolore e rendiamo omaggio con rispetto alla sua memoria. Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia Roma, 12 gennaio 2026
Nando, compagno internazionalista,instancabile, sincero e generoso
L’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia esprime profondo cordoglio per la scomparsa del compagno Nando, internazionalista coerente, instancabile e generoso. Nando è stato per molti anni un militante attivo, portando ovunque il suo impegno sincero, la sua capacità di confronto e il suo rigore politico. È stato da lungo tempo un membro molto attivo della Rete Kurdistan, partecipando con costanza a manifestazioni, assemblee e iniziative di solidarietà. Profondamente legato alla rivoluzione curda e al progetto del Confederalismo Democratico, Nando è stato un attento conoscitore e divulgatore della cultura e della storia del popolo curdo. Particolarmente significativo è stato il suo impegno nella campagna per il conferimento della cittadinanza onoraria di Palermo al leader curdo Abdullah Öcalan. Lo ricordiamo come un compagno con cui è stato possibile lottare insieme, discutere e condividere l’orizzonte della costruzione di un mondo più giusto, libero e solidale. Oggi ci lascia un compagno prezioso. Il suo esempio, il suo impegno e la sua passione continueranno a vivere nelle lotte che ha scelto di sostenere.   Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
KCK: Verranno svelati i retroscena delle stragi di Parigi
La KCK ha affermato in una nota che “per anni il popolo curdo ha combattuto a fianco delle forze democratiche francesi per denunciare questo massacro”, aggiungendo che verrà svelata la verità dietro le uccisioni. “Il 9 gennaio 2013, Sara, Rojbîn e Ronahi, tre donne curde rivoluzionarie, sono state assassinate a Parigi. Nell’imminente anniversario del loro assassinio, condanniamo ancora una volta fermamente questo spregevole omicidio e ricordiamo Sara, Rojbîn e Ronahî con rispetto e gratitudine. Allo stesso tempo, commemoriamo Evîn Goyî, Mir Perwer e Abdürrahman Kızıl, che vennero presi di mira e assassinati in modo simile a Parigi il 23 dicembre 2023. E’ stato anche di recente l’anniversario del martirio delle nostre amiche Sêvê Demir, Pakize Nayır e Fatma Uyar, brutalmente assassinate a Silopi il 3 gennaio 2016. Commemorando questi preziosi martiri, ricordiamo con grande rispetto e gratitudine tutti i martiri che hanno dato la vita per la rivoluzione e la lotta per la democrazia. Ci inchiniamo davanti ai loro preziosi ricordi. Il massacro di Parigi è stato pianificato e portato a termine da forze colonialiste-genocide che ostacolano la soluzione della questione curda. Già la tempistica dell’attacco rivela chiaramente questo fatto. Il fatto che un simile attacco abbia avuto luogo a Parigi, proprio all’inizio del processo di dialogo con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan per la risoluzione della questione curda nel 2013, è stato un atto di sabotaggio. L’assassinio della compagna Sara è anche un atto di vendetta contro la fondazione del PKK e contro il paradigma della libertà delle donne. Il leader del popolo curdo, Abdullah Öcalan, ha definito l’assassinio della compagna Sara come il secondo massacro di Dersim (tr. Tunceli) e ha chiaramente sottolineato che l’eredità della compagna Sara continuerà a vivere nella lotta per la libertà del popolo curdo e in particolare delle donne. Il massacro di Parigi è stato pianificato e portato a termine dagli stessi servizi segreti dello Stato. È stata l’attuazione pratica della strategia volta a soffocare ed eliminare la lotta per la libertà del popolo curdo ovunque. L’assassinio è stato compiuto anche sfruttando le relazioni e le capacità dello Stato turco in Europa. La dichiarazione prosegue: “Considerando l’atteggiamento della Francia dopo il massacro, è chiaro che lo Stato ha chiuso un occhio su questo massacro. Il fatto che lo Stato francese non abbia rivelato che questo massacro è stato compiuto dallo Stato turco lo dimostra. Il massacro di Parigi deve essere visto anche come un grave attacco alla lotta delle donne curde per la libertà. Le compagne Sara, Rojbîn e Ronahî sono state pioniere di spicco della lotta per la libertà delle donne. Sara, avendo svolto un ruolo pionieristico sia nella fondazione del partito che nella lotta per la libertà delle donne, è divenuta bersaglio del colonialismo genocida. È chiaro che questo attacco mirava alla realtà: la lotta per la libertà delle donne rafforza notevolmente la lotta per la libertà del popolo curdo. Per questo motivo, con lo sviluppo della lotta per la libertà delle donne, gli attacchi sono aumentati di giorno in giorno e la lotta per la libertà delle donne divenne l’obiettivo principale della guerra speciale. “Sebbene siano trascorsi 13 anni dal massacro di Parigi, lo Stato francese non ha preso alcuna iniziativa per rivelare il massacro in tutte le sue dimensioni. La Francia, che si presenta come un paese esemplare in termini di democrazia e diritto, nel massacro di Parigi ha messo da parte questi valori. L’affermazione secondo cui scoprire la verità sull’affare Dreyfus sarebbe diventata una cultura del diritto francese ha perso ogni significato nel massacro di Parigi. In breve, la Francia ha violato sia il proprio diritto sia il diritto universale, sacrificandoli ai propri interessi politici. A causa delle sue relazioni economiche e politiche con la Turchia, la Francia non è stata in grado di affermare con chiarezza che il massacro di Parigi sia stato compiuto dallo Stato turco. Il popolo curdo nutre profonda diffidenza nei confronti della posizione francese. Per anni, il popolo curdo ha combattuto a fianco delle forze democratiche francesi per denunciare questo massacro. Questa lotta alla fine darà i suoi frutti e la piena verità su questo massacro verrà a galla. Quest’anno, il nostro popolo e i suoi amici internazionali stanno organizzando iniziative per esprimere le loro reazioni in occasione dell’anniversario dei massacri. Invitiamo il nostro popolo e i nostri amici internazionali a partecipare con forza a queste azioni per intensificare la lotta per denunciare questi massacri.
KNK: Civili curdi e infrastrutture ad Aleppo sotto assedio del governo di Damasco
Nelle ultime due settimane, il governo di Damasco è tornato a ricorrere alla violenza contro gli insediamenti curdi di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah ad Aleppo. Dalla giornata di ieri, gli attacchi sono estesi anche ai quartieri di Beni Zeyd. La documentazione fornita dall’Agenzia di stampa curda ANHA riferisce che 9 persone— quasi tutte civili — hanno perso la vita, mentre almeno 46 sono rimaste ferite, tra cui molti bambini. Sotto supervisione turca, le forze del Ministero della Difesa siriano hanno dispiegato un vasto arsenale di armi pesanti: carri armati, artiglieria pesante, lanciarazzi “Grad” e “Katyusha”, mortai e mitragliatrici pesanti DShK di vario tipo. Sono stati inoltre impiegati droni suicidi e armamenti ad alta capacità distruttiva. Gli attacchi vengono condotti principalmente da gruppi armati sostenuti dalla Turchia — tra cui Hemzat, Emşat, Sultan Murad e Nureddin Zengi. I 500.000 curdi che vivono a Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah abitano Aleppo da secoli. Le attuali politiche, motivate da intenti di pulizia etnica, rischiano di trascinare la Siria in una nuova spirale di escalation. Da tempo sono in corso negoziati diplomatici, con mediazione internazionale, per l’integrazione democratica delle Forze Democratiche Siriane (SDF) nel Ministero della Difesa siriano. Tuttavia, ogni volta che si intravede un progresso, Stati regionali come la Turchia intervengono attivando milizie dell’orbita HTS, fedeli al governo siriano, che poi passano all’attacco contro i civili curdi. Pensare che la violenza possa strappare concessioni ai curdi è un’illusione: ricordiamo gli anni di combattimenti contro lo Stato Islamico (ISIS), che impiegò ogni forma di brutalità e tuttavia fu sconfitto grazie alla resistenza curda. Il governo siriano dovrebbe smettere di fungere da strumento di potenze regionali come la Turchia. Nonostante le storiche opportunità offerte dal leader curdo Abdullah Öcalan dal 27 febbraio 2025, il governo turco continua a rifiutare qualsiasi percorso di soluzione della questione curda — una linea che oggi si riflette anche nella sua politica estera in Siria. Invece di seguire le direttive di Ankara, il governo di Damasco dovrebbe privilegiare il ricorso a una mediazione internazionale per costruire la pace con i curdi e riconoscere formalmente i curdi come parte costitutiva della Siria. Il popolo siriano ha già sofferto abbastanza la guerra. I popoli della Siria — in particolare curdi, arabi, armeni e assiri nel nord-est del Paese e in Rojava — hanno pagato un prezzo altissimo per la libertà contro l’ISIS. Dopo aver conosciuto persecuzioni brutali, anche alawiti e drusi hanno bisogno di pace. Richieste urgenti Chiediamo alle Nazioni Unite, agli Stati Uniti, alla Lega Araba e all’Unione Europea di intervenire per fermare Paesi come la Turchia, i cui interessi di potenza stanno ostacolando il cammino verso la pace in Siria. La Sirianon è parte di alcun progetto neo-ottomano. Chiediamo inoltre a tutti gli Stati che collaborano con il governo al-Sharaa sul piano diplomatico, economico o militare di abbandonare le precedenti politiche di guerra per procura. Grazie agli sforzi dei curdi, la Siria ha oggi una possibilità di democrazia — e quindi di pace. Il modello avviato dai curdi nel nord-est della Siria rappresenta un faro di democrazia, uguaglianza e libertà: un modello di emancipazione femminile e trasformazione sociale, in cui curdi, arabi, armeni e assiri possono convivere come eguali. Chiediamo inoltre al governo turco di prendere in considerazione le proposte di pace avanzate dalla parte curda — rappresentata dal leader Abdullah Öcalan — con l’obiettivo di favorire una transizione democratica e relazioni più pacifiche tra curdi e Turchia, Siria e Iraq. Consiglio Esecutivo del Congresso Nazionale del Kurdistan
Gli attacchi dell’amministrazione di Damasco contro curdi e assiri devono essere immediatamente fermati
Dichiarazione del nostro Consiglio esecutivo centrale: Da ieri sera, l’amministrazione di Damasco ha condotto attacchi con carri armati, artiglieria, obici e droni contro i quartieri curdi di Şêxmeqsûd (Sheikh Maqsoud) ed Eşrefiyê (Al-Ashrafiyah) ad Aleppo, nonché contro Beni Zeyd, dove risiedono prevalentemente assiri. Secondo una dichiarazione delle forze di sicurezza interna di Aleppo, gli attacchi hanno provocato la morte di sette civili e il ferimento di almeno 46 persone. È stato affermato che anche i gruppi Hamzat, Emşat, Sultan Murad e Nurreddin Zengi, noti per ricevere sostegno dalla Turchia, hanno preso parte a questi attacchi. Questi attacchi da parte dell’amministrazione di Damasco e delle sue forze affiliate, che per mesi hanno bloccato i bisogni fondamentali dei civili che vivono in questi quartieri, rappresentano una chiara minaccia all’integrità e alla stabilità politica e amministrativa della Siria. Come è noto, in base all’accordo del 10 marzo, nell’aprile 2025 le forze democratiche siriane (SDF) hanno ritirato le armi pesanti dai quartieri curdi e trasferito le responsabilità della sicurezza alle forze interne locali. Gli attacchi perpetrati dall’amministrazione di Damasco annullano sia l’accordo del 10 marzo sia quello raggiunto il 1° aprile e mettono a rischio la vita di oltre 200.000 civili.  Gli attacchi contro i quartieri curdi di Aleppo costituiscono un’operazione di sterminio. Quello che doveva essere un massacro contro la comunità drusa di Suwayda viene tentato, in forma ancora più grave, contro i quartieri curdi di Aleppo. Non dimentichiamo che la Siria è un territorio che ospita arabi, curdi, drusi, armeni e tutti i popoli e i gruppi di fede che vi risiedono. Il modo essenziale per prevenire l’emergere di un nuovo ambiente di conflitto in Siria risiede nella democratizzazione del paese, la responsabilità della Turchia è quella di sostenere questo processo di democratizzazione e di incoraggiare tale processo. I tentativi di imporre un regime monolitico e una mentalità di governo centralizzata da parte di Damasco sono estremamente sbagliati, creano divisioni e rischiano di innescare nuovi conflitti. Questi sforzi sono inaccettabili. La nostra solidarietà con coloro che si oppongono a questi tentativi continuerà.Facciamo appello a tutti gli attori che mediano tra l’Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale e l’Amministrazione di Damasco: assolvano immediatamente alla loro responsabilità di garanti e impediscano questi attacchi militari, che comportano il rischio di trasformare l’intera Siria in una zona di nuovi conflitti. Sottolineiamo ancora una volta che l’unico modo per porre fine al caos e al conflitto in Siria è che tutti i popoli siriani istituiscano un’amministrazione congiunta basata su diritti democratici e paritari. Su questa base, è necessario mantenere il dialogo e impegnarsi per sviluppare l’integrazione militare, economica e democratica. Comitato esecutivo centrale del partito DEM 7 gennaio 2026
Dichiarazione all’opinione pubblica
L’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale segue con grande preoccupazione e condanna la dichiarazione rilasciata dalle forze militari del governo siriano di transizione, che includeva una minaccia diretta di colpire i quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh ad Aleppo, considerandoli “obiettivi militari legittimi” e chiedendo la loro evacuazione attraverso quelli che sono stati definiti corridoi umanitari temporanei. Confermiamo fermamente che le Forze democratiche siriane (SDF) non sono presenti nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh, aree residenziali densamente popolate da civili, la maggior parte dei quali sono residenti curdi, tra cui molti sfollati interni di Afrin, che hanno subito gli orrori dell’oppressione e dello sfollamento forzato negli ultimi anni. Pertanto, qualsiasi escalation militare, bombardamento o attacco a questi quartieri costituisce una palese violazione del diritto internazionale umanitario e una continuazione di politiche ostili che colpiscono il popolo siriano in tutte le sue componenti, senza distinzione. I continui bombardamenti, gli attacchi e l’escalation illegale e indiscriminata nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh, parallelamente agli attacchi e alle violazioni osservati in altre regioni come la costa siriana, il sud della Siria e altre aree, confermano che tali pratiche non servono alla stabilità del Paese, ma contribuiscono piuttosto a destabilizzare la sicurezza, ad alimentare il conflitto e ad allontanare ulteriormente la Siria dalla riconciliazione nazionale, dalla risoluzione politica e dall’auspicata unità nazionale. Nonostante il nostro impegno nei confronti dell’accordo raggiunto il 1° aprile, l’altra parte non è riuscita a rispettarne i termini e ha continuato con le sue politiche di assedio e di escalation. Confermiamo inoltre che, nonostante i nostri ripetuti tentativi di comunicare e di aprire canali di dialogo e negoziati seri, il ministero della difesa del governo di transizione siriano ha finora rifiutato l’opzione del dialogo e insiste su un linguaggio di minacce e di guerra. Dichiariamo chiaramente che non siamo favorevoli a nessuna escalation militare perché il popolo è la nazione e sono le prime e le ultime vittime delle guerre e delle battaglie. Il popolo siriano ha sofferto abbastanza per anni di distruzione e conflitto, e la guerra non ha portato altro che dolore, frammentazione e perdita di speranza. Pertanto, invitiamo i funzionari del governo siriano di transizione ad assumersi le proprie responsabilità morali e nazionali riguardo a quanto sta accadendo, a tornare sulla strada della ragione e della logica e ad adottare il dialogo come unico linguaggio per risolvere le divergenze, senza dare spazio a chi crea disordini e a coloro che hanno programmi che servono solo i nemici del popolo siriano, che cercano di raggiungere i loro obiettivi attraverso la distruzione e la frammentazione della Siria. Invitiamo inoltre il popolo siriano, in particolare i giovani, a prendere le distanze dalla logica della guerra e delle armi, a levare la voce per la giustizia, a rifiutare la violenza e a difendere i valori della coesistenza pacifica e della fratellanza tra tutte le componenti siriane. In conclusione, l’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale esprime la sua piena solidarietà alla popolazione civile dei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh e a tutto il popolo siriano che è vittima di violazioni e attacchi. Riaffermiamo il nostro impegno a favore di una soluzione politica democratica e a costruire una Siria unita, democratica e decentralizzata che garantisca i diritti, la dignità e la giustizia di tutto il suo popolo, senza eccezioni.   DAANES Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale 07-01-2026