Sudan, 3 anni di guerra in 3 parole: catastrofe, impunità e atrocitàTre anni di guerra in Sudan si riassumono in 3 parole: catastrofe, atrocità e
impunità. Catastrofe perché si tratta della crisi umanitaria più grave al mondo,
con circa 14 milioni di persone costrette a fuggire dalle loro case. Atrocità
perché le persone vengono massacrate a causa della propria etnia, subendo
torture, fame e violenza. Impunità perché questa guerra viene combattuta senza
alcun riguardo per i civili e in palese violazione del diritto internazionale
umanitario.
“Il mondo deve agire ora. La crisi in Sudan non è solo una catastrofe
umanitaria, ma un fallimento politico collettivo” dichiara il dr. Javid
Abdelmoneim, presidente internazionale di Medici Senza Frontiere (MSF). “Non
solo le parti in conflitto e i loro alleati devono adottare misure immediate e
concrete per proteggere la popolazione, ma devono essere anche ritenute
responsabili delle violazioni in corso. La popolazione sudanese deve essere
protetta in ogni momento, ovunque si trovi”.
Lo scontro tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido
(RSF), insieme ai gruppi alleati di entrambe le parti, ha provocato uno
smantellamento sistematico dei servizi essenziali su cui la popolazione fa
affidamento, tra cui l’assistenza sanitaria, la protezione e la sicurezza
alimentare e di base.
Nel 2025, i team di MSF hanno curato più di 7.700 pazienti vittime di violenza
fisica – inclusi feriti per arma da fuoco – hanno fornito oltre 250.000 visite
mediche di emergenza e hanno condotto più di 4.200 visite per casi di violenza
sessuale, molto spesso utilizzata come arma di guerra, e che colpisce in primo
luogo le donne.
Nello stesso periodo, più di 15.000 bambini sotto i 5 anni sono stati ricoverati
nei programmi nutrizionali ospedalieri di MSF a causa della malnutrizione acuta,
una condizione in aumento, che aggrava il rischio di decesso per malattie
altrimenti curabili.
Nel loro insieme, questi dati dimostrano che, al di là delle vittime dirette del
conflitto, la violenza incessante sta infliggendo un danno profondo e di vasta
portata, con gravi conseguenze per la salute della popolazione.
Un sistema sanitario indebolito e preso di mira
Nel corso del conflitto, i programmi di vaccinazione sono stati interrotti e i
sistemi di sorveglianza sanitaria compromessi, accelerando la diffusione di
malattie e ritardando l’individuazione delle epidemie. La risposta umanitaria
internazionale — compresa quella delle agenzie delle Nazioni Unite, in
particolare nel Darfur — non è ancora sufficiente a prevenire perdite evitabili
di vite umane. I tagli ai finanziamenti stanno peggiorando ulteriormente una
situazione già disastrosa, e ancora una volta sono le persone a pagarne il
prezzo: muoiono per cause prevenibili perché le autorità sudanesi e la comunità
internazionale non riescono a venire in loro aiuto.
MSF ha assistito a ricorrenti focolai di malattie mortali, ma prevenibili, in
tutto il Sudan: dal morbillo nel Darfur all’epatite E nello Stato di Jazeera,
fino al colera nel Khartoum o nel Nilo Bianco. Nel 2025 MSF ha curato più di
12.000 pazienti colpiti da morbillo e quasi 42.200 colpiti da colera. Queste
ondate stanno costando la vita alle persone più vulnerabili, specialmente
bambini e donne in gravidanza.
“La mia bambina è nata prematura, perché la guerra ci ha costretti a fuggire da
Omdurman mentre ero incinta” racconta Ferdos Salih, madre di una bambina di 11
mesi colpita da morbillo e malnutrizione acuta grave, ricoverata all’ospedale
universitario di El Geneina, nel Darfur occidentale. “Ha sofferto molto a causa
dei ripetuti ricoveri. Inoltre, non era stata vaccinata a causa della guerra”.
Gli ospedali sono stati saccheggiati, bombardati e occupati. Il personale medico
è stato minacciato, arrestato o costretto a fuggire, mentre alle ambulanze è
stato impedito di raggiungere i feriti.
Da aprile 2023, più di 2.000 persone sono state uccise e 720 ferite in 213
attacchi a strutture sanitarie in tutto il paese — nel 2025, secondo l’OMS, in
Sudan si è verificato l’82% di tutti i decessi globali causati da attacchi alle
strutture sanitarie. Nello stesso periodo, MSF ha documentato 100 attacchi
contro il proprio personale, le strutture supportate e le forniture mediche.
Il 2 aprile, un attacco all’ospedale di Al Jabalain, che secondo fonti locali
sarebbe stato compiuto dalle RSF, ha causato 10 vittime, tra cui 7 membri del
personale medico, alcuni dei quali avevano precedentemente lavorato con MSF.
Solo 2 settimane prima, il 20 marzo, un attacco contro l’ospedale di El Daein,
nel Darfur orientale, che, sempre secondo fonti locali, sarebbe stato compiuto
dalle SAF, ha causato la morte di 70 persone, tra cui 15 bambini.
Eppure, nonostante le minacce costanti, i ripetuti attacchi da entrambe le parti
in conflitto e la continua indifferenza internazionale, i volontari e il
personale medico sudanese continuano a dimostrare una dedizione straordinaria,
impegnandosi a fornire assistenza dove è più necessaria.
“Le autorità sudanesi continuano a rendere talvolta impossibile per MSF e altri
attori umanitari fornire o potenziare le cure salvavita — sia bloccando il
nostro ingresso in determinate aree, sia impedendoci di svolgere le nostre
attività anche dopo il nostro arrivo” afferma Amande Bazerolle, capomissione di
MSF in Sudan. “L’impossibilità di intervenire costringe MSF in una posizione
inaccettabile: incapace di rispondere a sofferenze e morti evitabili nonostante
sia pronta e disposta a farlo”.
Oggi, la vasta regione del Kordofan – nella parte centro-meridionale del paese –
è la zona di conflitto più instabile e attiva e si teme che possa diventare il
prossimo teatro di atrocità, come è già accaduto in passato in altre regioni,
tra cui il Darfur, il Khartoum o la Gezira. È anche una delle aree meno
accessibili per le organizzazioni umanitarie, il che rende le comunità ancora
più vulnerabili man mano che la violenza si intensifica.
Un ciclo di violenza inarrestabile contro i civili
Negli ultimi mesi, MSF ha osservato un preoccupante cambiamento nelle modalità
della guerra, compreso un uso massiccio di droni sia da parte delle RSF che
delle SAF. Questi attacchi si verificano sempre più spesso ben oltre le linee
del fronte, prendendo di mira infrastrutture logistiche e zone civili densamente
popolate.
Da febbraio, MSF ha prestato soccorso a circa 400 persone ferite da attacchi con
droni che hanno colpito zone civili nel Ciad orientale e in varie aree del
Darfur. Secondo le Nazioni Unite, questi attacchi hanno causato la morte di
oltre 500 civili dal 1° gennaio al 15 marzo di quest’anno.
“I team di MSF stanno accogliendo pazienti con ferite orribili: ferite
trapassanti, arti amputati, ustioni devastanti – molti dei quali sono già morti
quando arrivano in ospedale” afferma Muriel Boursier, coordinatrice delle
emergenze di MSF nel Darfur. “La portata della violenza e delle atrocità a cui
assistiamo è insopportabile”.
Questi attacchi, condotti in evidente violazione del diritto internazionale
umanitario, non sono sempre diretti contro obiettivi militari. Ciò segna
l’ennesimo grave deterioramento di un conflitto in cui le sofferenze della
popolazione continuano ad aggravarsi.
Un fallimento politico collettivo
La crisi in Sudan non è solo una catastrofe umanitaria: è anche un fallimento
politico collettivo. Dopo 3 anni di quella che è diventata la più grave crisi
umanitaria al mondo, la risposta dei governi e delle organizzazioni
internazionali non è riuscita a soddisfare nemmeno le aspettative più
elementari.
I ripetuti avvertimenti sulle atrocità, comprese quelle commesse contro le
comunità non arabe a El Fasher da parte delle RSF, non hanno portato ad alcuna
azione significativa.
Nel frattempo, bambini, madri e altre persone nelle comunità continuano a morire
ogni giorno, sia a causa della violenza indiscriminata contro i civili, incluse
uccisioni di massa, fame, torture e stupri, sia per la mancanza dei servizi di
base che il sistema umanitario internazionale dovrebbe fornire.
Da aprile 2023, quasi 14 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare
le proprie case e molte sono dovute fuggire più volte, perdendo tutto. Le due
parti in conflitto, che in precedenza formavano il governo del Sudan, stanno
smantellando la capacità del paese di proteggere, curare e sostenere la propria
popolazione.
“Ora più che mai, la protezione dei civili, il rispetto delle strutture
sanitarie, la responsabilità per le atrocità e l’accesso umanitario sono urgenti
e non negoziabili” conclude Amande Bazerolle di MSF. “3 anni di guerra sono già
costati al Sudan un prezzo incalcolabile. Permettere che questa traiettoria
continui rischia di condannare un’intera generazione”.
Le parti in conflitto e i loro alleati devono adottare misure immediate e
concrete per proteggere i civili. Devono essere ritenuti responsabili delle
violazioni in corso, che stanno infliggendo immense sofferenze alla popolazione.
Gli attori internazionali influenti devono esercitare con urgenza una pressione
diplomatica significativa su coloro che finanziano, armano o sostengono
politicamente le parti in conflitto. Anche se finora hanno tragicamente fallito
nell’usare la loro influenza per fermare le atrocità di massa, esiste ancora una
possibilità per influenzare la situazione e prevenire ulteriori crimini.
Il silenzio e l’inazione stanno contribuendo a prolungare le sofferenze di
milioni di persone.
Medecins sans Frontieres