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Orientamento con la Marina Militare all’IIS “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese
Abbiamo ricevuto una mail con segnalazione di un incontro di orientamento della Marina Militare tenutosi nel mese di aprile all’IIS “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese (Torino).  Il gruppo ANMI “Alberto Banfi” di Cuorgnè e due militari del Comando Nord di La Spezia hanno incontrato circa trenta studenti e studentesse per «approfondire i percorsi di carriera disponibili, che consentono di acquisire competenze in diversi ambiti — tra cui sanitario, giuridico e tecnico — proseguendo parallelamente gli studi universitari». Chi ci ha contattato aggiunge che in quell’istituto di incontri di orientamento se ne sono fatti ben pochi. Per questo motivo la mattina all‘IIS “Aldo Moro” con la Marina Militare assumerebbe un maggiore tono da propaganda. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università teniamo a ricordare che la fase dell’orientamento, sia di formazione sia professionale, è un percorso che dovrebbe assicurare la pluralità delle offerte, e noi dovremmo garantire spunti nuovi e appetibili, e risposte alle domande degli studenti e delle studentesse. Ministero dell’Interno e Ministero della Difesa sembrano avere dei canali privilegiati di ingresso nelle scuole e, la loro offerta formativa e professionale tende ad avere lo stesso numero di incontri di altri enti e settori dell’economia. Pensiamo che questa intersezione non sia solo sbilanciata ma del tutto inammissibile nel contesto scolastico. In questi incontri di orientamento resta sullo sfondo, non pronunciata, la brutalità della guerra. Invece noi dell’Osservatorio sentiamo il dovere di sollevare una questione etica circa questi appuntamenti di orientamento con le forze armate, vogliamo evidenziare le criticità di un futuro professionale nel settore bellico. Vogliamo che la scelta dei ragazzi sia libera e informata, e che godano della libertà di rifiutare l’offerta di reclutarsi, ora e anche se in futuro dovesse presentarsi l’obbligo di prestare un breve periodo di servizio militare o servizio civile.  Per questo vigliamo e continuiamo a studiare, incontrarci e organizzarci. Ringraziamo chi ci ha scritto e chi lo farà per segnalarci eventi, lezioni, incontri di orientamento, gite in caserma, qualunque forma di avvicinamento delle forze armate e di polizia al mondo della scuola e delle nuove generazioni. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Moro e gli archivi britannici, le distorsioni flop di Fasanella
Era la primavera del 2020, il periodo più buio della crisi pandemica scatenata dalla diffusione del Covid-19, quando una indagine del Copasir (il comitato parlamentare per controllo della sicurezza della Repubblica) elaborava un rapporto sulla “Infodemia”, ovvero su una presunta campagna di disinformazione diffusa da potenze straniere e sulla presenza […] L'articolo Moro e gli archivi britannici, le distorsioni flop di Fasanella su Contropiano.
May 17, 2026
Contropiano
Peppino Impastato — 9 maggio 1978
Ci sono morti che lo Stato vorrebbe far sembrare suicidi. Ci sono voci che il potere vorrebbe far sembrare follia. Ci sono uomini che la mafia vorrebbe cancellare dalla memoria come si cancella un nome da un elenco, come si smonta un corpo su un binario e si chiama quella mattanza gesto disperato. Peppino Impastato non si suicidò. Lo ammazzarono. Lo fecero a pezzi letteralmente e poi provarono a ricomporre quei pezzi in una menzogna. Nacque dentro la mafia come si nasce dentro una lingua che non hai scelto. Padre mafioso. Parentele con i boss. Cinisi, provincia di Palermo, dove Cosa Nostra non era un’organizzazione criminale ma l’aria stessa, il confine tra ciò che si può dire e ciò che non si deve. Peppino scelse di respirare diversamente. A vent’anni ruppe con il padre. A ventidue fondò un circolo culturale. A ventisette aprì i microfoni di Radio Aut e cominciò a fare la cosa più pericolosa del mondo in una terra dove il potere si regge sul silenzio: ridere dei mafiosi. Chiamò Gaetano Badalamenti, il capo mandamento, l’intoccabile Tano Seduto. Lo sbeffeggiò, lo smontò, lo ridicolizzò con quella satira feroce e gioiosa che è la forma più alta di coraggio civile, perché chi viene deriso non può più far paura allo stesso modo, non può più camminare con la stessa solennità sacra e criminale. Le sue trasmissioni le ascoltava tutto il paese. Ridevano. E ridendo, capivano. Lo uccisero nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978. Quella stessa mattina, a Roma, veniva ritrovato il corpo di Aldo Moro in via Caetani. L’Italia aveva gli occhi puntati altrove. La storia ufficiale aveva già deciso cosa contava. E Peppino un ragazzo di trentadue anni, comunista, figlio di nessuno e figlio di tutti scivolò per anni nell’ombra di quel giorno enorme, come se anche nella morte qualcuno avesse voluto che non si vedesse, che non si sentisse, che non disturbasse. Prima dissero che si era fatto saltare da solo sui binari. Un suicidio. Un pazzo. Un esaltato. Ci vollero vent’anni, vent’anni di lotta tenace di sua madre Felicia, di suo fratello Giovanni, dei compagni di Cinisi, del Centro Impastato per strappare alla verità quello che le apparteneva: la condanna di Gaetano Badalamenti come mandante, pronunciata definitivamente solo nel 2002. Vent’anni per dire in un’aula di tribunale quello che tutti sapevano dal primo giorno. Ma qui sta la ferita che non rimargina, il punto che non è solo storia ma è politica, ancora, adesso: Peppino non fu ucciso solo dalla mafia. Fu ucciso anche dal depistaggio. Da uomini delle istituzioni che orientarono le indagini verso la pista del suicidio. Da una macchina dello Stato che per omertà, per connivenza, per convenienza scelse di non vedere, o peggio, scelse di guardare dall’altra parte con la consapevolezza di chi sa esattamente dove non guardare. La mafia non esiste nel vuoto. Prospera nell’intreccio. Nell’accordo non scritto tra chi spara e chi poi archivia, tra chi ordina e chi poi insabbia, tra chi uccide e chi poi chiama quell’assassinio con un altro nome. Questo è il nodo che l’Italia non ha mai sciolto davvero. Questo è il motivo per cui Peppino Impastato non è solo un martire della lotta alla mafia, ma è una domanda ancora aperta sulla natura dello Stato, sui suoi confini, sui suoi complici, sui suoi silenzi. Oggi lo ricordiamo. Ma ricordare, senza capire, è solo nostalgia. Ricordare senza rabbia è consolazione. Ricordare senza trarne conseguenze politiche è trasformare un rivoluzionario in un santino, e i santini non fanno paura a nessuno. Peppino faceva paura. Per questo lo ammazzarono. Faceva paura perché usava le parole come strumenti, perché credeva che la cultura fosse un atto politico, perché sapeva — e lo gridava — che la mafia non è un folklore meridionale, non è una patologia locale, è un sistema di potere che ha bisogno di alleati in alto per sopravvivere in basso. Il modo più onesto di onorarlo non è deporre fiori su una lapide. È continuare a nominare i potenti con il loro nome vero. È non smettere di ridere di chi si crede intoccabile. È pretendere che lo Stato faccia fino in fondo quello che invece ha imparato così bene a non fare. È tenere accesi i microfoni anche quando soprattutto quando qualcuno lavora nell’ombra per spegnerli. Peppino Impastato, presente nelle nostre idee e nei nostri cuori. Finché ci sarà qualcuno disposto a dire la verità ad alta voce, tu non sarai mai abbastanza morto per loro. Aurelio Angelini
May 9, 2026
Pressenza
«Infondata la notizia di reato». Dopo 4 anni archiviata l’inchiesta sull’archivio di Persichetti
«Gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non sono in alcun modo idonei a fondare nei confronti della persona indagata una “ragionevole previsione di condanna”, e ciò per le ragioni analiticamente espresse dal pm nella sua richiesta di archiviazione (leggi qui) che evidenziano anzi positivamente l’infondatezza della notizia di reato, ragioni […] L'articolo «Infondata la notizia di reato». Dopo 4 anni archiviata l’inchiesta sull’archivio di Persichetti su Contropiano.
February 20, 2026
Contropiano
1976: la politica di Moro e le aperture della Cia all’ingresso del Pci nell’area di governo
Nuovi documenti recentemente desecretati confermano che già ai tempi dell’amministrazione Ford, con Henry Kissinger segretario di Stato, gli analisti della Cia delineavano, senza particolare ostilità, la possibilità di un coinvolgimento del partito comunista italiano nella maggioranza di governo All’indomani delle elezioni politiche del 20 e 21 giugno 1976, nelle quali […] L'articolo 1976: la politica di Moro e le aperture della Cia all’ingresso del Pci nell’area di governo su Contropiano.
January 14, 2026
Contropiano
Dietrologi al delirio: “Carrero Blanco come Moro”
Le tesi cospirazioniste Molti nella destra spagnola tramortita dal colpo al cuore ricevuto, ma anche – come vedremo più avanti – nella sinistra italiana, non si arresero all’idea che gli indipendentisti della sinistra basca di ETA avessero potuto portare a termine un colpo del genere. Cominciarono così a proliferare diverse […] L'articolo Dietrologi al delirio: “Carrero Blanco come Moro” su Contropiano.
December 22, 2025
Contropiano
Il “metodo Flamigni”, la disinformazione di Stato
E’ scomparso ieri, all’età di 100 anni, Sergio Flamigni, monumento della dietrologia italiana, inventore di un metodo di falsificazione della storia degli anni 70, e in modo particolare del sequestro Moro, che purtroppo ha fatto scuola e inquinato profondamente le fonti documentali presenti sulla materia. Oggi i ricercatori che in […] L'articolo Il “metodo Flamigni”, la disinformazione di Stato su Contropiano.
December 11, 2025
Contropiano
Via Fani. Come è nata la leggenda del quinto sparatore
«La figura del “quinto” uomo, ovvero dell’attentatore 
che avrebbe dovuto sparare dal lato destro del convoglio 
all’inizio dell’azione, sconfessata dalle dichiarazioni dei terroristi stessi,
 ma decisamente supportata non solo dagli atti processuali 
ma da una gran parte della letteratura politica degli anni di piombo,
 è una figura diventata emblema per l’idea stessa […] L'articolo Via Fani. Come è nata la leggenda del quinto sparatore su Contropiano.
September 10, 2025
Contropiano