L’antifascismo viene criminalizzato – approvata la revisione storica

Free All ANTIFAS – Italy - Sunday, February 15, 2026

Traduciamo questa importante presa di posizione:

https://vvn-bda.de/ungarn-antifaschismus-wird-kriminalisiert-geschichtsrevision-genehmigt/

Ungheria: la criminalizzazione dell’antifascismo e il rifiuto del revisionismo storico

L’Associazione dei Perseguitati dal Regime Nazista – Lega degli Antifascisti e delle Antifasciste (VVN-BdA), insieme all’Associazione dei Partigiani e Antifascisti Ungheresi (MEASZ), alla Federazione Austriaca dei Combattenti della Resistenza e Antifascisti, Vittime del Fascismo (KZ-Verband) e alla Federazione Internazionale dei Resistenti (FIR) – Associazione Antifascista, l’organizzazione ombrello di partigiani, veterani della resistenza antifascista, deportati, familiari e antifascisti di oggi, condanna il comportamento del governo ungherese nei confronti della più grande marcia annuale dei nazisti in occasione del “Giorno dell’Onore” in Ungheria e la sentenza contro Maja T.

Il 4 febbraio la persona imputata, Maja T., è stata condannata a otto anni di carcere in un processo politico-farsa a Budapest, perché avrebbe partecipato a un presunto attacco “terroristico” contro neonazisti ungheresi. Dal materiale probatorio relativo allo scontro fisico avvenuto due anni fa non emerge né un coinvolgimento diretto della persona imputata, né la tesi della giustizia ungherese secondo cui gli autori sarebbero parte di un’organizzazione criminale.

Non cambia nulla nemmeno la dichiarazione del governo Orbán – seguendo l’esempio di Donald Trump – che lo scorso anno ha definito “l’Antifa” come “organizzazione terroristica”. Ricordiamo che la persona imputata, in violazione di una decisione giudiziaria tedesca, è stata consegnata illegalmente alla giustizia ungherese in un’operazione “notte e nebbia” orchestrata dalla procura. Anche dopo la sentenza, il Ministero della Giustizia ungherese continua a esercitare pressioni sulla persona condannata, che durante il processo aveva protestato con uno sciopero della fame contro le condizioni di detenzione disumane. Le autorità ungheresi sarebbero disposte a trasferirla in Germania per scontare la pena solo se rinunciasse a presentare ricorso contro la sentenza.

Il contesto del procedimento è stato uno scontro fisico contro la marcia annuale di gruppi neofascisti internazionali che da molti anni si svolge a Budapest in occasione del “Giorno dell’Onore”, un evento che rappresenta una riabilitazione delle SS, della Wehrmacht e dei collaborazionisti ungheresi. La FIR e le sue associazioni affiliate hanno più volte protestato contro questa forma di revisionismo storico e chiesto alle autorità ungheresi di impedire tali provocazioni. Anche quest’anno sono previste iniziative per il “Giorno dell’Onore” a Budapest. Mentre negli anni precedenti l’amministrazione cittadina aveva cercato di vietare o limitare l’incontro neofascista, questa volta la polizia – che risponde direttamente al governo Orbán – ha vietato tutte le proteste antifasciste contro l’evento. Il divieto riguarda persino una commemorazione con la sopravvissuta di Auschwitz Katalin Sommer, che avrebbe dovuto parlare presso il memoriale per gli ebrei assassinati sulle rive del Danubio. Le attività neonaziste, in cui partecipanti indossano uniformi storiche delle SS con svastiche e altri simboli fascisti, sono invece state esplicitamente autorizzate dalla polizia.

Le associazioni antifasciste di Germania, Austria e Ungheria, che da molti anni si impegnano contro la riabilitazione delle organizzazioni naziste, condannano questa decisione del governo ungherese e delle forze di sicurezza a esso subordinate, che rappresenta un’inversione tra vittime e carnefici, una criminalizzazione degli antifascisti e un lasciapassare per i neonazisti. Per questo motivo, a Berlino, Vienna e in altre città si sta manifestando davanti alle ambasciate e ai consolati ungheresi contro il divieto delle proteste autorizzate a Budapest. Molti anni fa, lo slogan della FIR era: “Mai più un’Europa delle SS!” – evidentemente, questo motto è oggi più attuale di quanto si temesse.

Dichiarazione congiunta delle associazioni VVN-BdA (Germania), MEASZ (Ungheria), KZ-Verband (Austria) e FIR (internazionale)