La grande "magia" sui morti sul lavoro: tra propaganda, appalti e i miliardi della sicurezza Posta in arrivo
Non si può restare in silenzio di fronte alla gestione della sicurezza sul
lavoro in Italia. Quando i dati ufficiali vengono utilizzati per "far quadrare i
conti", non siamo di fronte a semplici discrepanze burocratiche, ma a una
precisa operazione di occultamento della realtà. Ci sono tre verità drammatiche
che nessuno ha il coraggio di dire pubblicamente: 1. La vergogna europea:
l'Italia "virtuosa" solo sulla carta La cosa più grave è che i dati parziali
diffusi dall'INAIL sono gli unici che vengono inviati in Europa. La realtà:
Centinaia di morti (lavoratori in nero, categorie non coperte, ecc.) spariscono
dai radar. Il risultato: L'Italia appare agli occhi delle istituzioni europee
molto più virtuosa di quanto non sia. Mentre i monitoraggi indipendenti
combattono da anni per mostrare la verità, le istituzioni nazionali usano questa
"magia" statistica per evitare sanzioni e critiche internazionali. Da italiani,
c'è da vergognarsi. 2. Le responsabilità del Ministero dei Trasporti Parliamo di
settori specifici: l'autotrasporto è ormai in cima alle classifiche dei decessi.
anche negli ultimi giorni sono morti altri quattro autisti. Eppure, il Ministro
dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sembra occuparsi di tutto
fuorché dei morti di sua competenza. Non si tratta solo di assenza, ma di
precise scelte politiche: basti pensare alla reintroduzione degli appalti a
cascata, una misura che ha precarizzato i cantieri e la logistica, portando a un
incremento stimato dei morti del 15%. Questo governo ha dimostrato una linea
drammatica e fallimentare per il mondo del lavoro. 3. La lobby della sicurezza:
un business da miliardi Perché nessuno parla? Perché in Italia la sicurezza sul
lavoro è diventata un'industria che muove miliardi di euro tra corsi di
formazione spesso formali, consulenze, certificati e burocrazia. Dietro questa
facciata c'è una lobby potentissima composta da figure influenti a cui questo
sistema fa gola. Una ragnatela di interessi economici che porta a chiudere occhi
e orecchie: si spende tanto per la "carta", ma non si fa prevenzione reale sul
territorio. L'unico vero argine sono i sindacati I dati storici continuano a
confermarlo: il 95% dei morti si concentra nelle piccole aziende non
sindacalizzate. Dove c'è il sindacato, dove ci sono i rappresentanti dei
lavoratori (RLS) che controllano davvero e non per finta, la mortalità è quasi
azzerata. Il sindacato, facendo il suo lavoro, fa anche il bene e la legalità
dell'azienda stessa. AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE (Dati a stamattina,
post-elaborazione del 5 giugno) Mentre l'INAIL diffondeva per i primi quattro
mesi dell'anno una contabilità ferma a meno di 300 casi totali ipotizzando cali
statistici, i numeri reali del monitoraggio indipendente aggiornati a stamattina
gridano vendetta: 456 morti registrati esclusivamente sui luoghi di lavoro. 621
morti complessivi se si aggiungono le vittime in itinere (nel tragitto
casa-lavoro). Questa è la realtà. Quella vera, quella che si tenta di occultare
per non disturbare i manovratori e per far sembrare il Paese civile agli occhi
dell'Europa. Non sono numeri, sono persone che non sono tornate a casa. Carlo
Soricelli curatore dell'osservatorio di bologna morti sul lavoro.
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