Source - Campagna di pressione alle "banche armate"

Promossa dalle riviste Missione Oggi, Nigrizia e Mosaico di Pace

Il Comitato Sardo della Campagna “banche armate”
Il Comitato Sardo della Campagna “Banche armate”, dopo un attento studio, coadiuvato anche dai massimi esperti in materia, ha avviato un’interlocuzione con tre banche, due rilevanti nell’ambito dell’isola, il Banco di Sardegna-BPER e Poste Italiane; la terza, Banca Valsabbina, nel bresciano, la banca cui si è affidata l’industria bellica RWM per le sue operazioni sul mercato. La campagna di pressione alle banche armate, promossa nel 2000 dalle riviste Missione Oggi, Mosaico di pace e Nigrizia ha lo scopo di favorire il controllo attivo dei cittadini sulle operazioni di finanziamento all’industria militare e al commercio di armi. Le guerre, oltre ad essere un’inutile carneficina, portano all’instaurarsi di governi totalitari ed all’annullamento delle libertà democratiche, all’impoverimento della popolazione e solo all’arricchimento sfrenato delle industrie che sfornano armi, tank, missili, bombe, droni-killer e tutte le tecnologie atte ad usarli. Il riarmo europeo rientra nella follia globale di una nuova corsa agli armamenti. Ma quale riarmo? I paesi europei non sono mai stati disarmati, anzi già da anni le loro spese militari, sommate insieme, risultavano seconde solo alla macchina da guerra del Pentagono. Si parla di incrementare una spesa già molto rilevante che, in un’epoca di cambiamenti climatici e catastrofi ambientali, meriterebbe ben altro utilizzo. Solo una forte spinta verso il disarmo potrà evitare all’umanità di cacciarsi nel vicolo cieco di una nuova guerra mondiale. Le guerre sono alimentate dall’industria delle armi, che utilizza le banche per le proprie transazioni economico-finanziarie. Ma se per i cittadini è assai difficile raggiungere direttamente i fabbricanti di armi, possono però tentare di arrivare alle banche. Da qui nasce l’idea di rilanciare la Campagna di pressione alle banche armate. Ogni persona ha a che fare con le banche, non fosse altro perché i pagamenti di pensioni, stipendi, compensi nel settore pubblico e, in parte, anche in quello privato, passano obbligatoriamente attraverso gli istituti di credito. E poiché ad una banca ci dobbiamo forzatamente affidare, vogliamo almeno che la banca sulla quale riceviamo lo stipendio o la pensione, col cui bancomat facciamo la spesa, non abbia fra i suoi clienti e non faccia operazioni con produttori o mercanti di armi. Il Comitato Sardo della Campagna “Banche armate”, dopo un attento studio, coadiuvato anche dai massimi esperti in materia, ha avviato un’interlocuzione con tre banche, due rilevanti nell’ambito dell’isola, il Banco di Sardegna-BPER e Poste Italiane; la terza, Banca Valsabbina, nel bresciano, la banca cui si è affidata l’industria bellica RWM per le sue operazioni sul mercato. Da Banca Valsabbina, nessuna risposta in quasi due mesi, nonostante un sollecito: il che la dice lunga sul suo reale interesse di interloquire con la società civile. Con Poste Italiane l’interlocuzione sta andando avanti, mentre con il Banco di Sardegna-BPER la comunicazione si è interrotta con il rifiuto della banca di chiarire gli aspetti del suo coinvolgimento con l’industria bellica. Ci sembra arrivato il momento di dare spessore a questa mobilitazione, nata in Sardegna, ma che vuole essere d’esempio per altri territori. Vogliamo banche disarmate, che facciano a meno dei denari di aziende che forniscono ordigni bellici o apparecchi d’ intelligence militare, per diversi motivi. Ci ripugna la guerra come ignobile ed inutile strage, compiuta e subita da persone che appartengono alla stessa specie biologica e che muoiono per gli interessi dei loro governanti. Le condizioni economiche della popolazione vengono ulteriormente impoverite sottraendo risorse alla sanità, alla scuola, alla cultura, ai servizi sociali, per dare spazio alle armi. In caso di guerra conclamata, è la popolazione civile a subire le peggiori conseguenze dei bombardamenti e dovrà sfollare dalle città o finire sepolta sotto le macerie. Le conseguenze sociali sono altrettanto orribili. Vengono erose le libertà fondamentali: la libertà di opinione, di associazione, la libertà di stampa e quella di circolazione vengono ogni giorno messe a dura prova. In uno stato di guerra, ogni dissenso viene criminalizzato, ammutolito, estirpato. Dobbiamo provare a fermare la macchina della guerra, a partire dai soldi che le servono e dai servizi che le vengono erogati. Diventa fondamentale fare pressione sulle banche e ciascuna persona può farlo, completando e spedendo la lettera alla propria banca. Stiamo compiendo un’azione nonviolenta di consumo critico e di risparmio responsabile, per contribuire ad un futuro di pace e di giustizia sociale. Per maggiori informazioni: comsardo.campagna.banchearmate@gmail.com
Come le banche e la finanza nutrono la guerra: intervista a Giorgio Beretta
Dietro il commercio internazionale di armamenti si nasconde il ruolo spesso sottovalutato delle banche. Molti istituti finanziari italiani continuano infatti a sostenere l’esportazione dei sistemi militari verso Paesi coinvolti in conflitti o con gravi violazioni dei diritti umani. Per fare luce su questo intreccio tra finanza e industria bellica, abbiamo intervistato Giorgio Beretta, uno dei massimi esperti del settore. Analista per l’Osservatorio OPAL di Brescia e della Campagna di pressione alle “banche armate”, Beretta analizza da anni il flusso di denaro che alimenta il mercato delle armi, pubblicando studi su diversi quotidiani e riviste nazionali… Leggi l’intervista a Giorgio Beretta sul sito de L’Indipendente
Sempre più armi italiane all’estero: autorizzazioni ad oltre 7,6 miliardi nel 2024
Nel 2024 il Governo ha approvato un sensibile aumento di licenze per la vendita di armi italiane all’estero: sfiorati gli 8 miliardi complessivi (considerando anche le intermediazioni) di cui 7,6 (+1,4 miliardi in un anno) derivanti da autorizzazioni individuali e licenze globali. Continua l’export verso Paesi autoritari o con violazioni di diritti umani e anche verso l’Ucraina in guerra; se verrà confermata la modifica peggiorativa della Legge 185/90 attualmente in discussione questa potrebbe l’ultima Relazione annuale con un buon grado di trasparenza. I dati sull’export militare italiano relativo al 2024 da poco trasmessi al Parlamento, tramite la Relazione annuale prevista dalla Legge 185 /90, dimostrano che anche l’industria militare del nostro Paese sta traendo profitto dal clima globale di riarmo. Stanno infatti crescendo in maniera significativa le autorizzazioni complessive all’esportazione, che concretizzeranno nei prossimi anni un grande aumento degli incassi delle aziende produttrici di armi a seguito della vendita a Paesi stranieri. Anche per il 2025 – come già successo l’anno scorso – va dato atto al Governo Meloni di avere trasmesso la Relazione prevista dalla legge praticamente nei tempi dovuti, l’obbligo sarebbe quello di una presentazione al parlamento entro il 31 marzo, non replicando i gravi ritardi degli Esecutivi precedenti. Va poi considerato positivo il  fatto poi che la Relazione annuale continui a essere redatta con una struttura coerente e che, nonostante la sterminata mole di pagine, permette a chi la sa leggere di ottenere dei dati significativi. Anche perché sono stati mantenuti quei piccoli miglioramenti di lettura che qualche anno fa le amministrazioni pubbliche hanno adottato anche su sollecitazione delle nostre reti, organizzazioni e campagne. Rimane comunque una minaccia grave all’orizzonte: se verrà confermata la modifica di legge attualmente in discussione in Parlamento, che punta a una riduzione del controllo della trasparenza, quella del 2025 potrebbe essere l’ultima Relazione annuale a riportare molti dei dati e dei dettagli cruciali per comprendere le dinamiche dell’export militare italiano. Soprattutto per quanto riguarda i dati sul sostegno degli istituti di credito agli incassi derivanti dalle esportazioni. Per tale motivo ancora una volta la Rete italiana Pace Disarmo rilancia la richiesta di diffusione e sostegno della campagna “Basta favori ai mercanti di armi”. LE ESPORTAZIONI DI ARMI ITALIANE NEL 2024 Nel 2024 la crescita delle Autorizzazioni complessive all’export militare, cioè di quanto il Governo italiano ha autorizzato a seguito di richieste di contratti di vendita sull’estero delle nostre aziende, è aumentata n maniera davvero rilevante. L’anno scorso il valore complessivo delle licenze rilasciate per il trasferimento di materiali d’armamento è stato di 8,69 miliardi di euro: 7,94 miliardi sono stati riferiti a esportazioni e intermediazioni mentre 743 milioni ad importazioni (escluse le movimentazioni intra-comunitarie UE/SEE). Una valutazione rispetto al 2023 mostra una continuazione del trend di rilevante incremento delle autorizzazioni individuali di esportazione (quelle rilasciate verso singoli Paesi per sistemi d’arma specifici) che sono aumentate del 35% per un ammontare complessivo di 6,45 miliardi di Euro. Questa specifica forma di autorizzazione dell’esportazione di armi traina il totale complessivo delle pure licenze di autorizzazione di 7,7 miliardi che costituisce un aumento del 23,5% rispetto al 2023 e di ben il 57% rispetto al 2022! Ciò avviene perché subiscono solo una leggera flessione (-15%, da 1,47 a 1,23 miliardi) le Licenze globali sia di progetto che di trasferimento per co-produzioni strutturate con Paesi UE-NATO. Ancora una volta le non ben chiarite,  nella loro natura, autorizzazioni di intermediazione che noi consideriamo come parte dell’export continuano nel loro andamento altalenante con un aumento da 87 a 257 milioni (erano 397 nel 2022) rimanendo ad un livello superiore della media degli anni precedenti. Le già segnalata e continua crescita delle autorizzazioni individuali spinge il  dato complessivo ad un nuovo aumento del totale export militare italiano del 25% complessivo, dai 6.311 milioni di Euro del 2023 ai 7.948 del 2024 (erano 5.289 milioni di Euro del 2022). Si tratta di numeri che confermano i trend evidenziati anche dalle recenti valutazioni del SIPRI (basate su indicatori pluriennali capaci di “spalmare” l’effetto delle licenze emesse in ogni singolo anno) che hanno mostrato un enorme aumento tra gli ultimi due lustri del commercio internazionale di armi italiane pari all’132% (l’Italia si colloca al sesto posto nella classifica globale per Paesi)… Leggi tutto l’articolo sul sito di Rete italiana Pace e Disarmo
Armi made in Italy: esplosione di vendite in Africa
L’industria bellica tricolore è in espansione globale: 6,45 miliardi di euro il valore delle autorizzazioni individuali all’export. 893 milioni arrivati dal continente africano. L’Indonesia primo cliente. La Nigeria il terzo. Sorprese Botswana e Ciad. L’Egitto torna a comprare (+600%) nonostante il caso Regeni. E cresce (+461,39%) negli acquisti anche la Tunisia dell’autocrate Saied, che va alla caccia dei migranti. Tre banche gestiscono il 68,7% delle transazioni 353% è l’aumento del valore delle autorizzazioni individuali dell’export della difesa italiano nel continente rispetto al 2023; 501,35% è l’incremento nell’immensa area a sud del Sahara (207,53% nel Nordafrica). La crescita rispetto al 2022 è stata del 2.401%. Questi dati emergono dalla Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento riferita al 2024. Fotografano una rapida evoluzione geopolitica con un significativo riposizionamento dell’industria italiana della difesa anche sui mercati africani Continua espansione La fotografia che ne esce è di un’industria italiana della difesa che continua la sua espansione globale, con un mercato in costante crescita. Il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento in uscita è stato di 7,692 miliardi di euro con una crescita del 21,8% rispetto al 2023. Questo valore è composto da diverse tipologie di autorizzazioni, tra cui quelle individuali di esportazione che hanno rappresentato 6.451,324 milioni di euro (+35,34% rispetto al 2023 e un +76,80% rispetto al 2021). A questo dato si aggiunge il valore delle Licenze globali e Autorizzazioni generali di trasferimento, che ammonta a 1,24 miliardi di euro rispetto a 1,457 miliardi del 2023. E i venti di guerra che gonfiano le vele dell’insicurezza mondiale saranno un ulteriore propulsore ai profitti delle industrie della difesa. Leggi tutto l’articolo sul sito di Nigrizia
Banche armate 2024 (Rel. 2025)
Ministero dell’Economia e delle Finanze Dipartimento del Tesoro Direzione V – Ufficio VI Operazioni disciplinate dall’art. 27, legge 09/07/1990, n. 185 -Smi – Relazione attività 2024 Esportazioni definitive per Istituti di credito – Riepilogo generale Scarica la Tabella in formato PDF
Le aziende (e le banche) attive nella produzione delle armi nucleari
Ammontano a 685 miliardi di dollari gli investimenti che diverse istituzioni finanziarie hanno realizzato dal gennaio 2019 a luglio 2021 a beneficio di 25 società produttrici di armi atomiche. Ci sono anche attori italiani. Il report di PAX e ICAN Chi produce le armi nucleari e con il sostegno di quali istituzioni lo racconta il report “Perilous Profiteering. The companies building nuclear arsenals and their financial backers”, realizzato a fine 2021 dalla Ong PAX e dalla campagna internazionale ICAN. Si occupa infatti delle aziende e delle banche che scelgono di fare profitti scommettendo sulla catastrofe. Ammontano a 685 miliardi di dollari gli investimenti che diverse istituzioni finanziarie hanno realizzato dal gennaio 2019 a luglio 2021 a beneficio di 25 società produttrici di armi atomiche. Leggi tutto l’articolo dal sito di Altreconomia
Il Parlamento si opponga alla modifica della legge 185/90
Invitiamo tutti i cittadini a sostenere la petizione “Basta favori ai mercanti di armi!” Comunicato stampa (21 febbraio 2025) Chiediamo al Governo di ritirare il Disegno di Legge che intende modificare, in senso peggiorativo, la Legge n. 185 del 1990 che regolamenta le esportazioni italiane di armamenti e a tutti i Parlamentari di esprimere, con voto contrario, la propria opposizione. In prossimità della discussione e del voto finale nelle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera sul Disegno di Legge (A. C. 1730) di iniziativa governativa, la Campagna di pressione alle “banche armate”, promossa dalle riviste Missione Oggi, Mosaico di Pace e Nigrizia, rivolge un ultimo pressante appello al Governo e al Parlamentato per invitarli a non stravolgere la legge n. 185 del 1990 (“Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”). Col pretesto di apportare “alcuni aggiornamenti” alla legge per “rendere la normativa nazionale più rispondente alle sfide derivanti dall’evoluzione del contesto internazionale”, il Disegno di legge limita l’applicazione dei divieti sulle esportazioni di armamenti, riduce al minimo l’informazione al Parlamento e alla società civile, e soprattutto, elimina dalla Relazione governativa annuale tutta la documentazione riguardo alle operazioni svolte dagli istituti di credito nell’import-export di armi e sistemi militari italiani. La legge 185/90 è stata una conquista delle associazioni cattoliche e laiche che negli anni Ottanta hanno promosso un’ampia mobilitazione sociale denunciando gli scandali del commercio italiano di armamenti. Mobilitazione che ha portato a definire norme rigorose per impedire l’esportazione di armi e sistemi militari non solo agli Stati sottoposti a misure di embargo, ma anche a Paesi coinvolti in conflitti armati, a governi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e verso Paesi la cui politica contrasta con i principi dell’articolo 11 della Costituzione. Con la modifica proposta governo l’applicazione di questi divieti viene sottoposta alla discrezione del governo attraverso la reintroduzione del Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD) presieduto dal Presidente del Consiglio: questo è inammissibile. Ma soprattutto verrà fortemente ridotta l’informazione al Parlamento e alla società civile, informazione che oggi è garantita dalla Relazione che la Presidenza del Consiglio deve inviare ogni anno alle Camere. Dalla Relazione verranno eliminati tutti i dati sulle singole autorizzazioni ed esportazioni per tipo di armi, quantità e valore e tutte le informazioni riguardo alle attività delle banche. Sono proprio queste informazioni che hanno finora permesso agli analisti della nostra Campagna di ricostruire e documentare numerose esportazioni di materiali d’armamento a Paesi a rischio e di conoscere gli istituti di credito che le hanno sostenute. I correntisti non sapranno più dalla Relazione annuale quali sono le banche, nazionali ed estere, che traggono profitti dal commercio di armi in particolare verso regimi autoritari e Paesi coinvolti in conflitti armati. La legge 185/90 non è mai stata accettata dai produttori di armi e dalle banche che li appoggiano. Nel corso degli anni la lobby militare-industriale ha cercato tutti i modi per manometterla e soprattutto di ridurre al minimo le informazioni sugli affari che vedono coinvolte aziende e gruppi bancari. Con queste ulteriori modifiche si illudono di mettere a tacere le voci critiche compresa la nostra Campagna. Sollecitiamo pertanto tutti i cittadini a sostenere e firmare la petizione “Basta favori ai mercanti di armi!” promossa dalla Rete italiana Pace e Disarmo. Invitiamo infine tutte le congregazioni religiose, le diocesi e le parrocchie, le associazioni laicali e i correntisti ad inviare alla propria banca la “Lettera-modello” per chiedere al proprio istituto di credito di non offrire servizi finanziari alla produzione e al commercio di armi, di dotarsi di direttive restrittive e fornire informative pubbliche trasparenti su tutte le attività riguardanti il settore delle esportazioni di armamenti. Per contatti stampa: p. Giuseppe Cavallini (direttore di Nigrizia) – Email: redazione@nigrizia.it p. Mario Menin (direttore di Missione Oggi) – Email: direttore@missioneoggi.it p. Alex Zanotelli (direttore di Mosaico di Pace) – Email: info@mosaicodipace.it Per la Segreteria della Campagna “banche armate”: campagnabanchearmate@gmail.com Missione Oggi: Via Piamarta 9, 25121 Brescia – Tel: 030-3772780 – Email: segreteria@missioneoggi.it Mosaico di Pace: Via Lamarmora 16, 76011 Bisceglie (BT) – Tel: 080-3953507 – Email: info@mosaicodipace.it Nigrizia: Vicolo Pozzo 1, 37129 Verona – Tel: 045-8092390 – Email: redazione@nigrizia.it Scarica il Comunicato in pdf
Banche armate, ecco chi fa affari miliardari
Oltre 20 istituti coinvolti, in testa Unicredit e Intesa: 5,4 miliardi tra garanzie e fidi. Il governo vuole meno trasparenza oscurando i dati 13 Febbraio 2025 – di Giulio Da Silva Le banche sono in prima fila nel finanziare le vendite di armi. Gli ingenti importi di denaro legati al commercio internazionale di armamenti non potrebbero essere versati senza un adeguato supporto del sistema finanziario. La lista delle “banche armate”, come sono definiti gli istituti che finanziano l’industria degli armamenti, viene pubblicata in Italia ogni anno nella Relazione del governo al Parlamento sull’export e l’import di armi…. Leggi tutto l’articolo de “Il Fatto Quotidiano”
ZeroArmi: il rapporto sulle banche italiane e il finanziamento alle armi
L’edizione 2024 di ZeroArmi, lo strumento innovativo di valutazione dell’esposizione bancaria italiana verso l’industria delle armi, realizzato da Fondazione Finanza Etica in collaborazione con Rete Italiana Pace e Disarmo. ZeroArmi analizza il grado di coinvolgimento del sistema bancario nel settore militare, focalizzandosi sulla trasparenza e sul dialogo critico con le banche. Il report utilizza una matrice di indicatori che esamina: finanziamenti diretti, partecipazioni azionarie, supporto logistico all’export di armamenti. Scarica il Rapporto ZeroArmi
Banche armate 2023 (Rel. 2024)
Ministero dell’Economia e delle Finanze Dipartimento del Tesoro Direzione V – Ufficio VI Operazioni disciplinate dall’art. 27, legge 09/07/1990, n. 185 -Smi – Relazione attività 2023 Esportazioni definitive per Istituti di credito – Riepilogo generale Scarica la Tabella in formato PDF
Il Governo vuole cancellare la lista delle “banche armate”
Invitiamo tutti a mobilitarsi e a scrivere alla propria banca – Comunicato stampa (6 febbraio 2024) Un disegno di legge inaccettabile che va contrastato con fermezza. Così la Campagna di pressione alle “banche armate”, promossa dalle riviste Missione Oggi, Mosaico di Pace e Nigrizia, commenta il Disegno di legge (Atto Senato n. 855) di iniziativa governativa che modifica la legge n. 185 (“Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”), legge che dal 1990 regolamenta le esportazioni italiane di armamenti. Col pretesto di apportare “alcuni aggiornamenti” alla legge per “rendere la normativa nazionale più rispondente alle sfide derivanti dall’evoluzione del contesto internazionale”, il Disegno di legge intende limitare l’applicazione dei divieti sulle esportazioni di armamenti, riduce al minimo l’informazione al parlamento e alla società civile, e soprattutto, elimina dalla Relazione governativa annuale tutta la documentazione riguardo alle operazioni svolte dagli istituti di credito nell’import-export di armi e sistemi militari italiani. “La legge 185/90 – commenta p. Mario Menin, direttore di Missione Oggi – è stata una conquista delle associazioni cattoliche e laiche che negli anni Ottanta hanno promosso un’ampia mobilitazione sociale denunciando gli scandali del commercio italiano di armamenti: mobilitazione che ha portato il parlamento a definire norme rigorose per impedire l’esportazione di armi e sistemi militari non solo agli Stati sottoposti a misure di embargo, ma anche a Paesi coinvolti in conflitti armati, a governi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e verso Paesi la cui politica contrasta con i principi dell’articolo 11 della Costituzione. Con la riforma prospettata dal Disegno di legge, già approvato in Commissione Affari esteri e Difesa del Senato, l’applicazione di questi divieti viene sottoposta alla discrezione del governo attraverso il Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD) presieduto dal Presidente del Consiglio: questo è inammissibile”. Ma soprattutto – prosegue il comunicato della Campagna – verrà fortemente ridotta l’informazione al parlamento e alla società civile, informazione che oggi è garantita dalla Relazione che la Presidenza del Consiglio deve inviare ogni anno alle Camere. Dalla Relazione verranno eliminati tutti i dati sulle singole autorizzazioni ed esportazioni per tipo di armi, quantità e valore e tutte le informazioni riguardo alle attività delle banche. “Sono proprio queste informazioni – sottolinea p. Giuseppe Cavallini, direttore di Nigrizia – che hanno finora permesso agli analisti della nostra Campagna di ricostruire e documentare numerose esportazioni di materiali d’armamento a Paesi a rischio e di conoscere gli istituti di credito che le hanno sostenute. I correntisti non sapranno più dalla Relazione annuale quali sono le banche, nazionali ed estere, che traggono profitti dal commercio di armi in particolare verso regimi autoritari e Paesi coinvolti in conflitti armati”. “La legge 185/90 – conclude p. Alex Zanotelli, direttore di Mosaico di Pace – non è mai stata accettata dai produttori di armi e dalle banche che li appoggiano. Nel corso degli anni la lobby militare-industriale ha cercato tutti i modi per manometterla e soprattutto per ridurre al minimo le informazioni sugli affari che vedono coinvolte aziende e gruppi bancari. Con queste modifiche, promosse dal governo Meloni ma sostenute anche da alcuni rappresentati politici dell’opposizione, si illudono di mettere a tacere la nostra Campagna che, invece, da oggi rilanciamo con più forza invitando tutti i correntisti a richiedere al proprio istituto di credito di non offrire servizi finanziari alla produzione e al commercio di armi o almeno di dotarsi di direttive restrittive e informative pubbliche e trasparenti sulle attività nel settore”. I direttori delle tre riviste invitano a riflettere sulle parole con cui, in numerose occasioni, papa Francesco ha stigmatizzato il commercio di armamenti e i “fabbricanti di armi” ed in particolare nel discorso rivolto lo scorso gennaio ai membri del Corpo diplomatico: “Le guerre possono proseguire grazie all’enorme disponibilità di armi. Occorre perseguire una politica di disarmo, poiché è illusorio pensare che gli armamenti abbiano un valore deterrente. Piuttosto è vero il contrario: la disponibilità di armi ne incentiva l’uso e ne incrementa la produzione. Le armi creano sfiducia e distolgono risorse. Quante vite si potrebbero salvare con le risorse oggi destinate agli armamenti? Non sarebbe meglio investirle in favore di una vera sicurezza globale?”. La Campagna di pressione alle “banche armate” ha già predisposto sul proprio sito una nuova “Lettera-modello” e invita tutte le parrocchie, le associazioni e i correntisti ad inviarla alla propria banca dandone informazione alla Campagna. La Campagnacondivide e rilancia l’allarme diffuso dalla Rete italiana pace e disarmo che ha denunciato con preoccupazione l’esito del voto in Commissione Affari esteri e Difesa del Senato e, insieme alle associazioni della Rete, sta predisponendo una forte mobilitazione nazionale per impedire che il commercio italiano di armi torni ad essere oggetto di una pericolosa opacità che non favorisce la promozione della pace e della sicurezza comune, ma alimenta guerre e violenze, sostiene le violazioni dei diritti e provoca morti innocenti in tante zone del mondo. Per contatti stampa: p. Giuseppe Cavallini (direttore di Nigrizia) – Email: redazione@nigrizia.it p. Mario Menin (direttore di Missione Oggi) – Email: direttore@missioneoggi.it p. Alex Zanotelli (direttore di Mosaico di Pace) – Email: info@mosaicodipace.it Per la Segreteria della Campagna “banche armate”: campagnabanchearmate@gmail.com Missione Oggi: Via Piamarta 9, 25121 Brescia – Tel: 030-3772780 – Email: segreteria@missioneoggi.it Mosaico di Pace: Via Lamarmora 16, 76011 Bisceglie (BT) – Tel: 080-3953507 – Email: info@mosaicodipace.it Nigrizia: Vicolo Pozzo 1, 37129 Verona – Tel: 045-8092390 – Email: redazione@nigrizia.it La Campagna di pressione alle “banche armate” La Campagna di pressione alle “banche armate” è stata promossa nel gennaio del 2000 da tre riviste (Missione Oggi dei Missionari Saveriani, Nigrizia dei Missionari Comboniani e Mosaico di Pace della sezione italiana del movimento internazionale Pax Christi) e dal 2020 è co-promossa dalla rivista del Movimento nonviolento Azione Nonviolenta e dal sito Osservatorio Diritti. La Campagna è nata per informare riguardo alle attività degli Istituti di credito, italiani ed esteri, nel settore dell’esportazione italiana di armamenti e per offrire alle associazioni e ai cittadini un modo concreto per indurre la banca presso cui sono correntisti a non finanziare la produzione e la commercializzazione di armamenti e di armi comuni o, per lo meno, a definire delle direttive per autoregolamentare in modo rigoroso le attività finanziarie in questi settori. Tutte le informazioni sul sito: www.banchearmate.org. Scarica il Comunicato Stampa in pdf