Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro - Friday, June 5, 2026
​Lunedì scorso, ad Amendolara, le loro vite sono state spezzate nel modo più feroce, disumano e orribile possibile: sono stati rinchiusi in un minivan, cosparsi di benzina e bruciati vivi. L'immagine drammatica di image.[span_7](start_span)png mostra quel mezzo trasformato in una trappola di fuoco e fumo, da cui solo un quinto compagno è miracolosamente riuscito a salvarsi fuggendo dal cofano. ​La loro "colpa"? Aver osato ribellarsi. Avevano chiesto semplicemente di essere pagati per il lavoro svolto, dopo l'ennesimo mese di sfruttamento senza salario, ricatti e tariffe imposte persino per il trasporto verso i campi. La risposta dei caporali che gestivano la manodopera è stata una punizione spietata, un'esecuzione per dare una lezione a chiunque provi ad alzare la testa. ​Questo non è un incidente sul lavoro. È un brutale omicidio di massa nato e cresciuto nel fango del caporalato. ​Non sono morti bianche per fatalità: sono stati uccisi da un sistema criminale, una vera e propria mafia che lucra sui corpi e sulla disperazione delle persone, contando spesso sulla "zona grigia" dell'indifferenza generale. ​I loro nomi devono essere scritti ovunque. Ullah, Safi, Amin, Waseem. Non possiamo permettere che diventino l'ennesimo trafiletto di cronaca nera che scade il giorno dopo. ​Quei quattro corpi carbonizzati devono inchiodare tutti alle proprie responsabilità. Il cibo che arriva sulle nostre tavole non può essere intriso del sangue di ragazzi massacrati perché chiedevano dignità. ​Condividiamo per non far calare il silenzio. Pretendiamo giustizia e terra bruciata attorno ai caporali e a chi si arricchisce sulla pelle dei lavoratori.