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I super ricchi guadagnano dalle crisi climatiche che contribuiscono a creare
Lo 0,1% più ricco del pianeta produce in un anno più CO2 di quasi la metà più povera dell’umanità. E mentre milioni di persone affrontano gli effetti più devastanti della crisi climatica, i grandi investitori continuano a trarne profitto. È questa la sintesi dell’ultimo rapporto Oxfam dal titolo «I super-ricchi sono ancora più ricchi grazie alla crisi climatica», diffuso alla vigilia della COP31 (Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico), in programma dal 9 novembre ad Antalya, in Turchia. Il rapporto mette in evidenza non solo il paradosso per cui chi alimenta maggiormente la crisi climatica ne subisce meno le conseguenze, mentre sono i più poveri a pagarne gli effetti più nefasti, ma anche il fatto che una ristretta cerchia di miliardari trae profitti da capogiro grazie al mercato della ricostruzione: in altre parole, dopo aver creato il danno, i paperoni internazionali propongono soluzioni che alimentano ulteriormente il loro portafoglio. Il portavoce di Oxfam Italia, Francesco Petrelli, ha spiegato che «lo 0,1% più facoltoso del pianeta oggi è responsabile di un livello di emissioni di CO2 tre volte maggiore di quelle prodotte in un anno dall’intera popolazione dell’Africa subsahariana, circa 1,3 miliardi di persone». Allo stesso tempo, questa élite specula grazie al mercato della ricostruzione. Secondo Petrelli, «Quello a cui assistiamo è un vero e proprio crimine, oltre che uno dei fattori che incidono maggiormente su livelli di disuguaglianza ormai parossistici». Nello specifico, secondo il rapporto, lo 0,1 percento più ricco al mondo (vale a dire otto milioni di persone) produce globalmente più emissioni di CO2 del 44 percento più povero – pari a 3,5 miliardi di persone – e oltre il triplo dell’intera popolazione dell’Africa sub-sahariana (1,3 miliardi di persone). Inoltre, nel 2025, le emissioni derivanti dagli investimenti di mille miliardari sono arrivate a 486 milioni di tonnellate di CO2, contribuendo agli eventi di caldo estremo 125 volte di più di una persona con un livello medio di emissioni e quasi 400 volte di più di un componente del 50 percento più povero. Tutto ciò deriva dallo stile di vita consumistico dei super ricchi che possiedono grandi case, yacht, aerei privati e auto, oltre che dai loro investimenti in attività altamente inquinanti. Il simbolo più significativo di questo modus vivendi opulento sono i jet privati, usati soltanto dallo 0,003 per cento della popolazione mondiale, pari a circa 250.000 persone, prevalentemente uomini. Secondo i risultati di recenti analisi condotte sia da Oxfam sui dati di tracciamento dei jet privati sia da ricerche accademiche, i jet privati hanno emesso 16 milioni di tonnellate di CO2 e ogni volo privato ha prodotto in media 3,7 tonnellate di CO2, equivalenti all’incirca alle emissioni annue di una persona media. Parallelamente a uno stile di vita altamente inquinante, questa cerchia di paperoni internazionali possiede aziende che investono in attività altamente impattanti sull’ambiente, mentre gli stessi traggono profitto dalle attività di preparazione e risposta alle catastrofi e dagli interventi di ricostruzione. Queste aziende sono incluse nel nuovo Destroy & Rebuild Index di Oxfam, che analizza 217 grandi aziende capaci di generare profitti per i loro investimenti su entrambi i lati della crisi: dalle attività altamente inquinanti, fino agli interventi di risposta, mitigazione e ricostruzione dopo le catastrofi. In questo contesto, Blackrock e Vanguard sono i fondi d’investimento che contribuiscono di più ad alimentare questa dinamica, in quanto possiedono investimenti nel 92% delle aziende incluse nell’indice, per un valore complessivo superiore a 1.000 miliardi di dollari. Questo è il motivo per cui la crisi climatica è diventata un elemento estremamente redditizio, tanto che si prevede che il mercato globale della gestione dei disastri potrebbe passare da 70 a 92 miliardi di dollari l’anno entro il 2029. «I super-ricchi prima incendiano il pianeta e poi ci presentano il conto per gli estintori. Guadagnano due volte: prima inquinando e poi facendo profitti per la ricostruzione e riparazione dei disastri climatici che contribuiscono a generare», ha affermato Petrelli. Le conseguenze di questo scenario presentano un conto estremamente alto secondo il rapporto: innanzitutto, un’«impronta carbonica insostenibile», per cui l’uno percento più ricco del pianeta ha causato un quinto (il 20%) del riscaldamento globale registrato dal 1990 a oggi. In secondo luogo, «un aumento drammatico del numero di decessi», con il 78 percento di questi che si verificherà nei paesi a basso e medio-basso reddito, nonostante siano responsabili di appena l’otto percento delle emissioni globali. Infine, «un costo economico enorme», considerato che le emissioni dell’uno percento più ricco sfioreranno i 53.000 miliardi di dollari di danni entro il 2050. Un aspetto importante è poi costituito dall’influenza che i “super ricchi” esercitano sul settore alimentare: i magnati internazionali, infatti, stanno estendendo il loro controllo su una quantità crescente di terreni agricoli in tutto il mondo. Questo gli consente di realizzare enormi profitti dall’impennata dei prezzi alimentari, dovuta anche ai danni climatici e alle catastrofi ambientali. Secondo il rapporto, «è possibile ridurre al minimo i danni umani derivanti dalla crisi climatica diminuendo le emissioni dei più ricchi». A tal fine, Oxfam Italia alla COP 31 sul clima chiederà ai governi di far pagare i grandi inquinatori, tassando i grandi patrimoni, le compagnie dei combustibili fossili e i beni di lusso ad alte emissioni; di aumentare la finanza climatica per il Sud globale; di rafforzare il welfare per ridurre le disuguaglianze e di fermare la speculazione sui disastri climatici, regolando maggiormente mercati e prezzi dell’energia e accelerando una transizione ecologica giusta. The post I super ricchi guadagnano dalle crisi climatiche che contribuiscono a creare appeared first on L'Indipendente.
October 30, 2026
L'INDIPENDENTE
Milano. Inchiesta sul nuovo campus nell’area Expo
C’è chi rischia di schiantarsi di Alessia Cesana, Francesca Bellini e Duccio Facchini (*) Undici dipartimenti dell’Università attualmente a Città Studi, nel cuore di Milano, saranno presto spostati a Mind a titolo di funzione pubblica per il dopo Esposizione universale. Ma il trasferimento presentato negli anni come un’occasione di rilancio oltreché la prima partnership pubblico-privata nel mondo accademico, si sta
October 20, 2026
La Bottega del Barbieri
“Catania non dà più le spalle al mare”: contro il nuovo Piano Regolatore Portuale
Ogni catanese ha due punti di riferimento che definiscono il suo orizzonte: da una parte l’Etna e dall’altra il mare. È l’ossimoro su cui si fonda lo spirito della città e dei suoi abitanti. Lo scorso inverno il ciclone Harry ha colpito le coste catanesi, ma un altro, più devastante, silenzioso e subdolo, è da sempre complice della loro distruzione: quello della privatizzazione e della cementificazione. Viene da chiedersi se il mare non abbia gridato di essere liberato, da una nuova trasformazione che non vuole subire. Infatti, dopo cinquant’anni dall’ultimo piano, nell’ottobre 2025, il presidente dell’AdSP – Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale Francesco Di Sarcina ha ottenuto l’approvazione del nuovo Piano Regolatore Portuale che punta a rafforzare il ruolo di Catania come hub portuale siciliano: espansione del porto a nord verso la Scogliera d’Armisi con un molo per mega-yacht e a sud sulla foce dell’Acquicella con molo di attracco commerciale, nuove infrastrutture commerciali, un’area crocieristica di 84 mila mq, una stazione marittima, un waterfront urbano e nuove edificazioni fino a 24 metri di altezza. DAI RENDERING ALLA REALTÀ: GLI IMPATTI AMBIENTALI DEL NUOVO PRP Una favola smart illustrata con rendering patinati non racconta però il destino di una trasformazione irreversibile della costa e della sua idrogeomorfologia: una cementificazione per un’estensione pari quasi a venti campi di calcio, secondo le rilevazioni degli esperti, con un impatto immediato sugli ecosistemi costieri che verrebbero distrutti, tombando di fatto flora e fauna di straordinario pregio dei siti. Un altro, invece, a lungo termine, sarebbe l’inquinamento atmosferico paragonabile a una zona industriale in città, se si considerano insieme le due principali funzioni su cui punta il piano: si chiede al porto cittadino di potenziare tanto la funzione turistica, accogliendo fino a quattro navi crociera di 340 metri e fino a un milione di passeggeri all’anno, tanto quella commerciale (traffico commerciale pesante, traghetti Ro-Ro dei semirimorchi). Il progetto sembra andare, inoltre, contro lo stesso DPSS (Documento di Programmazione Strategica di Sistema) che impone, invece, di seguire la vocazione dei singoli porti della Sicilia Orientale, cioè prediligendo scali più grandi e funzionali ai ruoli, come il porto di Augusta (fondali profondi e ampi spazi retroportuali), ridefinendo gli stessi ruoli strategici e tenendo in conto le nuove annessioni di Pozzallo e Siracusa. ASSOCIAZIONI E COMITATI UNITI PER RIDEFINIRE IL RAPPORTO TRA CITTÀ E MARE   Da anni associazioni e comitati chiedono all’amministrazione di “non voltare le spalle al mare” e di costruire un dialogo comune per una progettazione partecipata della città, perché il mare e le coste sono della cittadinanza e l’anima della città non può essere snaturata. > A maggio 2026 nasce la mobilitazione “Catania non dà più le spalle al mare” > per unire le vertenze che da anni si battono per il diritto al mare, in > contrapposizione alla visione e ai vizi del nuovo PRP, promossa dall’attivista > Pietro Pignataro: «Il mare è un bene comune e deve avere accessibilità > universale. La visione di una città va costruita con la cittadinanza, prima di > distruggere un assetto urbanistico, ancor più un ecosistema. Chiediamo una > partecipazione permanente alle decisioni». Tra i promotori Arci Catania: «Stiamo definendo una delibera di iniziativa popolare per proporre la nostra idea di sviluppo della città», spiega il presidente Matteo Iannitti, già in prima linea contro la concessione di fondi pubblici per la riqualificazione del Porto Rossi, nell’area naturale de “il Caito”, dove il ciclone ha restituito la costa ai cittadini. «Il mare ci sta chiedendo di rinaturalizzare le coste e di ripensare il rapporto tra città e mare». Tuttavia, si può difendere solo ciò che si conosce, perché dietro recinzioni e muri imponenti si nascondono luoghi di straordinario valore naturale. Salmastra, associazione nata attorno al Porto di San Giovanni Licuti a sostegno dei pescatori del borgo, così risponde «Promuoviamo un’esperienza pubblica della costa attraverso forme di fruizione ed esplorazione che non impattano sull’ambiente e sviluppano coscienza civica», dice il fondatore Federico Guarnaccia. «Abbiamo previsto “escursioni piratesche” lungo la costa in luoghi raggiungibili a remi», aggiunge l’attivista Gaetano Libranti. «Ci riappropriamo dei luoghi attraverso un racconto naturalistico e politico». LA SCOGLIERA D’ARMISI: DALLA VITTORIA AL TAR ALLO SCACCO DELL’ADSP La sorte peggiore interessa i due siti naturalistici dell’Acquicella e della Scogliera d’Armisi. Il Comitato per la salvaguardia dei due siti da subito ha evidenziato le criticità e i vizi del progetto, studiandone gli impatti con esperti, promuovendo una petizione a difesa della Scogliera, la candidatura al FAI e un ricorso al TAR presentato insieme alle associazioni ambientali WWF Sicilia Nord Orientale, LIPU e O.P.U.T. – Osservatorio politiche urbane e territoriali, proprio all’indomani dall’approvazione del PRP nel dicembre 2025. Al centro del ricorso, insieme all’impatto ambientale dovuto agli oltre due milioni di metri cubi di cemento che si vorrebbe riversare a ridosso di aree naturali, c’è il paradosso definito come «il porto disegnato prima dei confini»: l’inserimento dei siti nel PRP è avvenuto senza che le parti fossero state inserite anche nella circoscrizione demaniale dell’AdSP. Per questo il 13 luglio il TAR si pronuncia con sentenza di illegittimità parziale del piano, confermando il vizio procedurale e temporale che era stato sollevato, bloccando l’espansione in questi tratti di costa. All’indomani dalla sentenza l’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana iscrive la Scogliera d’Armisi nel LIM, il registro ufficiale dei Luoghi dell’Identità e della Memoria della Regione Siciliana. «Un dossier stilato insieme all’Ufficio per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura racconta il profondo legame tra la Scogliera e Catania», afferma il presidente del Comitato a difesa della Scogliera d’Armisi, Attilio Scuderi. > «Emergono le origini geologiche, il valore storico, archeologico e religioso, > dal tempio di Artemide agli omaggi alla Madonna Bambina di Ognina, il > patrimonio naturalistico e il ruolo che, da oltre un secolo, questo tratto di > mare ricopre come primo accesso al mare per i catanesi e sede del primo lido > cittadino. Vogliono sacrificare tutto questo in nome di un turismo estrattivo > e coloniale». Se il TAR ha pronunciato in primo grado l’illegittimità di espansione sul sito e la nullità parziale del piano, c’è però un decreto ministeriale firmato dopo un lungo iter dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 19 giugno 2026 che ha approvato e regolarizzato l’espansione, attribuendo all’AdSP la facoltà giuridica adesso di ripresentare le stesse pianificazioni. Il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 agosto è in vigore dal 15 settembre, intanto il ministro Salvini ha rinnovato l’incarico di commissario per Di Sarcina sino al 30 novembre per poter proseguire le attività in corso, in attesa della nomina di un nuovo presidente. Mentre restano aperti i termini di ricorso al CGA, Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana vengono nuovamente ridisegnate le sorti delle coste, in questa storia ancora tutta da scrivere. Infatti, proprio quando cittadini e cittadine si chiedevano se l’AdSP avrebbe presentato ricorso nonostante il riconoscimento del LIM e le sentenze che danno ragione agli ambientalisti, il Commissario Di Sarcina il 23 ottobre emette una delibera attraverso una strategia legale nota come “riedizione del potere pianificatorio”, aggirando così la necessità di attendere un ricorso o una sentenza del CGA. Agendo in qualità di commissario straordinario firma la delibera in autonomia, con una scorciatoia amministrativa che gli consente di evitare la paralisi delle attività prima della scadenza del suo mandato. TAMQUAM NON ESSET: L’ALTRA CATANIA PER IL TURISTA Tamquam non esset – è come risponde il Comitato per la salvaguardia della Scogliera d’Armisi, «come se non esistessero» le 5000 e più firme raccolte sin ora con la petizione, l’iscrizione al LIM e le sentenze del TAR a protezione dei siti naturali, perché non sono valse a impedire al Commissario in scadenza di applicare il principio di “conservazione degli atti” e riutilizzare i vecchi pareri tecnici e la Valutazione Ambientale Vas del 2025 per poter procedere come in origine sulla pianificazione. Il Comitato non si ferma, e insieme al movimento e al sostegno di M5S e Sinistra Italiana, ha prontamente richiesto la convocazione urgente del consiglio comunale in seduta straordinaria per riesaminare il piano e annunciato nuovi ricorsi al TAR. > L’attenzione mediatica sulla realizzazione di quello che viene descritto come > un gigantesco ecomostro, sembra restare limitata e locale, come se non si > stesse ridisegnando nella morfologia della città e delle coste la sua stessa > storia, e ancor di più la sua anima ancestrale, sacrificando un patrimonio > naturale caratteristico per quel tratto di costa del Mediterraneo. La cittadinanza, quella parte almeno che legge tra le righe delle promesse di nuovo splendore, vive queste decisioni come un grave abbandono, se si pensa che proprio il primo cittadino e la sua amministrazione restano silenti rispetto ai rischi ambientali e alle incongruenze operative perpetrate. Il sindaco Enrico Trantino, infatti, sostiene la narrazione di crescita che il nuovo PRP porterebbe, perché è la stessa su cui l’intera città quotidianamente viene ridisegnata. Basta guardare ai nuovi piani di riqualificazione del quartiere Civita che prevedono la creazione di un nuovo asse pedonale per collegare il centro della città al porto e quelli in programma su Corso dei Martiri della Libertà con forte vocazione turistica e congressuale, che sembrano chiudere un unico grande cerchio progettuale per l’altra Catania. Ma è sempre l’altra Catania per il turista. IL MANIFESTO DI TUTELA DEL MARE: L’ALTRA CATANIA DEI CITTADINI E DELLE CITTADINE Il movimento “Catania non dà più le spalle al mare” è la voce di un civismo che rivendica in modo attivo e permanente il coinvolgimento nella progettazione della città e delle sue coste, per garantire la valorizzazione di secoli di storia catanese e del suo ecosistema marino, messi in pericolo dalla speculazione edilizia e dal regime di turistificazione, da quella battaglia per lo spazio pubblico a Catania che, come ironizzano alcuni, si gioca ormai da anni a “colpi di rendering” e con un solo destinatario in mente: il turista. Il ciclone Harry ha imposto di liberare le coste e anche l’Etna non smette di ricordarci che la natura ha leggi ingovernabili, capaci di azzerare la “routine turistica”. Per questo i promotori sostengono che la programmazione partecipata non sia solo un diritto dei cittadini, stanchi della carenza di spazi e servizi. Si tratta, soprattutto, di un dovere politico per garantire sostenibilità economica, ambientale e sociale a lungo termine. > Il movimento si prepara a momenti di mobilitazione cittadina per opporsi alla > prosecuzione del piano sui due siti naturali e di cittadinanza partecipata per > costruire un Manifesto condiviso di tutela del mare, una proposta per l’altra > Catania che si articola nei seguenti punti principali: * Liberazione della costa: eliminare le “cortine di ferro” degli accessi privati e bloccare la cementificazione. * Concentrazione delle attività: spostare le attività di diporto, pesca e crocieristica esclusivamente al porto centrale di Catania. * Spostamento della funzione commerciale: trasferire tutte le attività commerciali nel porto di Augusta. * Bonifica ambientale: risanare le acque e recuperare le aree urbane in stato di degrado e abbandono. * Parco Urbano Lineare Costiero: costruire un’unica costa pubblica, naturale e sicura, uno spazio restituito alla collettività da cui poter finalmente tornare a guardare, insieme, la montagna e il mare. Dalle parole di chi lotta sul territorio emerge insomma un’indicazione chiara: l’altra Catania è quella da ritrovare nell’anima ancestrale di lava e mare, è la città dei cittadini e delle cittadine che la abitano, la vivono e che ogni giorno scrivono la sua storia. È proprio lì, nelle millenarie colate laviche sul mare e negli strati lavici della città-fenice, non in quelle di cemento e speculazione, che si conserva la vera storia e la sua unicità riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Quella per cui vale la pena di guardare al mare, per poter guardare ancora all’orizzonte. Immagine di copertina Pixabay Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. 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October 5, 2026
DINAMOpress
Segnali di reazione. Pompe di benzina bloccate, letame davanti all’Eni
L’aumento del prezzo dei carburanti alla fine non poteva che produrre reazioni sociali, soprattutto di fronte alle furbate del governo e alla immunità assicurata alle società che speculano sui prezzi di benzina, gasolio e gas traendono extraprofitti. A Livorno un gruppo di operai ha scaricato del letame davanti all’ingresso della […] L'articolo Segnali di reazione. Pompe di benzina bloccate, letame davanti all’Eni su Contropiano.
September 24, 2026
Contropiano
Una legge popolare per il controllo sugli affitti. Si parte anche in Italia
E’ partita anche in Italia la campagna per una legge sul controllo degli affitti. Se ne discuterà sabato 26 settembre alle ore 14.00 a Roma in via del Porto Fluviale 12. Da New York a Berlino, il controllo degli affitti ed il contrasto ai grandi fondi immobiliari è ciò che […] L'articolo Una legge popolare per il controllo sugli affitti. Si parte anche in Italia su Contropiano.
September 23, 2026
Contropiano
BERLINO: “LE MISURE DELLA LINKE CONTRO LA SPECULAZIONE IMMOBILIARE ATTUABILI ANCHE IN ITALIA”. L’ANALISI DEL PROF. ALESSANDRO VOLPI
Su crisi abitativa e soluzioni proposte nella città di Berlino dal partito che ha vinto le elezioni, abbiamo registrato l’analisi di Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea al dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa e collaboratore di Altreconomia, rivista sulla quale si è occupato delle misure pratiche per mettere fine all’oligopolio dei fondi immobiliari nella capitale tedesca. Alessandro Volpi sostiene che misure quali l’esproprio indennizzato alle società immobiliari e la leva tributaria “per disincentivare la rendita al fine di reperire risorse fresche da destinare ai servizi essenziali”, sia attuabile anche in Italia. Nel caso della città di Berlino, le misure proposte nel programma di governo, se attuate, potrebbero portare sotto controllo pubblico circa 220 mila appartamenti, portando la quota di immobili in mano pubblica dal 20 al 30 %. Intanto in seguito alle elezioni di domenica 20 settembre, Merz ha definito ‘drammatica’ la sconfitta della Cdu alle elezioni locali tra Berlino e Meclemburgo, ma rifiuta le dimissioni. La sua poltrona però resta in bilico. I dati definitivi lasciano i cristiano-democratici sotto shock, essendo rimasti – in Pomerania – per la prima volta fuori dal Parlamento locale sotto lo sbarramento del 5% nel land del nordest. Qui vince Afd, al 38,2% e 32 seggi, ma senza i numeri per governare da sola; possibile alleanza tra Spd (35,5%), Linke (6,5%) e Verdi (5,7%), che assieme hanno 39 seggi. Proprio oggi la presidente del governo del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Manuela Schwesig (Spd) ha detto di voler avviare la prossima settimana i colloqui con La Sinistra (Linke) e i Verdi per la formazione di una coalizione di governo rosso-rosso-verde. Lo ha affermato a margine della prima riunione del gruppo parlamentare dell’Spd dopo le elezioni regionali. Disastro Cdu pure nella capitale Berlino, dove il partito del cancelliere Merz esprimeva il borgomastro, in coalizione con l’Spd. Nella capitale i cristiano conservatori fanno – 8%. Stravince a Berlino la sinistra della Linke, con il 25,7%, il doppio del voto precedente, grazie alle proposte radicali di fronte al dramma abitativo della città, compreso l’esproprio per i grandi fondi. Un tema che ha fatto molto presa in particolare sui giovani, i più colpiti da turistificazione, finanziarizzazione immobiliare e gentrificazione; secondo le analisi post voto, la Linke – arrivata nel complesso al 25% – tra gli under 24 vola sopra il 40% dei consensi complessivi. Alla Linke 47 seggi; con i 26 dei Verdi (14,3%) e i 22 dell’Spd (12,1%), si arriva a 95 seggi su un totale di 158, ampiamente sufficienti per governare. Su questo oggi la Linke ha invitato le altre due forze a colloqui politici preliminari. Da vincere le resistenze interne ai Socialdemocratici: la destra del partito, non esclude la possibilità, politicamente in realtà piuttosto remota, di ri-allearsi con la Cdu (fermatasi 18,8%) imbarcando anche Verdi, con un’ipotetica maggioranza a 82. Fuori dai giochi Afd, arrivata comunque al 16,3%, ma con punte del 40% nei quartieri di Berlino Est. Sulle elezioni berlinesi e sul piano per il diritto all’abitare della Linke, il commento di Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea al dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa e collaboratore di Altreconomia. Ascolta o scarica
September 22, 2026
Radio Onda d`Urto
ZES per il Sud e colonialismo interno. Lo sviluppo come grimaldello
di Giuseppe Vinci (*) La ZES unica è la Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno. La sua istituzione nel 2023 risponde alla finalità di promuovere lo sviluppo economico e il riequilibrio territoriale, di rafforzare la competitività e la coesione sociale delle regioni meridionali. Si incentivano investimenti produttivi e nuove strutture industriali attraverso agevolazioni fiscali alle imprese e la semplificazione dei
September 22, 2026
La Bottega del Barbieri
Bologna. “Sanzionata” dagli studenti la Domus Ind 33
Oggi studenti e studentesse hanno sanzionato la residenza Domus Ind 33 per denunciare un modello di edilizia universitaria che continua a favorire privati e investitori, mentre gli studenti si trovano ancora a fare i conti con affitti sempre più alti e pochi posti realmente accessibili. Nello specifico, la residenza Domus […] L'articolo Bologna. “Sanzionata” dagli studenti la Domus Ind 33 su Contropiano.
September 21, 2026
Contropiano