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Noi, i familiari delle vittime del massacro di Cutro
Noi, i familiari delle vittime del massacro di Cutro Noi, i sopravvissuti della Summer Love È difficile vivere senza giustizia. È difficile sopravvivere ogni giorno con le ombre dei nostri cari, che sono arrivati morti sulle vostre coste. Vivere giorno per giorno nella speranza che non accada ad altri; vivere nella paura che altri membri delle nostre famiglie – bambini, padri, madri, nonni –non siano costretti ad attraversare il mare per piangere sulle tombe dei propri cari. Ci fa più male di tutto la sensazione che vi siate dimenticati di noi. Passa un anno, poi due e già si avvicina un’altra commemorazione. Alle promesse del vostro Primo Ministro non sono seguiti fatti concreti. I ricongiungimenti familiari in cui abbiamo creduto e che abbiamo sperato non si sono realizzati. Nessuna delle altre promesse che i politici ci hanno fatto in questi anni è stata mantenuta. Con le unghie e con i denti, con l’amore per la verità, faremo in modo di tornare a Roma nei luoghi delle promesse infrante. Torneremo nel vostro Paese per guardarvi negli occhi e chiedervi: Perché vi siete dimenticati di noi? Vogliamo tornare il prossimo febbraio e non sentirci soli nella notte di Steccato di Cutro, in balia di un mare di promesse e lacrime che – ormai per il terzo anno consecutivo – non porteranno a nulla. Seguono i nomi delle famiglie (Afghanistan) Il 13 gennaio a Crotone dovevano riprendere le udienze del processo per il massacro di Cutro. Si è proceduto invece ad un “mero rinvio ad altra composizione collegiale”. In sostanza una nuova udienza in data da destinarsi. Conseguentemente è saltata la prevista conferenza stampa delle ONG riconosciute parti civili nel dibattimento. Ne abbiamo discusso e pensiamo valga la pena dare comunque voce alle famiglie rendendo pubblica la lettera che ci hanno inviato con la speranza di vederla pubblicata. Soprattutto crediamo sia una buona premessa per la costruzione delle iniziative per il prossimo 26 di febbraio. Sarebbe auspicabile raccogliere in calce all’appello le adesioni di quanti credono che la strage non debba essere dimenticata, perchè si risponda con verità e giustizia alle domande dei sopravvissuti e delle famiglie delle vittime. Per quanti volessero aderire e supportare l’appello delle famiglie: scrivete a carovanemigranti@gmail.com Riportiamo qui il Programma della Carovana per una Calabria aperta e solidale 24 febbraio Crotone ore 14.00: Tribunale di Crotone – Conferenza stampa dei famigliari delle vittime, sopravvissuti e associazioni Dalle ore 14.30 alle 17.30: Presidio davanti al Tribunale a cura di Carovane Migranti 25 febbraio Crotone ore 10.00: Campo di Tufolo, Via G. Da Fiore – Partita di calcio Friendly match a cura di ResQ ore 16.30 Piazza dell’Immacolata c/o Mara Vinart, Stragi nel Mediterraneo e nelle rotte di terra. Prospettive e strumenti per dare voce ai diritti dei superstiti, delle famiglie delle vittime e degli scomparsi Coordina Gianfranco Crua. Parlano: – I famigliari delle vittime di Steccato di Cutro -Sabina Talović, Bona Fide, Pljevlja, Montenegro -Tareke Brhane, Comitato 3 Ottobre (in collegamento) -Erminia Rizzi e Lidia Vicchio, avvocate ASGI -Giacomo Donadio, Carovane Migranti (a cura di Carovane Migranti) ore 20:00 Viale Regina Margherita, Cinema Teatro Apollo Proiezione docu-film Cutro, 94… and more diretto da Angelo Resta e scritto da Angelo Resta, Vincenzo Montalcini, Bruno Palermo e Francesco Pupa (a cura degli autori) 26 febbraio Crotone/Cutro ore 04.00 veglia Steccato di Cutro, Veglia Commemorativa delle vittime, Raduno partecipanti da Crotone in Piazza Nettuno alle ore 03.30 (a cura di Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo) ore 11.30 Municipio di Crotone, Piazza della Resistenza, Conferenza Stampa Introduce Marta Peradotto Le voci dei famigliari di ritorno dall’alba di Steccato e di Giuseppe Pipita, uno dei primi giornalisti accorsi sul luogo della tragedia, autore della mostra fotografica I sogni attraverso il mare (a cura di Carovane Migranti) ore 15.00 Crotone, Piazza dell’Immacolata c/o Mara Vinarte Genocidio, migranticidio, guerra e disinformazione di massa. Coordina Alfonso Di Stefano -Tony La Piccirella, portavoce Global Sumud Flotilla -Barbara Antonelli, Sos Mediterranee -Luciano Scalettari, ResQ -Giorgia Linardi, Alberto Mallardo. Sea Watch (in collegamento) (a cura di Carovane Migranti) ore 17:00 Cutro, Sala polivalente, Proiezione docu-film Cutro, 94… and more ore 17.00 Crotone, Casa della Cultura, Presentazione libro Un viaggio verso Cutro di Daniela De Marco con illustrazioni di Tiziana Tosi (a cura di Sabir) 27 febbraio Riace/Caulonia ore 11.30 Riace, Aula Consiliare, Incontro con Mimmo Lucano, sindaco ed europarlamentare ore 17.30 Caulonia, Biblioteca comunale, Resistere, esistere. Dal basso, contro la barbarie del migranticidio e del genocidio a Gaza Saluti del Sindaco Francesco Cagliuso; Modera Giovanni Maiolo, direttore di Ciavula.it. Intervengono: -Coordinamento Locride per la Palestina -Maleki, una famiglia afghana che ha perso i suoi cari nella strage di Cutro -Sabina Talovic, Associazione Bonafide, Pljevlja, Montenegro -Tony La Piccirella, portavoce Global Sumud Flotilla -silvia b., autrice di In mezzo c’è the border 28 febbraio Reggio Calabria ore 10,30 Reggio Calabria, visita al cimitero di Armo ed al Museo diocesano delle migrazioni ore 17.00 Gallico (Rc),Via Quarnaro primo, Assemblea conclusiva della seconda Carovana per una Calabria aperta e solidale al Csoa Cartella LENZUOLI DELLA MEMORIA MIGRANTE I lenzuoli ci accompagneranno per tutto il viaggio; pagine bianche di un libro scritto a cominciare dal 2020 per raccontare e dare un nome alle persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo, lungo le rotte migratorie delle Canarie e di Calais, dalla rotta di terra balcanica  a quella mesoamericana. Intorno al lenzuolo per le vittime di Cutro si troveranno i ricamatori e le ricamatrici, e chiunque lo vorrà, strada facendo. #lenzuolimemoriamigrante **Le iniziative a Crotone a a Cutro, dal 24 al 26 febbraio, sono all’interno delle attività della Rete 26 Febbraio** Verso Cutro per Rompere il silenzio https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=1454272930067151&id=100064533738736&mibextid=wwXIfr&rdid=LK81NilcekSuRUFj# Redazione Italia
February 21, 2026
Pressenza
Abriendo Fronteras a Calais, l’ultima frontiera
La tappa principale dell’annuale carovana nella città simbolo delle frontiere europee. Non ci sono prati a Calais. Ogni fazzoletto di erba è stato coperto con grossi massi bianchi. Neppure i parchi pubblici sono stati risparmiati. Lo hanno fatto per impedire ai migranti di accamparsi. Hanno voluto togliere loro anche lo spazio per sistemare un sacco a pelo e passarci una notte. I sociologi francesi lo chiamano “arredo a vocazione disciplinare“; è di fatto un arredo urbano anti-povero e prolifera in tante città specialmente di frontiera, anche italiane. Calais è l’ultima frontiera per le persone migranti dirette nel Regno Unito. Una frontiera dove la Francia, di fatto, fa da «barriera preventiva», come i Paesi di transito balcanici lo fanno per l’Europa. “I migranti sono relegati e abbandonati in un ghetto, una sorta di tendopoli fatiscente senza il minimo servizio” spiega Damiana Massara, attivista torinese di Carovane Migranti. “Ogni due o tre giorni arriva la polizia e sbaracca tutto: taglia i sacchi a pelo, sequestra i cellulari, rompe tutto quello che si può rompere”. Si stima siano più di 1.800 le persone che sopravvivono in condizioni difficilissime in un’area compresa tra Calais e Dunquerke, in insediamenti informali senza accesso all’acqua, al cibo, all’assistenza sanitaria. Damiana è arrivata a Calais seguendo la Caravana Abriendo Fronteras. Le attiviste e gli attivisti spagnoli sono partiti da Irun l’11 luglio. A Parigi hanno raccolto la delegazione italiana, composta da una quindicina di persone e, dopo una partecipata manifestazione a Place de la Bastille, sono partiti per la Francia settentrionale, sino a raggiungere Calais. Dal 15 al 17 luglio il gruppo di carovanieri ha partecipato a manifestazioni di protesta, momenti di commemorazione delle morti di frontiera, azioni di denuncia e seminari formativi sulla criminalizzazione della solidarietà, sui diritti dei minori e la sorveglianza tecnologica delle frontiere. Come di consueto nei suoi viaggi verso le frontiere d’Europa, Carovane Migranti ha portato i lenzuoli della memoria: lunghi teli bianchi dove vengono ricamati i nomi delle persone migranti uccise dalle frontiere. “A Calais abbiamo aperto un nuovo lenzuolo: il primo nome è stato quello di un migrante morto nel tentativo di attraversare la Manica proprio il giorno del nostro arrivo”, racconta Damiana. Quante persone sono state uccise, non dal mare, ma dalla frontiera tra Francia e Gran Bretagna? L’anno più mortifero è stato il 2024, con 89 morti. Quest’anno siamo a quota 25. Con Carovane sono arrivati a Calais anche tre testimoni di altre frontiere assassine: Laila, la madre, e le sue due giovani figlie, Fatima e Setayesh. Il fratello di Laila, sua moglie e i loro tre figli sono stati uccisi nel naufragio di Cutro. Il corpo di uno dei ragazzi non è ancora stato trovato e Carovane Migranti ha chiesto alla Comunità Europea di attivarsi per recuperare il relitto e poter dare un nome a tutti coloro che sono periti in quella tragedia. Non è solo una questione di rispetto. Senza un corpo su cui piangere, i familiari non possono fare a meno di coltivare dolorose speranze. “A Calais abbiamo toccato con mano le conseguenze di una frontiera. Una frontiera tanto inutile quanto sanguinosa” prosegue Damiana . “Ma abbiamo trovato anche tanta solidarietà. Come quel grande magazzino gestito da un collettivo di associazioni, come Human Rights Observers, dove le attiviste e gli attivisti raccolgono materiale come sacchi a pelo, suppellettili, cellulari usati per rimpiazzare ciò che la polizia distrugge durante gli sgomberi. Poi c’è la Caritas, che ha organizzato un efficiente punto di accoglienza dei migranti, con bagni pubblici e docce, corrente elettrica, consulenza legale e informazioni.” Calais, assieme alle spiagge della Normandia, è un punto di passaggio obbligato per le rotte migratorie. Arrivano dai Paesi subsahariani, da Libia, Siria, Pakistan, Eritrea, Iran, Iraq, Kuwait, soprattutto. Un passaggio costa circa 1.500 euro. Negli ultimi tempi sono giunti anche migranti vietnamiti. “A loro i trafficanti chiedono un prezzo maggiore, perché si dice che siano i più ricchi” spiega l’attivista Marta Peradotto. Un giro d’affari milionario che ormai viaggia online. Il che dimostra quanto sia ridicolo, oltre che criminale, pensare di poter risolvere la questione migratoria alzando muri o ricorrendo a sgomberi o altre brutalità. Gommoni, barche e motori vengono messi all’asta su internet alla luce del sole. Il passaggio a Dover è diventato una merce acquistabile e vendibile online. Discorso diverso per i giubbotti di salvataggio, che sono stati praticamente messi fuori commercio. Non se ne trovano in tutta la città e le persone sono costrette a imbarcarsi anche senza questa minima protezione. E se non è criminale questo…” A Calais è evidente l’ipocrisia delle politiche migratorie europee, che esternalizzano le frontiere, reprimono la solidarietà e bloccano il diritto di migrare. “Di fronte a ciò” ha scritto Abriendo Fronteras “insistiamo sulla necessità urgente di vie legali e sicure, di una protezione reale per chi fugge dalla guerra, dalla miseria o dal saccheggio, e del riconoscimento politico delle reti di sostegno che si prendono cura delle vite che gli Stati violano”. Foto di Carovane Migranti Melting Pot Europa
July 26, 2025
Pressenza