Tag - guerra alla guerra

[Rotterdam, Paesi Bassi]: Contro la loro guerra. Contro il silenzio: sabotaggio
> Da Act for freedom now!, 31.05.26 Tra febbraio e aprile 2026, i cavi situati accanto alla linea ferroviaria di Kralingse Bos, nel porto di Rotterdam, nei Paesi Bassi, sono stati incendiati due volte. Dato che i media non hanno riportato questi sabotaggi, abbiamo deciso di diffondere queste informazioni nella speranza che altri possano trarre ispirazione da queste azioni. Sono già state scritte troppe parole sul genocidio in corso, sulla guerra, sul militarismo e sulla devastazione del pianeta. Le merci che rendono possibili la guerra, il genocidio e l’ecocidio transitano attraverso questo porto. È responsabilità di tutti noi porre fine a tutto questo. Con rabbia contro coloro che portano morte e devastazione. E con amore per la vita e per chi cammina dolcemente su questa terra.
[Trento, Italia]: Sabotato distributore ENI in occasione dello sciopero generale
> Da Il Rovescio, 30.05.26 Riceviamo da email anonima e diffondiamo: La notte fra giovedì 28 e venerdì 29 maggio è stato sabotato e messo fuori uso un distributore ENI a Trento. Nonostante la scelta di colpire ENI non sia casuale, viste le innumerevoli imprese del cane a sei zampe in Africa e, ultimamente, anche a largo di Gaza, la scelta di colpire un distributore di benzina riguarda anche il sempre più crescente carovita, che strozza i proletari e rende sempre più difficile arrivare a fine mese. Sappiamo bene chi si arricchisce sulle spalle dei proletari con l’aumento dei carburanti, con la loro tassazione, con l’aumento generalizzato dei prezzi, e contro di loro é rivolta questa piccola azione, che si inserisce nel contesto dello sciopero generale del 29 maggio. Contro guerra e carovita, non ci resta che il sabotaggio.
[Le Vigen, Haute-Vienne, Francia]: La guerra non è un evento accidentale
> Da Indymedia Nantes, 8.05.26 Giovedì 7 maggio, all’alba, un ripetitore dell’operatore Bouygues e un trasformatore TDF per la radio digitale che trasmetteva BFM sono andati a fuoco a sud di Limoges, nella località denominata “la croix de l’arbre”. Questa infrastruttura mediatica e di telecomunicazione è stata presa di mira perché fa parte integrante dell’industria militare e del digitale imposto in ogni aspetto delle nostre vite. Per Bouygues, le guerre in corso sono un’opportunità di guadagno come un’altra. Attraverso una delle sue società, INEO Defense, garantisce l’infrastruttura di comunicazione dell’esercito francese. Quanto a BFM o RMC, le loro reti contribuiscono a renderci spettatori dei massacri in Palestina, in Libano e altrove. La guerra inizia con la pacificazione sociale e la nostra assuefazione alla narrazione egemonica diffusa dai media. Non ci soffermeremo a presentare BFM, ben nota per essere uno dei portavoce reazionari degli interessi industriali. Le loro narrazioni ci abituano anche alla nostra impotenza e definiscono al posto nostro quale sia il nemico da combattere, sia esso interno o esterno. Rifiutiamo lo sforzo bellico che vuole farci accettare l’austerità sociale come fosse una fatalità. Eppure, la spoliazione e la militarizzazione del mondo continuano a incontrare resistenza. Come dimostrato dalle persone che a milioni sono scese in piazza per la Palestina e da tutte le azioni di solidarietà. La tecnologia digitale è considerata uno dei pilastri dello sviluppo del pilotaggio da remoto tramite intelligenza artificiale nelle operazioni militari, così come Israele ne fa ampiamente uso contro il popolo palestinese. Inoltre, nei prossimi giorni, si svolgeranno nella regione delle esercitazioni militari. Non dimentichiamo che quando l’esercito si schiera, non si tratta mai solo di un’esercitazione, ma sempre di un’operazione di guerra psicologica volta ad abituare alla loro presenza e a far accettare lo stato di guerra permanente. Non restiamo indifferenti.
[hannover, germania]: Spaccate le vetrate dell’azienda Viscom AG, produttrice di tecnologie d’ispezione elettronica per l’industria della sicurezza e della difesa
> Da La Nemesi, 28.04.26 All’edizione di quest’anno della Fiera di Hannover è presente una “Defense Production Area” in cui, oltre alle aziende tradizionali del settore della difesa, partecipano anche i fornitori. Viscom è presente in questa area con le sue “soluzioni di ispezione per l’industria della sicurezza e della difesa”. Nella loro presentazione, spiegano come i loro sistemi di ispezione basati sull’intelligenza artificiale “creino una trasparenza completa, dall’approvvigionamento delle materie prime all’assemblaggio, fino alla logistica e alla consegna”. L’azienda di Hannover-Badenstedt, che gestisce filiali in tutto il mondo, è cresciuta in realtà con le apparecchiature a raggi X. Nel frattempo, però, ha fatto il suo ingresso anche nel settore degli armamenti, diventando così un bersaglio. La prospettiva di profitti garantiti dallo Stato in misura quasi infinita e di una maggiore accettazione sociale spinge aziende di ogni sorta a saltare sul treno della militarizzazione. Ma che si tratti di armamenti nazionali o di denaro a tutti i costi: prima o poi ne pagherete le conseguenze! Non siamo disposti ad accettare passivamente la vostra visione di un futuro militarizzato ad alta tecnologia. Per questo ieri notte abbiamo deciso di rompere le vetrine di chi trae profitto dalla guerra e dallo sfruttamento, in questo caso Viscom, e di lasciare un messaggio di riflessione per il personale. “LA GUERRA INIZIA QUI” è ora scritto sulla vostra facciata. Pensateci su. Nessun esercito! Nessuno Stato! Nessun apparato militare!
[DANIMARCA ]: CHIAMATA ALL’AZIONE CONTRO LA FIERA INTERNAZIONALE DEL DRONE IN DANIMARCA, AD ODENSE!
> Da Duk Dig, 27.04.26 Il 3 e 4 giugno 2026 all’aeroporto Hans Christian Andersen, i cosiddetti “attori globali” e le startup locali si incontreranno per mettere in mostra i loro ultimi giocattoli mortali. Queste persone che “fanno solo il loro lavoro” stanno realizzando macchine basate su “tecnologie dual use”. Questa tecnologia ti rende dipendente dal suo utilizzo nella vita quotidiana, ma può anche distruggere quella stessa vita a discrezione di chi la controlla. Possono provare a far finta di tenere un incontro confortevole nel cuore della Fortezza Europa, ma siamo in tanti a vivere all’interno delle mura e a prendere di mira le torri di guardia! I droni non sono giocattoli, sono proprio le macchine che terrorizzano e uccidono innumerevoli persone nelle guerre imperiali che affliggono i nostri tempi. Le persone che hanno vissuto sotto la presenza dei droni diventano caute e addirittura spaventate dai cieli azzurri e limpidi, le condizioni perfette per gli attacchi dei droni. I droni volano attraverso la Palestina occupata trasportando armamenti assistiti dall’IA mentre riproducono suoni di bambini che piangono, solo per sparare ai soccorritori in arrivo. Lo stesso data center che fornisce fidanzate virtuali e pornografia deepfake può fornire informazioni critiche a militari lontani. Le nostre gioie e paure umane più semplici diventano campi di battaglia. La tecnologia dell’intelligenza artificiale affonda le sue radici nell’eugenetica, considerando il corpo umano e l’esperienza umana come una macchina complessa che può essere compresa, classificata, migliorata e, in ultima analisi, dominata (in attesa dello sterminio). Il sistema perfetto diventa l’immagine speculare dell’uomo perfetto: un uomo bianco. Basta dare un’occhiata all’elenco dei relatori del Drone Show per vedere questi Super-uomini! Un fatto poco noto è che Odense ha grandi aspirazioni di diventare la capitale europea dei droni. Invitando aziende militari e tecnologiche e ricercatori, offre ai nostri nemici la possibilità di rafforzare le loro reti di distruzione e bellicismo. Nel parco giochi danese dei droni, vogliono mettersi in mostra e gioire di questi giocattoli ronzanti e sfreccianti che sono i sogni bagnati dei tech-bros e delle élite patriarcali. Chiamiamo una settimana internazionale di azione a partire dal 1° giugno per ostacolare e prendere di mira le aziende e le istituzioni coinvolte nella tecnologia dei droni, nella sorveglianza e nello sviluppo dell’IA! Vi invitiamo ad attaccare gli ingegneri di questi disastri! Molte delle aziende danesi hanno sedi in diverse parti del Paese, tre università danesi sono fortemente coinvolte e ci sono forniture fondamentali necessarie per ospitare un evento così imponente a Odense. Siamo convinti che la semplice protesta abbia ormai fatto il suo tempo e che l’azione diretta sia necessariaper fermare questa macchina! Traiamo ispirazione da tutti i piccoli gruppi di azione in tutto il mondo che illuminano la notte e si riprendono il cielo! Ci sono due eventi sociali che speriamo qualcuno rovini a questi colletti bianchi: l’incontro di networking presso il birrificio capitalista Anarkist: 2 giugno, dalle 18:30 alle 22:00, Albanigade 20, 5000 Odense C E la cena di IDS After Hours networking. Unitevi a loro per un’esclusiva cena di networking al G.A.S.A., Middelfartvej 9M, 5000 Odense C, il 3 giugno 2026, dalle 19:00 alle 22:00. Qui abbiamo raccolto gli attori locali della Danimarca, ma ci sono molti altri obiettivi in tutto il mondo. Con oltre 100 espositori e 1000 operatori del settore presenti alla fiera, potrete scegliere con piacere la vostra avventura locale. Organizzatori: Odense Robotics [Odense Robotics è una rete di aziende e organizzazioni danesi che promuovono l’innovazione e la crescita nel settore della robotica, dell’automazione e dei droni.] UAS Denmark Testcenter [UAS Denmark Test Center è un centro internazionale di test per droni con sede all’aeroporto Hans Christian Andersen di Odense. 1900 km² di spazio aereo sopra terra e mare, accesso a laboratori e officine, in particolare all’SDU Dronetestcenter] Partner, sponsor ed espositori: Ministero della Difesa danese [maddai!] Ministero degli Affari Esteri [chi l’avrebbe mai detto?] Invest in Odense [Mette in contatto le imprese locali con gli investitori. Dalla robotica, droni, automazione, alle scienze della vita e delle biotecnologie.] BlueTech Center [Centro di sviluppo e innovazione marittima gestito da C.C. Jensen, SIMAC, Svendborg Kommune ed Erhvervshus Fyn, a Svendborg, Fyn.] CenSec [Centro danese di innovazione per la difesa, lo spazio e la sicurezza.] SDU UAS Center [L’SDU UAS Test Center è stato fondato dall’Università della Danimarca Meridionale e conduce ricerche sulle tecnologie dei droni e sulle loro future applicazioni.] DTU [Durante l’evento parlerà della propria ricerca sulla macchina killer. L’Università Tecnica della Danimarca, spesso indicata semplicemente come DTU, è un’università politecnica e una scuola di ingegneria, specializzata nella ricerca sull’intelligenza artificiale, la sorveglianza ed altro.] Università di Aarhus [Anch’essa parlerà del proprio coinvolgimento durante l’evento. L’Università di Aarhus è un’università pubblica di ricerca.] Trafikstyrelsen [L’agenzia governativa danese responsabile della regolamentazione, della pianificazione e della sicurezza relative al trasporto pubblico in Danimarca.] Alcuni relatori locali Sapient Perception ApS, precedentemente nota come Apex Imaging ApS Relatore: Lau Nørgaard Indirizzo: Trekronergade 17, 2500 Copenaghen MyDefence A/S Relatore: Nicolai Søndergaard Laugesen Sede centrale: Bouet Møllevej 5, Nørresundy Skypuzzler ApS Relatore: Sebastian Babiarz Indirizzo: Østergade 16, 4°, 1100 Copenaghen Dansk Erhverv Forsvar Indirizzo: Børsgade 4, 1215 Copenaghen EIFO [Export- and Investment Fond Denmark] Indirizzo: Haifagade 3, 2150 Copenaghen Danish Defence ApS Indirizzo: Carlsensvej 4, 4600 Køge Svendborg Søfartskole Relatore: Thomas Gulløv Longhi Indirizzo: Overgade 6A, 5700 Svendborg Trasporti: Nessun trasporto pubblico per l’aeroporto, bus navetta per i partecipanti al mattino e alla sera. Operatore sconosciuto. Hotel convenzionati: Hotel Knudsens Gaard Milling Hotel Ansgar First Hotel Grand Odense Comwell H.C. Andersen Odense Hotel Odeon
Made in Italy per l’industria del genocidio: dossier dei Giovani Palestinesi sul commercio energetico e militare tra Italia e Israele
> Da Il Rovescio, 21.04.26 Segnaliamo questo interessante dossier sulle ditte italiane (suddivise per regione) che collaborano attivamente col genocidio in Palestina, affinché se ne faccia buon uso. Di seguito un estratto dalle conclusioni. -------------------------------------------------------------------------------- […] Sulla base dei dati, emerge chiaramente che il commercio militare con Israele è rimasto attivo, strutturato e politicamente protetto. Dall’ottobre 2023, almeno 416 spedizioni legate all’ambito militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante originarie dell’Italia sono state inviate a Israele. Questi trasferimenti includevano spedizioni dirette legate allo Stato, avionica specializzata per aerei da combattimento, componenti per droni e sistemi di guerra elettronica, armi, sistemi idraulici e il carburante necessario a sostenere la mobilità e le operazioni militari. Non si tratta di casi isolati, ma di anelli di una catena di approvvigionamento continua e strutturata. Le prove presentate dimostrano almeno due elementi. In primo luogo, il governo italiano ha raggirato l’opinione pubblica, rifiutando al contempo di chiarire le modalità con cui venivano condotte queste valutazioni “caso per caso”. In secondo luogo, l’Italia non è estranea all’industria genocidaria di Israele. Imprese italiane, enti legati allo Stato, porti, aeroporti, vettori logistici e infrastrutture energetiche hanno contribuito a sostenerla. La portata e la frequenza delle spedizioni elencate in questa ricerca dimostrano che non si tratta di un’anomalia, bensì di una politica consolidata dell’attuale governo e di un’eredità dei precedenti. Da quasi tre decenni, le relazioni tra Italia e Israele si sono consolidate, almeno dagli Accordi di Oslo e dalla fine della Prima Repubblica italiana. Tali relazioni sono state caratterizzate da un elevato sostegno politico a Israele, inclusi recenti disegni di legge sull’antisemitismo che, in linea con la definizione IHRA, puniscono le critiche a Israele e al suo genocidio in Palestina. Questo sostegno non è né isolato né casuale. Sebbene l’Italia intrattenga relazioni con Israele sin dagli anni ’50, è con l’ascesa delle politiche neoliberali a partire dagli anni ’90 che l’Italia ha perseguito un legame più diretto con gli Stati Uniti e si è cristallizzato un sostegno definitivo a Israele. Gli Accordi di Oslo hanno segnato un punto di svolta non solo nella storia della rivoluzione palestinese, ma anche nel modo in cui la Palestina è stata ridefinita a livello internazionale e in Italia: privata del suo contenuto politico e anti-imperialista, ridotta a questione umanitaria e quindi resa più facilmente gestibile, depoliticizzabile e liquidabile. La più profonda integrazione tra Italia e Israele deve essere compresa all’interno di una più ampia storia politica. Oggi l’Italia agisce come un hub logistico all’interno di un più vasto sistema militare ed economico che arma, rifornisce e protegge l’economia di guerra israeliana. Ciò avviene evidentemente sia attraverso spedizioni dirette, sia attraverso trasferimenti verso piattaforme d’arma straniere, come l’Apache, che vengono comunque consegnate alle forze armate israeliane e favoriscono crimini di guerra. Questi flussi contribuiscono a sostenere il mercato militare israeliano, mentre la produzione militare israeliana supporta il riarmo italiano e la più ampia militarizzazione dell’Europa. Il sostegno dell’Italia non è né accidentale né neutrale. È un sostegno materiale al genocidio e a una più ampia guerra regionale. Continuare questi traffici significa rimanere complici nell’eliminazione sistematica del popolo palestinese e negli attacchi aggressivi di Israele in Cisgiordania, in Iran e in tutta la regione. Contro questa complicità vanno intraprese azioni concrete. […]
SVILUPPARE UNA CAPACITÀ INCISIVA, RENDERE LE AZIONI EFFICACI
> Da Abolition media, 04.03.2024 Un recente testo1 che delinea un percorso per lo sviluppo di capacità d’azione conclude che anche lo “studio delle vulnerabilità del dominio” richiede attenzione. Se esiste una capacità di distruzione, allora sorge spontanea la domanda su come indirizzarla in modo che colpisca dove fa più male. Immaginiamo cosa potrebbe comportare un approccio di questo tipo rivolgendo lo sguardo a un pilastro centrale del potere globale e della controinsurrezione: l’“industria della difesa” statunitense. Gli anarchici e gli altri ribelli presenti negli Stati Uniti si trovano in una posizione privilegiata per colpire la macchina da guerra nordamericana: gli anni ’60 sono stati segnati da un prolungato sconvolgimento sociale, guidato principalmente da questo obiettivo, e negli anni successivi gli anarchici hanno occasionalmente superato la semplice opposizione alla guerra, arrivando ad attaccarla. L’attuale genocidio in Palestina ha acuito le tensioni sociali contro il militarismo statunitense, ma le azioni degli anarchici, al momento, hanno avuto un impatto limitato sui loro obiettivi e non hanno contribuito in modo significativo a far sì che il militarismo entrasse nell’immaginario popolare come qualcosa che può essere attaccato. Cosa potrebbe consentire agli anarchici di sferrare attacchi più significativi e di affinare una qualità d’azione che vada oltre il simbolico? A questo proposito, merita di essere discussa la proposta avanzata da “Frammenti per una lotta insurrezionale contro il militarismo e il mondo che ne ha bisogno”2: concentrarsi su attacchi ben ideati che prendano di mira i punti deboli della produzione e delle infrastrutture belliche. Spezzare gli anelli della catena La produzione della guerra inizia qui: gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande esportatore mondiale di armi. Delle “100 principali aziende produttrici di armi e servizi militari” stilate dal SIPRI3, 42 hanno sede negli Stati Uniti e rappresentano il 51% dei ricavi globali totali. Le fabbriche che producono armi, munizioni e altre attrezzature belliche sono le più visibili. Meno visibili sono le catene di approvvigionamento che trasformano le materie prime nei componenti necessari alle fabbriche (catene di approvvigionamento nella fase di produzione) o che trasportano il prodotto finito nelle mani degli Stati (catene di approvvigionamento nella fase di distribuzione). “Frammenti per una lotta insurrezionale…” propone di concentrare l’attenzione sui colli di bottiglia dei fornitori a monte del settore della produzione high-tech, un settore “dipendente da numerose risorse costose e difficili da ottenere”, piuttosto che sugli stabilimenti di assemblaggio ben protetti. “Gli attacchi incendiari ai veicoli delle aziende produttrici di armi e dei loro fornitori, così come ai veicoli delle aziende logistiche che trasportavano il loro materiale bellico, ecc., e una serie forse ancora più ampia di attacchi come vernice contro le sedi centrali di queste aziende, hanno offerto e offrono tuttora una prospettiva militante di intervento nella produzione bellica. Eppure, non mi risulta che i rifornimenti ai fronti di guerra si siano mai impantanati a causa di ciò. L’interruzione della produzione è troppo breve, il sabotaggio della logistica troppo insignificante. Niente che non possa essere compensato da un turno di notte aggiuntivo. E il danno finanziario? Beh, diciamo che la dirigenza di queste aziende fa calcoli di tutt’altra portata. Non è mia intenzione sminuire questi tentativi di intervento né scoraggiare le persone dall’attaccare, anche quando il nemico sembra schiacciante e il proprio margine di manovra sembra troppo piccolo, o il proprio agire troppo insignificante. Nessuna di queste cose è per me un motivo per astenersi dall’attaccare. Piuttosto, ritengo che sia opportuno riconsiderare di tanto in tanto le proprie strategie consolidate e, se necessario, modificarle quando diventa evidente che le azioni che ne derivano sono in gran parte inefficaci o prevedibili.” Lockheed Martin, il più grande appaltatore mondiale nel settore della difesa, ha registrato un calo del fatturato annuo dell’8,9% tra il 2021 e il 2022 a causa delle limitazioni della catena di approvvigionamento (in altre parole, non è riuscita a produrre armi per un valore di 6 miliardi di dollari). Delle altre 41 aziende statunitensi presenti nella “Top 100”, 31 hanno registrato un calo del fatturato annuo per lo stesso motivo. Identificando le strozzature specifiche della catena di approvvigionamento che stanno già ostacolando gravemente queste grandi aziende, è possibile aggravare la carenza in modo da influire concretamente sulla produzione di armi. Le catene di approvvigionamento sono costituite da “livelli” e assomigliano più a una rete che a una “catena” lineare. I fornitori di primo livello riforniscono direttamente aziende come Lockheed Martin, quelli di secondo livello riforniscono i fornitori di primo livello e così via. L’azienda aerospaziale statunitense media si affida a circa 200 fornitori di primo livello, mentre il secondo e il terzo livello coinvolgono più di 12.000 aziende. I fornitori insostituibili sono detti “fornitori unici” e sono spesso presenti a tutti i livelli. Come ha recentemente affermato un ingegnere su una rivista specializzata: “Dassault ha cinquemila fornitori per il suo Rafale e basta che uno solo si blocchi per inceppare tutto”. Oltre a fornire i componenti dei prodotti, le catene di approvvigionamento devono anche fornire macchinari industriali altamente specializzati. Ad esempio, la produzione dei macchinari necessari per la microelettronica (semiconduttori), utilizzata praticamente in tutta la tecnologia militare, rappresenta un grave collo di bottiglia che causa carenze in questo settore. Nel febbraio 2022, il Dipartimento della Difesa (DoD) ha pubblicato un piano d’azione intitolato “Garantire la sicurezza delle catene di approvvigionamento critiche per la difesa”, nel quale si avverte che “l’azienda high-tech ASML (Paesi Bassi) è attualmente l’unica fonte di strumenti di litografia a ultravioletti estremi (EUV) necessari per la produzione di grandi quantità di matrici di semiconduttori con nodi tecnologici inferiori a 7 nm4. Tale consolidamento aumenta il rischio di dipendenza da un unico fornitore nella catena di approvvigionamento globale della microelettronica”. ASML produce solo circa 40 macchine all’anno, ciascuna delle quali richiede 12-18 mesi e coinvolge più di 1.000 fornitori di primo livello. L’azienda ha un portafoglio ordini da 50 miliardi di dollari e i suoi concorrenti più vicini sono indietro di un decennio rispetto alla tecnologia EUV. Tutte le catene di approvvigionamento presentano dei colli di bottiglia e la maggior parte di esse ha dei punti critici: basta solo individuarli. Gli strumenti per rintracciarli rientrano nell’ambito delle politiche di “gestione dei rischi delle catene di approvvigionamento”: i nostri nemici stanno pubblicando gran parte di queste informazioni. Lo stesso piano d’azione del Dipartimento della Difesa descrive “vulnerabilità persistenti nella catena di approvvigionamento di sottolivello5, dalla carenza di materie prime e prodotti chimici ai sottocomponenti critici prodotti da fornitori vulnerabili”. Il piano prosegue fornendo una panoramica generale delle problematiche della catena di approvvigionamento per le aree in cui le vulnerabilità critiche rappresentano la minaccia più urgente: missili, batterie, fonderie, microelettronica e minerali critici. Più recentemente, per la prima volta nella sua storia, il Dipartimento della Difesa ha pubblicato una “Strategia industriale per la difesa nazionale” per fornire una tabella di marcia per “lo sviluppo di catene di approvvigionamento più resilienti e innovative”. Tuttavia, i loro piani non sono infallibili: un consulente ha definito il documento carente di “un’attenzione alle soluzioni a lungo termine per i problemi della catena di approvvigionamento che affliggono l’industria della difesa”. Altrettanto interessanti sono le pubblicazioni della Divisione Ricerca sulla Sicurezza Nazionale della RAND, in particolare quelle del suo Istituto per la Sicurezza Nazionale della Catena di Approvvigionamento. L’infrastruttura della pace è l’infrastruttura della guerra Per logistica si intende il trasporto e lo stoccaggio delle merci tra diversi punti della catena di approvvigionamento (ad esempio, dagli stabilimenti di produzione agli impianti di assemblaggio fino ai centri di distribuzione). La logistica opera attraverso le infrastrutture. Tuttavia, non tutti i problemi della catena di approvvigionamento riguardano la logistica: ad esempio, un incendio nello stabilimento di un fornitore non influisce sulla capacità di trasportare efficacemente i componenti, ma piuttosto sulla capacità di produrli. I punti di attacco possono essere adattati al contesto: una vulnerabilità dell’approvvigionamento dipende dai “colli di bottiglia” dei fornitori, mentre una vulnerabilità logistica dipende dai “colli di bottiglia” infrastrutturali. Ad esempio, una fabbrica di armi potrebbe essere situata in una regione con un’ampia capacità infrastrutturale che renderebbe difficile sabotarne la logistica, ma potrebbe avere un unico fornitore. Al contrario, la fabbrica potrebbe aver investito nella creazione di una catena di approvvigionamento flessibile, ma il suo prodotto potrebbe essere spedito verso il mercato attraverso porti con collegamenti ferroviari limitati. Indipendentemente dai flussi di approvvigionamento e logistica (che, va ripetuto, sono generalmente caratterizzati da gravi strozzature), una fabbrica deve essere collegata a una rete elettrica funzionante per poter operare e, spesso, deve essere collegata a Internet tramite cavi in fibra ottica. Le vulnerabilità energetiche e delle telecomunicazioni vanno ben oltre il perimetro ben protetto di una fabbrica, essendo tanto ramificate che nemmeno una forza di polizia militarizzata sarebbe in grado di proteggerle. Tornando alla proposta contenuta in “Frammenti per una lotta insurrezionale”, essa suggerisce una pratica antimilitarista volta a sabotare “l’intero sistema logistico attraverso cui le armi vengono spedite, caricate su camion o trasportate su rotaia, piuttosto che limitarsi ad attaccare le aziende di logistica”, concentrandosi sui “continui collegamenti ferroviari tra i siti produttivi delle aziende produttrici di armi” Le infrastrutture “dual use” utilizzate per la logistica diventano rapidamente infrastrutture belliche quando lo Stato entra in guerra o deve rivolgersi contro la propria popolazione in uno scenario insurrezionale. Il testo “La guerra inizia qui: paralizziamo le infrastrutture dove possiamo”6 critica il fatto che “Frammenti per una lotta insurrezionale…” tralasci “la materia prima più importante della guerra: il petrolio o l’energia in generale. All’inizio di una guerra, la quantità di energia necessaria per spostare le truppe è enorme, ma durante tutto il conflitto il carburante deve essere trasportato dai depositi e/o dalle raffinerie verso il fronte, dove è necessario per alimentare i motori dei mezzi militari. Inoltre, quando una guerra non si svolge direttamente nel proprio territorio, ma la logistica per rifornire le truppe di energia deve attraversarlo, potrebbe valere la pena di studiare più da vicino questa infrastruttura”. In una recente azione molto significativa, i compagni hanno fatto esattamente questo7 nell’ambito delle infrastrutture belliche dell’UE. Le loro parole sono altrettanto ispiratrici: “Incoraggiamo le persone a fare le proprie ricerche sul complesso militare-industriale, sulle sue materie prime e sulla sua logistica, avendo come obiettivo nient’altro che sabotarlo efficacemente. Sentiamo la forte mancanza di analisi di questo tipo, perché crediamo che la nostra capacità di combattere il dominio (e le sue guerre) dipenda irrevocabilmente dalla conoscenza delle sue infrastrutture, dalla comprensione dei meccanismi che le fanno funzionare e, non da ultimo, dallo sviluppo delle competenze e dell’abitudine necessarie per attaccare le sue vulnerabilità.“ Una lotta insurrezionale contro il militarismo Identificare le vulnerabilità è sicuramente un passo nella giusta direzione. Mappare le “fondamenta dell’industria della difesa” tenendo conto delle sue vulnerabilità è un progetto enorme e a lungo termine che gli anarchici negli Stati Uniti hanno appena iniziato. Un’iniziativa nel contesto tedesco potrebbe essere d’ispirazione: “Attack the Arms Industry”8 (Attacca l’industria delle armi). Il progetto raggruppa aziende e istituzioni in categorie quali produttori, fornitori, logistica, ricerca, finanziamento e legittimazione. é stato anche scritto un tutorial in cui condividono il loro approccio, intitolato “An Introduction to Mapping the Local Arms Industry and its Vulnerable Points”9 (Introduzione alla mappatura dell’industria locale delle armi e dei suoi punti vulnerabili). Come negli anni ’60, i soldati e i veterani disillusi si trovano in una posizione privilegiata per minare l’esercito, grazie al loro accesso a informazioni riservate che sarebbero più facili da condividere in modo anonimo se esistesse un progetto equivalente nel contesto statunitense. Studiare il nemico per identificarne i punti deboli consente di agire con efficacia, ma è mettere in pratica tale conoscenza che rende l’azione davvero incisiva. Quali sono gli ostacoli attuali che impediscono agli anarchici di sviluppare una capacità d’azione su di una scala significativa, organizzati in piccoli gruppi autonomi in grado di coordinarsi attorno a un obiettivo specifico? In altre parole, cosa deve accadere affinché un numero maggiore di anarchici acquisisca le competenze e l’esperienza necessarie per attaccare i punti deboli individuati? Solo promuovendo una qualità d’azione incisiva possiamo sperare di fermare le fabbriche di morte, distruggere le infrastrutture belliche e, più in generale, contribuire significativamente ai cambiamenti sociali che si profilano all’orizzonte. Il compito che ci attende non è semplice, ma ciò non lo rende meno necessario. 1https://www.notrace.how/resources/download/developing-action-capacity-a-path/developing-action-capacity-a-path-read.pdf 2Ndt: Testo presente all’interno di “Guerra alla guerra. Prospettive anarchiche e internazionaliste” https://actforfree.noblogs.org/2022/04/10/publication-war-against-war/ 3Ndt: Stockholm International Peace Research Institute 4 I prodotti microelettronici contenenti chip al silicio sono generalmente descritti come fabbricati con una determinata tecnologia (ad esempio, 45 nm), che si riferisce alla dimensione in nanometri (nm) dell’elemento più piccolo in un transistor. Attualmente, lo Stato dell’Arte (SOTA) è considerato inferiore a 10 nm ed è utilizzato nell’informatica avanzata (data center, intelligenza artificiale, supercomputer, ecc.). Lo Stato [dell’Arte] della Pratica (SOTP) è compreso tra 10 nm e 90 nm ed è generalmente quello utilizzato nelle armi convenzionali, anche se l’attuale SOTA diventerà SOTP e l’attualità del futuro. L’industria ha bisogno della tecnologia EUV di ASML per mantenere viva la legge di Moore (“il numero di transistor sui microchip raddoppia ogni 2 anni”), fondamentale per il progresso dell’informatica. Il piano d’azione del Dipartimento della Difesa prosegue affermando che “sebbene la maggior parte dei sistemi attuali del Dipartimento si basi sulla tecnologia microelettronica allo SOTP, la tecnologia microelettronica all’avanguardia (SOTA) è il principale fattore di differenziazione del Dipartimento per il vantaggio tecnologico asimmetrico rispetto ai potenziali avversari”. 5 Un sottolivello è qualsiasi livello al di sotto del primo. 6Ndt: Anche questo testo è presente all’interno di “War against war” 7Ndt: https://actforfree.noblogs.org/2023/12/19/ten-t-military-logistics-and-availability-using-the-scan-med-corridor-and-its-current-sub-projects-as-an-example/ 8Ndt: https://ruestungsindustrie.noblogs.org/ 9Ndt: https://ruestungsindustrie.noblogs.org/eine-einfuehrung-in-die-kartografierung-lokaler-ruestungsindustrie-und-ihrer-sensiblen-punkte/
[Bourges, Francia]: Attacchi incendiari coordinati contro la rete elettrica del distretto militare
> Da Attaque, 07.04.26 Aggiornamento dell’8 aprile: è uscita la rivendicazione (a seguire, estratti degli articoli della stampa di regime) DI FRONTE ALLE GUERRE TRA STATI: INSUBORDINAZIONE E SABOTAGGIO! da Indymedia Lille, 08.04.26 Nella notte tra il 6 e il 7 aprile, abbiamo sabotato la rete elettrica che alimenta la “roccaforte della difesa terrestre nazionale” di Bourges e dintorni, dove scuole militari, la Direzione Generale dell’Armamento Tecnico Terrestre e centri di formazione tecnica convivono con il “primo polo di concentrazione di industriali della difesa in Europa”: l’azienda produttrice di missili MBDA, quella produttrice di cannoni KNDS (Nexter), i fornitori di equipaggiamenti Roxel, Michelin, Mécachrome, Auxitrol, Weston, ASB Aerospatiale e le loro decine di subappaltatori. Le guerre sono l’atto di nascita degli Stati, i loro arsenali e i loro eserciti sono la loro carta d’identità e il loro biglietto da visita. Per gli Stati, la corsa al potere militare è una questione di sopravvivenza, in cui attacco e difesa si confondono, e dove sono sempre le popolazioni a pagarne il prezzo. Le armi non vengono prodotte per le parate del 14 luglio, ma per essere vendute e utilizzate. Questo paese di merda è comunque il secondo esportatore mondiale di tecnologie di morte che fornisce a una sessantina di Stati. Questa militarizzazione genera ovunque obbedienza, conquiste, massacri, stupri, reclusioni e distruzioni. Guerra e Pace sono le false alternative di una strategia di continuità di tutti i poteri: asservire e appropriarsi di tutto ciò che possono ridurre a risorse. Questa cruda realtà viene quotidianamente velata da una propaganda tanto sottile quanto grossolana. Ogni campo manipola gli stessi fili: “l’altro è una minaccia”, “l’altro è un mostro”, “i nostri valori e la nostra causa sono gli unici giusti”, “stiamo solo rispondendo a un’aggressione”. Noi siamo tra coloro che vogliono smantellare i miti che legano gli oppressi ai loro oppressori. Dal fronte alle retrovie, lo sforzo bellico si basa sulla nostra adesione e sulla nostra mobilitazione di massa, proprio come in questo complesso militare-industriale. Qui e altrove, ognuno, attivamente o passivamente, ha la propria parte di responsabilità nel fatto che questa macchina da guerra continui a funzionare. Eppure, lontani dalle gerarchie virili e dal loro fetore disciplinare, cosa ci impedisce di lanciarci, un bel mattino, in una lotta di logoramento contro tutte le guerre e le loro cause, le dominazioni? Opporsi ai fautori di guerra è sempre possibile e assolutamente necessario, quindi disertiamo tutti i ranghi e avanziamo! -------------------------------------------------------------------------------- Estratto da Ici (ex France Bleu) / martedì 7 aprile 2026 […] Un’azione coordinata che, a quanto pare, mirava all’industria della difesa, molto presente a Bourges. Tre siti sono stati colpiti da questi incendi intorno alle 4 del mattino. Si tratta di una stazione di trasformazione a La Chapelle Saint-Ursin, a poche centinaia di metri dal produttore di munizioni KNDS, di un trasformatore a Saint-Florent sur Cher, non lontano da Subdray, dove ha sede il costruttore di missili MBDA, e di un traliccio a Bourges, vicino all’altro stabilimento MBDA. È lì che è stata scoperta la scritta “Azioni contro la guerra”. […] -------------------------------------------------------------------------------- Estratto da France Info, martedì 7 aprile 2026 «Fatti coordinati e di particolare gravità». Rimane l’incomprensione [mah? Più chiaro di così… NdAtt.] nel dipartimento del Cher, questo martedì 7 aprile, dopo la scoperta di danni molto ingenti alle infrastrutture elettriche. Durante la notte, diversi incendi hanno colpito le infrastrutture a Bourges, La Chapelle-Saint-Ursin e Saint-Florent-sur-Cher, come riferito dalla prefettura in un comunicato. A La Chapelle-Saint-Ursin è stata incendiata una sottostazione dell’alta tensione, un sito strategico poiché alimenta le fabbriche dell’industria degli armamenti situate nelle vicinanze. Secondo una fonte della polizia citata dall’AFP, su uno dei siti vandalizzati è stato ritrovato uno striscione con la scritta “Azioni contro la guerra”. […] -------------------------------------------------------------------------------- L’éveil de la Haute-Loire, martedì 7 aprile 2026 Martedì 7 aprile 2026, diversi incendi dolosi hanno colpito impianti elettrici a Bourges, in Chemin de Villeneuve, e a La Chapelle-Saint-Ursin, in Avenue de l’Europe. Secondo le nostre informazioni, si tratterebbe di trasformatori elettrici. Diversi testimoni hanno riferito di aver notato «archi elettrici» intorno alle 4 di martedì mattina. È stata rinvenuta una scritta: “Azioni contro la guerra”. Da notare che gli stabilimenti delle aziende produttrici di missili KNDS (ex Nexter Munitions) e MBDA si trovano nelle vicinanze. Secondo quanto comunicato martedì mattina dalla prefettura del Cher, il costo dei danni ammonterebbe a diversi milioni di euro. La durata prevista dei lavori di ripristino «potrebbe essere di diversi mesi». […] Si stima che 3.000 abitazioni hanno subito interruzioni di corrente in diversi comuni, in particolare a Bourges, Trouy, Marmagne e La Chapelle-Saint-Ursin. Enedis ha ripristinato provvisoriamente l’alimentazione. […]
[Pardubice, Repubblica Ceca]: attacco incendiario contro Elbit Systems e Archer-LPP, fabbricanti di armi per Israele e Ucraina: due comunicati di Earthquake Faction
> Da Earthquake Faction, 20.03.26 e 24.03.26 All’alba del 20 marzo ignoti sono riusciti a introdursi in una fabbrica appartenente ad Archer, filiale di LPP-Holding che collabora con il colosso israeliano Elbit Systems, notoriamente tra i principali fornitori di armamenti usati dall’esercito israeliano nel genocidio a Gaza e nella guerra contro Iran e Libano, provocando un incendio che ha distrutto un capannone, propagandosi anche agli uffici amministrativi. L’attacco è stato poco dopo rivendicato da Earthquake Faction, che si definisce “una rete clandestina internazionalista che prende di mira siti chiave, fondamentali per l’entità sionista. Il nostro obiettivo è distruggere dall’interno ogni ramo dell’impero, con qualsiasi mezzo efficace“. Qui il video dell’azione: Di seguito la traduzione dei due comunicati di rivendicazione. -------------------------------------------------------------------------------- COMUNICATO #1 20/03/26 Finché la terra continuerà a sanguinare sotto le bombe israeliane in Palestina e in tutta l’Asia occidentale, il suolo dovrà continuare a tremare sotto i piedi di chi sostiene l’occupazione. Noi siamo The Earthquake Faction, una rete clandestina internazionalista che prende di mira siti chiave fondamentali per l’entità sionista. Il nostro obiettivo è distruggere dall’interno tutti i rami dell’impero, con qualsiasi mezzo efficace. Il 20 marzo 2026 abbiamo colpito l’epicentro dell’industria bellica israeliana in Europa. A Pardubice, in Repubblica Ceca, il “Centro di Eccellenza” di Elbit Systems, costruito in collaborazione con LPP per supportare l’espansione globale del più grande produttore di armi israeliano, era stato appena inaugurato. Mentre il centro di sviluppo, produzione e addestramento era vuoto, la Earthquake Faction è intervenuta per distruggere le sue attrezzature e dare fuoco alla fabbrica. Nessuno è rimasto ferito. Durante il genocidio di Gaza del 2024, l’amministratore delegato di LPP ha dichiarato: “Uno dei progetti che stiamo preparando con Elbit riguarda l’esercito israeliano”. Il loro “Centro di Eccellenza” viene utilizzato per sviluppare le armi impiegate dall’entità sionista per massacrare quotidianamente la popolazione in Palestina, Libano, Iran e in tutta l’Asia occidentale. Ogni arma sviluppata da Elbit Systems viene prima “testata” sui palestinesi, prima di essere venduta ai governi internazionali, espandendo così l’impero costruito sulla distruzione della Palestina. Ovunque Elbit Systems e i suoi complici cerchino di occultare e nascondere i loro affari grondanti sangue in tutto il mondo, noi li raggiungeremo. Siamo nel ventre della bestia, circondati dal fetore del male. La tecnologia, le armi e il capitale necessari per sostenere la violenza imperiale e sionista sono tutti alla nostra portata. La Earthquake Faction farà tremare il terreno sotto gli stivali dei colonizzatori e finché rimarrà anche solo un briciolo del loro male, lo elimineremo. Non c’è tempo per supplicare i governi internazionali complici. Non sprecheremo il nostro fiato a chiedere gentilmente. Al contrario, intraprenderemo le azioni necessarie per annientare i loro strumenti di morte. -------------------------------------------------------------------------------- COMUNICATO #2 24/03/26 Con il crollo del tetto dello stabilimento di Elbit, è crollata anche la loro partnership. LPP Holding ha trascorso l’intera durata di un genocidio trasmesso in diretta televisiva vantandosi della propria collaborazione e del proprio sostegno. Hanno collaborato con Elbit Systems mentre i nostri compagni in Palestina venivano assassinati e mutilati e i bambini venivano annientati in frazioni di secondo da tecnologie di precisione prodotte in fabbriche come questa di Pardubice, gestite da vili codardi in uffici climatizzati. A sottolineare la loro meschina vigliaccheria, c’è l’improvviso passo indietro pubblico, le giustificazioni e il panico, solo quando si rendono conto che il loro potere di togliere la vita può essere distrutto da poche persone dotate di coscienza. Il vostro panico e imbarazzo sventolano al vento sotto gli occhi del mondo: dopotutto, che razza di azienda della “difesa” non ha un allarme? Sanno che non c’è angolo sicuro su questa terra per i complici del genocidio dei nostri compagni in Palestina. Noi viviamo nel ventre di questa miserabile bestia, attraverso i continenti, i paesi e le città in cui queste aziende operano. Ogni azienda che collabora con Elbit Systems è un bersaglio e colpiremo dove e quando vorremo. A LPP Holding: abbiamo preso i vostri documenti riservati e abbiamo bruciato il resto. Avete tempo fino alle 07:00 UTC del 20 aprile per tagliare pubblicamente ogni legame con Elbit Systems e denunciare l’occupazione barbarica della Palestina, altrimenti renderemo pubblici questi documenti. Per tutti gli altri che collaborano con Elbit, avete due opzioni: aspettare la nostra visita o rilasciare una dichiarazione pubblica in cui si attesti l’interruzione dei rapporti con Elbit Systems.
Guerra alla guerra. Assemblea internazionale dei giovani contro leva e militarizzazione
Guerra alla guerra: noi non ci arruoliamo! – Assemblea internazionale e internazionalista dei giovani contro la leva e la militarizzazione. Appuntamento a Milano il 21 marzo. Le classi dirigenti europee e occidentali ci stanno portando alla guerra, un fatto ormai innegabile e sotto gli occhi di tutti. Ma vorrebbero anche […] L'articolo Guerra alla guerra. Assemblea internazionale dei giovani contro leva e militarizzazione su Contropiano.
February 15, 2026
Contropiano