Firenze, 28 maggio: università al bivio tra guerra e pace
Nelle ultime settimane le nostre lotte sono state animate dalla flotilla, una
comunità di uomini e donne che ha messo i propri corpi su piccole imbarcazioni e
si è spinta nel mar Mediterraneo per riportare l’attenzione su Gaza e sul
genocidio palestinese messo in atto da Israele.
Le barche della flotilla, insieme alle mobilitazioni di terra, hanno nuovamente
svelato l’ipocrisia dei governi occidentali e la nostra complicità con Israele e
le sue politiche di annientamento. La complicità è presente su più piani: le
relazioni commerciali, la tecnologia che viene condivisa, la ricerca e il dual
use, le collaborazioni, i silenzi di chi può e deve prendere parola per fermare
questa vergogna ma non lo fa.
La flotilla, riaccendendo i riflettori sulla Palestina, riporta l’attenzione sui
processi interni che riguardano i nostri Paesi e i luoghi di lavoro e di vita
che attraversiamo; in particolare sulla militarizzazione della società, sul
disciplinamento, sul riarmo come programma politico di rilancio delle nostre
economie.
Le università rivestono un ruolo centrale in questi processi: trasferiscono
infatti conoscenze attraverso partnership istituzionali formali o altre
tipologie di collaborazione e ricevono finanziamenti da programmi europei come
Horizon EU in cui, ad esempio, il dual use by design e by default sta diventando
una prassi legittimata. L’università è dunque da intendersi come luogo
privilegiato per individuare le nuove forme di accumulazione del capitale e i
suoi processi distruttivi, ma anche lo spazio in cui costruire forme di
resistenza.
Dentro e oltre l’università, infatti, l’idea di una società autoritaria e
militarizzata non è nuova, ma oggi sta diventando l’unica narrazione che
costruisce i confini del nostro immaginario. Non c’è alternativa alla guerra e
al riarmo, ci dicono. Dobbiamo difenderci, dobbiamo essere pronti.
In questo quadro distopico, come Seminari per la Palestina dell’Università degli
studi di Firenze, quindi come docenti, studenti e studentesse, ricercatori e
ricercatrici e personale tecnico-amministrativo, come lavoratori e lavoratrici
dentro e fuori l’università, abbiamo deciso di tornare a interrogarci sul ruolo
dell’università, ovvero l’istituzione di cui facciamo parte e quindi sul nostro
ruolo all’interno dell’istituzione stessa.
Per questa ragione il 28 maggio abbiamo organizzato un momento di confronto
all’interno degli spazi del centro didattico Morgagni. Alla tavola rotonda che
abbiamo chiamato erano presenti diverse realtà che lavorano contro la
militarizzazione delle nostre vite, della ricerca, dell’università, della scuola
e della formazione.
Tra queste il Collettivo CORDA di Padova, un gruppo di lavoratori e lavoratrici
precarie nato dal rifiuto della concezione di università come luogo neutrale
produttore di un sapere disconnesso dalle dinamiche sociali e politiche, chiuso
alla società, al dibattito pubblico e al pensiero critico. Il collettivo oltre a
mobilitarsi e a costruire momenti di condivisione, ha prodotto un importante
Report sui rapporti tra UNIPD e Israele che ha esposto durante l’iniziativa.
Luca Rondi, giornalista di Altreconomia, che ha tracciato i rapporti tra
università e apparato bellico e aziende della Difesa. Chiara Buonaiuti (IRES
Toscana) che ci ha aiutato a leggere i documenti prodotti nell’ambito del
programma ReArm Europe plan / Readiness 2030 e Simone Virgilii (Osservatorio
contro la militarizzazione delle scuole e delle università) che ha parlato dei
principali modelli di leva a livello europeo sottolineando come ogni singolo
studente diventi un possibile soldato da arruolare in un progetto di difesa
totale.
Infine Osvaldo Costantini attivo nella campagna La conoscenza non marcia, che
nasce per difendere l’università e le scuole dal processo di militarizzazione e
dalla complicità col genocidio del popolo palestinese: oltre a un focus sulla
leva Osvaldo ha proposto una riflessione sulle possibili forme di obiezione di
coscienza interpretandole come strumenti politici di reazione ad un un modello
che rifiutiamo.
Una delle questioni centrali che è stata riportata all’interno della tavola
rotonda, strettamente legata alla scelta politica di finanziare il riarmo e la
difesa, è la questione della precarizzazione. I tagli alla ricerca sono una
scelta politica chiara, così come la scelta di finanziare ricerche per
l’apparato bellico che contribuiscono alla costruzione di un mondo in cui guerra
e autoritarismo danno forma alle nostre esistenze.
Come precedentemente accennato, un’altra tematica fondamentale al centro della
giornata è stata la questione della leva. La leva come prospettiva lavorativa
soprattutto per le fasce più povere della popolazione già attanagliate dalla
precarietà e dalla mancanza di certezze sul proprio futuro. Questa è la società
che ci raccontano, questo è il domani che ci costruiscono intorno.
Tante delle lavoratrici e dei lavoratori hanno potuto partecipare all’iniziativa
grazie a uno strumento fondamentale, l’assemblea sindacale, diritto che
appartiene alle lavoratrici e ai lavoratori e che garantisce la partecipazione
attiva alle scelte nella propria vita lavorativa.
Durante la giornata è intervenuto il collettivo di fabbrica GKN, che mette al
centro i bisogni delle persone, la tutela e il rispetto dell’ambiente e la
concreta partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla scelta del cosa
e come produrre (ricordiamo la campagna di azionariato popolare “Un’azione
contro il riarmo” per salvare la fabbrica socialmente integrata e la
reindustrializzazione dal basso).
Hanno poi preso parola collettivi di studenti come gli Studenti di Sinistra e i
Giovani Palestinesi Italia (GPI) che hanno raccontato le conseguenze di questa
deriva sui corpi e le vite del popolo palestinese; rappresentanze sindacali
(CGIL, USB), i precari dell’università riuniti nell’Assemblea Precaria
universitaria, la sezione ADI di Firenze, il comitato Scuole non caserme e
l’Assemblea Calamandrei che sta lottando in questi giorni per veder garantito il
diritto all’abitare. Lo studentato all’interno del quale questi studenti vivono
è senza acqua da giorni e gli studenti si sono riuniti e stanno chiedendo alle
istituzioni una risposta immediata che tarda ad arrivare.
Queste diverse soggettività ci raccontano della necessità di una convergenza
ampia poiché il nemico contro cui combattiamo non ha scrupoli e la nostra
frammentazione è la sua forza.
Seminari per la Palestina
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