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Colombia – Dopo Petro
Il 10 agosto, alle 7:34 del mattino, un terremoto ha scosso la Colombia occidentale, causando la morte di oltre trecento persone e lasciando molte altre senza tetto. La terza città più grande del Paese, Cali, è stata gravemente colpita; proprio lì, tre giorni prima, il presidente Abelardo De la Espriella aveva celebrato la sua cerimonia di insediamento, commettendo una controversa violazione della norma costituzionale, che stabilisce che i presidenti assumano la carica presso il Congresso Nazionale di Bogotá. Mentre la gente cercava freneticamente sopravvissuti tra le macerie, il Ministero degli Affari Esteri annunciava il riconoscimento ufficiale da parte del nuovo governo della sovranità israeliana sulle Alture del Golan sotto occupazione, nonché della rivendicazione del Marocco sul Sahara occidentale, compiendo una svolta di 180 gradi rispetto alle politiche del governo uscente di Gustavo Petro. Il momento scelto non ha certo contribuito a dissipare l’impressione che il governo di De la Espriella darà priorità agli interessi degli Stati Uniti e di Israele rispetto a quelli del popolo colombiano. Durante una conferenza stampa d’emergenza tenutasi quello stesso pomeriggio, De la Espriella è stato ripreso mentre rideva e mandava baci. Il suo vicepresidente gli ha ricordato: «Stiamo affrontando una tragedia nazionale». Oltre ad aver trasferito la cerimonia di insediamento, De la Espriella intende inoltre fare della città settentrionale di Barranquilla, dove ha legami familiari, una delle sedi principali del governo. Entrambe le misure mirano a presentare la sua elezione come una rottura con il potere costituito, che De la Espriella descrive come composto sia dalla destra tradizionale sia da una sinistra storicamente maltrattata che contro ogni pronostico è arrivata al governo nel 2022. Come in altri luoghi, la posizione populista di De la Espriella si è rivelata efficace. Al ballottaggio di giugno, ha battuto con un margine risicato il potenziale successore di Petro, Iván Cepeda, senatore di sinistra e attivista per i diritti umani, figlio del senatore comunista Manuel Cepeda, assassinato dai paramilitari nel 1994. La vittoria di De la Espriella conferma la recente tendenza nell’andamento delle elezioni a favore di governi di estrema destra in tutta l’America Latina, che sono in gran parte slegati dal conservatorismo tradizionale, pur rappresentando gli stessi interessi di classe. La maggior parte degli analisti si aspettava che il Centro Democrático, fondato sul culto della personalità dell’ex presidente Álvaro Uribe (2002-2010), rappresentasse la sfida di estrema destra al Patto Storico di Petro e Cepeda e, di fatto, alcuni settori della sinistra si sono mostrati ottimisti di fronte alla possibilità che De la Espriella dividesse il voto della destra e assicurasse una vittoria al primo turno a Cepeda. Tuttavia, mentre la candidata del Centro Democrático, Paloma Valencia, cercava di ammorbidire l’immagine intransigente dell’uribismo per attirare gli elettori di centro, De la Espriella l’ha affiancata da destra e gli elettori conservatori si sono schierati in massa a favore del nuovo arrivato. Il sorprendente risultato del primo turno, in cui De la Espriella ha ottenuto il 43,7% dei voti in una competizione con 13 candidati, ha rappresentato un duro colpo sia per la sinistra che per la destra dell’establishment colombiano. Proprio come Noboa in Ecuador o Kast in Cile, De la Espriella ha sfruttato le preoccupazioni dei cittadini di fronte alla percezione di un deterioramento della sicurezza, battezzando in modo significativo il partito da lui fondato nel 2024 con il nome di «Difensori della Patria». Sul piano economico, la sua campagna ha sostenuto che le politiche contro il capitale fossile del «Pacto Histórico» stessero danneggiando le famiglie con minori risorse. La promessa di opporsi all’aborto e alla genitorialità delle persone dello stesso sesso ha attirato gli elettori religiosi e aconservatori, che costituiscono un gruppo considerevole nel Paese. Strategicamente, nell’ambito del sistema elettorale a rappresentanza proporzionale della Colombia, la campagna di De la Espriella si è concentrata sulle aree urbane densamente popolate. L’affluenza alle urne è stata insolitamente alta, raggiungendo il 64 per cento, e i 12,9 milioni di voti ottenuti da De la Espriella hanno superato il risultato di qualsiasi candidato presidenziale precedente. Sebbene Cepeda abbia vinto in 18 dei 32 dipartimenti regionali della Colombia, oltre che a Bogotá e Cali, la sua campagna ha incontrato difficoltà nelle roccaforti conservatrici tradizionali, specialmente nel nord. Come ha dimostrato l’elezione di Petro nel 2022, un programma basato sul consolidamento della pace, sulla tutela dell’ambiente e sulla difesa dei diritti sociali raccoglie un forte sostegno nelle regioni politicamente ed economicamente emarginate, come il Cauca e il Nariño, ma ha meno risonanza nelle grandi aree urbane, dove gli elettori sono meno colpiti dal conflitto e dall’abbandono da parte dello Stato. Come accade per molti sedicenti «outsider», l’ascesa di De la Espriella è stata possibile grazie alla sua vicinanza al potere. È nato in una famiglia benestante di Córdoba, roccaforte conservatrice. Suo padre era giudice, mentre sua madre erede di un allevamento di bestiame. La coppia ricopriva un ruolo di primo piano nella politica regionale: suo padre sarebbe poi diventato direttore regionale della vittoriosa campagna presidenziale di Uribe nel 2002, aumentando l’esposizione del giovane Abelardo a figure influenti, sia in ambito legale che extralegale. I suoi vent’anni sono stati trascorsi invitando i comandanti delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), il principale gruppo paramilitare del Paese, a intervenire in forum universitari, conducendo allo stesso tempo una campagna contro la loro estradizione, tattica favorita da certi circoli di potere per impedire che ex collaboratori testimoniassero sulla connivenza delle élite colombiane nelle atrocità commesse dalle forze paramilitari. Un’indagine disposta nel 2007 dalla Corte Suprema colombiana all’interno della fondazione Iniziative per la Pace (FIPAZ) sostenuta da Abelardo, a causa dei suoi legami con i paramilitari, fu bloccata dal procuratore generale, suo amico personale. Dopo essersi trasferito a Miami e aver ottenuto l’abilitazione alla professione forense conseguito De la Espriella ha difeso trafficanti di droga e ha ottenuto la cittadinanza statunitense. Si è creato uno stile appariscente in linea con l’ambiente latino-conservatore di Miami: denti smaglianti, barba immacolata, abiti attillati. Tornato in Colombia, in alcuni programmi televisivi ha raccontato aneddoti su come uccidesse gatti con fuochi d’artificio, cosa che in seguito ha affermato essere uno scherzo, quando i filamati delle interviste sono riemersi durante la campagna elettorale. Gli insulti misogini e omofobi, le sfumature autoritarie e la sua promessa di «distruggere la sinistra» non sono stati smentiti. Dopo aver guidato i sondaggi nella fase finale, Cepeda ha ottenuto la cifra senza precedenti di 12,7 milioni di voti, 1,5 milioni in più rispetto al totale con cui Petro aveva vinto nel 2022, con un margine di sconfitta inferiore all’1 per cento. Tuttavia, la sua campagna ha commesso diversi errori inutili, poiché ha tardato a diversificare la propria presenza sui social media e si è concentrata eccessivamente sugli elettori già convinti. D’altra parte, la personalità misurata di Cepeda è stata messa in ombra dalla combattività incendiaria, capace di conquistare il pubblico, sia di Petro che di De la Espriella. I buoni risultati ottenuti potrebbero garantirgli una nuova candidatura nel 2030, ma, per ora, l’umano e composto Cepeda dovrà continuare la lotta dall’opposizione. Gli indici di gradimento di Petro sono elevati per un presidente uscente, il che riflette i notevoli risultati ottenuti dal suo governo. I sindacati colombiani hanno accolto con favore la legislazione sul lavoro promulgata dal suo governo (Legge 2466/2025), che ha formalizzato l’economia delle piattaforme e ha regolamentato i lavoratori del settore dell’assistenza, aumentato la retribuzione degli straordinari, rafforzato i contratti di lavoro, stabilito salari minimi obbligatori per gli apprendisti, adottato misure drastiche contro il subappalto e imposto la settimana lavorativa di 42 ore. Il suo governo ha ridistribuito oltre mezzo milione di ettari di terra produttiva alle famiglie rurali, rispetto agli appena 13.000 ettari distribuiti dal governo precedente. Petro ha affrontato una rivendicazione storica con il riconoscimento della popolazione campesina rurale come «soggetto di diritto», fornendo garanzie sull’accesso alla terra, sulla produzione alimentare e sugli investimenti statali nelle comunità. Il governo di Petro ha inoltre vietato il fracking e le licenze di esplorazione di combustibili fossili. Sul piano internazionale, Petro ha promosso l’integrazione regionale e l’autonomia, ha ripreso le relazioni diplomatiche con il Venezuela e Cuba e ha sviluppato il commercio Sud-Sud, raddoppiando le esportazioni verso l’Africa. La sua posizione su Gaza lo ha reso una figura emblematica del movimento filopalestinese a livello globale. Sebbene i suoi progressi legislativi siano ora minacciati – De l’Espriella ha revocato il divieto di fracking e intende ampliare l’estrazione di petrolio e gas, mentre i sindacati si preparano a contrastare l’attacco del nuovo governo alle conquiste ottenute con tanta fatica in materia di lavoro –, la forza del Patto Storico in Parlamento dovrebbe impedire un regresso totale. NICK MACWILLIAM È UN REGISTA E GIORNALISTA BRITANNICO CHE HA VISSUTO E LAVORATO A LUNGO IN AMERICA LATINA CONTINUA A LEGGERE INTEGRALMENTE SU AHIDAONLINE Redazione Italia
September 8, 2026
Pressenza
Colombia, il candidato ultraliberista sostenuto da Trump ha vinto le elezioni presidenziali
Dopo un solo mandato si conclude l’esperienza della sinistra alla guida del governo colombiano. Con il 99% dei voti scrutinati, il ballottaggio presidenziale vede infatti un divario incolmabile per il progressista Iván Cepeda, che ha ceduto il passo ad Abelardo de la Espriella, alias El Tigre, il candidato neoliberista sostenuto dal presidente USA Donald Trump. «Ha vinto alla grande», è stato il commento proveniente dalla Casa Bianca che, dopo El Salvador e Argentina, aggiunge nella regione un nuovo avamposto a difesa dei propri interessi. Nel frattempo, in Colombia, il presidente uscente Gustavo Petro denuncia irregolarità nello spoglio, chiedendo il riconteggio. Soltanto nelle prossime ore arriverà l’ufficialità da parte delle autorità elettorali. «Il Tigre abbraccia il Condor, ti amo Colombia». Con questa metafora, che allude al suo soprannome e all’animale simbolo del Paese, Abelardo de la Espriella ha commentato il trionfo al ballottaggio presidenziale. Il volto della nuova destra colombiana ha raccolto quasi 12,96 milioni di voti (49,7%), staccando di circa 250mila schede Iván Cepeda, fermatosi a 12,71 milioni di preferenze (48,7%). Completano il quadro le oltre 400mila schede bianche, pari all’1,6% dei voti totali. Gustavo Petro, presidente uscente e sostenitore di Iván Cepeda, ha denunciato irregolarità nello spoglio e manomissioni della piattaforma digitale che raccoglie i voti, chiedendo un riconteggio. È stata una domenica ad alta tensione, con oltre 400mila agenti di polizia e soldati schierati in tutto il Paese. L’avvicinamento al primo turno era stato segnato da diversi attentati, che hanno causato una scia di decine di morti. Diversi i divieti messi in campo per la giornata di ballottaggio, come lo stop agli alcolici, al porto d’armi e ai passeggeri sui motorini. Donald Trump è stato tra i primi a congratularsi con Abelardo de la Espriella. Gli Stati Uniti non vedono l’ora di mettersi alle spalle il mandato di Petro, segnato dall’ostilità nei propri confronti. Cepeda aveva più volte manifestato l’intenzione di continuare sulla stessa linea, non piegandosi alle minacce piovute dalla Casa Bianca in questi ultimi mesi, a partire dal sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Proprio da Caracas non sono tardate ad arrivare le congratulazioni di María Corina Machado, la leader dell’opposizione venezuelana prima incensata e poi scaricata da Trump. «Il leone e il tigre ruggiscono in America Latina. Oggi la maggior parte dei colombiani ha scelto la strada della libertà economica, della prosperità, della sicurezza e del dire basta alla criminalità organizzata transnazionale e al narcotraffico», ha scritto su X il presidente argentino Javier Milei. Con quest’ultimo Abelardo de la Espriella condivide, oltre che una solida fedeltà a Washington, una visione neoliberista dell’economia. In netto contrasto con i programmi di pacificazione lanciati da Petro, Abelardo de la Espriella ha concentrato la sua campagna elettorale su toni militaristi e patriottici, promettendo una lotta serrata contro i gruppi paramilitari attivi nel Paese. Nel farlo, il leader del partito Defensores de la Patria si ispira a un altro presidente della regione, Nayib Bukele, che a El Salvador ha sospeso lo stato di diritto per reprimere le gang. El Tigre è influenzato anche dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. In campagna elettorale,  Abelardo de la Espriella ha detto che «Israele sta facendo tutto il necessario per difendere il suo popolo, ed è esattamente ciò che farò io per difendere la Colombia». Dopo essere stato in prima linea per le sanzioni al governo Netanyahu, in solidarietà con il popolo palestinese, il Paese tornerà dunque nell’orbita filoisraeliana. Di fronte al voto di Bogotà, sorride la destra neoliberista e conservatrice, in ascesa in America Latina dopo una breve parentesi a sinistra. Gli occhi sono ora puntati sul Perù, ancora alle prese con lo scrutinio del voto che con ogni probabilità incoronerà Keiko Fujimori, figlia del dittatore Alberto, prossima presidente del Paese.   L'Indipendente
June 22, 2026
Pressenza
In Colombia vince l’estrema destra, il Pacto Histórico contesta il risultato di 33 mila seggi
La Colombia si ritrova spaccata esattamente. I dati del ballottaggio presidenziale svoltosi ieri, domenica 21 giugno, ha teoricamente sancito la vittoria dell’estrema destra guidata da Abelardo de la Espriella. Avvocato milionario, fortemente sostenuto dal presidente statunitense Donald Trump avrebbe conquistato la massima carica dello suo paese per una manciata di […] L'articolo In Colombia vince l’estrema destra, il Pacto Histórico contesta il risultato di 33 mila seggi su Contropiano.
June 22, 2026
Contropiano
Allarme “false flag” in Colombia, mentre la disinformazione parla di sospensione di Petro
A meno di due settimane dal decisivo ballottaggio presidenziale del 21 giugno, lo scontro politico in Colombia è sempre più polarizzato, in un paese che potrebbe vivere anche momenti di pericolosa escalation interna. Lunedì il candidato del Pacto Histórico, Iván Cepeda, ha diffuso un comunicato nel quale mette in guardia […] L'articolo Allarme “false flag” in Colombia, mentre la disinformazione parla di sospensione di Petro su Contropiano.
June 11, 2026
Contropiano
Colombia. “Vogliamo permettere che rubino le elezioni?”
Presento le prove verificate della potenziale frode, che posso trasmettere all’autorità competente. Ho dichiarato di non aver riconosciuto i dati preliminari del conteggio dei voti provenienti dal software dei fratelli Bautista perché sono in possesso di tali dati. Il mio impegno verso il mio popolo e il mio amore per […] L'articolo Colombia. “Vogliamo permettere che rubino le elezioni?” su Contropiano.
June 4, 2026
Contropiano
Alle elezioni in Colombia è in vantaggio il candidato che piace a Trump e a Milei
I colombiani dovranno attendere il prossimo 21 giugno per conoscere il loro nuovo presidente. Il primo turno delle elezioni si è infatti concluso con un testa a testa tra due candidati che non hanno sfondato la soglia del 50% dei consensi. Si tratta di Abelardo de la Espriella, esponente dell’estrema destra che contro ogni pronostico ha ottenuto il 43,7% dei voti e di Iván Cepeda, “erede” dell’attuale presidente Gustavo Petro, fermatosi al 40,9% dei consensi, lamentando irregolarità nel conteggio dei voti. Sorridono Donald Trump e Javier Milei all’idea di avere un nuovo alleato nella regione, ma la corsa alla presidenza resta aperta, soprattutto considerando l’elevato astensionismo che ha caratterizzato il primo turno. Abelardo de la Espriella, meglio conosciuto come El Tigre, ha ribaltato i pronostici della vigilia, chiudendo la tornata elettorale del 31 maggio in testa. Avvocato e imprenditore, Abelardo de la Espriella ha concentrato la sua campagna elettorale su toni militaristi e patriottici, promettendo una lotta serrata contro i gruppi paramilitari attivi nel Paese. Il leader del partito Defensores de la Patria si ispira a un altro presidente della regione, Nayib Bukele, che a El Salvador ha sospeso lo stato di diritto per reprimere le gang. Sul piano economico l’influenza è invece argentina, trovando un riferimento nel neoliberismo di Javier Milei, che ha accolto con favore l’esito elettorale. «Se si ripeterà questo risultato al secondo turno — ha scritto su X Milei — non ho dubbi che la Colombia entrerà nuovamente nel concerto delle Nazioni Libere e riprenderà una rotta orientata alla difesa della vita, della libertà e della proprietà». A sorridere è anche il presidente USA Donald Trump, con il quale El Tigre ha dichiarato di voler stringere un’alleanza strategica, superando le attuali ostilità del governo Petro. In continuità con quest’ultimo, Iván Cepeda, senatore e filosofo, ha invece insistito sul mantenimento dell’autonomia rispetto alle mire statunitensi, diventate delle vere e proprie minacce belliche a seguito del golpe in Venezuela. Il candidato progressista intende continuare il programma di pacificazione con i gruppi armati lanciato da Petro e ancora lontano da una conclusione, visti i recenti attacchi. Dopo una prima parte del mandato segnato da ingovernabilità e rimpasti di ministri, Petro ha risalito la china, approvando la riforma del lavoro ed ergendosi quale baluardo americano contro amministrazione Trump e governo Netanyahu. Così negli ultimi mesi il consenso è risalito, fino a conquistare i sondaggi. La realtà ha però raccontato uno scenario differente, con Abelardo de la Espriella in testa. A separarlo da Iván Cepeda sono poco meno di tre punti percentuali. Per il prossimo turno El Tigre potrà contare sul sostegno dei conservatori, fermatisi al 6%. Anche il fronte progressista, che lamenta irregolarità nel conteggio dei voti, cercherà di racimolare voti tra i partiti esclusi dal ballottaggio. Sulla strada della presidenza risulterà cruciale la capacità di mobilitare chi ha deciso di disertare le urne. Al primo turno l’astensionismo è arrivato al 45%, coinvolgendo praticamente un elettore su due. L'Indipendente
June 1, 2026
Pressenza
L’Hondurasgate portato in tribunale, e oggi si vota in Colombia
Il giurista colombiano Luis Guillermo Pérez Casas, storico difensore dei diritti umani, e il collega Mario Serrato hanno annunciato la presentazione di una denuncia penale in Colombia e in Honduras contro Juan Orlando Hernández, l’ex presidente del paese centroamericano. Hernández, condannato nel 2024 a 45 anni di carcere per narcotraffico […] L'articolo L’Hondurasgate portato in tribunale, e oggi si vota in Colombia su Contropiano.
May 31, 2026
Contropiano
Presidenziali Colombia: la sfida di Iván Cepeda
Oggi, 31 maggio, colombiani alle urne per scegliere il nuovo presidente del paese. I sondaggi indicano Iván Cepeda (Pacto Histórico, sinistra) in vantaggio, grazie anche alla frammentazione di uribismo ed estrema destra tra Paloma Valencia e Abelardo De la Espriella, ma si teme una sorta di “Hondurasgate” orchestrato dagli Stati Uniti, già intervenuti pesantemente nella campagna elettorale. di David Lifodi
Elezioni in Colombia: tra incertezza e speranza
Gustavo Petro è il primo presidente di sinistra in oltre due secoli di storia repubblicana della Colombia. Eletto il 19 giugno 2022 e, nonostante la ferrea opposizione delle maggioranze in parlamento e persino dei magistrati delle alte corti, è riuscito a lasciare il segno con misure come il salario vitale, il rafforzamento dell’istruzione pubblica, cifre record nella consegna di terreni alle famiglie contadine, miglioramenti nella sanità preventiva, salario dignitoso per i militari di truppa, la crescita del turismo e il rafforzamento delle relazioni internazionali nella logica della cooperazione sud-sud. Secondo la società Cifras y Conceptos, il gradimento di Petro è del 45%, il più alto nella storia recente del Paese latinoamericano per un presidente in procinto di concludere il proprio mandato. Il prossimo 31 maggio si terranno le elezioni presidenziali in Colombia; sebbene ci siano 14 candidati e candidate in lizza, sono tre quelli che, secondo l’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto condotto dalla società Invamer, sembrano guidare la lista dei favoriti: Paloma Valencia, del partito Centro Democrático, il cui leader massimo è l’ex presidente Álvaro Uribe, ha il 19,8%; Abelardo de la Espriella, del movimento Defensores de la Patria, ha il 21,5%; mentre Iván Cepeda, del Pacto Histórico, il partito del presidente Petro, conta il 44,3% delle preferenze elettorali. Ciò significa che nemmeno unendo la candidata della destra con quella dell’estrema destra si riuscirebbe a eguagliare Cepeda. Il centro dello spettro politico è stato drammaticamente indebolito dalla crescente polarizzazione del Paese. Nel caso in cui nessun candidato raggiungesse il 50% dei voti, i due candidati più votati andrebbero a un secondo e definitivo turno, che si terrà il prossimo 21 giugno. La scelta dei candidati alla vicepresidenza da parte dei candidati citati ha anche smosso le dinamiche politiche. Mentre Valencia e De la Espriella hanno optato rispettivamente per Juan Daniel Oviedo e José Manuel Restrepo, tecnici con ampia esperienza nella funzione pubblica, Cepeda ha scelto Ayda Quilqüé, leader indigena del popolo Nasa la cui forza risiede più nell’accompagnamento dei processi popolari che nell’esercizio di cariche statali. Le ultime settimane sono state particolarmente violente: le fazioni dissidenti delle FARC, guidate da Iván Mordisco, hanno compiuto circa 30 attentati nei dipartimenti di Cauca e Valle del Cauca, colpendo gravemente la popolazione civile. Il 7 giugno 2025, il precandidato di destra Miguel Uribe Turbay è stato assassinato a Bogotà; sebbene le indagini abbiano permesso la rapida cattura dell’autore materiale e dei suoi complici logistici, non vi è ancora certezza sull’identità dei mandanti del crimine. Sebbene non sia stato dimostrato che l’omicidio di Uribe Turbay sia direttamente collegato all’attuale campagna presidenziale, esso è stato utilizzato da settori della destra per incolpare il governo Petro e quindi screditare la campagna del Pacto Histórico. Sia Valencia che De la Espriella pongono l’accento sul rafforzamento della sicurezza nel Paese, accusando la Paz Total, l’iniziativa di negoziazione promossa da Petro, di essere un fallimento che ha permesso la crescita di gruppi armati al di fuori della legge. Da parte sua, Cepeda promette la continuità delle riforme sociali dell’attuale governo e propone una rivoluzione etica che contrasti gli storici livelli di corruzione che minano le istituzioni in Colombia. In materia di relazioni internazionali, sia Valencia che De la Espriella sono favorevoli al rafforzamento dei rapporti con gli Stati Uniti e Israele, mentre Cepeda, in sintonia con l’attuale politica di Petro, insiste nel condannare il genocidio in Palestina e nell’ampliare le relazioni politiche, economiche e militari con paesi di diverse latitudini e non solo con la potenza del nord. L’incertezza riguardo a eventuali ingerenze del governo Trump, di paesi vicini come l’Ecuador di Noboa, l’aumento della violenza politica e i dubbi sulla gestione imparziale del processo elettorale da parte della Registraduría Nacional, accompagnano il percorso verso le elezioni del prossimo presidente della Colombia, giustamente definita «il paese della bellezza». Rubén Darío Pardo Santamaría Rete Italiana di Soliedarietá Colombia Vive! Docente Trabajo Social, Universidad del Quindío, Colombia Redacción Colombia
May 27, 2026
Pressenza
Colonizzazione America Latina: piano di Trump e Netanyahu
Le registrazioni dei file audio confermano il progetto di trasformare l’intera regione in un’enclave estrattivista basata su carceri disumane e manipolazione religiosa finanziata con fondi pubblici sottratti alle infrastrutture statali. di Giorgio Trucchi (*) Si tratta di un vero e proprio piano strategico per riappropriarsi di territori, per imporre, anche militarmente, una sempre più feroce politica espansionistica e un modello