
L’AI non è uno strumento, rimodella il pensiero umano
Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica - Sunday, January 18, 2026(Fonte) Giampaolo Colletti – 18 gennaio 2026
Secondo Derrick de Kerckhove siamo oltre un punto di non ritorno: il digitale non è più uno strumento, ma un ambiente cognitivo in cui pensiamo, ricordiamo e decidiamo. Questo tipping point segna una trasformazione irreversibile della mente, che si riorganizza attraverso reti, dati e algoritmi. Non è un semplice potenziamento tecnologico, ma un cambio profondo dell’architettura del pensiero, paragonabile all’impatto della scrittura sulle società orali, con effetti quotidiani e sistemici sulle società e sui loro paradigmi.
De Kerckhove definisce “uomo quantistico” l’individuo che delega memoria, orientamento e giudizio a dispositivi e sistemi digitali, operando in modo relazionale, probabilistico e non lineare dentro reti informative distribuite. Il digitale non aggiunge competenze, ma rimodella profondamente pensiero, memoria, identità e percezione del tempo, superando i sistemi basati su parola e scrittura a favore di algoritmi e apprendimento automatico.
Il potere di questa trasformazione è concentrato nelle grandi piattaforme, mentre la responsabilità resta diffusa o assente: disinformazione e disuguaglianze sono effetti sistemici di modelli economici fondati sulla previsione e sull’influenza comportamentale. La crisi attuale nasce dalla competizione tra due strategie cognitive — riconoscimento di pattern e rappresentazione simbolica — che frammenta il significato ed erode la verità condivisa.
L’IA non sostituisce l’essere umano, ma ne evidenzia il ruolo insostituibile nel giudizio critico, nell’etica, nel contesto e nell’immaginazione. Secondo De Kerckhove bisognerebbe sviluppare un’alfabetizzazione cognitiva che renda i cittadini consapevoli di come i sistemi digitali trasformano pensiero, lavoro, responsabilità e democrazia.