Un sindaco socialista a New York?

Popoff Quotidiano - Tuesday, November 4, 2025

Si vota nella Grande Mela, in testa ai sondaggi Zohran Kwame Mamdani, pro-pal, musulmano e socialista. Le minacce di Trump. Affluenza record

«Un nuovo giorno sta arrivando»: alla vigilia delle elezioni ha attraversato a piedi il ponte Brooklyn prima dell’alba fino al municipio di Lower Manhattan. Zohran Kwame Mamdani ha marciato sotto gli iconici archi del ponte accompagnato da una folla di sostenitori e deputati che reggevano uno striscione con la scritta “Il nostro momento è adesso” e scandivano lo slogan “Tassate i ricchi”. Se sarà eletto, il socialista democratico (che i sondaggi danno in testa) sarebbe il primo sindaco marxista, pro-pal e musulmano della città, il primo sindaco di origine sud-asiatiche e il primo millennial prendendo il posto di Eric Adams dopo un mandato fatto di “piccole idee e scandali”.

«Farò in modo che sentano la luce del municipio quando il loro viaggio sull’autobus notturno verso casa sarà più veloce e anche più sicuro – ha detto – farò in modo che sentano la luce del municipio quando l’orologio scocca la mezzanotte per segnare il primo giorno di un nuovo mese e l’imminente pagamento dell’affitto non gli farà venire un nodo allo stomaco».

Contro di lui i super-ricchi Maga stanno moltiplicando gli sforzi, Trump e Musk in prima linea. Il primo con le minacce esplicite – «è altamente improbabile che io contribuisca [al suo insuccesso, ndr] con fondi federali, oltre al minimo richiesto… Che vi piaccia o meno Cuomo, non avete altra scelta». Anche Musk si appella al voto utile: a suo dire scegliere l’avversario repubblicano sarebbe come votare Mamdani tanto sarebbero esigue le sue chance. La borghesia non solo di destra (si veda l’endorsement di Woody Allen di cui Popoff ha parlato) ripone le sue speranze sul dem Cuomo, ex governatore costretto a dimettersi nel 2021 per accuse di molestie sessuali, considerato da Momdani, che lo ha stracciato alle primarie, “un burattino” e un “pappagallo” di Trump.

Chi è il candidato socialista

Nato a Kampala nel 1991 ma di origini indiane, è figlio di un professore della Columbia University originario del Gujarat. La madre è Mira Nair una famosa regista indiana originaria del Punjab. Il secondo nome gli è stato dato dal padre in onore di Kwame Nkrumah, il primo presidente del Ghana. La famiglia si trasferì dall’Uganda a Città del Capo quando Zohran aveva 5 anni. All’età di 7 anni l’arrivo a New York, dove si è diplomato alla Bronx High School of Science e laureato nel 2014 in studi africani presso il Bowdoin College nel Maine, tra i fondatori all’università della sezione locale del movimento Students for Justice in Palestine. Appassionato di musica, dopo gli studi ha tentato la strada del successo come rapper facendosi chiamare Mr.Cardamom, collaborando anche nel 2016 col rapper ugandese HAB per la  colonna sonora di uno dei film girati dalla madre. La politica inizia lavorando nel 2016 alla campagna presidenziale di Bernie Sanders e aderendo al movimento dei Democratic Socialists of America, facendosi eleggere nel  2020, 2022 e 2024 all’Assemblea dello Stato di New York. Poi, nell’ottobre 2024, l’annuncio della sua candidatura a sindaco di New York. Seguito da tantissimi giovani newyorkesi delle generazioni Z e Millennials e anche di gran parte delle minoranze etniche, Zohran per molti rappresenta il futuro di un partito democratico ancora alla ricerca di un’anima dopo la batosta subita col ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. I punti dirimenti della sua campagna di Mamdani sono la riforma del diritto all’abitare, quella della polizia e delle prigioni e la municipalizzazione dei servizi pubblici. E’ sposato con Rama Duwaji, illustratrice siriana che usa la sua arte anche a sostegno del crescente movimento pro-Pal negli Stati Uniti.

Affluenza record

Ma il martedì elettorale è anche un banco di prova in vista delle midterm del prossimo anno, un referendum su The Donald e un test per il partito d’opposizione diviso tra un’ala più progressista ed una più moderata. C’è infatti anche la sfida per la poltrona di governatore in New Jersey ed in Virginia. Le luci comunque, anche nel mondo, sono tutte puntate su New York. A prescindere dal risultato, l’elezione del sindaco quest’anno sarà già da record. Oltre 735.000 newyorkesi hanno votato in anticipo segnando la più alta affluenza alle urne di sempre per un’elezione non presidenziale nella Grande Mela. Domenica, ultimo giorno di voto anticipato, si sono recati alle urne circa 151.000 elettori, il numero più alto dall’apertura dei seggi, secondo i dati della Commissione elettorale della città. L’età media di chi ha già votato è 50 anni. In particolare, l’affluenza alle urne tra le fasce d’età più giovani è diminuita all’inizio della settimana, con circa 80.000 persone sotto i 35 anni che hanno votato da domenica a giovedì ma il numero è aumentato da venerdì a domenica, con oltre 100.000 elettori sotto i 35 anni che hanno votato.

Secondo l’ultimo sondaggio della Cnn, il partito democratico americano detiene un notevole vantaggio in termini di entusiasmo, mentre la percentuale di consensi per Trump è la più bassa della sua seconda presidenza, al 37%. In un’intervista al programma “60 Minutes” della Cbs, ha di nuovo accusato Mamdani di essere un “comunista, non un socialista”, una definizione intesa a scoraggiare il voto degli ispanici, e ha minacciato di tagliare miliardi di dollari di finanziamenti federali a New York se sarà eletto. Il presidente ha anche ribadito di avere il potere di inviare i militari della Guardia Nazionale nella Grande Mela come già avvenuto a Washington, Chicago e Los Angeles.

Effetto Mamdani per i Socialisti Democratici d’America

Un po’ ovunque nel Paese, i membri dei DSA, Socialisti Democratici d’America, nati nel 1982, fanno il grande passo e si lanciano all’assalto del Partito Democratico stravolgendo un sistema elettorale imperniato su un bipolarismo che spesso è sembrato non offrire delle reali opzioni alternative ma solo la duplicazione della medesima faccia della medaglia. L’esempio più evidente di questo “entrismo” elettorale proviene naturalmente da New York. La sua campagna galvanizza i ranghi dei DSA e porta numerose nuove adesioni. Il partito si avvicina ai 100.000 membri, un livello che non si vedeva da oltre quattro anni.

Le due campagne di Bernie Sanders alle primarie democratiche per la presidenza, nel 2015 e nel 2020, avevano permesso loro di riprendere slancio. Oggi, sotto il secondo mandato di Donald Trump, i DSA vivono nuovamente un “momento decisivo”, come ha sottolineato uno dei loro membri, Todd Chretien, in un testo pubblicato su Jacobin, presentandosi come un’alternativa di sinistra a un Partito Democratico completamente screditato sulla base di un programma che cerca di rafforzare il potere della classe operaia e alleviare gran parte della sofferenza e delle difficoltà che la classe lavoratrice è costretta a sopportare perché i ricchi sono dei parassiti.

La campagna entusiasmante di Zohran Mamdani arriva dopo un anno elettorale difficile. Due deputati uscenti alla Camera dei rappresentanti, Cori Bush e Jamaal Bowman, membri dello “Squad”, la fazione progressista e di sinistra del gruppo democratico, erano stati sconfitti alle primarie da candidati sostenuti finanziariamente dall’Aipac, potente lobby filo-Israele americana.

La delusione AOC

Inoltre, il movimento, che si distingue per il suo funzionamento orizzontale, in cui le sezioni locali e le diverse correnti ideologiche hanno voce in capitolo, ha deciso di ritirare il proprio sostegno ad Alexandria Ocasio-Cortez (AOC) nella corsa alla Casa Bianca dopo il suo voto a favore di una risoluzione che equipara “la negazione del diritto di Israele a esistere” all’antisemitismo.

In una risoluzione adottata durante la loro ultima convention a Chicago, in agosto, il partito ha adottato una serie di posizioni che i suoi membri devono rispettare, tra cui il sostegno al movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele e il rifiuto di fornire aiuti materiali a Israele votando a favore di leggi in tal senso. AOC è stata criticata in particolare per non essersi opposta pubblicamente al finanziamento del sistema di difesa antimissile israeliano “Iron Dome”.

Non solo: già nel 2019, il suo capo di gabinetto, Saikat Chakrabarti — critico verso la nuova speaker Nancy Pelosi e altri democratici moderati — si era dimesso. All’epoca, la decisione era stata interpretata come un gesto di distensione verso l’establishment dopo mesi di tensioni segnati dal sostegno che la giovane deputata aveva espresso a militanti ecologisti che avevano occupato l’ufficio di Pelosi.

Lontana dall’immagine di spina nel fianco del Partito democratico che un tempo incarnava, nel 2024 l’eletta ha versato una donazione di 260.000 dollari al Democratic Congressional Campaign Committee (DCCC), l’organo che sostiene l’elezione dei democratici alla Camera dei rappresentanti e che lei stessa aveva duramente criticato nel 2019. Ha inoltre promesso di rinunciare alla pratica di sostenere candidati progressisti che si candidano contro i suoi colleghi nelle primarie.

Un’inversione simbolica. Poteva scegliere tra due strade: continuare a guidare un movimento che sfidava i democratici controllati dalle grandi corporation, oppure diventare una normale legislatrice e rappresentante della sua circoscrizione rinunciando alla capacità di cambiare radicalmente le cose. Ha scelto la seconda e ha cercato ruoli di responsabilità all’interno della Camera come il posto di principale rappresentante democratica nel comitato di sorveglianza, uno dei panel più importanti, incaricato del controllo del governo federale. I colleghi le hanno però preferito il deputato settantenne della Virginia Gerry Connolly, più anziano di lei, con 131 voti contro 84. Attualmente occupa il ruolo di numero due.

Con 9 milioni di follower su Instagram e oltre 4 milioni su TikTok, AOC, che resta comunque sostenuta dalla sezione DSA di New York, dispone  di una potenza comunicativa sui social e di una capacità di parlare alle nuove generazioni di cui molti democratici sentono il bisogno, in un momento in cui il partito è minoritario in entrambe le camere del Congresso. Se i democratici centristi non stanno facendo un buon lavoro nel resistere a Trump, lei è ancora percepita come un’antagonista di Trump ma se per i socialisti è ormai integrata e legata all’amministrazione Biden, per i centristi mainstream è ancora troppo segnata a sinistra.

Per i prossimi tre anni, con le elezioni di metà mandato e le presidenziali, i DSA hanno deciso di essere presenti. Per le prime, nel 2026, con una decina di candidati provenienti dal mondo del lavoro, dal movimento sindacale, e che sono anche socialisti dichiarati. E, nel 2028, con un candidato alle primarie «credibile», si legge in una risoluzione, «che si identifichi principalmente con i DSA e ne promuova le idee, così come quelle del socialismo e/o della coalizione sinistra-sindacato, piuttosto che con il Partito Democratico».

Per ora, nessun nome è stato avanzato. Ma la dinamica sembra ben avviata. E una vittoria, il 4 novembre, di Zohran Mamdani avrebbe, senza dubbio, ripercussioni ben oltre la città di New York.

 

 

 

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