Source - Campagna di pressione alle "banche armate"

Banche armate 2025 (Rel. 2026)
Ministero dell’Economia e delle Finanze Dipartimento del Tesoro Direzione V – Ufficio VI Operazioni disciplinate dall’art. 27, legge 09/07/1990, n. 185 -Smi – Relazione attività 2025 Esportazioni definitive per Istituti di credito – Riepilogo generale Scarica la Tabella in formato PDF
Nuovo record di vendita di armi italiane: nel 2025 ben 9,1 miliardi di autorizzazioni all’export
IL GOVERNO AUTORIZZA UN NUOVO RECORD DI EXPORT MILITARE: +19% RISPETTO AL 2024, CON IL MEDIO ORIENTE CHE TORNA A DOMINARE E IL KUWAIT COME PRIMO DESTINATARIO. CONTINUA IL PARADOSSO UCRAINO. ISRAELE ANCORA ASSENTE DAI NUOVI PERMESSI MA LE FORNITURE PREGRESSE PROSEGUONO. In queste ore è stata annunciata e trasmessa ufficialmente al Parlamento (anche se non è ancora presente sui siti web istituzionali) la Relazione annuale prevista dalla Legge 185/90 relativa all’anno 2025 sulle operazioni autorizzate e svolte in tema di esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento. Come già avvenuto negli ultimi due anni, il Governo Meloni ha praticamente rispettato la scadenza di legge del 31 marzo, un fatto che la Rete Italiana Pace Disarmo registra positivamente, e che dovrebbe consentire al Parlamento di avviare un dibattito serio e tempestivo sui dati contenuti nella Relazione. I numeri che emergono dalla Relazione 2025 segnano incontrovertibilmente un nuovo capitolo nell’ascesa dell’industria militare italiana sui mercati internazionali (recentemente evidenziato anche dai trend SIPRI) con un aumento del 19% delle autorizzazioni rispetto al 2024. Il Medio Oriente (area “calda” e spazzata da pericolosi conflitti con impatti globali) è tornata prepotentemente al centro dei flussi di export, che hanno visto anche una concentrazione crescente di produzione e vendita di sistemi d’arma nelle mani di pochi grandi operatori. Un aumento robusto e problematico che, ancora una volta, solleva interrogativi urgenti sulla coerenza tra le scelte del Governo e i vincoli giuridici e etici previsti dalla stessa Legge 185/90 e dal Trattato sul Commercio di Armi (ATT) che l’Italia ha ratificato da oltre dieci anni.   LE ESPORTAZIONI DI ARMI ITALIANE NEL 2025 Nel 2025 il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento ha raggiunto circa 11,141 miliardi di euro, di cui 9,164 miliardi in uscita dall’Italia e 1,977 miliardi in entrata. Le esportazioni segnano un aumento del 19,14% rispetto al 2024, quando si era già registrato un +25% sull’anno precedente. Negli ultimi quattro anni (dal 2022 al 2025) l’aumento del volume di autorizzazioni segna un colossale +87% (per le importazioni extra UE siamo invece ad un mai registrato +171% nel quadriennio). Nel dettaglio, le autorizzazioni individuali di esportazione (quelle rilasciate verso singoli Paesi per sistemi d’arma specifici) hanno raggiunto la cifra complessiva di 7,721 miliardi di euro (+19,68% rispetto al 2024 e ben +101% rispetto al 2022!) a fronte di un numero di provvedimenti praticamente stabile (2.576 contro 2.569). Le licenze globali di co-produzione con Paesi UE/NATO si attestano a circa 1,374 miliardi di euro (erano 1,18 nel 2024 per un +16,4% sull’anno e un +37,6% sul quadriennio). In calo invece le autorizzazioni di intermediazione: dai 257,7 milioni del 2024 ai soli 100,3 milioni del 2025 (-61%), con il solito andamento altalenante di questo tipo di dato. Sul fronte delle consegne effettive registrate dall’Agenzia delle Dogane, le esportazioni definitive nel 2025 ammontano a circa 5,142 miliardi di euro (per 3.189 autorizzazioni), dato in significativo aumento rispetto ai 3,58 miliardi del 2024, a conferma che le autorizzazioni rilasciate negli anni precedenti si stanno progressivamente concretizzando in forniture reali. Considerando esportazioni temporanee, riesportazioni e licenze globali, il controvalore complessivo di materiali militari usciti dall’Italia nel 2025 supera ampiamente i 6 miliardi di euro. Le transazioni bancarie legate all’export di armamenti hanno superato nel 2025 i 14 miliardi di euro complessivi (erano 12 nel 2024), con 23.942 comunicazioni effettuate dagli intermediari (+10,91% rispetto alle 21.586 del 2024). Il 66,18% delle transazioni per esportazioni definitive è stato gestito da tre soli istituti: UniCredit, Banca Nazionale del Lavoro e Deutsche Bank.    Leggi tutto l’articolo sul sito di Rete italiana Pace e Disarmo
Al via la campagna di BDS Italia insieme alla nostra campagna contro le banche complici dei crimini di Israele
BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale “Banche Complici”, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas – tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in un recente documento, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione – attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti – di capitale proprio o dei clienti – in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente. I due obiettivi principali della Campagna BDS Italia Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. Per contatti stampa: BDS Italia – gruppo di lavoro Embargo Militare/Banche complici: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com Segreteria Campagna di pressione “Banche armate”: campagnabanchearmate@gmail.com Per contatti BDS Italia: BDS Italia Comunicazione: bdscomunicazione@gmail.com
Il Comitato Sardo della Campagna “banche armate”
Il Comitato Sardo della Campagna “Banche armate”, dopo un attento studio, coadiuvato anche dai massimi esperti in materia, ha avviato un’interlocuzione con tre banche, due rilevanti nell’ambito dell’isola, il Banco di Sardegna-BPER e Poste Italiane; la terza, Banca Valsabbina, nel bresciano, la banca cui si è affidata l’industria bellica RWM per le sue operazioni sul mercato. La campagna di pressione alle banche armate, promossa nel 2000 dalle riviste Missione Oggi, Mosaico di pace e Nigrizia ha lo scopo di favorire il controllo attivo dei cittadini sulle operazioni di finanziamento all’industria militare e al commercio di armi. Le guerre, oltre ad essere un’inutile carneficina, portano all’instaurarsi di governi totalitari ed all’annullamento delle libertà democratiche, all’impoverimento della popolazione e solo all’arricchimento sfrenato delle industrie che sfornano armi, tank, missili, bombe, droni-killer e tutte le tecnologie atte ad usarli. Il riarmo europeo rientra nella follia globale di una nuova corsa agli armamenti. Ma quale riarmo? I paesi europei non sono mai stati disarmati, anzi già da anni le loro spese militari, sommate insieme, risultavano seconde solo alla macchina da guerra del Pentagono. Si parla di incrementare una spesa già molto rilevante che, in un’epoca di cambiamenti climatici e catastrofi ambientali, meriterebbe ben altro utilizzo. Solo una forte spinta verso il disarmo potrà evitare all’umanità di cacciarsi nel vicolo cieco di una nuova guerra mondiale. Le guerre sono alimentate dall’industria delle armi, che utilizza le banche per le proprie transazioni economico-finanziarie. Ma se per i cittadini è assai difficile raggiungere direttamente i fabbricanti di armi, possono però tentare di arrivare alle banche. Da qui nasce l’idea di rilanciare la Campagna di pressione alle banche armate. Ogni persona ha a che fare con le banche, non fosse altro perché i pagamenti di pensioni, stipendi, compensi nel settore pubblico e, in parte, anche in quello privato, passano obbligatoriamente attraverso gli istituti di credito. E poiché ad una banca ci dobbiamo forzatamente affidare, vogliamo almeno che la banca sulla quale riceviamo lo stipendio o la pensione, col cui bancomat facciamo la spesa, non abbia fra i suoi clienti e non faccia operazioni con produttori o mercanti di armi. Il Comitato Sardo della Campagna “Banche armate”, dopo un attento studio, coadiuvato anche dai massimi esperti in materia, ha avviato un’interlocuzione con tre banche, due rilevanti nell’ambito dell’isola, il Banco di Sardegna-BPER e Poste Italiane; la terza, Banca Valsabbina, nel bresciano, la banca cui si è affidata l’industria bellica RWM per le sue operazioni sul mercato. Da Banca Valsabbina, nessuna risposta in quasi due mesi, nonostante un sollecito: il che la dice lunga sul suo reale interesse di interloquire con la società civile. Con Poste Italiane l’interlocuzione sta andando avanti, mentre con il Banco di Sardegna-BPER la comunicazione si è interrotta con il rifiuto della banca di chiarire gli aspetti del suo coinvolgimento con l’industria bellica. Ci sembra arrivato il momento di dare spessore a questa mobilitazione, nata in Sardegna, ma che vuole essere d’esempio per altri territori. Vogliamo banche disarmate, che facciano a meno dei denari di aziende che forniscono ordigni bellici o apparecchi d’ intelligence militare, per diversi motivi. Ci ripugna la guerra come ignobile ed inutile strage, compiuta e subita da persone che appartengono alla stessa specie biologica e che muoiono per gli interessi dei loro governanti. Le condizioni economiche della popolazione vengono ulteriormente impoverite sottraendo risorse alla sanità, alla scuola, alla cultura, ai servizi sociali, per dare spazio alle armi. In caso di guerra conclamata, è la popolazione civile a subire le peggiori conseguenze dei bombardamenti e dovrà sfollare dalle città o finire sepolta sotto le macerie. Le conseguenze sociali sono altrettanto orribili. Vengono erose le libertà fondamentali: la libertà di opinione, di associazione, la libertà di stampa e quella di circolazione vengono ogni giorno messe a dura prova. In uno stato di guerra, ogni dissenso viene criminalizzato, ammutolito, estirpato. Dobbiamo provare a fermare la macchina della guerra, a partire dai soldi che le servono e dai servizi che le vengono erogati. Diventa fondamentale fare pressione sulle banche e ciascuna persona può farlo, completando e spedendo la lettera alla propria banca. Stiamo compiendo un’azione nonviolenta di consumo critico e di risparmio responsabile, per contribuire ad un futuro di pace e di giustizia sociale. Per maggiori informazioni: comsardo.campagna.banchearmate@gmail.com
Come le banche e la finanza nutrono la guerra: intervista a Giorgio Beretta
Dietro il commercio internazionale di armamenti si nasconde il ruolo spesso sottovalutato delle banche. Molti istituti finanziari italiani continuano infatti a sostenere l’esportazione dei sistemi militari verso Paesi coinvolti in conflitti o con gravi violazioni dei diritti umani. Per fare luce su questo intreccio tra finanza e industria bellica, abbiamo intervistato Giorgio Beretta, uno dei massimi esperti del settore. Analista per l’Osservatorio OPAL di Brescia e della Campagna di pressione alle “banche armate”, Beretta analizza da anni il flusso di denaro che alimenta il mercato delle armi, pubblicando studi su diversi quotidiani e riviste nazionali… Leggi l’intervista a Giorgio Beretta sul sito de L’Indipendente
Sempre più armi italiane all’estero: autorizzazioni ad oltre 7,6 miliardi nel 2024
Nel 2024 il Governo ha approvato un sensibile aumento di licenze per la vendita di armi italiane all’estero: sfiorati gli 8 miliardi complessivi (considerando anche le intermediazioni) di cui 7,6 (+1,4 miliardi in un anno) derivanti da autorizzazioni individuali e licenze globali. Continua l’export verso Paesi autoritari o con violazioni di diritti umani e anche verso l’Ucraina in guerra; se verrà confermata la modifica peggiorativa della Legge 185/90 attualmente in discussione questa potrebbe l’ultima Relazione annuale con un buon grado di trasparenza. I dati sull’export militare italiano relativo al 2024 da poco trasmessi al Parlamento, tramite la Relazione annuale prevista dalla Legge 185 /90, dimostrano che anche l’industria militare del nostro Paese sta traendo profitto dal clima globale di riarmo. Stanno infatti crescendo in maniera significativa le autorizzazioni complessive all’esportazione, che concretizzeranno nei prossimi anni un grande aumento degli incassi delle aziende produttrici di armi a seguito della vendita a Paesi stranieri. Anche per il 2025 – come già successo l’anno scorso – va dato atto al Governo Meloni di avere trasmesso la Relazione prevista dalla legge praticamente nei tempi dovuti, l’obbligo sarebbe quello di una presentazione al parlamento entro il 31 marzo, non replicando i gravi ritardi degli Esecutivi precedenti. Va poi considerato positivo il  fatto poi che la Relazione annuale continui a essere redatta con una struttura coerente e che, nonostante la sterminata mole di pagine, permette a chi la sa leggere di ottenere dei dati significativi. Anche perché sono stati mantenuti quei piccoli miglioramenti di lettura che qualche anno fa le amministrazioni pubbliche hanno adottato anche su sollecitazione delle nostre reti, organizzazioni e campagne. Rimane comunque una minaccia grave all’orizzonte: se verrà confermata la modifica di legge attualmente in discussione in Parlamento, che punta a una riduzione del controllo della trasparenza, quella del 2025 potrebbe essere l’ultima Relazione annuale a riportare molti dei dati e dei dettagli cruciali per comprendere le dinamiche dell’export militare italiano. Soprattutto per quanto riguarda i dati sul sostegno degli istituti di credito agli incassi derivanti dalle esportazioni. Per tale motivo ancora una volta la Rete italiana Pace Disarmo rilancia la richiesta di diffusione e sostegno della campagna “Basta favori ai mercanti di armi”. LE ESPORTAZIONI DI ARMI ITALIANE NEL 2024 Nel 2024 la crescita delle Autorizzazioni complessive all’export militare, cioè di quanto il Governo italiano ha autorizzato a seguito di richieste di contratti di vendita sull’estero delle nostre aziende, è aumentata n maniera davvero rilevante. L’anno scorso il valore complessivo delle licenze rilasciate per il trasferimento di materiali d’armamento è stato di 8,69 miliardi di euro: 7,94 miliardi sono stati riferiti a esportazioni e intermediazioni mentre 743 milioni ad importazioni (escluse le movimentazioni intra-comunitarie UE/SEE). Una valutazione rispetto al 2023 mostra una continuazione del trend di rilevante incremento delle autorizzazioni individuali di esportazione (quelle rilasciate verso singoli Paesi per sistemi d’arma specifici) che sono aumentate del 35% per un ammontare complessivo di 6,45 miliardi di Euro. Questa specifica forma di autorizzazione dell’esportazione di armi traina il totale complessivo delle pure licenze di autorizzazione di 7,7 miliardi che costituisce un aumento del 23,5% rispetto al 2023 e di ben il 57% rispetto al 2022! Ciò avviene perché subiscono solo una leggera flessione (-15%, da 1,47 a 1,23 miliardi) le Licenze globali sia di progetto che di trasferimento per co-produzioni strutturate con Paesi UE-NATO. Ancora una volta le non ben chiarite,  nella loro natura, autorizzazioni di intermediazione che noi consideriamo come parte dell’export continuano nel loro andamento altalenante con un aumento da 87 a 257 milioni (erano 397 nel 2022) rimanendo ad un livello superiore della media degli anni precedenti. Le già segnalata e continua crescita delle autorizzazioni individuali spinge il  dato complessivo ad un nuovo aumento del totale export militare italiano del 25% complessivo, dai 6.311 milioni di Euro del 2023 ai 7.948 del 2024 (erano 5.289 milioni di Euro del 2022). Si tratta di numeri che confermano i trend evidenziati anche dalle recenti valutazioni del SIPRI (basate su indicatori pluriennali capaci di “spalmare” l’effetto delle licenze emesse in ogni singolo anno) che hanno mostrato un enorme aumento tra gli ultimi due lustri del commercio internazionale di armi italiane pari all’132% (l’Italia si colloca al sesto posto nella classifica globale per Paesi)… Leggi tutto l’articolo sul sito di Rete italiana Pace e Disarmo
Armi made in Italy: esplosione di vendite in Africa
L’industria bellica tricolore è in espansione globale: 6,45 miliardi di euro il valore delle autorizzazioni individuali all’export. 893 milioni arrivati dal continente africano. L’Indonesia primo cliente. La Nigeria il terzo. Sorprese Botswana e Ciad. L’Egitto torna a comprare (+600%) nonostante il caso Regeni. E cresce (+461,39%) negli acquisti anche la Tunisia dell’autocrate Saied, che va alla caccia dei migranti. Tre banche gestiscono il 68,7% delle transazioni 353% è l’aumento del valore delle autorizzazioni individuali dell’export della difesa italiano nel continente rispetto al 2023; 501,35% è l’incremento nell’immensa area a sud del Sahara (207,53% nel Nordafrica). La crescita rispetto al 2022 è stata del 2.401%. Questi dati emergono dalla Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento riferita al 2024. Fotografano una rapida evoluzione geopolitica con un significativo riposizionamento dell’industria italiana della difesa anche sui mercati africani Continua espansione La fotografia che ne esce è di un’industria italiana della difesa che continua la sua espansione globale, con un mercato in costante crescita. Il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento in uscita è stato di 7,692 miliardi di euro con una crescita del 21,8% rispetto al 2023. Questo valore è composto da diverse tipologie di autorizzazioni, tra cui quelle individuali di esportazione che hanno rappresentato 6.451,324 milioni di euro (+35,34% rispetto al 2023 e un +76,80% rispetto al 2021). A questo dato si aggiunge il valore delle Licenze globali e Autorizzazioni generali di trasferimento, che ammonta a 1,24 miliardi di euro rispetto a 1,457 miliardi del 2023. E i venti di guerra che gonfiano le vele dell’insicurezza mondiale saranno un ulteriore propulsore ai profitti delle industrie della difesa. Leggi tutto l’articolo sul sito di Nigrizia
Banche armate 2024 (Rel. 2025)
Ministero dell’Economia e delle Finanze Dipartimento del Tesoro Direzione V – Ufficio VI Operazioni disciplinate dall’art. 27, legge 09/07/1990, n. 185 -Smi – Relazione attività 2024 Esportazioni definitive per Istituti di credito – Riepilogo generale Scarica la Tabella in formato PDF
Le aziende (e le banche) attive nella produzione delle armi nucleari
Ammontano a 685 miliardi di dollari gli investimenti che diverse istituzioni finanziarie hanno realizzato dal gennaio 2019 a luglio 2021 a beneficio di 25 società produttrici di armi atomiche. Ci sono anche attori italiani. Il report di PAX e ICAN Chi produce le armi nucleari e con il sostegno di quali istituzioni lo racconta il report “Perilous Profiteering. The companies building nuclear arsenals and their financial backers”, realizzato a fine 2021 dalla Ong PAX e dalla campagna internazionale ICAN. Si occupa infatti delle aziende e delle banche che scelgono di fare profitti scommettendo sulla catastrofe. Ammontano a 685 miliardi di dollari gli investimenti che diverse istituzioni finanziarie hanno realizzato dal gennaio 2019 a luglio 2021 a beneficio di 25 società produttrici di armi atomiche. Leggi tutto l’articolo dal sito di Altreconomia
Il Parlamento si opponga alla modifica della legge 185/90
Invitiamo tutti i cittadini a sostenere la petizione “Basta favori ai mercanti di armi!” Comunicato stampa (21 febbraio 2025) Chiediamo al Governo di ritirare il Disegno di Legge che intende modificare, in senso peggiorativo, la Legge n. 185 del 1990 che regolamenta le esportazioni italiane di armamenti e a tutti i Parlamentari di esprimere, con voto contrario, la propria opposizione. In prossimità della discussione e del voto finale nelle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera sul Disegno di Legge (A. C. 1730) di iniziativa governativa, la Campagna di pressione alle “banche armate”, promossa dalle riviste Missione Oggi, Mosaico di Pace e Nigrizia, rivolge un ultimo pressante appello al Governo e al Parlamentato per invitarli a non stravolgere la legge n. 185 del 1990 (“Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”). Col pretesto di apportare “alcuni aggiornamenti” alla legge per “rendere la normativa nazionale più rispondente alle sfide derivanti dall’evoluzione del contesto internazionale”, il Disegno di legge limita l’applicazione dei divieti sulle esportazioni di armamenti, riduce al minimo l’informazione al Parlamento e alla società civile, e soprattutto, elimina dalla Relazione governativa annuale tutta la documentazione riguardo alle operazioni svolte dagli istituti di credito nell’import-export di armi e sistemi militari italiani. La legge 185/90 è stata una conquista delle associazioni cattoliche e laiche che negli anni Ottanta hanno promosso un’ampia mobilitazione sociale denunciando gli scandali del commercio italiano di armamenti. Mobilitazione che ha portato a definire norme rigorose per impedire l’esportazione di armi e sistemi militari non solo agli Stati sottoposti a misure di embargo, ma anche a Paesi coinvolti in conflitti armati, a governi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e verso Paesi la cui politica contrasta con i principi dell’articolo 11 della Costituzione. Con la modifica proposta governo l’applicazione di questi divieti viene sottoposta alla discrezione del governo attraverso la reintroduzione del Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD) presieduto dal Presidente del Consiglio: questo è inammissibile. Ma soprattutto verrà fortemente ridotta l’informazione al Parlamento e alla società civile, informazione che oggi è garantita dalla Relazione che la Presidenza del Consiglio deve inviare ogni anno alle Camere. Dalla Relazione verranno eliminati tutti i dati sulle singole autorizzazioni ed esportazioni per tipo di armi, quantità e valore e tutte le informazioni riguardo alle attività delle banche. Sono proprio queste informazioni che hanno finora permesso agli analisti della nostra Campagna di ricostruire e documentare numerose esportazioni di materiali d’armamento a Paesi a rischio e di conoscere gli istituti di credito che le hanno sostenute. I correntisti non sapranno più dalla Relazione annuale quali sono le banche, nazionali ed estere, che traggono profitti dal commercio di armi in particolare verso regimi autoritari e Paesi coinvolti in conflitti armati. La legge 185/90 non è mai stata accettata dai produttori di armi e dalle banche che li appoggiano. Nel corso degli anni la lobby militare-industriale ha cercato tutti i modi per manometterla e soprattutto di ridurre al minimo le informazioni sugli affari che vedono coinvolte aziende e gruppi bancari. Con queste ulteriori modifiche si illudono di mettere a tacere le voci critiche compresa la nostra Campagna. Sollecitiamo pertanto tutti i cittadini a sostenere e firmare la petizione “Basta favori ai mercanti di armi!” promossa dalla Rete italiana Pace e Disarmo. Invitiamo infine tutte le congregazioni religiose, le diocesi e le parrocchie, le associazioni laicali e i correntisti ad inviare alla propria banca la “Lettera-modello” per chiedere al proprio istituto di credito di non offrire servizi finanziari alla produzione e al commercio di armi, di dotarsi di direttive restrittive e fornire informative pubbliche trasparenti su tutte le attività riguardanti il settore delle esportazioni di armamenti. Per contatti stampa: p. Giuseppe Cavallini (direttore di Nigrizia) – Email: redazione@nigrizia.it p. Mario Menin (direttore di Missione Oggi) – Email: direttore@missioneoggi.it p. Alex Zanotelli (direttore di Mosaico di Pace) – Email: info@mosaicodipace.it Per la Segreteria della Campagna “banche armate”: campagnabanchearmate@gmail.com Missione Oggi: Via Piamarta 9, 25121 Brescia – Tel: 030-3772780 – Email: segreteria@missioneoggi.it Mosaico di Pace: Via Lamarmora 16, 76011 Bisceglie (BT) – Tel: 080-3953507 – Email: info@mosaicodipace.it Nigrizia: Vicolo Pozzo 1, 37129 Verona – Tel: 045-8092390 – Email: redazione@nigrizia.it Scarica il Comunicato in pdf