La Campagna di pressione alle “banche armate” accoglie con favore le “Linee guida in materia di investimenti etici e sostenibili” della CEI
La Campagna di pressione alle “banche armate” accoglie con favore e vivo
interesse le “Linee guida in materia di investimenti etici e sostenibili” (qui
in pdf) approvate dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) lo scorso marzo e
rese pubbliche a fine maggio. Il documento invita le diocesi, gli enti
religiosi, le comunità parrocchiali, i singoli fedeli e tutti gli uomini di
buona volontà ad un rinnovato discernimento sulla gestione delle proprie risorse
economiche affinché ogni scelta sia finalizzata alla promozione di un’economia
giusta e solidale per la crescita integrale della società nel rispetto della
dignità della persona e dell’armonia del creato.
Il documento dei Vescovi offre criteri chiari e precisi per una gestione
finanziaria trasparente e responsabile al fine di promuovere un modello
economico che non generi esclusione, ma favorisca la partecipazione, la
solidarietà, lo sviluppo sostenibile e la pace.
In particolare, la Campagna di pressione alle “banche armate” ritiene di grande
rilievo l’ampio paragrafo dedicato alla “Promozione della pace” che,
significativamente, elenca i criteri di esclusione o di “allerta” negli
investimenti finanziari.
“La Dottrina Sociale della Chiesa – si legge nel documento – condanna qualsiasi
forma di corsa agli armamenti, di tipo convenzionale e non, e si oppone alle
gravi distorsioni derivanti da spese militari eccessive e sproporzionate, anche
se, all’oggetto d’arma in sé è riconosciuto anche un uso funzionale di difesa,
quale ad esempio quello delle forze di polizia per garantire l’ordine pubblico”.
“Per questo motivo – aggiunge la nota – l’ente religioso o qualsiasi investitore
dovrebbe rinunciare ad investire direttamente o indirettamente (tramite fondi)
in aziende attive nella produzione sia di armi convenzionali che di armi non
convenzionali (come armi biologiche e chimiche, armi nucleari, armi di
distruzione di massa, mine antiuomo, armi autonome)”. Ed esplicita: “Sarà
possibile un comportamento di deroga verso casi specifici e limitati di finalità
di difesa, sulla base del principio di responsabilità”.
Queste indicazioni non si applicano solo nei confronti delle aziende produttrici
di armi, ma anche riguardo agli istituti di credito. “Con riferimento agli
istituti bancari o altri operatori che, all’interno di un’attività finanziaria
ampia e votata principalmente allo sviluppo dell’economia reale, concludono
operazioni di finanziamento ad aziende del settore della difesa, sarà essenziale
che queste operino secondo criteri rigorosi, ben documentati e di trasparenza al
pubblico. Inoltre, tali istituti devono adottare appropriate policy etiche
interne e organi di controllo che ne garantiscono l’implementazione”. Il
documento invita infine gli enti religiosi a “mantenere un dialogo continuo e
costruttivo con tali istituti affinché le risorse economiche vengano utilizzate
principalmente a favore dello sviluppo economico sostenibile”.
E’ ciò che propone da anni la Campagna di pressione alle “banche armate” che fin
da suo lancio, nell’Anno Giubilare del 2000, ha voluto sensibilizzare le
comunità religiose, le associazioni, i cittadini ed ogni correntista riguardo al
coinvolgimento degli istituti bancari nella produzione e nel commercio di
armamenti e di “armi leggere”, invitando le banche a definire direttive rigorose
e trasparenti per regolamentare le propria attività nel settore industriale
militare ed offrendo informazioni e strumenti ai correntisti per monitorare e
valutare l’attività delle banche in questo specifico settore.
Riteniamo inoltre particolarmente significativo che le “Linee Guida” facciano
seguito alla Nota Pastorale della CEI “Educare a una pace disarmata e
disarmante” (qui in pdf) diffusa lo scorso novembre nella quale i Vescovi
italiani hanno espresso un preciso avvertimento che “le necessità della difesa
non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni,
distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana”: un rilievo
chiaramente indirizzato a “quelle proposte di pesanti investimenti sul piano
degli armamenti e delle tecnologie militari” da parte dei Paesi dell’Unione
europea contenute nel piano “ReArm Europe”.
Nella Nota Pastorale i Vescovi hanno inoltre evidenziato il valore
dell’obiezione bancaria per indicare il disinvestimento, da parte di singoli e
istituzioni, da quei soggetti finanziari coinvolti nelle dinamiche della corsa
agli armamenti: “È un’opzione importante, che singoli e comunità possono
valorizzare per esprimere una volontà di pace attenta a quei fattori strutturali
che contribuiscono a dinamiche conflittuali”, esplicitano i Vescovi.
Nell’augurarsi che la Nota Pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante”
e le “Linee guida in materia di investimenti etici e sostenibili” dalla
Conferenza Episcopale Italiana diventino oggetto di riflessione e
approfondimento da parte delle diocesi, delle parrocchie, degli enti e delle
comunità religiose, la Campagna di pressione alle “banche armate” rinnova la
propria disponibilità ad offrire informazioni sulle attività degli istituti
bancari nella produzione e nel commercio di armamenti ed a proporre specifiche
indicazioni per sollecitare le banche a definire direttive rigorose e
trasparenti riguardo al settore industriale militare.
Rinnoviamo, infine, il nostro appello al Governo a ritirare il Disegno di Legge
che intende modificare, in senso peggiorativo, la Legge n. 185 del 1990 che
regolamenta le esportazioni italiane di armamenti e a tutti i Parlamentari ad
esprimere, con voto contrario, la propria opposizione e sollecitiamo tutti i
cittadini a firmare la petizione “Basta favori ai mercanti di armi!” promossa
dalla Rete italiana Pace e Disarmo.
I direttori delle tre riviste che promuovono la Campagna di pressione alle
“banche armate”
p. Giuseppe Cavallini (direttore di Nigrizia)
p. Mario Menin (direttore di Missione Oggi)
p. Alex Zanotelli (direttore di Mosaico di Pace)