Il diritto (negato) alla difesa civile non armata e nonviolenta

Pressenza - Sunday, June 7, 2026

Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione di Mimmo Cortese (OPAL)

Ci sono molti punti di vista attraverso i quali guardare e giudicare la proposta di legge (PdL) per la formazione di un “Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta”.

Sul piano politico, come un avanzamento sulla via della nonviolenza, una spinta al disarmo e un tassello ulteriore per costruzione della pace; su quello etico, come riconoscimento della legittimità della scelta di non uccidere, dell’obiezione ad usare strumenti progettati per violare, sottomettere, assassinare uomini e donne; sul piano giuridico, come un’articolazione e un completamento della Costituzione, che finalmente saldi assieme articolo 11 e articolo 52 della nostra carta fondativa; sul piano istituzionale, con la formazione di una nuova struttura dell’apparato statale che potrebbe avere conseguenze tanto innovative quanto dirompenti.

Tuttavia c’è un filo che lega assieme questi piani e dà loro solidità, prospettiva. Con questa PdL si riconosce un diritto (dovere) che va ad inserirsi pienamente in quella stagione vissuta tra la fine degli anni ‘60 e gli anni ‘70 che ha cambiato radicalmente il volto del paese nell’innesto tra riforme (Statuto del lavoratori, legge Basaglia, ecc) e riconoscimento di alcuni primari diritti civili.
In quegli anni la spinta e la forza collettiva delle lotte operaie, delle fondamentali elaborazioni e mobilitazioni femministe, delle rivendicazioni studentesche, pur partendo da luoghi ideali e politici, ambiti sociali ed esigenze molto diverse, conversero – saldandosi – in quell’enorme movimento che dette pienezza e fondamento alla nostra democrazia.

A qualcunə potrà sembrare azzardato, fuori misura ma esattamente come è stato nel grande movimento per i diritti civili, in particolare per il divorzio e per l’aborto, sostenuti con la lotta e con il voto di milioni di cittadin3, dobbiamo sostenere e mobilitarci in massa perché la proposta per un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta diventi legge e struttura dell’ordinamento istituzionale del paese.

Anche per quei due fondamentali diritti civili, il divorzio e l’aborto, fu indispensabile la scelta, l’impegno, la lotta di chi – per motivi etici, religiosi o di altra natura – pur avendo dubbi e perplessità, o addirittura contrarietà personale per il loro possibile esercizio – fece prevalere l’imperativo politico che un paese democratico, edificato su una Costituzione nella quale uguaglianza, solidarietà e libertà erano i saldi fondamenti della sua rinascita, dovesse senza esitazioni dare luogo all’esercizio di quei due importanti diritti.

Si trattava di una generazione in buona parte uscita dalla devastazione e dalla brutalità della guerra, dell’occupazione nazista e dall’abiezione della dittatura fascista.
Ieri come oggi, in un mondo che sembra volere riprecipitare in quella temperie barbara e disumana, oltre alle tante iniziative che stiamo sostenendo questa lotta per la Proposta di Legge sul Dipartimento difesa civile non armata e nonviolenta a mio parere va’ assunta come priorità per tutto il movimento, proprio per i presupposti che ho cercato di illustrare nelle righe precedenti.

Non 50.000 ma 500.000, un milione di firme dovrebbe essere il nostro obbiettivo.

Redazione Italia