Il Comitato Sardo della Campagna “banche armate”Il Comitato Sardo della Campagna “Banche armate”, dopo un attento studio,
coadiuvato anche dai massimi esperti in materia, ha avviato un’interlocuzione
con tre banche, due rilevanti nell’ambito dell’isola, il Banco di Sardegna-BPER
e Poste Italiane; la terza, Banca Valsabbina, nel bresciano, la banca cui si è
affidata l’industria bellica RWM per le sue operazioni sul mercato.
La campagna di pressione alle banche armate, promossa nel 2000 dalle riviste
Missione Oggi, Mosaico di pace e Nigrizia ha lo scopo di favorire il controllo
attivo dei cittadini sulle operazioni di finanziamento all’industria militare e
al commercio di armi.
Le guerre, oltre ad essere un’inutile carneficina, portano all’instaurarsi di
governi totalitari ed all’annullamento delle libertà democratiche,
all’impoverimento della popolazione e solo all’arricchimento sfrenato delle
industrie che sfornano armi, tank, missili, bombe, droni-killer e tutte le
tecnologie atte ad usarli.
Il riarmo europeo rientra nella follia globale di una nuova corsa agli
armamenti. Ma quale riarmo? I paesi europei non sono mai stati disarmati, anzi
già da anni le loro spese militari, sommate insieme, risultavano seconde solo
alla macchina da guerra del Pentagono. Si parla di incrementare una spesa già
molto rilevante che, in un’epoca di cambiamenti climatici e catastrofi
ambientali, meriterebbe ben altro utilizzo.
Solo una forte spinta verso il disarmo potrà evitare all’umanità di cacciarsi
nel vicolo cieco di una nuova guerra mondiale. Le guerre sono alimentate
dall’industria delle armi, che utilizza le banche per le proprie transazioni
economico-finanziarie. Ma se per i cittadini è assai difficile raggiungere
direttamente i fabbricanti di armi, possono però tentare di arrivare alle
banche.
Da qui nasce l’idea di rilanciare la Campagna di pressione alle banche armate.
Ogni persona ha a che fare con le banche, non fosse altro perché i pagamenti di
pensioni, stipendi, compensi nel settore pubblico e, in parte, anche in quello
privato, passano obbligatoriamente attraverso gli istituti di credito. E poiché
ad una banca ci dobbiamo forzatamente affidare, vogliamo almeno che la banca
sulla quale riceviamo lo stipendio o la pensione, col cui bancomat facciamo la
spesa, non abbia fra i suoi clienti e non faccia operazioni con produttori o
mercanti di armi.
Il Comitato Sardo della Campagna “Banche armate”, dopo un attento studio,
coadiuvato anche dai massimi esperti in materia, ha avviato un’interlocuzione
con tre banche, due rilevanti nell’ambito dell’isola, il Banco di Sardegna-BPER
e Poste Italiane; la terza, Banca Valsabbina, nel bresciano, la banca cui si è
affidata l’industria bellica RWM per le sue operazioni sul mercato.
Da Banca Valsabbina, nessuna risposta in quasi due mesi, nonostante un
sollecito: il che la dice lunga sul suo reale interesse di interloquire con la
società civile. Con Poste Italiane l’interlocuzione sta andando avanti, mentre
con il Banco di Sardegna-BPER la comunicazione si è interrotta con il rifiuto
della banca di chiarire gli aspetti del suo coinvolgimento con l’industria
bellica.
Ci sembra arrivato il momento di dare spessore a questa mobilitazione, nata in
Sardegna, ma che vuole essere d’esempio per altri territori. Vogliamo banche
disarmate, che facciano a meno dei denari di aziende che forniscono ordigni
bellici o apparecchi d’ intelligence militare, per diversi motivi.
Ci ripugna la guerra come ignobile ed inutile strage, compiuta e subita da
persone che appartengono alla stessa specie biologica e che muoiono per gli
interessi dei loro governanti.
Le condizioni economiche della popolazione vengono ulteriormente impoverite
sottraendo risorse alla sanità, alla scuola, alla cultura, ai servizi sociali,
per dare spazio alle armi. In caso di guerra conclamata, è la popolazione civile
a subire le peggiori conseguenze dei bombardamenti e dovrà sfollare dalle città
o finire sepolta sotto le macerie.
Le conseguenze sociali sono altrettanto orribili. Vengono erose le libertà
fondamentali: la libertà di opinione, di associazione, la libertà di stampa e
quella di circolazione vengono ogni giorno messe a dura prova. In uno stato di
guerra, ogni dissenso viene criminalizzato, ammutolito, estirpato.
Dobbiamo provare a fermare la macchina della guerra, a partire dai soldi che le
servono e dai servizi che le vengono erogati. Diventa fondamentale fare
pressione sulle banche e ciascuna persona può farlo, completando e spedendo la
lettera alla propria banca.
Stiamo compiendo un’azione nonviolenta di consumo critico e di risparmio
responsabile, per contribuire ad un futuro di pace e di giustizia sociale.
Per maggiori informazioni: comsardo.campagna.banchearmate@gmail.com