
Le danze sfacciate di Kinkaleri
Doppiozero - Friday, April 24, 2026Alcuni titoli sono migliori di altri. Some dances on dickfaces ha qualcosa di buffo e sconcio, di provocatorio e irriverente. L’ultimo lavoro di Kinkaleri, ‘giovane’ compagnia nata trent’anni fa, promette e non mantiene. O meglio. Mantiene la promessa del titolo, ma lo fa in maniera inaspettata. All’ingresso la cartolina con il programma di sala distribuita al pubblico, a parte un breve testo, non contiene nessuna foto, nessuna immagine, ma uno spazio bianco incorniciato. Solo quando esci dai Cantieri della Goldonetta, dove il lavoro ha debuttato, il messaggio comincia a diventare chiaro. In quel riquadro bianco puoi disegnare tu la dickface di chi vuoi. Nel frattempo ti sei goduto lo spettacolo. E godendoti lo spettacolo sei entrato in una bolla temporale, dimenticandoti di tutte quelle facce di c* che solo un attimo prima avevi sulla punta della lingua. Perché più che capito questo lavoro di Kinkaleri va goduto, dal momento che i quattro giovani performer, Samira Cogliandro, Marco Fichera, Matteo Marongiu, Stefano Roveda, sanno catturare l’attenzione, con corpi seducenti e una coreografia accattivante e a tratti euforica.
Di solito, in questi casi, quando la scena vuole opporre all’orrore e al grigiore della realtà il piacere del corpo e la libertà dell’eros, il linguaggio artistico fa leva su alcuni tasti: il narcisismo dei performer che presuppone la contemplazione del pubblico, una spudoratezza dello stile che deborda sempre nel sottolineare sessualità liquide, l’euforia del clubbing che suona spesso autoreferenziale, una certa rabbia, più o meno esplicita, che marca un limite netto tra un ‘noi’ e un ‘loro’. In Some dances questi elementi sono tutti presenti, ma in maniera delicata e leggera, a volte sbarazzina, a volte maliziosa, ma sempre vitale e in dialogo con il pubblico. C’è eros e provocazione, ma in blue jeans e camicia bianca. Perché non c’è bisogno di altro, se i corpi sono atletici e reattivi, la coreografia elegante e intrigante. Il resto sarebbe troppo.

In una scena vuota, con fari quasi a terra e molte bottiglie d’acqua per improvvisare fontanelle e giochi da ragazzi voluttuosi, i quattro performer cominciano costruendo partiture soliste per dare vita poi a duetti, terzetti e quartetti. Soprattutto la magnetica presenza di Samira Cogliandro funziona da perno per l’intera coreografia. A volte la schiena, a volte i polpacci, a volte le mani o la bocca, sono parti di corpo su cui si costruisce il dialogo tra i performer che alternano relazioni a distanza a contact improvisation, senza però innescare mai un qualche tipo di narrazione esplicita o di rapporto più stringente. C’è armonia nel gruppo, ma anche differenze. Siamo nel tempo della giovinezza, ma due performer viaggiano dentro i vent’anni mentre la danzatrice e l’altro performer cavalcano felicemente i trent’anni. Anche questo contribuisce a creare dinamiche mobili di seduzione, di magistero, di attrazione.
I due archetipi principali sembrano accennati da elementi scenografici che rimandano al mondo di sopra e al mondo di sotto. Sul fondo della scena un velo trasparente ha impresso uno stormo di rondini. Ed è come se le azioni coreografiche avessero sempre come rimando il volo naturale e sincronizzato degli uccelli. A un certo punto dello spettacolo i performer e una parte di pubblico seduto lungo un lato vengono avvolti da un velo trasparente e di colore azzurro, che rimanda a una possibile dimensione marina. Cosa starà accadendo lì sotto? Movimenti del corpo, abbracci, ammucchiate e vento che soffia. Il resto del pubblico osserva questi corpi in movimento, come fosse un branco di pesci nelle profondità marine, i contorni si dilatano e si ammorbidiscono. Con questo piccolo gioco si innesca un divertente meccanismo voyeuristico che tiene alta l’attenzione, permette anche al pubblico di osservarsi vicendevolmente, innesca un meccanismo di desiderio.

I momenti più orgiastici mantengono sempre un’elegante dimensione formale, ammorbidita dai lascivi giochi con l’acqua, che hanno qualcosa di infantile, ma soprattutto rimandano alle fontane delle nostre piazze, costruite con corpi in posizioni quanto mai provocanti, anche se spesso l’occhio distratto del passante non ne viene più colpito. Si cita, nella presentazione, il Giardino delle delizie, trittico misterioso e stupefacente su un paradiso terrestre e sui pericoli delle tentazioni. Del capolavoro di Hieronymus Bosch si recupera però la parte centrale, il luogo più lussurioso e fantastico, lasciando ai lati la questione di Adamo ed Eva e dell’Inferno. Aspetti maliziosi evocano ricordi lontani dei film di Bernardo Bertolucci, di qualche composizione fisica dei tempi del Living Theatre o, pensando agli sguardi obliqui del pubblico, di Pornografia di Gombrowicz. Ma sono ombre lontane, lontanissime. Rimane più forte il ricordo di un altro lavoro di Kinkaleri, lontano anch’esso nel tempo, ma vivo nella memoria, Pool, che debuttò nel 2005. Anche in quel caso l’atmosfera era lattiginosa, un sipario in fondo alla scena, la visione a volte occlusa da oggetti, performer un po’ sospesi e una scena in cui si costruiva una piramide di corpi. In quel caso però il rimando era ad Abu Ghraib, scandalo sollevato dall’orribile foto di torture, in anni di pieno terrorismo. Pool era un inferno senza rumore. Un’apnea in un presente soffocante, estenuato e pieno di paure. Vent’anni dopo, in questi mesi, in questi giorni, la situazione sembra precipitare irrimediabilmente verso esiti spaventosi. Sull’orlo dell’abisso Kinkaleri, che è un gruppo ‘giovane’ perché continua a sperimentare e perché sa mettersi in relazione con giovani performer, sputa sul mondo che affonda e suona la sua musica, che è un lasciarsi ancora emozionare ed eccitare con il linguaggio della danza, come può accadere di fronte allo stormo di rondini o a un branco di pesci.
Premiere _ 13 – 14 marzo 2026 _CANGO Cantieri Goldonetta Firenze
Some dances on dickfaces
progetto e realizzazione Kinkaleri /Massimo Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco | con Samira Cogliandro, Marco Fichera, Matteo Marongiu, Stefano Roveda | organizzazione e promozione Lucia Guida, Serena Trinchero | produzione KLm 2025/2026 | con il sostegno di MiC – Ministero della Cultura, Regione Toscana
Le fotografie sono di Monia Pavoni.
Teatro