Audizione in Commissione Parlamentare su scenari futuri in campo militare e ruolo NATO
Alla Commissione Difesa del Senato è stato udito il Capo di Stato Maggiore della
Difesa, Generale Luciano Portolano, Video – Forze armate, audizione del generale
Portolano: 39 missioni in atto, cambiare dinamiche di impiego “Strade sicure”
L’analisi del Generale non è banale, anzi dovremmo abituarci ad ascoltare e
leggere valutazioni di questo genere il cui obiettivo è l’aumento della spesa
militare per costruire quel nuovo modello per le Forze Armate italiane reso
indispensabile dai nuovi scenari e dal fatto che l’ultima riforma risale a 30
anni fa con la fine dell’esercito di leva e l’arrivo di quello professionale.
Tra gli argomenti più gettonati l’aumento dei militari in ogni forza armata, una
riserva da cui attingere sul modello israeliano, maggiori investimenti in campo
tecnologico e infrastrutturale in sintonia con i piani regionali della NATO e
al nuovo Piano Militare di Difesa Nazionale.
Le nuove linee guida operative sono da tempo oggetto di discussione, ma seguono
in fondo alcune direttive già note che vanno dall’ammodernamento complessivo
degli strumenti e delle infrastrutture fino alle tecnologie per rispondere
alle minacce ipersoniche, spaziali e cibernetiche, dalla attenzione verso le
aree strategiche (ad esempio l’Africa) fino all’utilizzo di tecnologia
quantistica e intelligenza artificiale e a tale scopo urge in tempi rapidi uno
specifico reclutamento di figure altamente specializzate che operino in ambito
duale, civile e militare e ad alto valore scientifico.
E se aumenteranno sensibilmente le spese militare servirà prima razionalizzarle
sempre nell’ottica di favorire quei fari guida già esplicitati dal Ministero
della Difesa ossia prontezza, reattività e capacità decisionale in tempi
ridotti.
Laddove si parla di valorizzazione del personale le soluzioni potrebbero essere
molteplici come un sistema di carriere e livelli retributivi in deroga alle
norme che regolano il personale alle dipendenze dello Stato, favorire in questo
modo nuove assunzioni, paghe decisamente maggiori, un welfare allargato e magari
sconti sugli anni previdenziali per assicurare la massima pensione a un’età di
gran lunga inferiore ai comuni mortali.
E quanto maggiore sarà il richiamo alla sicurezza tanto più agevolato sarà il
compito dei Governanti nel giustificare trattamenti di miglior favore alle forze
armate creando quel giusto mix tra paura, rassegnazione e una sorta di senso del
dovere che spinge da tempo gli italiani a perdere ogni valutazione critica
dell’esistente.
Sarebbe invece utile riflettere su quante strade potremmo rifare o quanti
ospedali riaprire solo con i fondi destinati al “ringiovanimento dei ranghi” e
alla “valorizzazione delle competenze”.
La domanda alla quale non viene risposto è cosa intendiamo fare davanti a un
esponenziale aumento delle spese militari, alla sempre maggiore confusione
alimentata tra tecnologie duali e civili.
Quanto costerà l’ammodernamento, o efficientamento, del sistema militare
italiano e quali aziende ne trarranno beneficio? Stiamo parlando di sistemi di
ultima generazione e come è arduo discernere ormai tra tecnologie civili e
militari è impresa impossibile separare gli strumenti difensivi da quelli
offensivi, giusto a ricordare che alcune delle categorie interpretative dei
“pacifinti” sono nel frattempo prive di senso e per questo inutilizzabili.
Quando ad esempio si parla di sensori radar e sistemi di allerta, di tecnologie
di spionaggio è possibile ipotizzare un uso interno, in chiave repressiva e non
solo l’utilizzo a fini militari classici. E in questi scenari la guerra
spaziale, il settore cyber acquisteranno ruoli sempre più rilevanti.
Sorvoliamo sui singoli programmi di ammodernamento, andiamo invece a chiudere
sull’aumento dei soldati di professione e la nascita di una riserva attorno a
35.000 unità con funzioni operative, territoriali e specialistiche (e verranno a
parlarci di valorizzazione del capitale umano anche per giustificare quei
trattamenti diseguali in termini salariali e previdenziali di cui parlavamo
precedentemente).
Un passaggio a nostro avviso rilevante sarà quello di dotare l’Europa di un
comando operativo unificato e credibile, capace di pianificare e condurre
operazioni militari complesse al di fuori del quadro NATO.
In fondo stiamo facendo solo i conti con quanto prevedeva la Bussola Strategica
Europea, quel documento strategico stupidamente ignorato dai “pacifinti”
nostrani anche se anticipava molte delle decisioni oggi al centro
dell’attenzione mediatica.
Federico Giusti
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Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università