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Processo naufragio Cutro: dalla exit strategy al livello politico
Le chat tra gli ufficiali della Guardia di Finanza che delineano il tentativo di concordare una versione ufficiale finite nel fascicolo del Tribunale di Crotone. Le chat tra gli ufficiali della Guardia di Finanza che delineano il tentativo di concordare una versione ufficiale per giustificare le falle operative sono finite nel fascicolo del Tribunale di Crotone. A rivelarle durante l’udienza di martedì 24 febbraio è stato il maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara, che ha firmato l’informativa delle indagini, nel corso della testimonianza.  Pochi giorni dopo la tragedia, il 3 marzo 2023, il comandante del Gan di Taranto Nicolino Vardaro, imputato nel processo, scambia messaggi con il suo vicecomandante Pierpaolo Atzori, non indagato. Il maggiore Cara definisce questi testi “rilevanti perché si parla di exit strategy.” La chat rilevante degli ufficiali Gdf Atzori riferisce a Vardaro di aver parlato con il comandante del Roan di Vibo Valentia Alberto Lippolis, il quale “mi suggeriva di cominciare a pensare a una ‘exit strategy’… un ‘brainstorming’, in modo poi da essere pronti”. L’obiettivo descritto da Atzori era “convergere tutti verso una, una decisione comune” prima delle indagini, poiché “quelli vanno, andranno a guardare tutto”. Riguardo al ritardo del pattugliatore Barbarisi, uscito dal porto di Crotone alle 2.30, il maggiore Cara illustra il contenuto dei messaggi: “Vardaro nei messaggi – ha riferito Cara – spiega ad Atzori che si poteva giustificare questo ritardo perché prima di uscire andavano valutate per bene le condizioni meteo in atto e che solo dopo un attento studio il mezzo era stato fatto uscire. Vardaro dice di aver dato incarico a Somma (il comandante del Barbarisi, non indagato) di studiare bene cosa può fare quel mezzo”. Il comandante del Gan di Taranto motiva inoltre l’uscita tardiva basandosi su un “calcolo cinematico che prevedeva l’arrivo del caicco in acque territoriali per le 3:30, ritenendo quindi sufficiente uscire un’ora prima anche per non stressare gli equipaggi mettendo anche a repentaglio la sicurezza dell’unità navale e degli equipaggi il meno possibile, riducendo diciamo i rischi”. Sul mancato utilizzo di un elicottero, Vardaro fornisce ad Atzori giustificazioni logistiche chiare: “L’aeroporto di Grottaglie di notte è chiuso, l’equipaggio non c’era e comunque noi abbiamo la piazzola in manutenzione”. Le direttive e il livello politico al processo sul naufragio di Cutro L’ultima parte della testimonianza di Cara al processo per il naufragio di Cutro si è concentrata su una direttiva del 24 giugno 2022 firmata dal capitano di vascello Gianluca D’Agostino. Il maggiore Cara chiarisce l’espressione in essa contenuta: “Il livello politico ci ha spiegato D’Agostino è da intendere come policy del mare, lui dice di aver usato quel termine livello politico per distinguerlo da quello delle attività tattiche operative”. Prendendo spunto dalla relazione di servizio di D’Agostino (che è nell’elenco testimoni del pm e dovrà deporre prossimamente), l’ufficiale dei carabinieri ha detto: “Il capitano di corvetta D’Agostino nella relazione di servizio agli atti del processo spiega la funzioni del tavolo tecnico per il coordinamento delle attività di polizia (law and enforcment). La direttiva è successiva a due precedenti incontri presso il Viminale alla presenza dell’allora ministro Luciana Lamorgese nel corso del quale il comandante generale della Guardia di Finanza aveva rappresentato una problematica relativa agli atti di polizia giudiziaria compiuti che risultavano nulli perché intervenuti oltre le 12 miglia e quindi la procura non riconosceva le competenze territoriali. Si proponeva che da 12 a 24 miglia – la cosiddetta zona contigua – la Gdf eseguisse il monitoraggio e poi intervenisse solo entro le 12 miglia, acque territoriali”. Il maggiore Cara ha aggiunto che “un precedente tavolo tecnico aveva studiato l’arretramento operativo della Gdf. D’Agostino dice che siccome la proposta avrebbe creato confusione operativa, necessitava un chiarimento e per questo invia la mail in cui parla di livello politico. A noi D’agostino spiega che il livello politico è inteso come policy, ci dice che quelle istruzioni non sono state impartite dai politici, ma usa il termine per differenziarlo da attività tattiche operative”. Il collegio penale ha già fissato il calendario delle prossime udienze, che si terranno il 10 marzo alle 14.30, il 24 marzo alle 16, il 31 marzo alle 14.30 ed il 7 aprile alle 14.30. Redazione Italia
February 26, 2026
Pressenza
Processo di Cutro, parlano i familiari delle vittime: “Almeno chiedeteci scusa”
Martedì 24 febbraio a Cutro prima dell’udienza si è tenuta la conferenza stampa dei parenti delle vittime della strage. Hanno detto che è difficile vivere senza giustizia, è difficile sopravvivere ogni giorno con le ombre dei nostri cari che sono arrivati morti sulle vostre coste, vivere giorno per giorno nella speranza che non accada ad altri, vivere nella paura che altri membri delle nostre famiglie e bambini, padri, nonni siano costretti ad attraversare il mare per piangere sulle tombe dei propri cari. Farzaneh è arrivata a Crotone dalla Germania grazie all’associazione Carovane Migranti insieme alla mamma Laila Temori e alla sorella Fatima Maleki per partecipare alle commemorazioni del terzo anniversario della tragedia. Ecco la sua dichiarazione. “Siamo stanchi di tutta questa morte, sofferenza e ingiustizia. Siamo venuti in Europa in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa, in Paesi che si definiscono culle della democrazia e dei diritti umani, ma oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mare. Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza”. Farzaneh ha chiamato uno per uno i responsabili della tragedia di Cutro, i sei ufficiali che non hanno agito tempestivamente per soccorrere il cacicco travolto dalle onde e dalle secche della spiaggia di Cutro. Davanti alla stampa, agli avvocati e all’eurodeputato Mimmo Lucano Farzaneh ha dichiarato che secondo le prove raccolte finora le persone che avevano la responsabilità al momento dell’incidente e che non hanno fornito i doverosi soccorsi sono gli ufficiali Nicolino  Vardaro Giuseppe Grillo, Alberto Lippolis, Nino Lo Presti, Nicola Manio e Francesca Perfido. “Chiediamo a queste persone” ha continuato Farzaneh “e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Perché i soccorsi non sono arrivati, perché la vita delle persone è stata ignorata? Ci attendiamo delle scuse da queste persone. Non è stato un incidente, ma è stata una grave irresponsabilità degli apparati dello Stato italiano. Queste persone devono affrontare le conseguenze delle loro azioni. I familiari da anni chiedono almeno di poter ottenere dei visti affinché i genitori e i nonni che sono ancora nei Paesi di provenienza dei migranti morti a Cutro possano elaborare il lutto, prendere contatto con la morte dei loro cari e pregare sulle loro tombe. Finora il governo della Meloni non ha dato risposte nonostante abbiano nel 2023 promesso ai familiari assistenza e solidarietà”. Durante l’udienza il colonnello Cara dei Carabinieri ha ricostruito la cronologia delle telefonate che si sono intercorse nelle 24 ore prima del naufragio, dimostrando come Guardia Costiera e Guardia di Finanza si sono rimpallate le responsabilità insieme al centro operativo di Roma rispetto alla possibilità di uscire con delle lance per poter intercettare e salvare i profughi del cacicco Summer Love. Dall’udienza e dalla testimonianza del colonnello dei Carabinieri è emersa una situazione complessa, con comunicazioni che si contraddicevano; già alle 22 Frontex aveva avvisato che il cacicco navigava con un carico cospicuo di essere umani tutti in coperta in condizioni meteo-marine assolutamente drammatiche. Quello che posso dire di aver capito da questa scorcio di udienza è che le responsabilità del rimpallo fra Guardia di Finanza e Guardia Costiera sono politiche, nel senso che i decisori politici hanno dato un mandato ben chiaro alle nostre unità navali: aspettare prima di salvare, privilegiare un’azione di Law and enforcement al posto di un’attività di Search and rescue. Per questo nonostante le chiamate da parte di telefoni cellulari col numero internazionale dalla Summer Love fino alle quattro di notte, ora dell’inizio del naufragio sulle secche di Steccato di Cutro, nessuno si è mosso, nessuna unità navale è uscita per un’attività di soccorso. Secondo l’avvocato dell’ASGI Dario Belluccio, che difende la famiglia Maleki, sono proprio le regole di ingaggio che sono cambiate, da Mare Nostrum, in cui l’obiettivo era salvare i migranti, a Frontex, in cui l’obiettivo è sostanzialmente  respingerli. L’avvocato Belluccio ha spiegato che non sarà un processo facile sia per il ruolo e le alte cariche degli imputati, sia perché non è facile mettere in discussione il paradigma politico che soggiace ai naufragi, cioè la scelta di non favorire l’arrivo dei migranti, anche quelli che avrebbero tutti diritti di essere accolti, visto che sono in fuga da dittature religiose e politiche, da situazioni pesanti di conflitto. Invece si preferisce farli morire in mare, lungo la rotta balcanica o al confine tra Italia e Francia. Dopo questa lunga giornata, in cui sono stato vicino al dolore dei familiari traducendo le loro parole dal tedesco, visto che l’altra lingua parlata che quasi nessuno conosce è il farsi, mi chiedo cosa diranno tra cinquanta o cento anni quelli che verranno dopo di noi. Mi chiedo come ci giudicheranno per aver lasciato accadere un simile disastro.     Manfredo Pavoni Gay
February 25, 2026
Pressenza
Cutro-Milano, tre anni dopo
Giovedì 26 febbraio 2026 alle 20:30 Camera del Lavoro, Corso di Porta Vittoria 43, Milano Il 26 febbraio di tre anni fa in piena notte, verso le 4 del mattino, la Summer Love si schiantava sulla spiaggia di Steccato di Cutro con più di 200 migranti a bordo. Almeno 94 le vittime, fra cui 34 bambini; 50 i sopravvissuti, un numero imprecisato di dispersi in mare. Non possiamo lasciar passare nel silenzio questo terzo anniversario del naufragio. È indispensabile fare memoria delle vittime e fermarsi a riflettere su quanto è successo a Cutro, tanto più che in queste settimane ha preso il via il processo alla catena di comando che quella notte rifiutò il soccorso, processo di cruciale importanza, ma di cui nessuno parla. E intanto il mare continua a depositare sulle nostre spiagge altri corpi delle centinaia di vittime che hanno continuato a morire nel Mediterraneo. Milano ricorda il naufragio di Cutro ed è vicina al dolore dei familiari delle vittime. Ci ritroviamo giovedì 26 febbraio ore 20:30 alla Camera del lavoro metropolitana, con un estratto dallo spettacolo “Le carovane del Mediterraneo”, a cura di Betel Teatro, con la mostra di disegni “Sul mare spinato” di Francesco Piobbichi, e con Giuseppe Pipita, direttore de Il Crotonese e membro della Rete 26 febbraio, che in video collegamento da Crotone ci racconterà del processo in corso. Interventi delle ONG del soccorso in mare SOS Mediterranee, Mediterranea, RESQ People, Sea Watch. Promosso da ACLI Milanesi, CGIL e Rete Nessuna Persona è Illegale Redazione Milano
February 23, 2026
Pressenza
Processo Naufragio Cutro, i Carabinieri: “Capimmo subito l’emergenza”
In aula i Carabinieri che ricevettero l’SOS. Il racconto della notte della strage Le testimonianze di due brigadieri dei Carabinieri hanno aperto l’udienza del 10 febbraio presso il Tribunale di Crotone. Si tratta della seconda tappa del processo Cutro, incentrato sui presunti mancati soccorsi al caicco Summer Love, il cui tragico naufragio provocò la morte di 94 persone e numerosi dispersi. A rispondere dei reati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo compaiono quattro appartenenti alla Guardia di Finanza e due alla Guardia Costiera. Sul banco degli imputati figurano Giuseppe Grillo, 57 anni, capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale (ROAN) della Guardia di Finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis, 51 anni, comandante del ROAN di Vibo Valentia; Antonino Lopresti, 52 anni, ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza; Nicolino Vardaro, 53 anni, comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido, 41 anni, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma e infine Nicola Nania, 52 anni, in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria. Naufragio Cutro, le voci dei testimoni in aula In aula è risuonata la voce dei primi soccorritori, chiamati come testimoni dell’accusa. Sia il collegio penale che le difese avrebbero preferito acquisire le testimonianze già agli atti per accelerare i tempi, ma sono stati gli avvocati di parte civile a opporsi. L’avvocato Verri ha sottolineato l’importanza del dibattimento affermando: “In un processo come questo è importante svolgere l’audizione dei testimoni, nel rispetto della verità e del contraddittorio. È importante che il Tribunale li ascolti e possa porgere domande. Una cosa è la fretta, altra è velocità”. La testimonianza del brigadiere Nicoletta “Ho capito subito che erano dei migranti”, ha dichiarato durante la sua deposizione il brigadiere Lorenzo Nicoletta, in servizio tra il 25 e il 26 febbraio alla centrale operativa dei Carabinieri. Fu lui a ricevere, quasi contemporaneamente, la richiesta di supporto del ROAN e la chiamata di aiuto proveniente dal caicco. Il brigadiere ha raccontato nel dettaglio quei momenti: “Alle 4.08 chiama alla centrale operativa dei carabinieri il Roan della finanza di Vibo Valentia per dirmi che non riuscivano a trovare un target segnalato loro da Frontex alle 23.55 del 25 febbraio e che la loro motovedetta era dovuta rientrare per condizioni meteo avverse. In contemporanea arriva chiamata da un numero internazionale turco. Telefonata durata pochissimi secondi durante i quali una persona diceva di essere in Italia e pronunciava parole al momento incomprensibili. Per esperienza, visto che era già capitato, ho fatto due più due e ho pensato subito che fossero migranti”. Nicoletta ha poi riferito di aver contattato la Capitaneria di Porto di Crotone: “Ho dato per scontato che se la finanza non era arrivata poteva arrivare la Guardia Costiera. La capitaneria mi dice che via terra non poteva mandare nessuno e che in mare c’era la Guardia di finanza che invece mi aveva appena detto che non aveva alcun mezzo”. Il brigadiere, trovandosi al telefono con entrambi gli enti, fece da tramite comunicando i dati meteo forniti dal ROAN alla Guardia Costiera: “Mare 4, vento 5, mi ha detto il Roan”. Nel frattempo, grazie a un applicativo in uso all’Arma, aveva localizzato il numero turco: “Era a Steccato di Cutro”. “Ho avvisato tutti in sei minuti” Il militare ha quindi allertato tutte le unità disponibili, dalla sua pattuglia a Rocca di Neto, giunta sul posto verso le 5:00, a quelle di Petilia Policastro, Cirò Marina e Sellia, chiamando anche i Vigili del Fuoco. “Al 118 già erano stati allertati, non ho chiesto chi li ha chiamati” ha precisato. “In sei minuti ho avvisato tutti”, ha ribadito Nicoletta, aggiungendo un dettaglio drammatico: “Alle 4.31 richiama lo stesso numero turco con urla in sottofondo. Chiedo se era in un’imbarcazione in mare e lui dice yes. Poi cade la linea. Informo la Capitaneria, ma avevo percepito il pericolo già quando mi ha chiamato il Roan”. All’arrivo della Radiomobile di Crotone a Steccato, il capopattuglia comunicò la tragedia alla centrale: “Qui è una strage, ci sono bambini morti, donne morte”. Rispondendo alle parti civili, Nicoletta ha concluso: “Il Roan non chiede di inviare mezzi nautici. Ho anticipato io mandando mezzi via terra. Loro non stavano andando sul luogo”. L’arrivo dei soccorsi e il dramma in spiaggia Dopo Nicoletta ha testimoniato il brigadiere Gianrocco Tievoli, il primo a giungere sulla spiaggia, il quale ha descritto la scena con parole dure: “C’erano persone incastrate sotto la barca. Con il collega ci siamo immersi in acqua per liberarle. Alcune erano in vita. Ad altre abbiamo fatto il massaggio cardiaco”. Il brigadiere ha poi riflettuto sull’intervento: “Se fossimo arrivati prima? Non so quando c’è stato lo schianto, al nostro arrivo c’erano persone che annaspavano. Posso dire che le persone rimaste in vita lo devono anche a noi”. L’udienza del processo Cutro è poi proseguita con la testimonianza del maggiore dei Carabinieri Nicola Roberto Cara. Redazione Italia
February 13, 2026
Pressenza
Processo naufragio Cutro: ricostruita in aula la cronologia degli eventi
Il maggiore del carabinieri Cara inizia la testimonianza con l’analisi degli eventi minuto per minuto. Passarono almeno tre ore prima che dal porto di Crotone le navi della Guardia di Finanza mollassero gli ormeggi per intercettare – senza peraltro riuscirci – il caicco Summer Love, il cui naufragio all’alba del 26 febbraio ha causato la morte di 94 persone. La vicenda era nota, ma lo scorso 10 febbraio è diventata elemento processuale con la testimonianza, nel corso della seconda udienza, del maggiore dei Carabinieri Roberto Nicola Cara, che ha svolto l’indagine sui ritardi nei soccorsi al barcone con almeno 200 persone a bordo. Ricostruzione minuto per minuto L’ufficiale dell’Arma, interrogato dal pm Matteo Staccini, ha ricostruito le modalità dell’indagine partendo dallo studio delle procedure di intervento in mare, distinguendo tra quelle di law enforcement (di polizia), delegate alla Guardia di Finanza, e quelle di Search and Rescue (ricerca e soccorso). Il testimone ha citato leggi e convenzioni internazionali, illustrando le differenze di intervento tra acque internazionali e acque nazionali. La prima parte della testimonianza, durata quasi tre ore, si è incentrata sulla ricostruzione cronologica del drammatico evento. Il maggiore non ha mai, per il momento, parlato di barca di migranti, ma si è limitato a ricostruire l’indagine documentale. “Abbiamo ricostruito quanto accaduto nelle 24 ore”, ha detto Cara al collegio penale del Tribunale di Crotone presieduto dal giudice Alfonso Scibona. “C’è una fittissima catena di eventi – ha proseguito – che ci ha permesso di ricostruire le varie fasi minuto per minuto”. L’ufficiale ha precisato inoltre che “ci sono stati dei documenti, da parte di attori istituzionali, arrivati successivamente all’informativa depositata”, lasciando intendere la difficoltà riscontrata nell’accedere a notizie utili per l’indagine. La notizia dell’avvistamento del caicco Il maggiore Cara ha spiegato che, dalle carte agli atti, risulta che l’ufficio Frontex di Varsavia (l’agenzia europea di controllo delle frontiere) alle ore 23:39 del 25 febbraio trasmetteva via mail all’ICC di Frontex di Pratica di Mare – e per conoscenza a una serie di altri indirizzi istituzionali – il rapporto di fine missione del velivolo Eagle 1. Decollato da Lamezia Terme, l’aereo segnalava, tra le altre cose, l’avvistamento dell’imbarcazione. La notizia dell’avvistamento viene inviata attraverso i canali ufficiali alle 23:03 del 25 febbraio: è l’ufficio Frontex di Varsavia a scrivere all’International Coordination Center di Pratica di Mare, informando per conoscenza altri indirizzi, tra cui NCC e IMRCC e così via. Una lunga serie di comunicazioni – come il Crotonese aveva ricostruito in un articolo del 6 giugno 2023 – che in pratica permettevano a tutti di sapere cosa stava accadendo quella notte nel Mar Ionio. La segnalazione dell’aereo di Frontex L’ufficiale ha ribadito il contenuto della segnalazione del velivolo Eagle 1: la rotta del natante, la velocità, la presenza di una persona sul ponte superiore e di possibili persone sottocoperta, giubbotti di salvataggio non visibili, una buona galleggiabilità, nessuna persona in acqua, stato del mare 4, il rilevamento di una telefonata satellitare partita dall’imbarcazione e la significativa risposta termica dei boccaporti. “Alle 23:08 del 25 febbraio, la centrale di coordinamento operativo della Guardia di Finanza di Pratica di Mare (COAN) – ha riferito Cara – riceveva dalla centrale operativa del comando generale (CENOP) la segnalazione pervenuta dalla sede Frontex di Varsavia. La stessa comunicazione veniva inoltrata anche alla sala operativa del ROAN di Vibo Valentia, di Palermo e di Bari”. Alla centrale della Gdf nessuna registrazione telefonica Queste informazioni iniziano a circolare dalle 23:08, ma nessuno si muove. La prima parte della testimonianza del maggiore Cara ha riguardato proprio l’attività svolta dalla Guardia di Finanza nelle sue varie articolazioni. La ricostruzione dell’accaduto, ha spiegato Cara, è stata effettuata attraverso le segnalazioni di servizio e il diario degli avvenimenti del Gruppo Aeronavale (GAN) di Taranto, poiché “presso la centrale di coordinamento della Finanza di Pratica di Mare non erano presenti registrazioni di conversazioni telefoniche”. Il diario degli avvenimenti del Gan di Taranto Dal diario degli avvenimenti del GAN risulta, alle 23:26, l’annotazione della segnalazione di Frontex arrivata dalla Centrale Operativa di Pratica di Mare (COAN). “In base alle notizie comunicate, relative alla velocità e alla rotta del target – ha specificato Cara – veniva ipotizzato che il natante avrebbe potuto raggiungere le acque territoriali verso le ore 3:00 del 26 febbraio. Una stima effettuata utilizzando Google Maps”. Dalla lettura del diario acquisito si apprende che “il colonnello Vardaro, informato dell’evento, si era riservato di dare direttive. Era stata data notizia al comandante interinale del pattugliatore veloce PV6 Barbarisi (in quella circostanza ormeggiato presso il porto di Crotone) e si erano interfacciati gli operatori della centrale del GAN con quelli della sala operativa del ROAN della GdF di Vibo Valentia. Questi ultimi avevano riferito che, a circa due miglia da Le Castella di Isola Capo Rizzuto, era in navigazione la vedetta V5006, ma che la stessa non poteva procedere oltre a causa delle condizioni meteo avverse (mare forza 4). Proseguendo con la lettura del diario, alle ore 23:45 del 25 febbraio gli operatori del ROAN di Vibo Valentia avevano contattato la Guardia Costiera; questa, pur a conoscenza della segnalazione di Frontex, per il momento non avrebbe intrapreso alcuna azione non ravvisando elementi di criticità dando disponibilità a fare uscire una unità in caso di bisogno”. Le unità della Gdf escono alle 2:30 Insomma, tutti fermi. Dal diario degli avvenimenti del GAN di Taranto emerge che solo alle ore 2:05 del 26 febbraio il colonnello Vardaro disponeva l’impiego del PV6 Barbarisi, che iniziava la navigazione dal porto di Crotone alle 2:30 insieme alla vedetta V5006, nel frattempo rientrata a Crotone per operazioni di bunkeraggio. Alle 3:30, a causa delle condizioni meteo-marine (vento forza 6 e mare forza 4), le due unità della Finanza invertivano la rotta rientrando a Crotone, dove giungevano alle 4:30. Alle ore 6:00, dalla sala di controllo del GAN di Taranto, si apprendeva del naufragio. L’udienza, che proseguirà con la testimonianza del maggiore Cara, è stata rinviata al 17 febbraio alle ore 14:30. Redazione Italia
February 13, 2026
Pressenza
Naufragio Cutro, processo ritardi soccorsi: bagarre su divieto telecamere
Prima udienza caratterizzata dal dibattito su riprese televisive. Hanno scelto di testimoniare nel processo a loro carico i sei imputati per i presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, il cui naufragio a Cutro è costata la vita a 94 persone, tra cui 35 minori. La decisione è stata ufficializzata dagli avvocati difensori il 30 gennaio durante la prima udienza al Tribunale di Crotone, aprendo di fatto la fase dibattimentale sul disastro del 26 febbraio 2023. Alla sbarra, con l’accusa di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, compaiono quattro appartenenti alla Guardia di Finanza e due alla Guardia Costiera. Si tratta di Giuseppe Grillo (57 anni), capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis (51), comandante del Roan di Vibo Valentia; Antonino Lopresti (52), ufficiale in comando tattico della Guardia di finanza; Nicolino Vardaro (53), comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido (41), ufficiale della Guardia costiera in servizio presso l’Imrcc di Roma; Nicola Nania (52), in servizio al V Mrsc della Capitaneria di porto di Reggio Calabria. Il divieto alle telecamere L’avvio del procedimento è stato segnato da un duro scontro sul divieto imposto dal collegio penale alla presenza di telecamere durante il processo. La disposizione del collegio, datata 12 gennaio, ben prima che iniziasse il dibattimento, prevede che le esigenze di diritto di cronaca possono essere soddisfatte “oltre che con l’accesso in aula dei giornalisti, anche dalla fono e videoregistrazione “ufficiale” delle attività processuali eseguita dal personale tecnico in servizio presso il Tribunale”. Previa richiesta “potrà essere semmai autorizzata” l’acquisizione di file audio e video “registrati con le apparecchiature ministeriali”. La posizione degli avvocati delle parti offese L’avvocato di parte civile Francesco Verri ha anche ricordato che sono state autorizzate riprese “con trasmissione in diretta di un processo per ndrangheta”, mentre per quello che riguarda il naufragio di Cutro, “che ha una rilevanza internazionale” sono state vietate. L’avvocato di parte civile Stefano Bertone, evidenziando anche le difficoltà tecniche dei giornalisti per ottenere nei tempi adatti per le cronache il materiale, ha anche proposto di affidare le riprese alla Tv pubblica, che poi avrebbe girato le immagini alle altre emittenti. L‘avvocato Francesca Cancellaro (che rappresenta Emergency, Sea Watch, Sos Mediterranee) ha presentato una memoria sulla vicenda nella quale si evidenzia che “proprio il fatto che i media siano messi nella condizione di offrire un’integrale e tempestiva rappresentazione del contenuto del dibattimento costituisce un importante strumento di tutela rispetto ad eventuali strumentalizzazioni o ricostruzioni parziali o errate, nell’interesse di tutte le parti processuali”. Procura d’accordo con il divieto di riprese Nel dibattito è intervenuto il Procuratore della Repubblica, Domenico Guarascio che si è detto d’accordo con la decisione del Tribunale, evidenziando la necessità di garantire l’autonomia decisionale dei giudici: “Ho presente il controllo democratico sull’amministrazione della giustizia. Ho fatto il pm antimafia e avrei sempre voluto che i dibattimenti fossero stati ripresi. Sono il primo a volerlo. Ma mi confronto con norme e con rispetto di tutte le parti”. Il collegio penale, per voce del presidente Scibona, senza neppure ritirarsi in camera di consiglio ha rigettato la richiesta delle parti civili: “La trasparenza è massima, i giornalisti possono presenziare, ma si è voluto garantire che la registrazione e la divulgazione delle attività processuali sia semplicemente riservata agli strumenti che il Ministero ci mette a disposizione. Si dubita che il provvedimento nel quale il collegio crede possa essere messo in discussione e si dubita che possa essere contestato dai difensori delle parti. Per il momento quell’ordinanza viene confermata nell’ottica della serenità del giudizio. Sarà il collegio a fronte di richieste non degli avvocati di parte, ma dei giornalisti con istanza a regolamentare l’eventuale accesso alle registrazioni” Le tappe future del giudizio sul naufragio di Cutro Oltre alla decisione sulle testimonianze degli imputati, l’udienza tecnica ha definito il perimetro delle parti in causa. Il collegio ha respinto le richieste di costituzione di parte civile delle associazioni Sabir e Asgi, negando inoltre l’esclusione chiesta dai responsabili civili Consip e Sara. Conclusa la prima udienza, il processo sui ritardi nei soccorsi per il naufragio di Cutro procederà ora a tappe serrate: il calendario fissato prevede udienze ogni martedì alle 14.30, con le prossime date stabilite per il 10, 17 e 24 febbraio e il 3 marzo.   Redazione Italia
January 30, 2026
Pressenza
Iniziato il dibattimento del processo penale per il naufragio di Cutro
Con l’udienza di oggi ha avuto inizio il dibattimento del processo penale per il naufragio di Cutro. Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) costituitesi parti civili chiede verità e giustizia per questa strage. Una delegazione delle diverse organizzazioni SAR oggi era presente a Crotone insieme ai propri difensori e ad Amnesty International, in qualità di osservatore internazionale. L’udienza odierna ha affrontato il tema della possibilità per i media di registrare le udienze. Il collegio ha confermato l’ordinanza con la quale già il 12 gennaio aveva respinto le plurime richieste presentate dalle emittenti radiotelevisive, ritenendo così di salvaguardare il ”sereno e regolare” svolgimento del processo. Si tratta di una decisione che incide direttamente sul diritto di cronaca e di informazione per le famiglie delle vittime e la collettività, in un processo di indubbia rilevanza sociale, anche a livello internazionale. Durante l’udienza si è trattata la questione dell’ammissione delle prove. Il Collegio ha inoltre ammesso tutti i testi della procura, riservando a un altro momento la decisione sull’ammissibilità delle richieste di tutte le altre parti, incluse le ONG parti civili. È stato anche comunicato un primo calendario delle udienze – il 10, 17, 24 febbraio e 3 marzo – in cui saranno ascoltati i primi testi del pm. “Dopo il rinvio di metà gennaio– commentano le ONG – è importante che questo percorso per fare piena luce sulla dinamica del naufragio, stabilire tutte le responsabilità e avere giustizia per le vittime, abbia mosso il primo passo. Ora auspichiamo si possa procedere senza ulteriori rinvii e che il processo sia utile per ridare priorità agli interventi di soccorso rispetto a quelli di “sicurezza delle frontiere””. Le ONG chiedono verità e giustizia per la catena di eventi, sottovalutazioni e omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi civili della storia italiana, al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi. Nel processo sono accusati di naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali appartenenti alla Guardia di Finanza e della Guardia Costiera. “Sappiamo per esperienza che per il buon esito degli interventi di salvataggio la tempestività è un fattore fondamentale” commentano le ONG. “Per questo, quando parliamo di soccorso in mare, i ritardi non sono un semplice incidente né un disguido, ma vanno considerati come atti di negligenza perché possono costare vite. Come ha tragicamente ricordato il naufragio di Cutro”. Nel caso del caicco Summer Love naufragato al largo delle coste calabresi, le autorità italiane sono accusate di aver dato priorità all’operazione di polizia e poi considerato l’intervento di soccorso, ma con grave ritardo e con scarso coordinamento a livello locale tra i due corpi di forze dell’ordine coinvolti. E l’esito che ne è scaturito è stato drammatico. In questi anni è stato esaustivamente documentato, anche da noi organizzazioni SAR attive nel Mediterraneo, come i ritardi nell’avvio di operazioni di soccorso abbiano portato a tante evitabili stragi. Il giudizio sul naufragio di Cutro non può quindi fermarsi ai funzionari di grado inferiore, o semplicemente a coloro i quali erano di turno quella notte, ma ogni decisione – anche quelle delle autorità superiori – dovrebbe essere presa in considerazione risalendo l’intera catena di comando. EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE si sono costituite parte civile per chiedere verità e giustizia e per supportare le famiglie delle vittime nella loro richiesta di giustizia. Per garantire il diritto di informare e quello di essere informati, come impongono l’art. 21 della Costituzione e l’articolo 6 della Cedu sul diritto di cronaca e il diritto al “giusto processo”, le ONG hanno chiesto e depositato tramite i loro legali una memoria motivata per chiedere che venga consentita la registrazione delle udienze da parte dei media. Ricordiamo che il collegio giudicante ha deliberato che registrazioni e riprese delle udienze saranno garantite solo tramite le attrezzature in uso al tribunale e che i giornalisti che volessero acquisirle dovranno fare una richiesta, che “semmai” verrà autorizzata dal Tribunale. Le ONG auspicano che nel corso del processo vengano sentiti in qualità di testimoni i consulenti tecnici e i rappresentanti di tutte le Organizzazioni, mentre Amnesty International Italia sarà presente in qualità di osservatore internazionale. “La tutela della vita, il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare e il diritto internazionale devono essere la priorità e vanno rispettati, sempre, anche nel Mediterraneo centrale” concludono le ONG. Redazione Italia
January 30, 2026
Pressenza
Processo per il naufragio di Cutro rinviato al 30 gennaio
La prima udienza del processo penale sul naufragio di Cutro, svoltasi oggi, 14 gennaio, è stata immediatamente rinviata al 30 gennaio 2026, dopo la formalizzazione dell’assegnazione del procedimento a un nuovo collegio giudicante. Pur trattandosi di un rinvio limitato a due settimane, tale decisione comporta la necessità di una riorganizzazione delle attività di tutte le parti coinvolte. Le ONG impegnate nel soccorso in mare, costituitesi parti civili nel procedimento, auspicano fortemente che questo slittamento non incida sulla possibilità per i familiari delle vittime di essere presenti. Riteniamo essenziale che la gestione del processo tenga pienamente conto delle loro esigenze e garantisca il diritto a una partecipazione effettiva. EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity, SOS MEDITERRANEE Sea Watch
January 14, 2026
Pressenza
Processo penale sul naufragio di Cutro. Il 14 gennaio prima udienza a Crotone
EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE sono parti civili nel processo penale sul naufragio di Cutro, che ha inizio a Crotone il prossimo 14 gennaio. Amnesty International Italia sarà presente al processo come osservatore. Le ONG  chiedono il rispetto del diritto internazionale nel Mediterraneo e che le autorità responsabili rispondano della deliberata negligenza nelle operazioni di soccorso in mare. Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) che lo scorso anno si era costituita parte civile, sarà formalmente parte nel processo penale sul naufragio di Cutro, la cui prima udienza è fissata per il 14 gennaio a Crotone.   Da tempo le ONG mirano ad ottenere verità e giustizia per la catena di eventi, decisioni ed omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi della storia italiana: quello avvenuto al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi. Di tutte le persone che erano a bordo solo 80 sono sopravvissute.  Nel processo sono accusati di naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. “Come la tempestività è fondamentale nei soccorsi, così i ritardi nell’attivare interventi di salvataggio non sono un semplice incidente, ma una negligenza da sanzionare” – commentano le ONG. In questo caso specifico, le autorità italiane hanno prima dato priorità all’operazione di polizia e poi ignorato il loro dovere di soccorso; come noto, quella gestione  ha avuto conseguenze drammatiche. Le organizzazioni SAR attive nel Mediterraneo hanno ampiamente documentato come i ritardi nell’avvio di operazioni di soccorso abbiano portato a tante evitabili stragi. Pertanto, il giudizio non può fermarsi ai funzionari di grado inferiore e ogni decisione, anche quelle delle autorità superiori, deve essere presa in considerazione risalendo la catena di comando. “Il diritto internazionale, la tutela della vita e il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare devono essere la priorità e vanno rispettati sempre. È inaccettabile che le persone continuino ad annegare nel Mediterraneo e non si deve più consentire che i responsabili, a tutti i livelli, di questo come di altri naufragi restino impuniti” – dichiarano ancora le ONG. EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE si sono costituite parte civile per chiedere giustizia e supportare le famiglie delle vittime nella loro richiesta di giustizia. Alla prima udienza che si terrà il prossimo 14 gennaio presso il Tribunale di Crotone sarà presente Valeria Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia, insieme a rappresentanti di tutte le ONG, che nel corso del processo saranno ascoltati insieme ai consulenti tecnici individuati nelle liste testi delle Organizzazioni. Sarà presente anche Amnesty International Italia in qualità di osservatore.   Redazione Italia
January 8, 2026
Pressenza
Naufragio di Cutro, le Ong del soccorso in mare parte civile al processo
EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE, parte civile nel processo sul naufragio di Cutro, soddisfatte per il rinvio a giudizio. Le Ong chiedono che le autorità responsabili, a tutti i livelli, siano chiamate a rispondere della deliberata negligenza nelle operazioni di soccorso. Sollecitano infine il pieno rispetto del diritto internazionale nel Mediterraneo. Una tappa importante nel lungo percorso per ottenere verità e giustizia sui mancati soccorsi al caicco Summer Love, naufragato a Steccato di Cutro il 26 febbraio 2023 causando almeno 94 morti e un numero imprecisato di dispersi. Così EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE, che si sono costituite parte civile nel processo sul naufragio di Cutro, salutano il rinvio a giudizio dei sei imputati deciso dal giudice ieri sera a conclusione dell’udienza preliminare. Considerata la grave serie di negligenze e sottovalutazioni con cui sono state attivate e portate avanti, ma di fatto mai realizzate, le operazioni di soccorso, ai quattro militari della Guardia di Finanza e ai due della Guardia Costiera che andranno a processo la Procura della Repubblica di Crotone contesta i reati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Le Ong costituitesi parte civile chiedono che sia chiarita la sequenza di eventi e omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi della storia italiana. Proprio il processo potrebbe essere l’occasione giusta per fare luce su tutti i passaggi critici, sulle responsabilità dei sei imputati e, auspicabilmente, anche su quelle dei funzionari e delle autorità di livello più alto. “I tempi sono fondamentali per la buona riuscita delle operazioni di soccorso; per questo i ritardi nell’attivare interventi di salvataggio non sono un incidente, ma una negligenza, che non può restare impunita” commentano le Ong. In questo caso specifico le autorità italiane hanno ignorato il loro dovere di soccorso e l’omissione ha avuto conseguenze drammatiche. “Non è accettabile e non si deve più consentire che i responsabili di questo come di altri naufragi restino impuniti mentre le persone continuano ad annegare” dicono ancora le Ong. “Il diritto internazionale, la tutela della vita e il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare devono essere rispettati sempre, anche nel Mediterraneo”. EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE chiedono inoltre di porre immediatamente fine alla criminalizzazione delle persone in movimento e di ripristinare efficaci operazioni di ricerca e soccorso in mare, auspicabilmente anche con una missione europea dedicata.       Redazione Italia
July 22, 2025
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