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Haiti, aumento violenze a Port-au-Prince: struttura MSF diventa campo di battaglia, 1 morto
Medici Senza Frontiere (MSF) è profondamente preoccupata per la recente intensificazione degli scontri tra la polizia nazionale haitiana (PNH) e i gruppi armati nel quartiere Bel Air di Port-au-Prince. In questa zona della capitale, dove non sono disponibili altri servizi medici, i team di MSF gestiscono una clinica un giorno alla settimana, mentre volontari locali sono presenti ogni giorno per fornire assistenza di base ai pazienti. Il 6 gennaio l’ex edificio scolastico utilizzato per le attività mediche di MSF è diventato il campo di battaglia di intensi combattimenti tra un gruppo armato e la PNH. 7 volontari locali sono rimasti intrappolati per diverse ore prima di riuscire a fuggire. Questi eventi hanno anche causato la morte di un ex volontario locale che aveva collaborato con MSF nel 2025. Gravemente ferito, è arrivato alla clinica pochi minuti dopo l’evacuazione del personale. Non potendo ricevere le cure di primo soccorso, è morto a causa delle ferite riportate davanti al cancello dell’edificio. Questo non è un caso isolato. L’aumento della violenza sta mettendo seriamente in pericolo la vita di migliaia di civili che vivono in questo quartiere e sta compromettendo in modo allarmante il loro accesso all’assistenza sanitaria. MSF invita tutte le parti a rispettare le strutture mediche, il personale sanitario, i pazienti e i civili. “Gli interventi medici che svolgiamo a Bel Air e Bas Delmas garantiscono cure essenziali a diverse migliaia di pazienti ogni mese. Senza queste cliniche, queste persone sarebbero completamente private dell’accesso all’assistenza sanitaria” afferma Nicholas Tessier, capomissione di MSF ad Haiti. “Oggi, a causa di questo nuovo episodio di violenza, siamo costretti a sospendere tutte le nostre attività a Bel Air fino a nuovo avviso”. Medecins sans Frontieres
Amnesty International: “La decisione di Israele di vietare l’azione delle ong a Gaza è un’escalation del genocidio”
“La decisione del governo israeliano di revocare il permesso di operare nella Striscia di Gaza, a partire dal 1° gennaio 2026, a una serie di organizzazioni umanitarie tra le quali Medici senza frontiere, Consiglio norvegese per i rifugiati, CARE e Oxfam non è solo un oltraggio ma costituisce anche una deliberata escalation del genocidio contro le persone palestinesi”. Lo ha dichiarato Erika Guevara Rosas, Alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International. “Impedire aiuti salvavita mentre la popolazione civile è colpita dalle fame, dalle malattie e dalle bombe nonostante il cosiddetto cessate il fuoco è una clamorosa violazione del diritto internazionale e un assalto all’umanità, una punizione collettiva su scala catastrofica”, ha aggiunto Guevara Rosas. “A questo si aggiunga che la Knesset ha appena approvato una nuova legge contro l’Unrwa, che affida alle autorità israeliane il potere di interrompere le forniture di acqua, elettricità, carburante e le comunicazioni alle strutture dell’agenzia Onu, sequestrare le sue proprietà a Gerusalemme Est, compresi i principali uffici e i centri di istruzione e formazione. La legge, inoltre, priva la stessa agenzia dei privilegi e delle immunità garantiti dal diritto internazionale. Questo voluto tentativo di smantellare il mandato dell’Unrwa fa parte di una sistematica campagna contro i meccanismi internazionali e i servizi umanitari essenziali”, ha proseguito Guevara Rosas. “Il mondo non può rimanere in silenzio. Chiediamo ai governi, alle istituzioni e ai leader di agire immediatamente per pretendere la fine di queste atrocità in quanto bloccare gli aiuti e i servizi salvavita è una consapevole strategia di punizione collettiva, per opporsi allo smantellamento delle attività dell’Unrwa a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza e di tutte le altre organizzazioni umanitarie e per garantire senza alcun ostacolo l’accesso umanitario e le risorse indispensabili per proteggere le persone palestinesi. Ogni ora che passa senza agire costa vite umane”, ha concluso Guevara Rosas. Amnesty International
Striscia di Gaza allo stremo, le Ong denunciano: “La fame colpisce anche chi presta aiuto, mentre l’assedio israeliano ostacola ogni risposta umanitaria”
Mentre l’assedio imposto dal governo israeliano affama la popolazione della Striscia di Gaza, anche le operatrici e gli operatori umanitari si trovano costretti a mettersi in fila per il cibo, rischiando di essere colpiti pur di sfamare le loro stesse famiglie. Con le scorte ormai completamente esaurite, le organizzazioni umanitarie vedono le proprie squadre e collaboratori deperire giorno dopo giorno. Esattamente due mesi dopo l’inizio delle operazioni della Gaza Humanitarian Foundation, un meccanismo sotto il controllo del governo israeliano, 109 organizzazioni*, fra le quali Amnesty International, hanno lanciato l’allarme e chiesto ai governi di agire: aprire tutti i valichi di frontiera via terra; ripristinare il flusso completo di cibo, acqua potabile, forniture mediche, materiali per ripararsi e carburante attraverso un sistema fondato sui principi umanitari e guidato dalle Nazioni Unite; porre fine all’assedio e raggiungere subito un cessate il fuoco. “Ogni mattina, nella Striscia di Gaza, si ripete la stessa domanda: oggi mangerò?”, ha detto un rappresentante di un’organizzazione umanitaria. I massacri nei punti di distribuzione alimentare avvengono quasi quotidianamente. Al 13 luglio, le Nazioni Unite avevano confermato che 875 persone palestinesi erano state uccise mentre cercavano cibo: 201 persone lungo i percorsi degli aiuti e le restanti nei punti di distribuzione. Migliaia sono le persone ferite. Nel frattempo, le forze israeliane hanno costretto quasi due milioni di palestinesi esausti allo sfollamento, con l’ultima ordinanza di massa emessa il 20 luglio, che li confina in meno del 12 per cento del territorio della Striscia di Gaza. Il Programma alimentare mondiale (World Food Programme – Wfp) avverte che le attuali condizioni rendono impossibile operare. L’uso della fame nei confronti della popolazione civile come arma costituisce un crimine di guerra. Appena fuori dalla Striscia di Gaza, e persino all’interno, tonnellate di cibo, acqua potabile, forniture mediche, materiali per ripararsi e carburante restano inutilizzate, mentre alle organizzazioni umanitarie viene impedito l’accesso e la distribuzione. Le restrizioni, i ritardi e la frammentazione imposti dal governo israeliano attraverso l’assedio totale hanno prodotto caos, fame e morte. Un’operatrice che fornisce sostegno psicosociale ha descritto l’impatto devastante sui bambini: “I bambini dicono ai genitori che vogliono andare in paradiso, perché almeno lì c’è il cibo”. Il personale medico riferisce livelli senza precedenti di malnutrizione acuta, in particolare tra bambine, bambini e persone anziane. Si stanno diffondendo malattie come la diarrea acuta, i mercati sono vuoti, i rifiuti si accumulano e le persone adulte crollano in strada per la fame e la disidratazione. Le distribuzioni nella Striscia di Gaza si aggirano in media intorno ai 28 camion al giorno: una quantità del tutto insufficiente per oltre due milioni di persone, molte delle quali non ricevono assistenza da settimane. Il sistema umanitario guidato dalle Nazioni Unite non ha fallito: è stato messo nella condizione di non funzionare. Le organizzazioni umanitarie dispongono delle risorse e della capacità per intervenire su larga scala. Ma vedendoci negato l’accesso, non possiamo raggiungere le persone che necessitano di aiuto – comprese le nostre stesse squadre, stremate e affamate. Il 10 luglio, l’Unione europea e Israele hanno annunciato misure per incrementare gli aiuti. Ma queste promesse di “progressi” suonano vuote quando nessun cambiamento concreto si realizza sul terreno. Ogni giorno senza un flusso sostenuto di aiuti significa nuove morti per malattie prevenibili. Bambine e bambini muoiono di fame nell’attesa di promesse che non si concretizzano mai. Le persone palestinesi sono intrappolate in un ciclo di speranza e disperazione: attendono assistenza e il cessate il fuoco, solo per risvegliarsi in condizioni sempre peggiori. Non è solo una sofferenza fisica, ma anche psicologica. La sopravvivenza viene prospettata come un miraggio. Il sistema umanitario non può funzionare sulla base di false promesse. Il lavoro umanitario non può reggersi su scadenze indefinite o su impegni politici che non garantiscono un reale accesso. I governi devono smettere di attendere un permesso per agire. Non possiamo più sperare che gli attuali accordi siano sufficienti. È il momento di agire con decisione: chiedere un cessate il fuoco immediato e permanente; rimuovere ogni restrizione burocratica e amministrativa; aprire tutti i valichi via terra; garantire l’accesso a tutte le persone in ogni zona della Striscia di Gaza; respingere i modelli di distribuzione controllati dalle autorità militari; ripristinare un intervento umanitario fondato sui principi umanitari e guidato dalle Nazioni Unite; continuare a finanziare le organizzazioni umanitarie imparziali e fondate su principi umanitari. Gli stati devono adottare misure concrete per porre fine all’assedio, come ad esempio interrompere il trasferimento di armi e munizioni. Accordi frammentari e gesti simbolici, come i lanci aerei o accordi impraticabili sugli aiuti, servono solo a nascondere l’inazione. Non possono sostituire l’obbligo giuridico e morale degli stati di proteggere la popolazione civile palestinese e garantire un accesso significativo su larga scala agli aiuti. Gli stati possono e devono salvare vite umane, prima che non ne resti più alcuna da salvare. *Le Ong firmatarie: 1. American Friends Service Committee (AFSC) 2. A.M. Qattan Foundation 3. A New Policy 4. ACT Alliance 5. Action Against Hunger (ACF) 6. Action for Humanity 7. ActionAid International 8. American Baptist Churches Palestine Justice Network 9. Amnesty International 10. Asamblea de Cooperación por la Paz 11. Associazione Cooperazione e Solidarietà (ACS) 12. Bystanders No More 13. Campain 14. CARE 15. Caritas Germany 16. Caritas Internationalis 17. Caritas Jerusalem 18. Catholic Agency for Overseas Development (CAFOD) 19. Center for Mind-Body Medicine (CMBM) 20. CESVI Fondazione 21. Children Not Numbers 22. Christian Aid 23. Churches for Middle East Peace (CMEP) 24. CIDSE- International Family of Catholic Social Justice Organisations 25. Cooperazione Internazionale Sud Sud (CISS) 26. Council for Arab‑British Understanding (CAABU) 27. DanChurchAid (DCA) 28. Danish Refugee Council (DRC) 29. Doctors against Genocide 30. Episcopal Peace Fellowship 31. EuroMed Rights 32. Friends Committee on National Legislation (FCNL) 33. Forum Ziviler Friedensdienst e.V. 34. Gender Action for Peace and Security 35. Global Legal Action Network (GLAN) 36. Global Witness 37. Health Workers 4 Palestine 38. HelpAge International 39. Humanity & Inclusion (HI) 40. Humanity First UK 41. Indiana Center for Middle East Peace 42. Insight Insecurity 43. International Media Support 44. International NGO Safety Organisation 45. Islamic Relief 46. Jahalin Solidarity 47. Japan International Volunteer Center (JVC) 48. Kenya Association of Muslim Medical Professionals (KAMMP) 49. Kvinna till Kvinna Foundation 50. MedGlobal 51. Medico International 52. Medico International Switzerland (medico international schweiz) 53. Medical Aid for Palestinians (MAP) 54. Mennonite Central Committee (MCC) 55. Médecins Sans Frontières (MSF) 56. Médecins du Monde France 57. Médecins du Monde Spain 58. Médecins du Monde Switzerland 59. Mercy Corps 60. Middle East Children’s Alliance (MECA) 61. Movement for Peace (MPDL) 62. Muslim Aid 63. National Justice and Peace Network in England and Wales 64. Nonviolence International 65. Norwegian Aid Committee (NORWAC) 66. Norwegian Church Aid (NCA) 67. Norwegian People’s Aid (NPA) 68. Norwegian Refugee Council (NRC) 69. Oxfam International 70. Pax Christi England and Wales 71. Pax Christi International 72. Pax Christi Merseyside 73. Pax Christi USA 74. Pal Law Commission 75. Palestinian American Medical Association 76. Palestinian Children’s Relief Fund (PCRF) 77. Palestinian Medical Relief Society (PMRS) 78. Peace Direct 79. Peace Winds 80. Pediatricians for Palestine 81. People in Need 82. Plan International 83. Première Urgence Internationale (PUI) 84. Progettomondo 85. Project HOPE 86. Quaker Palestine Israel Network 87. Rebuilding Alliance 88. Saferworld 89. Sabeel‑Kairos UK 90. Save the Children (SCI) 91. Scottish Catholic International Aid Fund 92. Solidarités International 93. Støtteforeningen Det Danske Hus i Palæstina 94. Swiss Church Aid (HEKS/EPER) 95. Terre des Hommes Italia 96. Terre des Hommes Lausanne 97. Terre des Hommes Nederland 98. The Borgen Project 99. The Center for Mind-Body Medicine (CMBM) 100. The Glia Project 101. The Global Centre for the Responsibility to Protect (GCR2P) 102. The Institute for the Understanding of Anti‑Palestinian Racism 103. Un Ponte Per (UPP) 104. United Against Inhumanity (UAI) 105. War Child Alliance 106. War Child UK 107. War on Want 108. Weltfriedensdienst e.V. 109. Welthungerhilfe (WHH) Amnesty International