
La rivolta dei fenicotteri
Jacobin Italia - Monday, June 8, 2026
Solo 50 miglia nautiche dalla Puglia, nel canale di Otranto, l’isola di Saseno è stata per gran parte dell’età moderna un possedimento veneziano, per poi passare sotto il controllo di diversi imperi – britannico, francese e ottomano – fino al fascismo italiano e infine al regime comunista di Hoxha. Oggi è una piccola zona militare, abbandonata alla vegetazione e circondata da un’area di tutela marittima. Eppure, in un Mediterraneo sempre più militarizzato e saccheggiato, è diventata negli ultimi giorni uno dei punti focali delle più grandi mobilitazioni in Albania da decenni.
Secondo la narrazione autocelebrativa del progetto, tutto inizia nel 2021, quando Jared Kushner, genero di Donald Trump, visita l’isola e individua la possibilità di trasformarla in un’area di turismo di lusso. Da quel momento prende forma un processo che porta all’approvazione del piano da parte del governo albanese, subito dopo la rielezione di Trump alla fine del 2024. Il progetto è riconducibile alla società di investimento di Kushner, Affinity Developments, un veicolo multimiliardario sostenuto maggiormente da capitali sauditi e grande investitore nella tecnologia israeliana. Si tratta, in altre parole, del principale nodo finanziario di quella normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele che ha portato al cambiamento strategico di Hamas nel 2023. Lo stesso circuito di capitali che oggi immagina di espandersi nel Mediterraneo attraverso operazioni immobiliari di lusso nella «Riviera del Mediterraneo’ costruite sulle case, rovine e tombe di Gaza.
NARTA È NOSTRA! ABBASSO L’OLIGARCHIA!
RAMA IN PRIGIONE! BERISHA IN PRIGIONE!
NON VOGLIAMO ESSERE MIGRANTI NEL MONDO E TURISTI NELLA NOSTRA TERRA!
I FENICOTTERI NON VOTANO PER QUESTO LI SACRIFICATE!

Per incentivare l’investimento in Albania, il governo di Edi Rama ha promesso la sospensione di tutti gli obblighi fiscali e, allo stesso tempo, si è impegnato a farsi carico dei costi infrastrutturali. Si tratta, quindi, di un massiccio trasferimento di risorse pubbliche verso soggetti privati, in larga parte statunitensi. Inoltre, la dimensione ambientale del progetto è difficile da occultare: numerose organizzazioni ambientaliste hanno firmato a gennaio una lettera aperta per chiedere la sospensione degli accordi e l’inclusione dell’area terrestre in un regime di tutela effettiva. Nonostante ciò, all’inizio di maggio sono arrivate le ruspe nell’area costiera di fronte all’isola, la zona Nartë-Vjosa, e le organizzazioni ambientali hanno spostato il conflitto dal piano del monitoraggio a quello della mobilitazione. Quest’area è probabilmente ancora più fragile dal punto di vista ecologico rispetto alla stessa Saseno, ed è stata in passato anche oggetto di interventi dell’Aics (Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo) nell’ambito di progetti di tutela ambientale.
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Nell’ultima settimana, le proteste si sono trasformate: da mobilitazioni di attivisti ambientali a un movimento più ampio e popolare contro il governo e le élite economiche. L’apertura di un’indagine da parte della Procura anticorruzione, con il congelamento dei conti della società coinvolta, segnala la profondità della crisi politica che attraversa il paese e la convergenza tra pressione istituzionale e mobilitazione sociale. Le proteste si rivolgono contro un sistema cleptocratico, contro la subordinazione a interessi imperialisti e contro l’uso della forza di polizia per proteggere interessi privati. Dopo le cariche della polizia contro i manifestanti il 30 maggio, le piazze di Tirana hanno visto una risposta immediata e massiccia, con un’escalation di partecipazione contro la violenza dello Stato. Al momento della scrittura si sono già svolti diversi giorni di grandi manifestazioni nella capitale, mentre nuove mobilitazioni sono previste nel sud del paese, vicino all’area direttamente coinvolta dal progetto.
QUESTA VOLTA NON EMIGRIAMO!
RAMA IN PRIGIONE BERISHA IN PRIGIONE!
CARA IVANKA, TROVATI UN ALTRO SOGNO!
BRO TOCCA L’ERBA NON ZVËRNEC!
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Federico Alagna
Le proteste sono fondamentali – e ci insegnano tanto – perché stanno aprendo uno spazio dentro una contraddizione molto attuale del capitale. Uno dei nodi centrali dell’intera operazione promossa da Kushner e dal governo Rama è il suo rapporto contraddittorio con il processo di adesione dell’Albania all’Unione europea. Nel silenzio generale, a febbraio 2024 il governo ha sospeso parte del regolamento ambientale nazionale, aprendo la strada agli investimenti. Tuttavia, proprio su questo punto si è aperta una frizione con l’Unione europea, che ha ricordato come l’assenza di adeguate tutele ambientali sia incompatibile con i requisiti minimi del cosiddetto «capitolo 27» dei negoziati di adesione. Bruxelles ha infatti richiesto l’abrogazione delle misure più controverse entro il 2027 e l’allineamento di tutti i nuovi progetti agli standard europei. In questo quadro, i capitalisti albanesi si trovano davanti a una scelta politica molto concreta e non facilmente risolvibile: aderire alla logica regolatoria del capitale europeo, ancora vincolata a norme ambientali e istituzionali (che tutelano soprattutto la composizione dell’industria tedesca), oppure seguire una traiettoria più deregolata e aggressiva, in linea con una visione anarco-capitalista di stampo trumpiano, dove il territorio diventa spazio di estrazione senza mediazioni.
CON IL POPOLO CON IL FUOCO E CON L’ACQUA NON SI SCHERZA!
NARTA È NOSTRA ANNULLATE IL PROGETTO!
LE BUGIE A QUANTO PARE AVEVANO LE GAMBE LUNGHE!
MEGLIO AVERE I FENICOTTERI CHE AVERE TE!
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In questo senso, la contraddizione che attraversa il capitale albanese e che ha alimentato la protesta non è separata dalle tensioni che negli ultimi anni hanno coinvolto anche l’Italia. L’istituzione dei Cpr a Gjader e Shengjin si fonda infatti sull’idea dell’Albania come una sorta di terra nullius, una zona di sospensione giuridica dove delocalizzare la gestione delle migrazioni europee. Formalmente, le persone coinvolte dovrebbero avere gli stessi diritti dei richiedenti asilo in Italia, ma nella pratica operano in un contesto con garanzie ancora più deboli rispetto a quelle applicate in Italia (già risibili). Quest’architettura dipende proprio dalla collocazione esterna dell’Albania rispetto all’Unione europea, motivo per cui recentemente il ministro degli Esteri albanese ha lasciato intendere che l’accordo con l’Italia potrebbe non essere rinnovato dopo i primi cinque anni, nella prospettiva di un’eventuale adesione del paese all’Unione. In altre parole: l’Albania è un polo attraente per l’Italia proprio perché non fa parte dell’Ue, ma allo stesso tempo accetta di giocare questo ruolo nella prospettiva di un futuro ingresso.
La stessa logica si applica anche all’investimento di Kushner: in parte Rama vuole l’investimento per dimostrare all’Europa che il paese è sufficientemente avanzato e ricco da poter entrare nel mercato unico, ma per farlo è costretto a trasgredire le regole dell’Unione stessa. I capitalisti non possono risolvere la contraddizione che essi stessi producono. Sono invece i movimenti sociali a rendere visibile come questo gioco vada contro la tutela dell’ambiente e delle persone.
*Richard Braude, traduttore e attivista antirazzista, vive a Palermo. Valentina Bonizzi è un’artista e ricercatrice che vive a Tirana.
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