Lo sgombero più grande della storia della Catalogna lascia senza casa 400 persone
A pochi giorni dalle festività natalizie quattrocento persone sono state
sgomberate senza alcuna alternativa da un’ex scuola di proprietà comunale in
disuso da diversi anni. Alle prime luci dell’alba di mercoledì 17 dicembre si è
prodotto quello che a tutti gli effetti è stato definito come «lo sgombero più
grande della storia della Catalogna». Intorno alle 7 del mattino, decine di
camionette delle forze dell’ordine hanno circondato l’area intorno all’Antic
Institut d’Educaciò Secundaria B9, situato nel Comune di Badalona, a pochi
chilometri a nord da Barcellona.
Da alcuni anni centinaia di persone avevano trovato rifugio all’interno
dell’edificio, in special modo quando, nel dicembre del 2020, un’altra struttura
pubblica in stato di abbandono istituzionale prese fuoco e causò la morte di
cinque persone residenti. Secondo quanto denunciato dagli attivisti del
sindacato, le operazioni di soccorso e di spegnimento dell’incendio messe in
moto dal corpo dei vigili del fuoco furono ostacolate dalla decisione presa mesi
prima dal sindaco e rappresentante del Partido Popular della città, Xavier
García Albiol, di interrompere l’accesso all’acqua all’interno dell’edificio. A
cinque anni di distanza, lo stesso sindaco Albiol (al suo terzo mandato) ha
minacciato lo sgombero dell’Istituto B9 senza offrire però alcuna alternativa né
soluzione alle persone, di fatto, lasciate in mezzo alla strada.
Foto di Armando Negro
Al contrario, nei suoi profili social e in varie interviste rilasciate alla
stampa locale, il popolare ha indurito la sua posizione, affermando che «il
comune di Badalona non spenderà nemmeno un euro per le persone sgomberate». A
motivare la brutalità di queste misure, secondo il sindaco, risiederebbe la
necessità di risolvere un presunto conflitto tra la comunità che abitava lo
stabile e una parte del vicinato. «Pedro e i suoi soci dicono che dobbiamo
accogliere tutti, adesso tocca a lui cercar loro una casa» ha affermato Albiol
alla stampa, facendo riferimento al presidente del governo spagnolo Pedro
Sánchez. In tutto questo, la Generalitat della Catalogna, sotto la guida del
Partito Socialista Catalano (PSC), si è girata dall’altra parte, pronunciandosi
con poca incisività sulla questione.
«Nonostante il tempo inclemente, nonostante le mediazioni, nonostante
tutto, sembra essere più importante l’opinione di un singolo, il sindaco in
questo caso, che ha criminalizzato la maggioranza delle persone» mi spiega una
persona che vive nel quartiere. «Hanno strumentalizzato i vicini, ma qui si può
vedere quanti siamo davvero». Fin dalla prime ore del mattino, infatti, decine
di persone sono accorse per donare sostegno alla causa. Residenti del vicinato,
collettivi impegnati nella lotta per il diritto alla casa e sindacati
antirazzisti situati di fronte al cordone della polizia hanno espresso la loro
solidarietà con cori e urla mentre osservavano le persone uscire dalla struttura
con i propri averi. Solo mezz’ora dopo l’inizio dello sgombero si sono
verificati momenti di tensione: gli agenti della Àrea de Brigada Mòbil (BRIMO),
schierati in assetto antisommossa per impedire l’accesso ai manifestanti, hanno
iniziato a caricare le persone, tra cui chi è accorso per protestare e chi aveva
appena subito lo sgombero, con spintoni e manganellate.
Il macrodispiegamento delle forze dell’ordine previsto per l’operazione ha
incluso non solo gli agenti della Guardia Urbana e dei Mossos d’Esquadra,
generalmente impiegati per questo tipo di attuazioni, ma anche di più di
cinquanta agenti del Cuerpo Nacional de Policia, dei quali molti appartenenti
alla Brigada Provincial de Extranjeria y Fronteras de Barcelona. Questo corpo si
occupa della detenzione e la deportazione delle persone senza permesso di
soggiorno all’interno dei Centri di Internamento di Stranieri (CIE), strutture
detentive equivalenti ai CPR italiani.
Foto di Armando Negro
«Non vogliono e non hanno mai avuto l’intenzione di voler gestire tutto questo»
mi spiega un attivista del sindacato per la casa di Badalona. «Loro spostano
povertà da una parte all’altra. Siamo in un periodo di crisi politica e loro
sanno chiaramente chi dovrà pagare il prezzo di questo: la classe lavoratrice e
in questo caso il proletariato migrante».
L’operazione di polizia, che si è conclusa intorno alle 11 del mattino, ha
prodotto varie centinaia di identificazioni e la detenzione e la deportazione di
quindici persone verso il CIE della Zona Franca di Barcellona.
Nonostante lo sgombero fosse stato annunciato da svariate settimane e la
situazione, grazie anche alle denunce dei sindacati attivi sul territorio, fosse
risultata evidentemente drammatica, durante tutta la mattina si sono recati sul
posto solo due persone impiegate nei Servizi Sociali della città. Alcuni
volontari dei collettivi presenti allo sgombero hanno cercato di offrire
sostegno davanti alla grave inadempienza istituzionale, provando a raccogliere
dati e fare un conteggio reale delle persone sgomberate.
Intorno alle 18, varie persone si sono radunate dinanzi alla piazza del Comune
(pattugliata e chiusa dalle forze dell’ordine) per protestare contro le misure
promosse dal sindaco. Varie centinaia di manifestanti hanno sfilato per le
strade della città raggiungendo il recinto della scuola B9. Qui molte delle
persone senza più una casa si sono organizzate per trascorrere la notte,
ricevendo da un lato il sostegno dei manifestanti che hanno portato vivande e
coperte, dall’altro un’ulteriore umiliazione da parte del sindaco Albiol, che ha
deciso di staccare la corrente in tutta l’area.
Secondo il Centre d’Estudis d’Opinió (CEO), l’accesso alla casa è
la principale preoccupazione per le persone residenti in Catalogna. La gestione
di questo problema da parte del governo centrale e regionale sta mettendo in
evidenza la scarsa efficacia di misure che risultano spesso inutili. L’ambiguità
politica di fronte alla speculazione economica portata avanti dai fondi
d’investimento crea confusione e non permette di identificare chi realmente ha
generato questa situazione. Mentre vengono attuate politiche tiepide,
parallelamente si affermano politici come Albiol, che per salvaguardare gli
interessi dei giganti economici, instaurano la guerra dei penultimi contro gli
ultimi.
L'Indipendente