Pierre Boileau, Thomas Narcejac / Gelosia, omicidio, e molto altro
Cominciamo dalla fine: quando leggi un romanzo straniero e ammiri la qualità
della prosa, vuol dire che bisogna fare i complimenti ai traduttori, che un
giorno, quando l’Italia sarà un Paese un po’ più civile, figureranno sulla
copertina. Ciò detto, fate attenzione al colore della suddetta: il nero stavolta
è d’obbligo, perché questo è il classicissimo noir francese, nell’alveo di
quella tradizione d’oltralpe che coniuga trame avvincenti e qualità letteraria.
Il duo formato da Pierre Boileau e Thomas Narcejac ci ha del resto regalato
degli straclassici di questo sottogenere, tra cui D’entre les morts, romanzo del
1954 che in Italia conosciamo come La donna che visse due volte – sì, perché è
proprio il libro su cui si basò Hitchcock per realizzare il film omonimo (che in
originale si intitolava Vertigo). Insomma, stiamo parlando di seri e stimati
professionisti.
I vedovi è la storia di Serge Mirkin, attore di serie B, aspirante romanziere,
di discendenza russa che ne fa un po’ un outsider nella Parigi del 1970; a
raccontare la vicenda è lui, salvo per l’ultimissimo paragrafo del quale
ovviamente non posso dire nulla. Serge è a tutti gli effetti un Otello senza
Jago: geloso in modo patologico di sua moglie Mathilde, modella alle prime armi
ma bella e magneticamente attraente, disinvolta, donna moderna anzi
modernissima. Jago non c’è perché Serge interpreta entrambi i ruoli, quello del
gelosissimo Moro di Venezia e quello dell’insidioso e velenoso istigatore. La
narrazione in prima persona lascia ampio spazio ai pensieri del protagonista, e
alla continua oscillazione tra fiducia e diffidenza, tra amore e possessività
(qualcosa che mi sembra alquanto al passo coi tempi, purtroppo, e questo è un
libro che farei leggere a scuola, c’è tutta l’educazione sentimentale che
occorre).
Chiaramente a un certo punto ci scappa il morto, e sarebbe veramente immorale
spiegare chi come e quando e dove; il colpevole, comunque, sarà subito chiaro.
Non siamo al giallo “chi è stato?”, ma a quello del tipo “che fine farà
l’assassino?” – caratteristico per l’appunto del filone noir. La particolarità
del romanzo, comunque, è che il protagonista è anche uno scrittore, che ha
sottoposto un manoscritto in forma anonima per partecipare a un premio
letterario; e l’opera di Serge, intitolata Strani amori (un titolo che nasconde
un’anticipazione della rivelazione finale), è anch’essa incentrata sulla gelosia
assassina di un uomo reso impotente da un incidente. In un certo senso, Strani
amori è una specie di specchio deformante nel quale I vedovi si riflettono per
aenigmata, come diceva Paolo di Tarso. Siamo di fronte insomma a una costruzione
assai sofisticata e ingannevole, e noi lettori veniamo abilmente depistati come
lo è Serge, che solo all’ultimo – e troppo tardi – comprende come stavano e
stanno davvero le cose. Un’ultima considerazione: non è un caso che il
protagonista sia un attore scadente. Come si vedrà, tutti i personaggi recitano
una parte in questa vicenda, e sarà proprio l’imperdonabile incapacità del
guitto di vedere la persona dietro la maschera (sociale) a causarne la rovina.
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