La grande Africa

Doppiozero - Monday, September 14, 2026
La grande Africa Marco Aime Anita Romanello Lun, 14/09/2026 - 03:00

La strada è lunga, ma un altro piccolo passo verso la decolonizzazione dell’Africa è stato fatto. Nel mese di settembre, infatti, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione presentata dal Togo a nome del Gruppo africano che promuove una rappresentazione cartografica più fedele delle dimensioni reali dell'Africa e delle altre regioni del pianeta. Mai come in questo caso il celebre detto “la mappa non è il territorio” risulta perfettamente calzante, infatti, per oltre cinque secoli il nostro sguardo è stato modellato dal planisfero disegnato nel 1569 dal cartografo fiammingo Gerardus Mercator (da noi conosciuto come Mercatore), il cui nome Nova et Aucta Orbis Terrae Descriptio ad Usum Navigatium Emendate, ci dice che era pensato per aiutare la navigazione marittima. Come tutti i planisferi, anche questa carta soffre dell’inevitabile difficoltà del rappresentare su una superficie piana quella che è in realtà una forma sferica tridimensionale. Operazione che impone necessariamente dei sacrifici. “Appiattendo” la curvatura della Terra si opera inevitabilmente una distorsione, che altera le dimensioni delle varie regioni del mondo e le relative proporzioni. Così l'Alaska è rappresentata con un'area superiore a quella del Brasile, mentre la sua area effettiva è meno di 1/5 di quella dello Stato sudamericano; la Finlandia è rappresentata con una lunghezza da Nord a Sud maggiore di quella dell'India, mentre in realtà è vero il contrario: la prima è pari a 1160 km, la seconda è quasi il triplo: 3214. A soffrirne di più è stata però l’Africa, che appare più o meno grande come la Groenlandia, quando in realtà è 14 volte più grande.  Anche gli altri Paesi vicini all’equatore appaiono più piccoli di quanto non siano, mentre quelli più vicini ai poli risultano più grandi.

Una mappa, qualsiasi mappa, non è però solo una rappresentazione “meccanica” di un territorio, ma è l’espressione di una visione del mondo ed è su quelle rappresentazioni che per secoli abbiamo costruito il nostro immaginario geografico e la nostra percezione del mondo. Come ha dichiarato alla Bbc Lerato Mogoatlhe di Africa No Filter, uno dei gruppi promotori della campagna per abbandonare la mappa di Mercatore: «La rappresentazione errata dell’Africa sulle mappe del mondo non è solo un errore cartografico: è una questione narrativa». Infatti, questa visione ha in parte contribuito a rendere più marginale il continente agli occhi di chi la utilizzava.

La storia della cartografia moderna, che si è sviluppata in Europa tra il XV e il XVI secolo è in qualche modo legata alla storia del colonialismo e dell’imperialismo. Non si può certo affermare che questo sia stato l’elemento fondamentale delle tante disgrazie che hanno afflitto l’Africa, ma è un tassello che ha contribuito a formare quel mosaico che rappresenta un continente arretrato, sottosviluppato, selvaggio: uno spazio di serie B, insomma. È per questo che la proposta lanciata dal Togo a nome dei 54 Stati dell’Unione africana, con il nome Correct the map, diventa particolarmente significativa e non rappresenta solo una questione meramente accademica o estetica, ma una battaglia politica e d’identità. È un passo avanti verso quella “decolonizzazione delle menti” di cui già parlava Franz Fanon e poi ripresa dallo scrittore kenyano Ngugi Wa Thiongo.

Nova et Aucta Orbis Terrae Descriptio ad Usum Navigatium Emendate.

La rivendicazione si è poi estesa anche oltre il continente africano. Anche la Commissione per le Riparazioni della Comunità Caraibica (Caricom) ha sostenuto la proiezione Equal Earth, vedendola come un rifiuto dell’«ideologia di potere e dominio» veicolata dalla mappa di Mercatore. Ne è seguita la campagna che promuove l’adozione della proiezione Equal Earth, introdotta nel 2018 e progettata per rappresentare i continenti in base alle loro dimensioni reali. La campagna si propone di raccomandare istituzioni internazionali, sistemi educativi, case editrici e piattaforme digitali ad adottare progressivamente strumenti di rappresentazione più accurati e aderenti alle reali superfici terrestri. Il voto dell’Onu non è vincolante, ma dovrebbe comunque comportare una graduale adozione di nuove mappe nelle istituzioni di tutto il mondo.

La proposta è stata approvata con 166 voti a favore, 6 astenuti (Estonia, Georgia, Lituania, Moldavia, Serbia e Ucraina) e uno solo contrario: quello degli Stati Uniti. Non stupisce certo quest’ultimo voto, visto che il loro presidente intende ribattezzare gran parte del continente americano, per farlo apparire statunitense.

Leggi anche:
Marco Aime | L’Africa non è un paese
Marco Aime | L’Africa a Venezia
Marco Aime | Africa rossa
Marco Aime | Restituzione: di chi sono le opere d’arte?
Marco Aime | L’etnocentrismo ministeriale. E l'Africa?
Marco Aime | Alì “Farka” Touré: la mia musica viene dall'acqua
Marco Aime | Ousmane Sembène, padre del cinema africano
Marco Aime | African Parks: business bianco
Marco Aime | Africa: la storia dalla parte del leone
Marco Aime | Africa: il progresso del sottosviluppo
Marco Aime | Ngũgĩ wa Thiong’o: biblioteche che muoiono
Marco Aime | Donna, africana, meticcia
Marco Aime | Teju Cole. Pelle nera, carta nera
Marco Aime | Unesco: la grande storia dell’Africa
Marco Aime | Algeria, una storia difficile
Marco Aime | Una moschea a Fréjus. I soldati francesi africani
Marco Aime | La tratta degli schiavi
Marco Aime | Le biblioteche del Sahara
Marco Aime | Le antiche città del deserto
Marco Aime | Il nostos africano di Ta-Nehisi Coates

Geografie