Ai Paesi del Nord Europa l’austerità non basta mai: chiesti più tagli al bilancio UE
La presidenza del Consiglio UE, al momento ricoperta dall’Irlanda, sta mediando
le trattative sul prossimo bilancio europeo, relativo al periodo compreso tra il
2028 e il 2034. Rispetto alla proposta iniziale della Commissione, l’Irlanda ha
proposto un taglio dell’8%, pari a circa 140 miliardi di euro, a fronte di un
impegno complessivo da oltre 1.750 miliardi. Ma ai Paesi frugali — il blocco che
oggi va dalla Germania ai Paesi Bassi passando per gli scandinavi — non basta e
chiedono un maggior disimpegno pubblico all’UE. L’Irlanda ha proposto di
recuperare risorse tagliando investimenti nei settori della coesione e
dell’agricoltura, della competitività e dell’amministrazione. A lavorare sulla
bozza sarà prossimamente il Consiglio europeo, in un vertice atteso il 15 e il
16 ottobre.
È una trattativa serrata quella che sta avvenendo in sede europea per elaborare
il nuovo bilancio settennale dell’Unione. In ballo c’è il budget per finanziare
i vari settori di intervento comunitario, dalle politiche di coesione
all’agricoltura, passando per la difesa. La proposta presentata dalla
Commissione ammonta a 1.763 miliardi di euro, in prezzi del 2025. Al momento
della spesa, la cifra nominale verrà perciò “aggiustata” in base all’inflazione.
Per l’UE si tratta del bilancio più oneroso della sua storia, pari all’1,26% del
reddito nazionale lordo complessivo. Decisamente troppe risorse per i Paesi
frugali capitanati dalla Germania, che prima hanno messo pressione sulla
presidenza cipriota e poi sull’Irlanda. Il tentativo negoziale di Cipro si era
limitato a dei tagli complessivi da 30 miliardi di euro. Dublino, subentrata a
luglio alla guida del Consiglio UE, ha calcato la mano, effettuando tagli qua e
là e presentando una bozza molto più esigua, da circa 1.620 miliardi.
Italia, Spagna e Grecia, a cui si sono aggiunte Romania e Polonia, protestano,
difendendo sussidi agricoli e finanziamenti alle regioni più povere (ricompresi
nelle cosiddette politiche di coesione). Entrambe le voci di spesa, accorpate
per la prima volta in un programma unico, perdono circa trenta miliardi di euro
rispetto alla bozza della Commissione, che fissava a quasi 950 miliardi
l’impegno settennale. I trattori, già in mobilitazione per il caro gasolio, sono
pronti a bloccare nuovamente le strade europee, come due anni fa.
Viene poi sacrificata la competitività, anch’essa pilastro dell’UE, diventata
negli ultimi anni sinonimo di riduzione del gap tecnologico con Stati Uniti e
Cina. Nella proposta irlandese, la competitività perde il 13% delle risorse
stanziate dalla Commissione. Va anche peggio alla Global Europe (-17%), il
programma che impegna Bruxelles nella cooperazione internazionale. Le spese per
sostenere l’amministrazione calano di quasi il 9%. La mediazione irlandese
restituisce un compromesso non trascurabile, a vantaggio dei Paesi frugali che
tuttavia non si accontentano e annunciano battaglia nel prossimo Consiglio
europeo, in programma per il 15 e il 16 ottobre. Una volta trovata l’intesa in
questa sede, il bilancio dovrà essere approvato anche dal Parlamento europeo.
A ridimensionare la portata prevista del bilancio e dunque i proclami di
Bruxelles sull’impegno record è una voce di spesa passata in sordina, relativa
al pagamento dei debiti contratti per finanziare il Next Generation EU, il
programma elaborato per rilanciare l’economia dopo la pandemia di Covid-19. «Il
rimborso comincerà nel 2028, in modo da garantire una riduzione costante e
prevedibile delle passività fino al 31 dicembre 2058. L’importo complessivo per
il periodo 2028-2034 sarà di 149,3 miliardi di euro», scrive la presidenza
irlandese. Di fatto quasi un decimo del bilancio complessivo in discussione.
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