ISTAT: la mappa del benessere conferma la tradizionale spaccatura tra Nord e Sud
Tutte le regioni del Nord e del Centro (con l’eccezione del Lazio) registrano
prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori
relativi al Benessere equo e sostenibile (Bes) disponibili a livello regionale,
nel Mezzogiorno (fatta eccezione per l’Abruzzo) la maggioranza degli indicatori
segnala livelli inferiori alla media Italia. Il Friuli-Venezia Giulia e le due
Province Autonome presentano, in almeno 10 sui 12 domini di benessere, valori
medi superiori al valore dell’Italia. All’opposto, Campania, Puglia e Calabria
hanno, in almeno 10 dei 12 domini, valori medi peggiori rispetto al riferimento
nazionale. La distanza tra Nord e Mezzogiorno appare particolarmente evidente in
domini chiave come Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico
e Relazioni sociali. Ciononostante, il quadro non è del tutto omogeneo: Abruzzo
e Sardegna si distinguono spesso in positivo nel contesto meridionale, con
valori in linea con la media nazionale, mentre in settori come Innovazione,
ricerca e creatività si evidenziano ritardi anche in alcune regioni
centro-settentrionali (come Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Liguria). I domini
relativi a Sicurezza, Benessere soggettivo e Ambiente mostrano una variabilità
territoriale più articolata che non segue il classico gradiente Nord-Sud. In
particolare, nel dominio Sicurezza le regioni del Mezzogiorno (ad eccezione
della Campania) registrano livelli migliori della media nazionale, mentre le
grandi aree metropolitane del Centro-Nord (prima di tutto il Lazio, seguito da
Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana) sono penalizzate da una maggiore incidenza
di reati predatori e violenze. E’ quanto evidenzia la tredicesima edizione del
Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’ISTAT, avviato nel 2010
sulla scia del Rapporto Stiglitz-Sen-Fitoussi, che rappresenta una sfida
tematica e metodologica per il monitoraggio della qualità della vita delle
persone, della sostenibilità del progresso e della distribuzione del benessere
nella popolazione e sul territorio.
Il confronto con l’Europa (media UE27), basato su 40 indicatori, evidenzia una
situazione più favorevole per l’Italia per 12 indicatori e meno favorevole per
18. L’Italia mostra i risultati migliori nei domini della Salute, della
Sicurezza e per alcuni indicatori sull’Ambiente; le maggiori criticità nei
domini dell’Istruzione e formazione, del Lavoro e conciliazione dei tempi di
vita e dell’Innovazione, ricerca e creatività. Le quote di persone con almeno il
diploma e di laureati sono inferiori rispettivamente di 14,2 e 13,7 punti
percentuali rispetto alla media europea, con divari leggermente più accentuati
tra gli uomini. Valori inferiori all’UE27 si registrano anche per le competenze
digitali almeno di base (54,3%; 60,4% UE27) e la quota di giovani che non
lavorano e non studiano (Neet) resta superiore alla media europea (13,3%; 11,0%
UE27). Il tasso di occupazione è inferiore di 8,5 punti percentuali rispetto
alla media europea, con un divario particolarmente ampio tra le donne (-13,3
punti contro -3,8 per gli uomini). Criticità emergono anche per il tasso di
mancata partecipazione e per il part-time involontario. Quest’ultimo registra
uno degli scostamenti più elevati in termini relativi (-4,6 punti percentuali
nel complesso e -8,2 punti tra le donne). La speranza di vita alla nascita, che
in Italia è tra le più alte al mondo, si mantiene su livelli superiori alla
media europea (+2,2 anni), e il vantaggio è più intenso tra gli uomini (+2,7
anni, +1,6 anni per le donne). Risultati favorevoli anche per la mortalità
evitabile (16,0 decessi standardizzati per 10.000 residenti contro 23,8
nell’UE27). Il tasso di omicidi volontari colloca l’Italia in una situazione più
favorevole rispetto alla media UE27; il vantaggio riguarda sia gli uomini sia le
donne. Nel dominio Innovazione, ricerca e creatività l’Italia mostra ritardi
rispetto alla media UE27, soprattutto per la quota di lavoratori della
conoscenza (-8,1 punti percentuali) e per l’intensità di ricerca (pari a 1,40%
del Pil per l’Italia, 2,26% per l’Ue). In controtendenza gli investimenti in
proprietà intellettuale che crescono a un tasso più elevato della media europea
(inferiore tuttavia a quello di alcuni principali paesi membri).
Il rischio di povertà colloca, infine, l’Italia in una situazione peggiore
rispetto alla media europea (+2,3 punti percentuali). Anche l’indicatore
relativo alla grande difficoltà ad arrivare a fine mese e la disuguaglianza del
reddito disponibile pongono l’Italia in svantaggio. Al contrario, il
sovraccarico del costo dell’abitazione e la grave deprivazione materiale e
sociale collocano l’Italia su livelli relativamente migliori rispetto a quelli
europei.
Qui il Rapporto BES 2026:
https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/10/Bes-2026-Ebook.pdf.
Giovanni Caprio