L’insostenibile e ingiustificabile costo del carrello della spesa
Per l’ISTAT il tasso relativo al carrello della spesa ha conosciuto negli ultimi
anni, tra il 2021 e il 2025, una crescita del 24%, superiore di quasi 8 punti
percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice
generale dei prezzi al consumo, pari al 17,3%. Una crescita “anomala” che ha
portato l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ad avviare
un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla grande distribuzione organizzata
(GDO) nell’ambito della filiera agroalimentare. Anche perché, a fronte di questi
aumenti dei prezzi al consumo, i produttori agricoli lamentano spesso una
compressione o, quanto meno, una crescita inadeguata dei propri margini, che
potrebbe essere in parte riconducibile al forte squilibrio di potere
contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della grande
distribuzione organizzata. Ricordiamo che negli ultimi quarant’anni nel nostro
Paese sono scomparse due aziende agricole su tre.
Nell’ambito della filiera agro-alimentare, l’anello della catena rappresentato
dalla fase di scambio tra i distributori finali e i fornitori rappresenta uno
snodo cruciale, sia per la determinazione del livello di remunerazione dei
fornitori – e di conseguenza della redditività delle attività produttive a monte
– sia per la definizione dell’andamento dei prezzi al consumo. In tale contesto,
l’indagine dell’AGCM intende approfondire, tra l’altro, le modalità di esercizio
del potere di acquisto da parte delle catene della GDO, anche attraverso diverse
forme di aggregazione non societaria (cooperative, centrali e supercentrali); la
richiesta ai fornitori, da parte delle catene distributive, di corrispettivi per
l’acquisto dei servizi di vendita (come l’inserimento in assortimento, le
modalità di collocamento dei prodotti a scaffale, le promozioni, il lancio di
nuovi prodotti, ovvero il cosiddetto trade spending); il crescente rilievo
dell’incidenza dei prodotti a marchio del distributore (le cosiddette Private
Label).
I temi legati all’esercizio del potere di acquisto da parte delle catene
distributive hanno un rilievo concorrenziale anche perché la gestione degli
acquisti e della vendita dei servizi ai fornitori, come pure quella
dell’approvvigionamento e del posizionamento dei prodotti Private Label,
rappresentano un’importante leva strategica di competizione a valle tra gli
operatori della GDO e incidono direttamente sulle dinamiche di formazione dei
prezzi finali. L’Autorità ha avviato una consultazione pubblica sulle tematiche
specificate in dettaglio nel provvedimento d’avvio dell’indagine: i soggetti
interessati possono presentare contributi entro il 31 gennaio prossimo
all’indirizzo e-mail IC58@agcm.it. (A questo link il provvedimento dell’Autorità
Garante della Concorrenza e del Mercato:
https://www.agcm.it/dotcmsdoc/allegati-news/IC58_provv.%20avvio.pdf).
“Questi dati, sottolinea la Federconsumatori, uniti a quelli sull’andamento dei
redditi e sulle ulteriori ricadute in vista nel 2026 (il nostro Osservatorio
prevede rincari di +672,60 euro annui a famiglia, dovuti anche all’impatto
dell’incremento delle accise sul diesel per la distribuzione dei beni di largo
consumo), dovrebbero allarmare il governo e spingerlo a intervenire
concretamente, in maniera decisa e non con le solite misure spot, per sostenere
il potere di acquisto delle famiglie. In caso contrario, queste ultime saranno
costrette a ulteriori tagli e rinunce, con la crescita di disparità e
disuguaglianze, anche in campo alimentare, e con effetti negativi sull’intero
sistema economico.”
Intanto, come si legge nell’“Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori
dipendenti pubblici e privati” del Coordinamento statistico attuariale
dell’Inps, le retribuzioni medie dei lavoratori privati (esclusi i domestici)
sono cresciute nominalmente tra il 2014 e il 2024 del 14,7% mentre quelle dei
lavoratori pubblici sono salite dell’11,7% con un tasso inferiore a quello
dell’inflazione. “Le dinamiche salariali in Italia, ha sottolineato il
presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, Roberto Ghiselli, a
differenza del contesto europeo, sono molto più basse e c’è una perdita di
potere d’acquisto.” Se si guarda solo alle retribuzioni contrattuali e non a
quelle effettive che tengono conto degli straordinari e non solo, tra il 2019 e
il 2024 si è registrato un gap tra aumento nominale dei salari e quello dei
prezzi di oltre nove punti.
Intanto, le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive molto più
basse di quelle degli uomini: la retribuzione media annua delle donne è circa il
70% di quella degli uomini. Per non parlare dei giovani, che fanno sempre più
fatica ad assicurarsi salari dignitosi. All’inaugurazione dell’anno accademico
2025-26 dell’Università degli Studi di Messina il Governatore della Banca
d’Italia Fabio Panetta, nel considerare come negli anni più recenti circa un
decimo dei giovani laureati italiani si sia trasferito all’estero, con incidenze
più elevate tra ingegneri e informatici, figure professionali per le quali le
imprese italiane segnalano una crescente carenza, ha sottolineato: “Un giovane
laureato in Germania guadagna in media l’80% in più di un coetaneo italiano,
mentre il differenziale rispetto alla Francia è del 30%. Si tratta di divari che
si sono ampliati nel corso degli anni”.
Qui l’intervento del Governatore della Banca d’Italia:
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2026/20260115-panetta/index.html
Giovanni Caprio