Tag - città pubblica

Spin Time non è solo un palazzo: in gioco c’è il modello di città
La vicenda di Spin Time entra in una fase nuova. Le tende sono scomparse da via Santa Croce in Gerusalemme, per gli abitanti sono state individuate sistemazioni temporanee e il presidio ha cambiato forma, ma il nodo vero resta aperto: quale futuro avranno il palazzo, le persone che lo abitavano e l’esperienza sociale costruita in tredici anni? Dal confronto con Roma Capitale è arrivato il via libera ai sette gazebo davanti all’ex Inpdap, che permetteranno di mantenere alcune delle attività sociali, culturali ed educative interrotte dopo l’incendio del 29 luglio. Il prossimo incontro con il Campidoglio è fissato per il 2 settembre. C’è poi la questione decisiva dell’immobile. Roma Capitale vuole accelerare la valutazione necessaria per un eventuale acquisto, cercando di ridurre sensibilmente i tempi della perizia. È un passo importante, ma per ora resta preliminare. La partita vera comincia adesso. Ed è qui che entra direttamente in campo la responsabilità politica di Roberto Gualtieri. Il sindaco ha sostenuto la possibilità di acquisire l’edificio, ha criticato l’atteggiamento della proprietà dopo il fallimento dell’accordo ponte e ha garantito una sistemazione agli abitanti. Sono scelte che vanno riconosciute, ma non basta intervenire quando l’emergenza è già esplosa. A quasi cinque anni dall’insediamento dell’attuale amministrazione, la crisi dell’abitare a Roma non può essere considerata una sorpresa. Era una delle grandi questioni della città già prima dell’incendio di Spin Time. Per questo il punto non è soltanto come si è gestita questa emergenza, ma perché si arrivi ancora troppo spesso a intervenire quando il problema è diventato ingestibile. Una politica dell’abitare deve costruire patrimonio, strumenti e capacità di intervento prima che l’emergenza arrivi. Oggi il Campidoglio riconosce anche la necessità di non disperdere ciò che si è costruito dentro Spin Time. I sette gazebo servono proprio a garantire continuità alle attività mentre l’edificio rimane inaccessibile. È un segnale positivo, ma pone una domanda politica: se quell’esperienza ha un valore sociale da preservare, perché questo riconoscimento arriva soltanto dopo l’incendio? È su questa contraddizione che Gualtieri deve dare una risposta. L’eventuale acquisto dell’ex Inpdap non può trasformarsi in una trattativa senza tempi, mentre le famiglie restano in sistemazioni provvisorie e la comunità rischia di disperdersi. Se il Campidoglio considera davvero l’acquisizione una strada percorribile, deve indicare tempi, condizioni e alternative. Ma sarebbe riduttivo fermarsi al destino di quell’edificio. Spin Time è una battaglia che va oltre Spin Time, perché mette in discussione il modo in cui Roma sta scegliendo di trasformarsi. La città pubblica si misura sulle decisioni urbanistiche, sulla destinazione del patrimonio, sul rapporto con gli interessi immobiliari, sulla qualità dei servizi e sulla possibilità per chi vive e lavora a Roma di continuare ad abitarla. Non basta dichiarare che la casa è una priorità se le trasformazioni urbane vengono giudicate soprattutto per la loro capacità di attrarre capitali, aumentare i valori immobiliari o generare occasioni di investimento. Il punto è capire quale interesse venga prima quando la valorizzazione economica entra in conflitto con i bisogni di chi la città la vive. Per questo la discussione non riguarda soltanto l’acquisto dell’ex Inpdap. Riguarda gli strumenti che l’amministrazione è disposta a mettere in campo per sottrarre parti della città alla sola logica della valorizzazione immobiliare e restituire centralità alla funzione sociale del territorio. È su questo terreno che la città pubblica smette di essere uno slogan. Significa scegliere quale spazio assegnare al patrimonio pubblico, all’edilizia sociale, ai servizi e ai luoghi collettivi. È da queste scelte concrete, non dalle dichiarazioni di principio, che si misura la credibilità di un progetto di città pubblica. Non si tratta di riprodurre esattamente ciò che esisteva prima del 29 luglio né di trasformare automaticamente un’occupazione in un modello. Si tratta di capire se sia possibile costruire una soluzione pubblica che tenga insieme il diritto all’abitare e la continuità di un’esperienza sociale e culturale che per tredici anni ha avuto un ruolo nel territorio. Anche i gazebo possono essere utili soltanto se rappresentano un passaggio. Se diventassero il punto di arrivo, avremmo semplicemente sostituito una forma di precarietà con un’altra. La mobilitazione intanto continua. Il 19 settembre è annunciata una manifestazione nazionale, mentre il 20 settembre è prevista un’assemblea nazionale. Due appuntamenti che possono allargare il confronto al tema più generale del diritto all’abitare, degli spazi sociali e delle trasformazioni urbane. Spin Time costringe Roma a scegliere quale modello urbano vuole perseguire: una città nella quale le trasformazioni vengono orientate principalmente dalla rendita e dal mercato, come è avvenuto troppo spesso finora, oppure una città pubblica costruita a partire dal diritto alla casa e dai bisogni di chi Roma la vive e la fa funzionare. È questa, molto più del destino di un solo palazzo, la battaglia politica che oggi si apre e sulla quale ci aspettiamo risposte chiare da parte dell’amministrazione capitolina. Giovanni Barbera
August 27, 2026
Pressenza
Spin Time, Roma e l’emergenza casa: “Basta soluzioni tampone, serve la città pubblica”
Spin Time non è soltanto la storia di un palazzo occupato. È lo specchio di una città dove migliaia di famiglie hanno un problema con la casa, mentre una parte del patrimonio immobiliare pubblico resta vuota, inutilizzata o viene dismessa. Ed è anche il simbolo di una contraddizione sempre più evidente: mentre il diritto all’abitare arretra, case e immobili diventano terreno di rendita e speculazione. Il 7 agosto, davanti allo stabile di via di Santa Croce in Gerusalemme, si è svolta una partecipata assemblea pubblica alla quale ha preso parte anche il sindaco Roberto Gualtieri. Davanti al cancello ancora chiuso e presidiato dalle forze dell’ordine si sono ritrovati abitanti, cittadini e realtà sociali. Gualtieri ha spiegato che il tentativo del Comune di raggiungere un accordo con la proprietà era fallito. Roma Capitale aveva avanzato una proposta concreta: farsi carico dei lavori necessari per rendere nuovamente sicuro lo stabile, stimati intorno agli 800 mila euro e riconoscere alla proprietà un corrispettivo per l’utilizzo temporaneo dell’immobile per 60-90 giorni. Questo avrebbe consentito almeno alle persone più fragili, a partire dalle famiglie con bambini, di rientrare rapidamente. Nel frattempo il Comune avrebbe chiesto all’Agenzia delle Entrate di determinare il valore dell’immobile per avviare il percorso verso l’acquisizione pubblica. La proprietà, però, ha detto no. Non sono bastati il coinvolgimento della Prefettura e della Curia e la disponibilità del Campidoglio a sostenere direttamente i costi dell’operazione. Ed è difficile non vedere la contraddizione: da una parte centinaia di persone che chiedono una soluzione abitativa, dall’altra le logiche della proprietà e della valorizzazione economica dell’immobile. È qui che emerge un problema ben più grande di Spin Time. A Roma la crisi abitativa convive da anni con una fortissima pressione speculativa sul patrimonio immobiliare. Case e palazzi vengono considerati prima di tutto beni da valorizzare sul mercato, mentre la loro funzione sociale passa in secondo piano. Quando il valore di mercato prevale sul diritto all’abitare, a pagare il prezzo più alto sono inevitabilmente le fasce più deboli della popolazione. Nel frattempo la destra, dal Governo alla Regione Lazio fino al Campidoglio, ha trasformato Spin Time nell’ennesimo terreno di scontro politico. Si è parlato soprattutto di occupazione, illegalità e sgombero, molto meno di cosa fare concretamente per centinaia di persone rimaste fuori dallo stabile. Gli attacchi contro qualsiasi ipotesi di intervento pubblico hanno inoltre contribuito a rendere ancora più difficile una soluzione. Di fronte al rifiuto della proprietà, Gualtieri ha firmato un’ordinanza per garantire agli abitanti una sistemazione temporanea, fino a 60 giorni, nelle strutture disponibili, in attesa di una soluzione alternativa. Ma il punto politico è proprio questo: Roma può continuare ad aspettare che esploda un’emergenza prima di occuparsi seriamente della casa? La precarietà abitativa non è una fatalità caduta dal cielo, né un’anomalia soltanto romana. È anche il risultato di scelte precise e di decenni di politiche pubbliche insufficienti. Mentre cresceva il bisogno di case a prezzi accessibili, si dismetteva parte del patrimonio pubblico, si riducevano drasticamente gli investimenti nell’edilizia popolare e si lasciava che fosse sempre più il mercato a determinare chi potesse permettersi di vivere in città. Burocrazia, ritardi e mancanza di una strategia hanno fatto il resto. Spin Time dovrebbe diventare l’occasione per cambiare metodo. Partiamo da una domanda molto semplice: quanti immobili pubblici vuoti o sottoutilizzati ci sono oggi a Roma? Quanti appartengono allo Stato, a Roma Capitale, alla Regione, alla Città Metropolitana, agli enti pubblici o alle società partecipate? Quanti potrebbero essere recuperati e destinati all’edilizia pubblica e sociale invece di essere lasciati vuoti o al degrado? Serve un censimento pubblico, completo e trasparente di questo patrimonio. Ma il censimento da solo non basta. Deve essere il punto di partenza di un Piano straordinario per recuperare gli immobili pubblici inutilizzati e destinarli all’edilizia residenziale pubblica, all’emergenza abitativa e ai servizi per i quartieri. Per decenni il pubblico ha venduto e privatizzato parte del proprio patrimonio. Oggi, quando esplode l’emergenza abitativa, rischia di dover ricomprare dai privati, a prezzi di mercato, ciò che un tempo era pubblico. È anche attraverso queste dismissioni che si sono aperti nuovi spazi alla rendita e alla speculazione immobiliare. Si privatizzano beni collettivi, il mercato ne determina il valore e, quando nasce un bisogno sociale, alla collettività viene presentato il conto. È un modello che non funziona. Spin Time è il simbolo di una città nella quale la casa è diventata sempre più una merce e un investimento e sempre meno un diritto. Roma deve cambiare strada e tornare a costruire la “città pubblica”: recuperare gli immobili inutilizzati, aumentare l’offerta di case popolari, fermare la dismissione indiscriminata del patrimonio pubblico e sottrarre pezzi di città alle logiche speculative. La casa è un diritto. Roma deve governare il problema dell’abitare, non limitarsi a rincorrere la prossima emergenza.   Giovanni Barbera
August 8, 2026
Pressenza
Genova. La sindaca migliore d’Italia? Un anno con Silvia Salis
Recentemente Silvia Salis ha festeggiato con una conferenza stampa trionfale un anno di mandato come Sindaca di Genova. È una occasione per poter trarre, anche da parte nostra, un bilancio del suo operato. Ovviamente il nostro compito sarà quello di indagare oltre le apparenze. Fin dall’inizio, infatti, la Sindaca ha […] L'articolo Genova. La sindaca migliore d’Italia? Un anno con Silvia Salis su Contropiano.
July 3, 2026
Contropiano
Milano. La speculazione immobiliare non è in “buona fede”
La sentenza di primo grado per il processo “Torre Milano” di Via Stresa – ventiquattro piani di palazzo eretto con una semplice Scia dove prima c’era un edificio di soli due piani – ha assolto gli imputati riconoscendo l’abuso edilizio ma ritenendo gli accusati in “buona fede” nel forzare le […] L'articolo Milano. La speculazione immobiliare non è in “buona fede” su Contropiano.
June 22, 2026
Contropiano
Milano commissariata da Tel Aviv. Dimissioni della giunta Sala!
Lunedi 20 aprile la giunta comunale di Milano ha respinta la richiesta di sospensione del Gemellaggio Milano-Tel Aviv nonostante le pressioni della maggiornanza stessa, scatendando l’interruzione della seduta da parte di un nutrito gruppo di cittadini presenti nel pubblico. La decisione della giunta Sala di mantenere attivo il gemellaggio con […] L'articolo Milano commissariata da Tel Aviv. Dimissioni della giunta Sala! su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
Consiglio Comunale Capitolino Popolare. Grande partecipazione per una Roma Città Pubblica
Si è svolto sabato 18 aprile il Consiglio Comunale Capitolino Popolare, presso Porto Fluviale a Roma. L’iniziativa è stata lanciata con un appello che ha raccolto decine di adesioni da soggetti politici, da sindacati degli inquilini come ASIA USB e dal movimento per il diritto all’abitare, da organizzazioni giovanili come […] L'articolo Consiglio Comunale Capitolino Popolare. Grande partecipazione per una Roma Città Pubblica su Contropiano.
April 20, 2026
Contropiano
Lanciato l’appello per un Consiglio Comunale Popolare, verso una Roma Città Pubblica
CONSIGLIO COMUNALE CAPITOLINO POPOLARE: LA CITTA’ PUBBLICA LA COSTRUIAMO NOI! Continuiamo a dire NO alla giunta Gualtieri, il 18 Aprile H14 a Porto Fluviale Il 22 dicembre oltre 30 realtà di lotta, organizzazioni e comitati attivi sul territorio, impegnati nella difesa dei diritti e dell’interesse pubblico, dei beni collettivi e […] L'articolo Lanciato l’appello per un Consiglio Comunale Popolare, verso una Roma Città Pubblica su Contropiano.
April 4, 2026
Contropiano
“Garibaldini” senza Casale, una battaglia per la città pubblica a Roma Est
Alle 9 e 15 un gruppo di persone inizia a radunarsi in un parcheggio di fronte a un cancello solitamente aperto. Siamo in via Romolo Balzani 87, di fronte al Mercato Casilino 23, al confine tra Centocelle e Torpignattara, a Roma. Il cancello porta a un edificio colorato da vari murales, immerso in un parco verde con alcune panchine: è il Casale Garibaldi. È un lunedì di febbraio e quel cancello viene chiuso. Attiviste, attivisti, cittadine e cittadini non si sono riunite per le solite attività: il corso di pittura su ceramica, il laboratorio di teatro, quello di fotografia, lo studio musicale, la scuola popolare. > Sono qui per andare alla sede della Direzione tecnica del Municipio V, in via > Perlasca: lì si terrà una manifestazione per difendere la sorte > dell’Associazione culturale Casale Garibaldi, che da quarant’anni gestisce > questo spazio e ora rischia di perderlo. L’ingresso dell’edificio è piccolo e affollato: un tavolino con volantini colorati, alcune sedie, un compensato con appiccicati poster di tutte le dimensioni. Si passa poi per un corridoio stretto, con giocattoli sparsi da un lato e la segreteria dall’altro. In fondo, un bancone da bar con davanti un divano, pieno di cuscini e cappotti. Siamo nel cuore del Casale: di fronte al bar c’è un salone vuoto, in continua trasformazione: sala prove per attrici e attori, palco per le band, luogo di riunione e di creazione per i collettivi. Un ritrovo per tutti. «Dal 2017 c’è stato un grande ricambio, abbiamo cercato di mantenere la partecipazione di tutte le componenti storiche, ma allo stesso tempo di svecchiarci», racconta Valeria, attivista del Casale che insieme ad altre e altri ha preso le redini dell’associazione dal 2017, anno in cui è scaduta la prima concessione dello spazio, risalente al 2011. «Negli ultimi anni abbiamo collaborato molto anche con i collettivi studenteschi, perché anche il ricambio generazionale è un tema. Però è difficile tenere assieme tutto, soprattutto in questo clima», conclude Valeria, alludendo all’incertezza di questi mesi. «A metà gennaio, quando esce la graduatoria, scopriamo che non siamo assegnatari. Dagli unici atti disponibili sul sito del comune risultano vincitrici altre due associazioni in combinazione» spiega Emiliano Viccaro, anche lui attivista della prima ora che oggi gestisce l’associazione, oltre a far parte delle Camere del lavoro autonomo e precario (Clap). Casale Garibaldi ha partecipato a un bando relativo all’articolo 42 della delibera 104 del 2022, nata per regolare l’assegnazione di immobili comunali per finalità di interesse generale. La delibera nasce per riconoscere esperienze con una lunga storia di attività sociali, politiche e culturali, senza però procedere con un’assegnazione diretta, ma prevede una «premialità» per le realtà che hanno maturato «esperienza nell’immobile oggetto di concessione». Una sorta di “sanatoria”, dunque, che prevede una finestra pubblica di 30 giorni in cui altre realtà possono manifestare un interesse e partecipare all’avviso. Il bando per l’assegnazione dello spazio di via Romolo Balzani viene indetto a settembre 2025. > L’associazione Casale Garibaldi, già assegnataria, partecipa rispettando i > criteri: è in regola con i pagamenti, ha una concessione scaduta e presenta un > progetto con obiettivi di inclusione sociale. Nel pieno spirito della delibera > 104, che pure sembra essere contraddetto dal risultato. Nel piazzale dell’aula municipale di via Perlasca c’è una folta delegazione dell’associazione. In prima linea le signore del gruppo di pittura su ceramica e porcellana, come Maria, membro dal 1988, con in mano il cartello «la nostra città contro guerra e povertà». Alcune persone sono venute da fuori Roma, come Antonella: «ho frequentato Casale Garibaldi negli anni Novanta, poi mi sono trasferita, ma sono tornata perché ho un ricordo sentimentale legato al Casale». Insieme ai membri storici sono presenti anche alcune bambine e alcuni bambini che hanno decorato cartelli e striscioni coi loro disegni: fanno parte del gruppo di lettura organizzato dai genitori del quartiere. Tra i più giovani ci sono anche le ragazze e i ragazzi del collettivo Francesco d’Assisi, dal nome di un liceo della zona. «Vado al Casale almeno due volte a settimana, per andare a ripetizioni o alle riunioni del collettivo», racconta Rimes, che frequenta il liceo scientifico ed è una presenza fissa del collettivo, oltre che della scuola popolare del Casale. «All’inizio facevamo le riunioni sui tetti dei centri commerciali, nei parchi o dove capitava» spiega Simone, che invece è in quinta e frequenta il collettivo da più tempo. «Il salto di qualità è avvenuto quando abbiamo iniziato a farli al Casale, il che ci consentiva di stare in uno spazio che offre una certa idea di mondo: prima non avevo idea di cosa fosse o cosa facesse un centro sociale». Secondo Flavia, che va in terza ed è tra chi si prepara a prendere le redini del collettivo l’anno prossimo, Casale Garibaldi è un luogo sicuro: «al Casale ci aiutano se c’è una difficoltà politica a scuola, o anche solo con un confronto con persone più grandi che hanno fatto lotte simili. E poi ci riconoscono come parte del quartiere e dell’associazione». > È evidente l’impegno politico e sociale del Casale, caratterizzato da una > partecipazione trasversale. «Rispetto agli altri, l’associazione aveva un > vantaggio accumulato storicamente come radicamento nel quartiere» afferma > Fabio Grimaldi, avvocato militante che con il suo studio difende la causa del > Casale. «Il provvedimento assegna però la gestione a due associazioni senza > questo radicamento sociale: quali criteri di valutazione sono stati > adottati?». Per rispondere, è stata fatta richiesta di accesso agli atti, in modo da poter impugnare la sentenza e fare ricorso al Tar. Sono sospetti anche i tempi con cui la commissione giudicatrice ha analizzato i progetti: il verbale redatto certifica in sette ore, dalle 10 alle 17, il tempo dedicato all’apertura delle buste, l’analisi e la proposta di aggiudicazione della “gara”. Un tempo davvero ridotto per svolgere una valutazione accurata. I dubbi sono legittimi visti i requisiti del bando, gli obiettivi della delibera 104 e il clima che i membri del Casale hanno constatato negli ultimi anni. C’è infatti da considerare il quadro politico. «Quello che è avvenuto in queste settimane è l’apice di un assedio che subiamo dal 2017: da quel momento in poi abbiamo vissuto un vero e proprio calvario politico, burocratico e tecnico», afferma Emiliano. Un assedio che ha condotto a tre processi: il primo per la restituzione dell’immobile in attesa di un nuovo bando, il secondo per le accuse di abuso edilizio e il terzo per il ricalcolo del canone agevolato previsto per le attività del terzo settore. Tre processi, due vittorie del Casale, 20.000 euro spesi per difendersi. I mezzi sono stati di natura tecnica e burocratica, ma le responsabilità sono politiche, insistono le attiviste e gli attivisti. «Nemmeno con l’insediamento della giunta di centro sinistra, nel 2021, è avvenuto un cambio di passo: la nuova amministrazione non è riuscita a portare avanti gli ideali della delibera 104, che ha contribuito a scrivere», conclude Emiliano. Sono le stesse istanze presentate in assemblea il 9 febbraio scorso: «stiamo giocando una partita che parte da uno spazio ma che ambisce a un modello sociale che riguarda tutta la metropoli» – conclude Emiliano come portavoce. In aula, dopo il suo intervento si sentono applausi, fischi, piedi che battono a terra e un tamburo che suona. La riunione si interrompe e i consiglieri del Municipio parlano con alcune attiviste e alcuni attivisti del Casale: i primi si prendono la responsabilità di indagare gli aspetti denunciati, i secondi promettono di portare avanti il ricorso e intensificare la mobilitazione sociale contro il provvedimento. «È importante che ci sia l’impugnazione a livello formale, oltre alla protesta», fa notare l’avvocato Fabio Grimaldi. «Proporremo l’istanza per la sospensione del provvedimento in autotutela e addirittura l’annullamento: speriamo che questo dia la possibilità di ripensare la decisione». > La richiesta è che lo spazio rimanga all’associazione mentre si attende la > pronuncia del Tar. Il processo formale serve anche ad affermare il valore dei > centri sociali, luoghi di elaborazione culturale e politica, avamposti e > strumenti di democrazia partecipata. «Casale Garibaldi si iscrive dentro questa dimensione culturale e politica, che però è anche legale, perché è fatta di conquiste di diritti molto importanti», conclude Grimaldi. Ed è per il riconoscimento di questo patrimonio che oggi attiviste, attivisti, cittadine e cittadini stanno protestando: non è solo per Casale Garibaldi, è per il diritto a esistere degli spazi sociali. La copertina è di Casale Garibaldi SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo “Garibaldini” senza Casale, una battaglia per la città pubblica a Roma Est proviene da DINAMOpress.
March 23, 2026
DINAMOpress
Appello per la costruzione di una Salerno Popolare!
APPELLO PER LA COSTRUZIONE DI UNA SALERNO POPOLARE La mortificazione che subisce ogni giorno la città di Salerno è sotto gli occhi di tutti. Il sistema di potere riprodotto nel corso dei decenni da Vincenzo De Luca e dai suoi temporanei referenti (rimovibili “d’impero” come avvenuto per l’ex sindaco Napoli) […] L'articolo Appello per la costruzione di una Salerno Popolare! su Contropiano.
March 8, 2026
Contropiano
Il Carnevale torna popolare: a Calvairate nasce il comitato di quartiere “Calvairate a Piena Voce”
Ieri, 21 febbraio, nel quartiere popolare di Calvairate a sud-est di Milano, si è tenuto il Carnevale popolare organizzato dagli abitanti e dalle realtà sociali e associative del territorio, in concomitanza con il Carnevale secondo il rito ambrosiano, che nel capoluogo lombardo cade tradizionalmente una settimana dopo rispetto al resto […] L'articolo Il Carnevale torna popolare: a Calvairate nasce il comitato di quartiere “Calvairate a Piena Voce” su Contropiano.
February 22, 2026
Contropiano