«Grazie Sindaco Lepore. I bolognesi e gli italiani che ragionano ancora, e che
non fanno gli odiatori di professione, sono con te per aver dato dignità a una
morte ingiusta. Io personalmente ti sono molto, molto grato per aver premiato me
con la Turrita d'Argento: un semplice metalmeccanico, pittore e scultore da
oltre cinquant'anni, e per l'impegno con l'Osservatorio di Bologna che, dopo
ormai due decenni, ha vinto la sua battaglia per far emergere dall'oblio e
dall'occultamento sistematico migliaia di lavoratori morti sul lavoro. E io non
sapevo assolutamente nulla della premiazione. In quale altra città avrebbero
fatto questo? Sei un bravo Sindaco, vicino ai cittadini, e hai fatto bene a
denunciare questi orribili odiatori di professione. I bolognesi ti amano e
vedono quello che stai facendo per la città: sei uno dei pochi che sta
utilizzando a pieno il PNRR, che ha creato qualche disagio ai cittadini ma che
renderà la città ancora più bella ed accogliente. La mia gratitudine sarà
eterna.»
Source - Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro
STRAGI DI LAVORATORI MAROCCHINI IN ITALIA: MENTRE IL PAESE S'INFIAMMA DI ODIO, LORO MUOIONO AL POSTO NOSTRO. noi "umani" siamo dispiaciuti per la morte di Abderrahim Fakir
Oggi l'ennesima tragedia: un altro lavoratore di origine marocchina è deceduto a
causa dell'ennesimo gravissimo incidente sul lavoro si chiama salah belkahaoua e
aveva 59 anni ed è morto dopo giorni di agonia . Non fa più notizia, se non per
chi si ostina a tenere il conto di un massacro silenzioso, ma per i razzisti di
casa nostra la loro vita non conta niente. Mentre una parte politica e mediatica
s'infiamma contro le istituzioni locali, la realtà dei fatti ci mette davanti a
uno specchio impietoso: I lavori più duri e pericolosi: I cittadini marocchini e
i lavoratori immigrati continuano a svolgere le mansioni più faticose, meno
pagate e meno tutelate nei nostri cantieri e nelle nostre fabbriche. Muoiono in
percentuale 3 volte di più che gli italiani, Muoiono svolgendo quei lavori che
garantiscono la quotidianità di questo Paese – arrivando persino a morire al
posto di chi diffonde odio verso di loro. 02/06/2026 brescia Lombardia Mohammed
Gannaoui 27 Operaio agricolo marocco 07/01/2026 Bologna Emilia romagna abdelbak
zanboura 54 edilizia marocco 07/05/2026 venezia veneto Driss Najem 50 edilizia
marocco 08/05/2026 venezia veneto abdadel gari 33 autotrasporto marocco
12/05/2026 bergamo lombardia Mustapha Ladid 32 industria marocco 07/06/2026
cagliari sardegna Hamza El Hail 26 autotrasporto marocco 29/06/2026 mantova
lombardia Haddad Taher 55 bracciante marocco 16/07/2026 lecce puglia Fadil
Abdelhakim, 33 installatore marocco 22 lug frosinone lazio salah belkahaoua 59
edilizia marocco L'assenza di umana pietà: Stiamo assistendo al crollo del senso
d'umanità. Si assiste al razzismo persino di fronte alla sofferenza e alla
morte, mentre sulle condizioni dei lavoratori si stende un velo di indifferenza.
Banlieue di Parigi: siamo come i francesi di trent'anni fa che col loro razzismo
si sono fatti odiare dagli immigrati e dai loro figli. Una società multietnica è
inevitabile ma stiamo creando tutte le condizioni per far vivere all'inferno i
nostri figli e nipoti. L'Osservatorio non farà un passo indietro. Non
accetteremo che si continui a morire nell'ombra e che la retorica razzista
nasconda le responsabilità di chi non garantisce la sicurezza nei luoghi di
lavoro, soprattutto verso i più deboli e fragili che stanno morendo al posto
nostro.
Morte di mamma e figlio. Ma la povera mamna Teresa era assunta regolarmente o lavorava in nero?
Un’altra tragedia colpisce la stessa famiglia e la stessa comunità, ma stavolta
il dolore si unisce alla rabbia. A distanza di quasi tre anni dal drammatico
incidente del 28 luglio 2023 — in cui persero la vita Franco Colle e i suoi
figli Anna e Claudio — la storia si ripete nella stessa azienda di fuochi
d'artificio. Un incendio ha innescato tre violentissime esplosioni, provocando
il crollo della struttura e la morte di altre due persone di Avezzano, legate da
parentela alle prime vittime. Se la posizione del figlio trentenne Simone sembra
regolare, sul decesso della madre, Teresa Tozzi, pesa il forte sospetto del
lavoro in nero. Un dubbio che solleva una ferita profonda e purtroppo comune: il
rischio che questa tragedia diventi l'ennesima "morte invisibile", esclusa dalle
statistiche ufficiali dell'INAIL perché priva di un contratto. Il timore,
denunciato spesso da sindacati e associazioni, è che il lavoro sommerso finisca
per sfoltire artificialmente i dati reali inviati in Europa, per non far
apparire l'Italia meno virtuosa sul fronte della sicurezza. Mentre la Procura
indaga (in un'azienda già precedentemente coinvolta in un'inchiesta per
caporalato), resta l'amarezza per un sistema in cui l'illegalità contrattuale
rischia di cancellare persino la dignità del ricordo e il riconoscimento
ufficiale del sacrificio di un lavoratore.
Rapporto di Sintesi: Il Divario dei Dati e la Crisi del Lavoro Nero e il Veneto maglia nera sui morti sul lavoro che sono quasi il doppio rispetto all'Emilia Romagna
Il divario Inail-Osservatorio: Al 31 maggio, i dati ufficiali INAIL registrano
339 vittime (compresi gli infortuni in itinere), mentre l'Osservatorio ne rileva
427 sui soli luoghi di lavoro (che sfiorano le 600 vittime calcolando le
strade). Questa forbice sempre più profonda evidenzia una drammatica espansione
del lavoro nero e sommerso, privo di tutele e frammentato dalla logica degli
appalti a cascata. Il caso Veneto Il Veneto, governato dalla Lega, registra i
dati più tragici. All' 8 luglio, a parità di popolazione, il Veneto conta ben 72
morti sui luoghi di lavoro (escluso l'itinere), contro i 41 dell'Emilia-Romagna.
E la Lombardia, sempre a guida leghista 76 ma che ha il doppio dei lavoratori Il
divario territoriale: L'Emilia-Romagna registra il 43% di vittime in meno
rispetto al Veneto. Un dato politico e strutturale macroscopico, che dimostra
come i diversi modelli di tutela, contrattazione e controllo territoriale
incidono direttamente sulla vita dei lavoratori. Nota di lettura: La discrepanza
tra le denunce INAIL e i dati reali dimostra che una fetta enorme di chi perde
la vita in Italia non è nemmeno censita come "lavoratore" al momento
dell'incidente, svelando lo sfacelo della precarizzazione estrema che porta al
lavoro nero.
La Ministra Calderone dà i numeri (al ribasso) dei morti sul lavoro
Report Vittime sul Lavoro nei Primi 6 Mesi del 2026 Al 30 giugno 2026, lo
scenario dei decessi legati al lavoro in Italia mostra un quadro drammatico, con
una forte incidenza dei settori legati alla movimentazione e all'agricoltura. I
Numeri Complessivi Morti sui luoghi di lavoro: 554 vittime registrate
dall'inizio dell'anno. Totale con "In Itinere" e altre categorie "invisibili":
Il dato parziale (aggiornato a maggio) tocca già quota 761 vittime. Media
storica di riferimento (2025): Ogni 24 ore sono morti in media 3,95 lavoratori
(sabati e domeniche inclusi). I Settori Più Colpiti Il report evidenzia una
particolare criticità per due categorie specifiche, che insieme rappresentano
una quota enorme dei decessi sui luoghi di lavoro. 1. Schiacciati da Trattore
(Agricoltura) Vittime nel 2026 (parziale): 82 morti. Confronto con il 2025: Nel
corso di tutto l'anno precedente i decessi erano stati 144. La proiezione a metà
anno mostra che il trend rimane altissimo e drammatico. Contesto: Il fenomeno
colpisce spesso sia i lavoratori agricoli professionali sia i coadiuvanti o
pensionati, legandosi strettamente al tema delle "vittime fragili". 2.
Autotrasportatori Vittime nel 2026 (parziale): 93 morti. Confronto con il 2025:
Nel 2025 il totale era stato di 169 decessi. L'autotrasporto si conferma la
categoria singola con il più alto numero di vittime in questi primi sei mesi.
Fattori di rischio: Questa categoria risente enormemente dei ritmi di lavoro
serrati, della stanchezza e delle problematiche stradali, aggravando anche il
bilancio dei decessi nei tratti autostradali regionali. Altre Categorie
Monitorate Karoshi (da superlavoro): 51 vittime (rispetto alle 111 totali del
2025). Infortuni domestici: 36 vittime (81 nel 2025). Taglialegna: 21 vittime
(raggiunto già il totale dell'intero 2025). Identikit delle Vittime: Anzianità e
Vulnerabilità Le Vittime Fragili: Gli ultra-sessantenni e ultra-settantenni
deceduti sono ben 179, rappresentando il 32% di tutti i morti sui luoghi di
lavoro. L'Osservatorio correla direttamente questo dato alle riforme
pensionistiche che hanno allungato l'età lavorativa anche per mansioni usuranti
e pericolose (come, appunto, gli autotrasportatori), dove la prontezza dei
riflessi, la vista e l'udito possono essere ridotti. Lavoratori stranieri
vittime in loco: 103 morti (pari a circa il 18,6% del totale dei decessi
registrati direttamente sul posto di lavoro). Rischio reale: Questo balzo
rispetto al dato parziale precedente conferma in modo matematico che il rischio
di mortalità per i lavoratori stranieri è più che doppio rispetto ai colleghi
italiani, se rapportato alla percentuale effettiva di occupati nel tessuto
produttivo. Genere: Le donne registrano un'incidenza minore di decessi
direttamente "in loco", ma subiscono un forte impatto nei casi in itinere,
spesso a causa del forte stress legato alla conciliazione dei tempi tra lavoro e
famiglia. Geografia della Strage (Top Regioni) L'analisi territoriale
dell'Osservatorio computa nei dati regionali anche i decessi avvenuti nei
rispettivi tratti autostradali: 1. LOMBARDIA: 75 sui luoghi di lavoro (101 con
in itinere). Province principali: Brescia (23), Bergamo (12), Milano (10),
Mantova (10). 2. VENETO: 66 sui luoghi di lavoro (91 con in itinere). Province
principali: Treviso (18), Vicenza (11), Verona (10), Padova (10), Venezia (10).
3. TOSCANA: 47 con in itinere (Lucca registra 10 vittime). 4. CAMPANIA: 46 sui
luoghi di lavoro (63 con in itinere). Provincia principale: Napoli (17), Salerno
(10). 5. EMILIA-ROMAGNA: 37 sui luoghi di lavoro (54 con in itinere). Provincia
principale: Bologna (8). 6. PIEMONTE: 37 sui luoghi di lavoro (49 con in
itinere). Provincia principale: Torino (26). Analisi delle Cause Politiche e
Strutturali L'Osservatorio individua precise responsabilità legislative e
strutturali dietro l'andamento di questi dati: Estensione dell'Età Pensionabile
(Legge Fornero): Ha costretto al lavoro in mansioni ad alto rischio persone
anziane con fisiologici acciacchi o minori riflessi. Liberalizzazione degli
Appalti a Cascata (Normativa 2023): Viene stimato un incremento del 15% dei
decessi, specialmente nei settori dell'edilizia e dell'autotrasporto, a causa
della frammentazione dei controlli. Un caso simbolo citato è il cantiere
Esselunga di Firenze (5 morti con 56 aziende coinvolte nel subappalto).
Precarizzazione e tutele (Jobs Act 2015): Viene calcolato un aumento storico dei
decessi del 43% a seguito della rimozione delle tutele dell'Articolo 18.
Coinvolgimento Pubblico: Viene evidenziato come 3 delle ultime 6 grandi stragi
sul lavoro siano avvenute in aziende a partecipazione
COMUNICATO STAMPA – STRAGE CONTINUA: 9 MORTI IN UNA SOLA GIORNATA
Una giornata drammatica, un vero e proprio bollettino di guerra che fotografa il
fallimento totale delle misure di sicurezza nel nostro Paese. In sole
ventiquattro ore, l'Osservatorio indipendente ha registrato ben 9 vittime, una
contabilità agghiacciante che strappa ogni velo di ipocrisia istituzionale. Non
sono fatalità, sono sacrifici umani sull'altare del profitto, della fretta, del
caldo estremo e della mancanza di tutele reali. L'Osservatorio continuerà a
contare e a dare dignità a ogni singola riga di questa strage, perché dietro i
numeri ci sono famiglie distrutte che pretendono giustizia. ECCO CHI SONO E COME
SONO MORTI IL 23 GIUGNO: Sergio Milani (59 anni, agricoltura): muore lavorando
incastrato in una macchina agricola per la lavorazione del grano a Castiglione
dei Pepoli (Bologna). Sconosciuto (54 anni, estrattivo cave): muore lavorando
travolto e schiacciato da una lastra di marmo in una cava a Botticino (Brescia).
Antonio Giuseppe Patitucci (57 anni, estrattivo cave): muore lavorando travolto
e schiacciato da una massa di detriti in una cava a Faloppio (Como). Francesco
Imprezzabile (39 anni, forze dell'ordine): è morto lavorando, agente della
polizia locale caduto dalla moto durante un inseguimento a Peschiera Borromeo
(Milano). Sconosciuto (età sconosciuta, industria): muore lavorando schiacciato
da un macchinario in uno stabilimento a Imola (Bologna). Sconosciuto (64 anni,
autotrasporto): è morto lavorando colto da infarto in azienda a Vigevano (Pavia)
per caldo e fatica eccessiva (Karoshi). Sconosciuto (età sconosciuta,
agricoltura): è morto lavorando stroncato dal caldo eccessivo mentre era
impegnato nei campi a Livraga (Lodi). Moreno Mariotti (62 anni, industria
verniciature): muore lavorando precipitato nel vuoto all'interno dell'azienda
Polver Srl a Fano (Pesaro e Urbino). Sconosciuto (54 anni, infortunio
domestico): muore per infortunio domestico carbonizzato a causa di un incendio
nel proprio appartamento a Mantova.
E' morto Piter Pan, Massimo Fasciani nella foto è l'86esimo autotrasportatore morto sul lavoro
REPORT: La strage invisibile nei trasporti e nell'agricoltura A cura di Carlo
Soricelli Curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna sui Morti sul Lavoro
La contabilità dei morti sul lavoro si aggiorna con un altro nome: è deceduto
Massimo Fasciana, l'autotrasportatore che tutti nell'ambiente chiamavano
affettuosamente "Peter Pan". La sua scomparsa non è un caso isolato, ma si
inserisce in una vera e propria strage silenziosa che colpisce il settore dei
trasporti: 86 autotrasportatori deceduti dall'inizio di quest'anno. 144 i
lavoratori del settore che hanno perso la vita l'anno scorso. Le radici di
questa strage sono da ricercare in un sistema basato sul precariato selvaggio,
che finisce per colpire duramente anche i lavoratori over 60, trasformati in
precari a fine carriera. La logica aziendale dominante è diventata un ricatto
esplicito: "O lavori alle mie condizioni, o sei licenziato". È proprio a causa
di questo sfruttamento, dei salari sottopagati e della totale assenza di tutele
e protezioni che assistiamo a una fuga di massa: tantissimi giovani italiani
scappano all'estero, rifiutandosi legittimamente di accettare queste condizioni.
Agricoltura: i numeri della vergogna Non va meglio nei campi, dove si registra
un'altra statistica drammatica e inaccettabile: sono già 78 i lavoratori
schiacciati dal trattore dall'inizio dell'anno. Anche in questo caso, si tratta
di una strage strutturale che continua a ripetersi nell'indifferenza generale.
La latitanza della politica e dei Ministeri competenti Di fronte a questi
numeri, i ministeri direttamente responsabili appaiono immobili e distanti. Il
Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e il Ministro dell'Agricoltura,
Francesco Lollobrigida, sembrano occuparsi di tutto fuorché delle materie e
delle tragedie che ricadono sotto la loro diretta responsabilità. I morti sul
lavoro non offrono un ritorno d'immagine. Non fanno propaganda. Per questo i
ministri che governano questi settori evitano di occuparsene, preferendo volgere
lo sguardo altrove invece di affrontare l'emergenza dei propri ministeri. I dati
complessivi dell'anno in corso Il bilancio complessivo delle vittime in Italia
ha già raggiunto vette spaventose: 519 morti registrati direttamente sui luoghi
di lavoro. 699 morti complessivi se si includono gli infortuni in itinere
(ovvero nel tragitto casa-lavoro), posizionandosi a un solo decesso dalla
drammatica quota di 700 morti (senza contare i casi che inevitabilmente sfuggono
al monitoraggio in itinere). Nota del Curatore: Rompere il muro
dell'occultamento e un ringraziamento sentito Come Osservatorio ce la stiamo
mettendo tutta per far emergere la verità. Buona parte di questa strage viene
quotidianamente occultata o ignorata dal dibattito pubblico perché manca un
monitoraggio istituzionale trasparente e universale; l'INAIL, infatti, si limita
a censire esclusivamente i propri assicurati, lasciando fuori una fetta enorme
di mondo del lavoro. In veste di curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna
sui Morti sul Lavoro, ci tengo a ringraziare profondamente tutti quegli italiani
– dai 1.000 ai 2.000 cittadini ogni giorno – che visitano il nostro portale. Il
vostro sostegno nasce dalla consapevolezza che quanto scrivo e pubblico su
questo osservatorio da ben 19 anni corrisponde alla pura verità. Perché i numeri
non mentono, così come non mentono mai i nomi e i cognomi di chi ha perso la
vita lavorando. È fondamentale continuare a lottare uniti per dare dignità a
ognuna di queste vittime, costringendo la politica e le istituzioni a rispondere
del proprio silenzio.
COMUNICATO STAMPA “E il padrone è sempre assolto”: a Bologna l’iniziativa in memoria di Mattia Battistetti. L’Osservatorio denuncia: nella sola provincia di Treviso superati i 120 morti totali dal giorno della tragedia del povero giovane.
“E Paron
è sempre assolto”: a Bologna l’iniziativa in memoria di Mattia Battistetti.
L’Osservatorio denuncia: nella sola provincia di Treviso superati i 120 morti
totali dal giorno della tragedia del povero giovane. BOLOGNA, 19 giugno 2026 –
Lunedì 29 giugno 2026 si terrà a Bologna un’importante iniziativa promossa dalla
CGIL in memoria di Mattia Battistetti, il giovane operaio che ha perso la vita
il 29 aprile 2021 a Montebelluna (Treviso). L’evento, incentrato sullo
spettacolo dal titolo emblematico “El paron è sempre assolto”, accende ancora
una volta i riflettori sulla piaga drammatica delle morti sul lavoro in Italia e
sulla complessa ricerca di giustizia per le vittime e le loro famiglie. A
ridosso della sentenza di primo grado che ha visto l’assoluzione degli
imprenditori coinvolti — di cui si attendono ora le motivazioni —, i dati
raccolti tracciano un quadro a dir poco agghiacciante sull’incidenza degli
infortuni mortali nel solo territorio trevigiano dal giorno del tragico
incidente. I numeri della tragedia nella Provincia di Treviso Dall’analisi dei
dati monitorati emerge una realtà drammatica che trasforma la provincia di
Treviso in una delle aree più colpite del Paese: 97 morti strettamente sui
luoghi di lavoro dal 29 aprile 2021 a oggi. 17 vittime già registrate sui Luoghi
di lavoro (pù itinere) dall'inizio del solo anno in corso. Oltre 120 morti
complessivi calcolando anche i decessi avvenuti in itinere (nel tragitto
casa-lavoro), che aggiungono un tragico 20% in più al bilancio delle vittime in
quella sola provincia. "È una cifra incredibile e inaccettabile per un solo
territorio", viene denunciato. "Una montagna di morti che dimostra quanto sia
importantissimo partecipare a questo spettacolo: per far comprendere l'immensità
di questo dramma e per ribadire che il padrone non ha sempre ragione." E che
deve pagare sia penalmente che economicamente. Il valore dell’iniziativa e la
denuncia L'appuntamento di lunedì 29 giugno a Bologna vuole essere un forte atto
di denuncia contro un sistema in cui i responsabili vengono troppo spesso
assolti o se la cavano con pene lievissime, arrivando persino a far sparire i
soldi pur di non pagare. Partecipare a questo spettacolo significa contrastare
l'indifferenza, sostenere la memoria di Mattia e di tutti i lavoratori, e
riaffermare che la sicurezza deve venire prima di ogni profitto. Ci sarò anch'io
a dare sostegno a questa magnifica famiglia Carlo Soricelli curatore
dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro
Il prezzo più alto: arrivano dal mondo, i lavoratori stranieri muoiono sul lavoro al posto nostro, percentualmente sono oltre il doppio a perdere la vita lavorando
Ieri a Vignasco ha perso la vita Touil Abderrazzak, un operaio di soli 38 anni.
L'ennesima croce in un elenco che non smette di allungarsi e che racconta una
realtà che troppi, in Italia, fanno finta di non vedere. Con questa tragedia
abbiamo superato la drammatica soglia dei 500 morti sui luoghi di lavoro
dall'inizio dell'anno, se si contano tutti i lavoratori e non solo quelli
assicurati all'Inail. Per l'esattezza, l'Osservatorio ne ha monitorati 504 che
diventano oltre 650 con l'itinere.Monitoro la situazione della sicurezza sul
lavoro da 19 anni come curatore dell'Osservatorio di Bologna, e i dati non
mentono: i lavoratori stranieri in Italia stanno pagando un prezzo pesantissimo
in vite umane. Dei 504 morti sui luoghi di lavoro registrati finora, ben 104
erano stranieri.Mettendo a confronto i dati occupazionali con quelli della
mortalità, emerge uno squilibrio matematico spaventoso: pur rappresentando circa
il 10,5% della forza lavoro regolare, gli stranieri costituiscono oltre il 20%
delle vittime sui luoghi di lavoro. Significa che, a parità di lavoratori attivi
sul territorio, un lavoratore straniero in Italia ha un rischio di morire sul
lavoro più che doppio rispetto a un collega italiano.È ora di smetterla con la
propaganda d'odio e di guardare in faccia la realtà:Sostituzione nei lavori
rischiosi: In un Paese a crescita zero, dove non si fanno più figli, pretendiamo
che siano gli immigrati a fare i lavori più umili, faticosi e pericolosi. Quelli
che gli italiani non vogliono o non possono più fare.Sfruttamento e disparità:
Sono spesso i meno pagati, i più ricattabili e i più esposti alla mancanza di
sicurezza.Un pilastro insostituibile: Se domani questi lavoratori smettessero di
arrivare o incrociassero le braccia, l'Italia si bloccherebbe all'istante e i
costi del lavoro schizzerebbero alle stelle. Ci tengono in piedi,
letteralmente.La colpa più grave del razzismo di casa nostra è fare di tutta
l'erba un fascio. È assurdo non fare una distinzione netta tra chi delinque e
chi, invece, lavora onestamente ogni giorno per il nostro Paese, finendo poi per
morire al posto nostro. Non si può accettare che oltre allo sfruttamento
economico ci sia anche un massacro morale. E parliamo chiaramente, lo scrivo da
anni nei miei post, prendendomi anche del razzista: nessuno meglio di me può
comprendere la vita di un immigrato, lo siamo stati anch'io e la mia famiglia.
Gli stranieri che hanno commesso reati vanno espulsi immediatamente, è su loro
che si applica la propaganda razzista. Chi lavora onestamente merita dignità,
sicurezza e rispetto, non una campagna d'odio permanente. Se i salari restano da
fame, le tutele inesistenti e i ritmi massacranti, il rischio reale è che i
lavoratori stranieri scelgano di abbandonare l'Italia per mete europee più
sicure e dignitose, lasciando il nostro sistema produttivo a un passo dal
collasso.Il nostro cordoglio commosso va alla famiglia di Touil Abderrazzak. La
sua morte non è un numero, è un richiamo alla coscienza di tutta
l'Italia.Un'ultima considerazione: non intervenire su questo fenomeno
immediatamente assisteremo entro pochi anni alla fine della democrazia, non solo
in Italia, ma in tutto l'Occidente. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio
di Bologna morti sul lavoro, che ringrazia gli oltre 1000 visitatori che ogni
giorno visitano il sito dell'Osservatorio http://cadutisullavoro.blogspot.it
strage di schiacciati dal trattore 6 morti in 3 giorni
STRAGE SILENZIOSA DEGLI SCHIACCIATI DAL TRATTORE: ne sono morti 6 negli ultimi 3
giorni. Ministro Lollobrigida, dica qualcosa la prego Posta in arrivo In questo
fine settimana si è consumata l'ennesima strage nelle campagne italiane: 6
lavoratori sono morti schiacciati dal trattore.
11/06/2026 grosseto toscana cristiano villa 63 agricoltura italia schiacciato
dal trattore a cinigiano 11/06/2026 macerata marche enzo mei 73 agricoltura
italia schiacciato dal trattore a civitanova 12/06/2026 torino piemonte 82
agricoltura italia schiacciato dal trattore a brandizzo 13/06/2026 chieti marche
walter grilli 81 agricoltura italia schiacciato dal trattore 12/06/2026 verona
veneto giancarlo formenti 83 agricoltura italia schiacciato dal trattore caduto
in un canale 14/06/2026 Campobasso molise 70 agricoltura italia schiacciato dal
trattore a civitacamparano Con queste ultime tragedie, sono già 72 i morti
schiacciati dal trattore nel 2026. Di questo passo si rischia di superare i 143
morti schiacciati del 2025. Dal 2008, da quando è nato l'Osservatorio Nazionale
di Bologna Morti sul Lavoro, gli schiacciati dal trattore hanno ormai superato
abbondantemente quota 3.000 vittime. Eppure, di fronte a questa strage senza
fine, continua a colpire il silenzio del ministro dell'Agricoltura, Francesco
Lollobrigida. Un silenzio che, davanti a questi numeri e a questa impressionante
successione di morti, appare sempre più incomprensibile e, per molti,
vergognoso. Non si può continuare a parlare di fatalità. Servono una grande
campagna nazionale di prevenzione, il rinnovo del parco macchine agricole e
interventi concreti per la sicurezza. Quanti altri agricoltori dovranno morire
prima che questa strage venga finalmente considerata una priorità nazionale?
Fermate la terribile macchina di morte che è il trattore, chi li guida e i loro
familiari non sanno che il trattore è una bara Carlo Soricelli curatore
dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it
Autotrasportatori ridotti a bombe umane per colpa di sfruttamento e appalti a cascata»
Morti sul lavoro, Soricelli (Osservatorio Bologna): «Siamo a 650 vittime.
Autotrasportatori ridotti a bombe umane per colpa di sfruttamento e appalti a
cascata» «La strage di Amendolara deve segnare una svolta nelle coscienze di
tutti. Ad oggi contiamo 476 morti sui luoghi di lavoro, che superano i 650 con i
decessi in itinere. Una strage continua che vede nell'autotrasporto la sua punta
più drammatica». Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio di Bologna,
interviene con durezza sui dati e sulle responsabilità politiche della sicurezza
sul lavoro in Italia. «Tra gli autotrasportatori è un’autentica mattanza: sono
già 79 i morti dall'inizio dell'anno. Questo accade grazie alla precarizzazione
introdotta in modo massiccio dal Ministro Matteo Salvini con gli appalti a
cascata. Il Ministro dei Trasporti si occupa di tutto ma non dei "suoi" morti.
Scenario identico in agricoltura, dove il Ministro Lollobrigida conta già 67
vittime schiacciate dal trattore». Soricelli si sofferma poi sul dolore degli
ultimi due giorni, che hanno visto la fine di tre giovani vite: Riccardo
Franzoni (21 anni), Francesco Dergano (23 anni) e Alessandro Ferrari (26 anni).
«La morte di Alessandro Ferrari, nello scontro in cui ha perso la vita anche un
automobilista, accende un faro sulla sicurezza stradale di tutti noi.
L’autotrasporto è diventato la prima causa di morte sul lavoro. Lo sfruttamento,
la stanchezza e i ritmi folli trasformano i mezzi pesanti in bombe umane. Pochi
anni fa questo settore era al quarto posto nelle nostre rilevazioni, oggi è al
primo. È una vergogna assoluta che richiede interventi immediati, non più
propaganda». Carlo Soricelli – Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul
Lavoro