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Sudan/Darfur: droni infieriscono sui civili
La coordinatrice delle emergenze di Medici Senza Frontiere nel Darfur, Muriel Boursier, denuncia che, a seguito di 5 attacchi con droni condotti dalle Forze Armate Sudanesi (SAF), da domenica sera in meno di 24 ore i team di Medici Senza Frontiere hanno prestato soccorso a 56 persone ferite e registrato 2 decessi: > Nel Darfur occidentale, i team di MSF dell’Ospedale Universitario di El > Geneina hanno curato 25 persone, tra cui 4 bambini, ferite in un attacco > avvenuto nei pressi della città domenica notte. > > Lunedì mattina, MSF ha assistito 3 feriti a seguito di un attacco con droni > che ha colpito l’affollato mercato di Tululu lungo la strada Zalingei-Geneina. > > Nel Darfur centrale, i team di MSF hanno curato 28 feriti presso l’ospedale > universitario di Zalingei a seguito di 4 attacchi con droni nella regione. > > Sono stati segnalati anche 2 decessi. > > Mentre il Sudan entra nel suo quarto anno di guerra, questi attacchi da parte > delle Forze Armate Sudanesi dimostrano un totale disprezzo per la vita dei > civili. > > Le persone vengono uccise sulle strade e nei mercati. Non c’è alcun luogo > sicuro. > > Entrambe le parti in conflitto stanno attaccando e uccidendo civili, come > fanno da anni. Ciò deve finire immediatamente, questo livello di violenza e > sofferenza inflitta non può continuare. > > La crisi umanitaria in Sudan è una delle più gravi al mondo e, negli ultimi > tre anni, i civili hanno subito violenze estreme che hanno devastato ogni > aspetto della loro vita. > > MSF è presente in 9 stati del Sudan, dove risponde alle emergenze fornendo > assistenza medica di base. Ancora una volta, chiediamo alle parti in conflitto > in Sudan di proteggere i civili. Redazione Italia
April 14, 2026
Pressenza
Sudan, 3 anni di guerra in 3 parole: catastrofe, impunità e atrocità
Tre anni di guerra in Sudan si riassumono in 3 parole: catastrofe, atrocità e impunità. Catastrofe perché si tratta della crisi umanitaria più grave al mondo, con circa 14 milioni di persone costrette a fuggire dalle loro case. Atrocità perché le persone vengono massacrate a causa della propria etnia, subendo torture, fame e violenza. Impunità perché questa guerra viene combattuta senza alcun riguardo per i civili e in palese violazione del diritto internazionale umanitario. “Il mondo deve agire ora. La crisi in Sudan non è solo una catastrofe umanitaria, ma un fallimento politico collettivo” dichiara il dr. Javid Abdelmoneim, presidente internazionale di Medici Senza Frontiere (MSF). “Non solo le parti in conflitto e i loro alleati devono adottare misure immediate e concrete per proteggere la popolazione, ma devono essere anche ritenute responsabili delle violazioni in corso. La popolazione sudanese deve essere protetta in ogni momento, ovunque si trovi”. Lo scontro tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF), insieme ai gruppi alleati di entrambe le parti, ha provocato uno smantellamento sistematico dei servizi essenziali su cui la popolazione fa affidamento, tra cui l’assistenza sanitaria, la protezione e la sicurezza alimentare e di base. Nel 2025, i team di MSF hanno curato più di 7.700 pazienti vittime di violenza fisica – inclusi feriti per arma da fuoco – hanno fornito oltre 250.000 visite mediche di emergenza e hanno condotto più di 4.200 visite per casi di violenza sessuale, molto spesso utilizzata come arma di guerra, e che colpisce in primo luogo le donne. Nello stesso periodo, più di 15.000 bambini sotto i 5 anni sono stati ricoverati nei programmi nutrizionali ospedalieri di MSF a causa della malnutrizione acuta, una condizione in aumento, che aggrava il rischio di decesso per malattie altrimenti curabili. Nel loro insieme, questi dati dimostrano che, al di là delle vittime dirette del conflitto, la violenza incessante sta infliggendo un danno profondo e di vasta portata, con gravi conseguenze per la salute della popolazione. Un sistema sanitario indebolito e preso di mira Nel corso del conflitto, i programmi di vaccinazione sono stati interrotti e i sistemi di sorveglianza sanitaria compromessi, accelerando la diffusione di malattie e ritardando l’individuazione delle epidemie. La risposta umanitaria internazionale — compresa quella delle agenzie delle Nazioni Unite, in particolare nel Darfur — non è ancora sufficiente a prevenire perdite evitabili di vite umane. I tagli ai finanziamenti stanno peggiorando ulteriormente una situazione già disastrosa, e ancora una volta sono le persone a pagarne il prezzo: muoiono per cause prevenibili perché le autorità sudanesi e la comunità internazionale non riescono a venire in loro aiuto. MSF ha assistito a ricorrenti focolai di malattie mortali, ma prevenibili, in tutto il Sudan: dal morbillo nel Darfur all’epatite E nello Stato di Jazeera, fino al colera nel Khartoum o nel Nilo Bianco. Nel 2025 MSF ha curato più di 12.000 pazienti colpiti da morbillo e quasi 42.200 colpiti da colera. Queste ondate stanno costando la vita alle persone più vulnerabili, specialmente bambini e donne in gravidanza. “La mia bambina è nata prematura, perché la guerra ci ha costretti a fuggire da Omdurman mentre ero incinta” racconta Ferdos Salih, madre di una bambina di 11 mesi colpita da morbillo e malnutrizione acuta grave, ricoverata all’ospedale universitario di El Geneina, nel Darfur occidentale. “Ha sofferto molto a causa dei ripetuti ricoveri. Inoltre, non era stata vaccinata a causa della guerra”. Gli ospedali sono stati saccheggiati, bombardati e occupati. Il personale medico è stato minacciato, arrestato o costretto a fuggire, mentre alle ambulanze è stato impedito di raggiungere i feriti. Da aprile 2023, più di 2.000 persone sono state uccise e 720 ferite in 213 attacchi a strutture sanitarie in tutto il paese — nel 2025, secondo l’OMS, in Sudan si è verificato l’82% di tutti i decessi globali causati da attacchi alle strutture sanitarie. Nello stesso periodo, MSF ha documentato 100 attacchi contro il proprio personale, le strutture supportate e le forniture mediche. Il 2 aprile, un attacco all’ospedale di Al Jabalain, che secondo fonti locali sarebbe stato compiuto dalle RSF, ha causato 10 vittime, tra cui 7 membri del personale medico, alcuni dei quali avevano precedentemente lavorato con MSF. Solo 2 settimane prima, il 20 marzo, un attacco contro l’ospedale di El Daein, nel Darfur orientale, che, sempre secondo fonti locali, sarebbe stato compiuto dalle SAF, ha causato la morte di 70 persone, tra cui 15 bambini. Eppure, nonostante le minacce costanti, i ripetuti attacchi da entrambe le parti in conflitto e la continua indifferenza internazionale, i volontari e il personale medico sudanese continuano a dimostrare una dedizione straordinaria, impegnandosi a fornire assistenza dove è più necessaria. “Le autorità sudanesi continuano a rendere talvolta impossibile per MSF e altri attori umanitari fornire o potenziare le cure salvavita — sia bloccando il nostro ingresso in determinate aree, sia impedendoci di svolgere le nostre attività anche dopo il nostro arrivo” afferma Amande Bazerolle, capomissione di MSF in Sudan. “L’impossibilità di intervenire costringe MSF in una posizione inaccettabile: incapace di rispondere a sofferenze e morti evitabili nonostante sia pronta e disposta a farlo”. Oggi, la vasta regione del Kordofan – nella parte centro-meridionale del paese – è la zona di conflitto più instabile e attiva e si teme che possa diventare il prossimo teatro di atrocità, come è già accaduto in passato in altre regioni, tra cui il Darfur, il Khartoum o la Gezira. È anche una delle aree meno accessibili per le organizzazioni umanitarie, il che rende le comunità ancora più vulnerabili man mano che la violenza si intensifica. Un ciclo di violenza inarrestabile contro i civili Negli ultimi mesi, MSF ha osservato un preoccupante cambiamento nelle modalità della guerra, compreso un uso massiccio di droni sia da parte delle RSF che delle SAF. Questi attacchi si verificano sempre più spesso ben oltre le linee del fronte, prendendo di mira infrastrutture logistiche e zone civili densamente popolate. Da febbraio, MSF ha prestato soccorso a circa 400 persone ferite da attacchi con droni che hanno colpito zone civili nel Ciad orientale e in varie aree del Darfur. Secondo le Nazioni Unite, questi attacchi hanno causato la morte di oltre 500 civili dal 1° gennaio al 15 marzo di quest’anno. “I team di MSF stanno accogliendo pazienti con ferite orribili: ferite trapassanti, arti amputati, ustioni devastanti – molti dei quali sono già morti quando arrivano in ospedale” afferma Muriel Boursier, coordinatrice delle emergenze di MSF nel Darfur. “La portata della violenza e delle atrocità a cui assistiamo è insopportabile”. Questi attacchi, condotti in evidente violazione del diritto internazionale umanitario, non sono sempre diretti contro obiettivi militari. Ciò segna l’ennesimo grave deterioramento di un conflitto in cui le sofferenze della popolazione continuano ad aggravarsi. Un fallimento politico collettivo La crisi in Sudan non è solo una catastrofe umanitaria: è anche un fallimento politico collettivo. Dopo 3 anni di quella che è diventata la più grave crisi umanitaria al mondo, la risposta dei governi e delle organizzazioni internazionali non è riuscita a soddisfare nemmeno le aspettative più elementari. I ripetuti avvertimenti sulle atrocità, comprese quelle commesse contro le comunità non arabe a El Fasher da parte delle RSF, non hanno portato ad alcuna azione significativa. Nel frattempo, bambini, madri e altre persone nelle comunità continuano a morire ogni giorno, sia a causa della violenza indiscriminata contro i civili, incluse uccisioni di massa, fame, torture e stupri, sia per la mancanza dei servizi di base che il sistema umanitario internazionale dovrebbe fornire. Da aprile 2023, quasi 14 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e molte sono dovute fuggire più volte, perdendo tutto. Le due parti in conflitto, che in precedenza formavano il governo del Sudan, stanno smantellando la capacità del paese di proteggere, curare e sostenere la propria popolazione. “Ora più che mai, la protezione dei civili, il rispetto delle strutture sanitarie, la responsabilità per le atrocità e l’accesso umanitario sono urgenti e non negoziabili” conclude Amande Bazerolle di MSF. “3 anni di guerra sono già costati al Sudan un prezzo incalcolabile. Permettere che questa traiettoria continui rischia di condannare un’intera generazione”. Le parti in conflitto e i loro alleati devono adottare misure immediate e concrete per proteggere i civili. Devono essere ritenuti responsabili delle violazioni in corso, che stanno infliggendo immense sofferenze alla popolazione. Gli attori internazionali influenti devono esercitare con urgenza una pressione diplomatica significativa su coloro che finanziano, armano o sostengono politicamente le parti in conflitto. Anche se finora hanno tragicamente fallito nell’usare la loro influenza per fermare le atrocità di massa, esiste ancora una possibilità per influenzare la situazione e prevenire ulteriori crimini. Il silenzio e l’inazione stanno contribuendo a prolungare le sofferenze di milioni di persone. Medecins sans Frontieres
April 13, 2026
Pressenza
LIBIA: ULTIMATUM A MSF. DEVE LASCIARE IL PAESE ENTRO IL 9 NOVEMBRE
Il Ministero degli affari esteri libico ha ordinato a Medici Senza Frontiere di lasciare il paese entro il 9 novembre. L’espulsione sembra voler proseguire l’ondata repressiva che, dallo scorso marzo, sta colpendo le organizzazioni umanitarie che operano nella parte occidentale del Paese. Il 27 marzo 2025 l’équipe di MSF aveva infatti ricevuto l’ordine di sospendere le attività che, in Libia, svolge in collaborazione con le autorità locali. Un ordine – sopraggiunto dopo la chiusura imposta dall’Agenzia per la sicurezza interna (ISA) e l’interrogatorio di diversi membri del suo staff – che ha colpito anche altre 9 organizzazioni umanitarie che operano nella stessa zona. Tuttavia, dopo circa due mesi e mezzo di la sospensione forzata da parte delle autorità libiche, MSF ha potuto riprendere le proprie attività, incentrate principalmente sull’assistenza ai rifugiati e alle persone migranti di passaggio nel Paese. Ora questo nuovo ordine, giunto senza alcuna motivazione specifica, rischia di rimettere tutto in discussione. “Siamo profondamente rammaricati per questa decisione e preoccupati per le conseguenze che avrà sulla salute delle persone che assistiamo – dichiara Steve Purbrick, responsabile dei programmi MSF in Libia, attraverso le pagine del sito dell’organizzazione medico-umanitaria  – Riteniamo di avere ancora un ruolo importante da svolgere in Libia, in particolare nella diagnosi e nel trattamento della tubercolosi, nel supporto al sistema sanitario libico, ma anche nel garantire l’accesso all’assistenza sanitaria ai rifugiati e alle persone migranti che sono escluse dalle cure e soggette a detenzioni arbitrarie e gravi violenze”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto il racconto e l’analisi di Candida Lobes, Advocacy Manager di MSF Italia, con cui abbiamo approfondito anche i contorni del comunicato diramato oggi dall’ONG per chiedere – a pochi giorni dal rinnovo automatico previsto per il 2 di novembre – l’interruzione dell’accordo Italia-Libia in quanto “perpetua scellerate politiche di respingimento e detenzione sulla pelle delle persone alimentando nel Mediterraneo il numero delle morti in mare.” Ascolta o scarica
October 30, 2025
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: “DA QUI AD OTTOBRE GAZA POTREBBE NON ESISTERE PIÙ”. L’INTERVISTA A MARTINA MARCHIÒ, APPENA RIENTRATA DALLA STRISCIA
Martina Marchiò è infermiera torinese, classe 1991. La prima volta che è partita in missione con Medici Senza Frontiere era il 2017. Da poco è rientrata da Gaza, dove era stata anche un anno fa. Ha così avuto modo di vedere il rapido deterioramento delle condizioni di vita delle persone. Ha rischiato la vita, dato che a Gaza non esiste un luogo sicuro neanche per gli operatori umanitari. Nell’intervista che vi proponiamo abbiamo chiesto a Martina di dipingere il quadro del genocidio al quale ha assistito. Si tratta di uno spaccato estremamente duro e desolante, nel quale tuttavia si cerca con difficoltà di restare umani. Martina Marchiò è responsabile delle attività mediche per l’ONG francese, vi proponiamo la sua testimonianza (23 minuti).Ascolta o scarica Martina Marchiò è anche autrice di diversi libri. Lo scorso anno Infinito edizioni ha pubblicato la sua ultima opera intitolata: “Brucia anche l’umanità. Diario di un’infermiera a Gaza”.  
July 24, 2025
Radio Onda d`Urto