
La rincorsa di Google a ChatGpt sui contenuti e la «frode morale» dei modelli linguistici
Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica - Thursday, January 29, 2026(Fonte) Luca Salvioli – 28 gennaio 2026
I grandi modelli linguistici alla base dei chatbot vengono addestrati su enormi quantità di testi, ma questo processo solleva forti questioni legali ed etiche. Mentre Dario Amodei (Anthropic) avverte che la società non è pronta per la nuova ondata di AI, emerge che Anthropic ha acquistato legalmente e digitalizzato milioni di libri cartacei per addestrare i propri modelli: un giudice federale ha stabilito che questa pratica può rientrare nel fair use. Diverso il caso dei testi provenienti da archivi pirata online: lì Anthropic ha evitato il processo chiudendo con un accordo economico con autori ed editori.
Anche Meta e OpenAI affrontano cause simili negli Stati Uniti. Oltre all’aspetto legale, c’è un problema strutturale: secondo Marco Trombetti (Translated), i language model rompono l’accordo implicito di Internet, usando contenuti creati dagli utenti senza riconoscere le fonti né riportare traffico ai siti originali, mettendo in crisi il modello economico del web e più in generale l’economia digitale.
La competizione tra OpenAI e Google nell’AI è entrata nel vivo dopo che ChatGPT, lanciato a novembre 2022, ha colto di sorpresa Google: pur avendo tutte le competenze per arrivare prima, il colosso di Mountain View è stato superato da un chatbot inizialmente imperfetto ma semplice e capace di attirare in poche settimane un numero record di utenti. Dopo circa tre anni, però, Google ha recuperato terreno: prima con Nano Banana per la generazione di immagini, poi con Gemini 3, che nei benchmark ha superato ChatGPT, ricevendo anche i complimenti pubblici di Sam Altman. La competizione resta però serrata: secondo Marco Trombetti, Gemini 3 è un modello eccezionale e OpenAI ha risposto accelerando il rilascio di un nuovo modello (5.2, probabilmente GPT-6), ancora in addestramento, che le avrebbe permesso di tornare in testa per performance.
Google sta trasformando il suo motore di ricerca da semplice distributore di link a generatore di risposte sintetiche basate sull’AI. Questo cambiamento solleva forti preoccupazioni sull’impatto per l’ecosistema che dipende dall’intermediazione di Google con gli utenti, in particolare editori e creatori di contenuti. Gli editori italiani hanno presentato un reclamo all’Agcom, seguiti da iniziative simili di altri editori europei. La Commissione europea ha quindi aperto una procedura formale contro Google e avviato due ulteriori procedimenti per verificare il rispetto del Digital Markets Act, in particolare su interoperabilità, accesso equo ai dati e pari accesso alle funzionalità AI per fornitori terzi, oltre alla condivisione dei dati anonimizzati di ranking, query e clic con i motori di ricerca concorrenti.
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