Tag - Resistenza

Rojava, la cartina tornasole delle contraddizioni in Medio Oriente e non solo
Quello che chiedo sempre a me stesso come marxista è analizzare le questioni senza pregiudizi o moralismi, perché solo così si colgono le contraddizioni e si capisce la realtà. In questi giorni leggo articoli giornalistici e relativi commenti nei “social” di estremo disprezzo verso i curdi del Rojova, sottoposti all’attacco […] L'articolo Rojava, la cartina tornasole delle contraddizioni in Medio Oriente e non solo su Contropiano.
February 21, 2026
Contropiano
Olimpiadi insostenibili
Dovendo scegliere dei TAG riassuntivi di quanto emerge da un’analisi della compatibilità ambientale, sociale ed economica delle Olimpiadi Milano Cortina, ho selezionato i seguenti: Devastazione ambientale, Disboscamento, Spreco di acqua, Scioglimento dei ghiacciai, Cementificazione, Consumo di suolo, Enorme lievitazione dei costi, Debito, Speculazione, 7 miliardi di euro, Grandi Opere Inutili e Imposte, Resistenza   ….  Altri immaginateli voi, traendoli da questa
February 17, 2026
La Bottega del Barbieri
Con Cuba socialista, per rompere l’assedio
Il 29 gennaio, l’attuale presidente statunitense Donald Trump ha firmato un “Ordine Esecutivo” in cui si dichiarava l’emergenza nazionale per Cuba, marcando il fatto che il Paese rappresenterebbe “una minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza nazionale e alla politica estera”. Trump ha dichiarato che il Paese sarebbe un rifugio sicuro […] L'articolo Con Cuba socialista, per rompere l’assedio su Contropiano.
February 16, 2026
Contropiano
Chicago, ciclisti solidali contro le retate dell’ICE
Gran parte della popolazione di Chicago è costituita da immigrati privi di documenti, principalmente ispanici. Anche prima di Minneapolis, la città aveva già subito occupazioni e feroci retate dell’ICE. Tuttavia, le persone si sono organizzate per difendere i propri vicini e resistere alla violenza degli agenti mascherati in molti modi creativi. Tra le associazioni più attive c’è CyclingxSolidarity. Ne parliamo con Rick, uno dei fondatori. Come e quando si è formato il vostro gruppo? Il nostro gruppo si è formato a Chicago nel 2021, al culmine della pandemia, quando alcuni amici appassionati di ciclismo hanno voluto creare uno spazio in cui la bicicletta incontrasse la comunità. La nostra prima uscita di gruppo è stata proprio questa: abbiamo girato per la città e pulito i Love Fridges, frigoriferi collettivi riempiti e puliti da volontari che forniscono cibo alla comunità. Abbiamo anche promosso uscite di gruppo ed eventi di altri gruppi di ciclisti di Chicago. Volevamo che le persone scoprissero la gioia di andare in bicicletta con gli amici attraverso una vasta gamma di opportunità e gruppi che rappresentano la diversità di Chicago. Qual è la situazione attuale nella città per quanto riguarda le retate dell’ICE? Attualmente, l’ICE mantiene ancora una presenza a Chicago, ma non ai livelli o con l’intensità della sua precedente occupazione alla fine del 2025, né ai livelli visti di recente a Minneapolis. Quali sono le vostre attività per proteggere gli immigrati e le persone più vulnerabili? Nella resistenza agli agenti dell’ICE, quanto è importante conoscere la città su due ruote? Abbiamo creato tre iniziative che sostengono i venditori ambulanti attraverso attività di mutuo aiuto. Abbiamo scelto i venditori ambulanti perché sono molto amati e apprezzati, ma anche molto vulnerabili, e volevamo usare la nostra posizione di persone che vanno in bicicletta per la città per sostenerli e aiutarli a stare al sicuro. Organizziamo giri di acquisti in cui ci alziamo presto e giriamo per la città per comprare tutto il loro cibo e bevande con i soldi raccolti dai nostri sostenitori, in modo che possano tornare a casa e stare al sicuro con le loro famiglie. Poi giriamo in bicicletta per distribuire ciò che abbiamo acquistato alle persone senza fissa dimora della comunità, nei rifugi e per riempire i Love Fridges. Poi collaboriamo con i nostri partner della Street Vendors Association of Chicago e altri per identificare i venditori ambulanti che sono troppo spaventati per uscire e organizzare ordini e ritiri a domicilio, in modo che possano stare al sicuro e guadagnare un po’ di soldi e poi distribuiamo il cibo come nei acquisti dai venditori. I giri in bicicletta più pubblici e sociali che organizziamo sono le Street Vendor Bike Tour Series, dove per ogni uscita ci incontriamo in un luogo centrale e visitiamo diversi quartieri per sostenere i venditori ambulanti che abbiamo individuato. I partecipanti comprano quello che vogliono mangiare/bere, noi compriamo il resto dei loro prodotti e poi li distribuiamo alla comunità come nelle altre nostre uscite. Si tratta di un’uscita gioiosa e adatta alle famiglie, che permette alle persone di conoscere diversi quartieri e sostenere direttamente i venditori ambulanti. Ne abbiamo organizzate sei nel 2025 e ne organizzeremo altre sei nel 2026, con cadenza mensile da maggio a ottobre. Tutte le nostre iniziative si basano sulla nostra esperienza di giramondo in bicicletta, sia individualmente che in gruppo e sulla nostra partnership con Burrito Brigade Chicago, un’altra organizzazione locale, con la quale distribuiamo burritos alle persone senza fissa dimora da quasi cinque anni. La nostra collaborazione con loro è iniziata nel giugno del 2022, quando abbiamo visto che distribuivano burritos su base mensile e abbiamo voluto contribuire a eliminare gli spostamenti in auto per una distribuzione più intima, andando in bicicletta e interagendo con le persone. Ora abbiamo tre squadre di distribuzione in bicicletta che ogni mese percorrono tutta la città per distribuire almeno 250 burritos e altri generi di prima necessità a sostegno della loro attività. Avete contatti con attivisti di altre città? Persone di altre città ci hanno contattato per sapere come avviare un proprio gruppo di mutuo soccorso in bicicletta o per domande specifiche, come quando uno dei nostri volontari ha stampato in 3D dei fischietti. Abbiamo persone nella Bay Area e a New York che si sono organizzate. CyclingxsolidarityNYC è nato ufficialmente come costola del nostro gruppo. In Italia ci sono state forti proteste contro la presenza di agenti dell’ICE alle Olimpiadi invernali come scorta per autorità e atleti statunitensi e c’è molto interesse e solidarietà per la vostra resistenza. Sulla base della vostra esperienza con l’ICE e la polizia statunitense, avete qualche suggerimento per gli attivisti italiani? Registrate tutto. Recentemente i funzionari del governo statunitense hanno cercato di raccogliere video di agenti federali che commettono azioni illegali in vista di futuri procedimenti giudiziari. Come avete visto con l’esecuzione di Alex Pretti e Renee Good, i video girati dai passanti sono fondamentali per denunciare le responsabilità degli agenti. Anche i fischietti sono stati uno strumento incredibile per avvisare le comunità della presenza dell’ICE e fermare il loro terrore. Cosa vi dà la forza di continuare la vostra azione di solidarietà in mezzo a tanta violenza e con un nemico così spietato? La comunità. La solidarietà. Il sostegno che abbiamo ricevuto da tutto il mondo nella nostra lotta contro il fascismo continua a darci forza. I ciclisti di Chicago e oltre che si sono uniti alle nostre pedalate perché volevano coinvolgersi e sostenere direttamente i venditori ambulanti ci hanno mostrato quanto sia potente la nostra comunità locale. https://www.cyclingxsolidarity.com/ https://www.facebook.com/profile.php?id=61577310676639   Anna Polo
February 15, 2026
Pressenza
Cuba manda un messaggio al Sud Globale. E a noi
In una recente conferenza stampa di oltre due ore tenuta a La Avana, il Presidente di Cuba Diaz-Canel ha risposto a diverse domande delineando con chiarezza la situazione di Cuba, le misure che il governo sta implementando e quelle che intende introdurre, in un messaggio di unità rivolto, in primo […] L'articolo Cuba manda un messaggio al Sud Globale. E a noi su Contropiano.
February 15, 2026
Contropiano
Napoli. Un “Amore che resiste”, la città in corteo contro repressione e sgomberi
Nel tardo pomeriggio di oggi, Napoli si è trasformata in un fiume in movimento: un corteo lungo, denso, colorato, che ha attraversato le strade intorno a Piazza Garibaldi per difendere gli spazi sociali autogestiti e denunciare la stretta repressiva imposta dal governo. Migliaia di persone hanno risposto alla chiamata degli […] L'articolo Napoli. Un “Amore che resiste”, la città in corteo contro repressione e sgomberi su Contropiano.
February 14, 2026
Contropiano
L’inganno della Fase Due: la Palestina nel mirino del Nuovo Ordine Coloniale
Quello che i media mainstream celebrano come il trionfo della diplomazia e il ritorno alla razionalità geopolitica è, in realtà, l’atto finale di un’operazione di ricolonizzazione chirurgica. La cosiddetta “Fase Due” dell’accordo sulla Palestina non è l’inizio di un cammino verso la liberazione, ma la formalizzazione di un protettorato gestito dal capitale internazionale, sotto la guida degli Stati Uniti e sulle ceneri di un martirio collettivo. Sotto la patina della stabilità e della ricostruzione, si nasconde un disegno inquietante che punta a sottrarre definitivamente al popolo palestinese il diritto inalienabile di decidere del proprio destino, consegnando le chiavi di Gaza a un direttorio di banchieri, generali e potenze imperialiste. Il fulcro di questa operazione è il “Board of Peace”. L’idea stessa che un organismo di tale portata sia presieduto direttamente da Donald Trump chiarisce, senza margine di errore, la natura dell’operazione. La tragedia palestinese viene declassata a una transazione commerciale, un “deal” dove la giustizia è l’unica variabile esclusa dal bilancio. Questo consiglio non è un arbitro imparziale, ma un club esclusivo di interessi geopolitici che riunisce i protagonisti della normalizzazione con Israele e i finanziatori storici dell’occupazione. Vedere i nomi di amministratori delegati di fondi d’investimento globali e dirigenti della Banca Mondiale sedere accanto a monarchi del Golfo svela l’inganno primordiale: Gaza non viene liberata, viene “messa a bando”. L’obiettivo dichiarato è la ricostruzione, ma la realtà è la trasformazione di una terra martoriata in un’immensa zona economica speciale, un laboratorio di neoliberismo estremo dove il profitto delle multinazionali del cemento e delle tecnologie di sorveglianza peserà più della vita umana. Mentre il Board decide le strategie dall’alto dei salotti di Washington, il controllo quotidiano della striscia viene delegato a un comitato di tecnocrati palestinesi che agiscono, di fatto, come una curatela fallimentare. Parlare di “esperti indipendenti” è l’eufemismo borghese per indicare una leadership svuotata di ogni potere politico reale, incaricata solo di amministrare la miseria, garantire i servizi minimi e assicurarsi che la rabbia degli oppressi non disturbi i flussi di capitale. Questi funzionari rispondono ai diktat del Board e non al mandato popolare. Rappresentano il braccio amministrativo di un’occupazione che ha cambiato volto, ma non sostanza. È la sostituzione della sovranità politica con la gestione manageriale, in una logica che mira a silenziare la lotta per l’autodeterminazione attraverso il ricatto del pane e degli aiuti umanitari. A sorvegliare questa “pace dei cimiteri” interviene la Forza Internazionale di Stabilizzazione. Sostituire l’uniforme dell’esercito israeliano con quella di una coalizione multinazionale non cambia la realtà di un territorio che resta un’enclave sotto assedio. Gaza rimane una prigione a cielo aperto, dove il movimento è sorvegliato da sensori stranieri e ogni velleità di resistenza viene etichettata come una minaccia alla sicurezza globale. Si esige la smilitarizzazione unilaterale della resistenza palestinese, mentre lo Stato occupante mantiene intatto il suo arsenale nucleare e convenzionale, godendo di un’impunità totale garantita proprio dai membri di quel Board che oggi si erge a giudice e garante. E’ evidente che non si possa parlare di pace quando si disarma la vittima, lasciando al carnefice il possesso delle sue armi. Siamo di fronte a un esperimento di “bantustanizzazione” in versione digitale e finanziaria. Mentre le diplomazie discutono di valichi aperti e protocolli di intesa, il silenzio scende sulla sistematica cancellazione dei diritti storici: il diritto al ritorno dei profughi, lo smantellamento delle colonie in Cisgiordania e la fine del regime di apartheid. Questo accordo mira a creare una calma apparente utile solo al transito delle merci lungo i nuovi corridoi energetici regionali. La dignità di un popolo non può essere amministrata da un consiglio d’amministrazione straniero, né la libertà può essere barattata con un piano di investimenti a lungo termine. Il paradosso della Fase Due è che essa pretende di “curare” le ferite di Gaza eliminando chiunque possa testimoniare l’ingiustizia. L’attacco alle organizzazioni internazionali indipendenti e la loro sostituzione con enti filantropici legati al Board è funzionale a questo disegno, ossia trasformare la solidarietà in uno strumento di controllo politico. Peccato che il popolo palestinese non chieda elemosine gestite da banchieri, ma giustizia e terra. Ogni dollaro investito in questa ricostruzione condizionata servirà a costruire muri più alti, telecamere più intelligenti e una dipendenza economica ancora più feroce. Accettare questa governance significa abdicare all’idea stessa di diritto internazionale, accettando che la forza bruta e la ricchezza possano riscrivere la geografia e la storia a proprio piacimento. Il futuro della Palestina non può essere deciso nei resort del Mar Rosso o negli uffici della Casa Bianca. Finché non verrà riconosciuta la piena sovranità palestinese su ogni centimetro del territorio occupato, ogni accordo non sarà altro che una tregua armata, una sospensione temporanea del conflitto per permettere al capitale di consolidare le sue posizioni. La “Fase Due” è l’ultima maschera di un imperialismo che non sa più nascondere la propria ferocia, un tentativo disperato di normalizzare l’anormale e di rendere accettabile l’inaccettabile. La resistenza di un popolo che da quasi un secolo lotta per la propria esistenza non si lascerà soffocare da un regolamento di conti tra potenze. La vera pace non nascerà dai tavoli del Board, ma dalle strade, dalle piazze e dalla volontà incrollabile di chi sa che esistere, in Palestina, è l’atto di resistenza più puro che ci sia. Ogni tentativo di gestire questa dignità come se fosse un asset finanziario è destinato al fallimento, perché non esiste board, generale o fondo d’investimento capace di comprare la memoria e la speranza di chi, pur vedendo la propria terra calpestata, non ha mai chinato il capo. Giovanni Barbera
February 11, 2026
Pressenza
Amerikan ICE: nel cuore della bestia
L’America sta attualmente vivendo una vera e propria occupazione totale da parte dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement degli Stati Uniti) e di altre agenzie federali del Dipartimento della Sicurezza Interna. L’ICE esiste dal 2003, ma la sua attività e le conseguenti tattiche fasciste si sono intensificate da quando sono stati […] L'articolo Amerikan ICE: nel cuore della bestia su Contropiano.
February 11, 2026
Contropiano
ICE OUT! La resistenza continua
A un mese esatto dall’uccisione di Renee Good da parte di un agente dell’ICE la pagina Facebook The Other 98% racconta come la resistenza e la pressione dei cittadini di Minneapolis stiano funzionando: l’ICE viene respinta dai vicini che osservano, documentano e difendono le loro comunità. I tribunali hanno da tempo riconosciuto che registrare le forze dell’ordine è un diritto garantito dal Primo Emendamento.  E’ il tipo di resistenza concreta, diretta e basata sulla comunità che costringe il potere a uscire allo scoperto, dove un tempo operava nell’oscurità e un esempio vivo e tangibile di persone comuni che escono dalla passività e rifiutano la violenza di Stato. E la protesta si estende anche in ambiti insospettabili, come le contee conservatrici a guida repubblicana che si stanno ribellando al piano di Trump di trasformare i magazzini di tutta la nazione in centri di detenzione per immigrati. L’ICE si sta infatti  preparando a ristrutturare più di venti nuovi giganteschi centri di detenzione, con l’obiettivo di aggiungere 80.000 posti letto supplementari. Alcuni siti potrebbero ospitare fino a 10.000 persone ciascuno, da aggiungersi alle oltre 70.000 persone già imprigionate in condizioni terribili. Ecco alcuni esempi di inattesa ribellione: nella contea di Hanover, in Virginia, i residenti hanno affollato le riunioni per opporsi alla vendita di un magazzino all’ICE. Il Consiglio di Supervisione, dominato dal Partito Repubblicano, si è opposto all’accordo. Il proprietario se n’è andato. A Roxbury Township, nel New Jersey (controllato dai repubblicani), i funzionari hanno respinto all’unanimità una proposta di cedere un magazzino all’ICE. Il sindaco repubblicano di Oklahoma City si è opposto a un piano simile e anche le comunità di Kansas City e Salt Lake City stanno resistendo. È un ampio rifiuto morale e i sondaggi lo confermano. Un recente sondaggio del Pew Research ha rilevato che il 64% degli americani si oppone alla detenzione di un gran numero di immigrati mentre vengono decisi i loro casi. Anche il 59% degli elettori bianchi si oppone. La maggioranza è contraria anche all’espulsione di residenti di lunga data senza precedenti penali e alla chiusura dei canali per richiedere l’asilo.     Anna Polo
February 7, 2026
Pressenza
Niscemi resiste: USB in piazza col Movimento NO MUOS domenica 8 febbraio
La frana che in questi giorni ha colpito Niscemi, costringendo all’evacuazione centinaia di persone, non può essere ridotta a un evento meteorologico o a una fatalità: è un avvertimento politico, ambientale e sociale. È il prodotto di decenni di abbandono, di assenza di pianificazione, di manutenzioni episodiche, di opere emergenziali […] L'articolo Niscemi resiste: USB in piazza col Movimento NO MUOS domenica 8 febbraio su Contropiano.
February 7, 2026
Contropiano