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        <title><![CDATA[Libertà di movimento]]></title>
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            <title><![CDATA[Gancio de Roma]]></title>
            <description><![CDATA[Agenda condivisa della Roma ribelle e autogestita]]></description>
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            <category><![CDATA[Agende]]></category>
            <pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:30:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Perché dobbiamo chiedere conto a Meta per la Questione Palestinese]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Meta sta monetizzando gli insediamenti israeliani e la violenza contro i palestinesi, sopprimendo al contempo le loro voci sui social. Fonte: English version Di Jalal Abukhater – 21 aprile 2026 Il dibattito sulle piattaforme di social media e sulle aziende che le possiedono deve spostarsi verso la responsabilità. Per troppo tempo, le aziende tecnologiche sono … </p>
<p><a href="https://www.invictapalestina.org/archives/61949">Leggi tutto<span> "Perché dobbiamo chiedere conto a Meta per la Questione Palestinese"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.invictapalestina.org/archives/61949">Perché dobbiamo chiedere conto a Meta per la Questione Palestinese</a> proviene da <a href="https://www.invictapalestina.org">Invictapalestina</a>.</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[tutti gli articoli]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:15:45 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Città in guerra: dalla distruzione sistematica dello spazio urbano alla sua occupazione militare]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Dalla&nbsp;Sarajevo degli anni 90 fino&nbsp;a&nbsp;Gaza, la guerra attraversa le città e le trasforma. I conflitti contemporanei assumono una dimensione sempre più urbana, sia nei teatri di guerra aperta sia nei contesti apparentemente in “pace”.</p>



<p>L’operazione militare israeliana contro Gaza ha dimostrato che i bombardamenti e le demolizioni puntano alla sistematica distruzione degli ambienti urbani come forma di punizione collettiva del “nemico esterno” e come strumento per mettere in difficoltà la sua ripresa. Alle nostre latitudini, invece, assistiamo progressivamente alla militarizzazione dello spazio pubblico, alla sorveglianza diffusa e all’imposizione sempre più frequente di “stati di eccezione”, strumenti da contesto bellico sistematicamente utilizzati contro il “nemico interno”. Dai quartieri di Torino pieni di forze dell’ordine e militari alle operazioni dell’ICE a Minneapolis, la distinzione tra guerra e mantenimento dell’ordine interno si assottiglia. È su questo terreno che si gioca oggi una parte decisiva dei conflitti metropolitani.</p>



<p>Ne abbiamo parlato con Francesco Chiodelli, autore del libro “Città in Guerra”. </p>



<figure><audio><source src="https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/04/chiodelli.mp3"></audio></figure>]]></description>
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            <category><![CDATA[gaza]]></category>
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            <category><![CDATA[militarizzazione]]></category>
            <category><![CDATA[decreto sicurezza]]></category>
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            <category><![CDATA[stato d'eccezione]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:08:16 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[I conti pubblici italiani tra austerity e misure propaganda]]></title>
            <description><![CDATA[<p>La presentazione del documento di finanza pubblica, da parte del Ministro Giorgetti, ha destato dibattito sullo stato di salute dei conti pubblici italiani e sul futuro delle manovre economiche in questa fase di crisi. L’obiettivo, fissato dal governo, di uscire dalla procedura di infrazione europea legata al rapporto deficit\pil non è stato raggiunto. Ciò, nei prossimi anni, comporta l’impossibilità di scorporare come investimenti fuori conteggio alcune spese – tra cui quelle militari per cui il governo si è già impegnato nel piano di riarmo. A partire da questa situazione le strade che si possono percorrere sembrano strette e portano verso un possibile aggravamento dell’austerity e un taglio della spesa sociale per pensioni, sanità, istruzione e ricerca. Quali foschi scenari ci aspettano? Ci sono altre possibilità? A cosa sono stati destinati i soldi che hanno portato i conti italiani sopra la soglia del 3% deficit\PIL? </p>



<p>Risponde alle nostre domande l’economista Andrea Fumagalli.</p>



<figure><audio><source src="https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/04/fumagalli.mp3"></audio></figure>]]></description>
            <link>https://radioblackout.org/2026/04/i-conti-pubblici-italiani-tra-austerity-e-misure-propaganda/</link>
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            <category><![CDATA[deficit]]></category>
            <category><![CDATA[austerity]]></category>
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            <category><![CDATA[cpr albania]]></category>
            <category><![CDATA[tagli alla sanità]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:05:33 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[PADOVA: AGGRAVAMENTO DELLE MISURE PER 4 COMPAGNE E COMPAGNI DEL PEDRO AGGREDITI DAI CARABINIERI]]></title>
            <description><![CDATA[<p><a href="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/04/whatsapp-image-2026-04-17-at-08-48-55-jpeg-e1777028173419.webp"><img src="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/04/whatsapp-image-2026-04-17-at-08-48-55-jpeg-e1777028173419-1024x688.webp"></a></p>
<p style="text-align: justify">Vendetta repressiva contro <strong>compagne e compagni del Cso Pedro di Padova</strong>, finiti al centro di un’<a href="https://www.radiondadurto.org/2026/04/16/padova-4-attivisti-aggrediti-dai-carabinieri-e-a-processo-per-direttissima/">aggressione di diverse pattuglie lo scorso 15 aprile</a>. Nuove misure di prevenzione sono state emesse dalla Questura contro 4 compagne-i del Pedro, tra i 21 e i 31 anni, accusate-i – loro, non i carabinieri – di aggressione.</p>
<p style="text-align: justify">“Succede che come sempre viene utilizzata la <strong>discrezionalità da parte di dispositivi delle autorità</strong>“, sottolinea Nando del centro sociale Pedro ai nostri microfoni: “la questura decide arbitrariamente di aggravare i dispositivi repressivi nei confronti dei 4 compagni e compagne con il cosidetto <strong>daspo Willy e il daspo sportivo</strong> a un compagno che non ha mai frequentato uno stadio in vita sua”. Non convalidate dal Gip, invece, le firme obbligatorie.</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta dei 4 compagni che, nelle ore successive, furono arrestati, processati per direttissima e infine rilasciati, con altre misure, come l’obbligo di dimora e il divieto di uscire dalle ore 22 alle ore 7. Oltre altri provvedimenti, di carattere amministrativo: daspo cosiddetto Willy (per tre anni) con contestuale obbligo di firma, avvisi orali e daspo fuori contesto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’intervista a Nando, del centro sociale Pedro di Padova. <a href="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/04/Nando-Padova.mp3">Ascolta o scarica.</a></strong></p>]]></description>
            <link>https://www.radiondadurto.org/2026/04/24/padova-aggravamento-delle-misure-per-4-compagne-e-compagni-del-pedro-aggrediti-dai-carabinieri/</link>
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            <category><![CDATA[news]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:57:40 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[No Tav, Ermelinda ai domiciliari per una condanna di 14 anni fa]]></title>
            <description><![CDATA[Storica attivista valsusina posta in detenzione domiciliare per una vecchia condanna per oltraggio. Il movimento denuncia un uso politico della giustizia contro chi continua a opporsi al Tav. Da giovedì &#8230;]]></description>
            <link>https://www.osservatoriorepressione.info/no-tav-ermelinda-ai-domiciliari-per-una-condanna-di-14-anni-fa/</link>
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            <category><![CDATA[lotte sociali]]></category>
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            <category><![CDATA[ermelinda]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:51:19 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[No title]]></title>
            <description><![CDATA[<p>L’operaismo italiano degli Anni 60 e 70<br><a href="https://www.officinaprimomaggio.eu/operaismo-italiano-degli-anni-60-e-70/" target="_blank"><span>https://www.</span><span>officinaprimomaggio.eu/operais</span><span>mo-italiano-degli-anni-60-e-70/</span></a></p>]]></description>
            <link>https://post.lurk.org/@grafton9/116459272084771115</link>
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            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:44:27 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Lo sfruttamento “dalle persone alle persone”. A che punto è la vertenza Gls a Napoli e provincia]]></title>
            <description><![CDATA[<figure aria-describedby="caption-attachment-68581" style="width: 785px"><img src="https://napolimonitor.it/wp-content/uploads/2026/04/aria.png">(disegno di escif)</figure>

<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono trascorsi due anni da quando, nel marzo 2024, una settantina di corrieri</span>&nbsp;<a href="https://napolimonitor.it/la-corda-si-e-tirata-troppo-assai-lo-sciopero-dei-corrieri-gls-di-napoli-e-provincia-2/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://napolimonitor.it/la-corda-si-e-tirata-troppo-assai-lo-sciopero-dei-corrieri-gls-di-napoli-e-provincia-2/&amp;source=gmail&amp;ust=1777113012286000&amp;usg=AOvVaw1PoBZAJM361J7GgG88JljV">scendevano in sciopero</a>&nbsp;<span style="color: #000000;">davanti ai cancelli del magazzino <strong>Gls</strong> di <strong>Napoli</strong>. Due anni di mobilitazioni che hanno rotto un lungo schema di invisibilità e rassegnazione, in un contesto caratterizzato da disoccupazione di lunga durata, deindustrializzazione, povertà diffusa e sacche estese di economia informale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A differenza delle precedenti lotte nei magazzini della logistica nel nord Italia, guidate prevalentemente da migranti, qui il protagonista è il proletariato urbano marginale costituito da giovani italiani, spesso provenienti dai quartieri popolari, con esperienze di lavoro intermittenti, prive di tutele o informali. Gente che ha trovato nella logistica dell’ultimo miglio l’unico approdo occupazionale possibile in uno scenario segnato dalla disoccupazione. Lavoratori che hanno preso la parola sfidando lo stigma sociale che li ha storicamente etichettati come soggetti di dubbia moralità e con una scarsa attitudine al lavoro; uno stigma capace di ostacolare l’emergere del conflitto collettivo e di depotenziare la loro capacità di azione e rivendicazione; persone che a un certo punto si sono accorte della propria condizione di sfruttamento e precarietà, e hanno iniziato a camminare su un terreno già contaminato da conflitti, appropriandosi di pratiche sviluppate nel corso di mobilitazioni passate e costruendo alleanze con altre realtà del lavoro organizzato quali il movimento di lotta per il lavoro dei disoccupati organizzati <strong>Banchi Nuovi</strong> e il sindacato di base <strong>Sol Cobas</strong>. Se per i disoccupati la strada, non avendo una fabbrica, ha rappresentato a lungo il luogo dell’azione collettiva, per i corrieri la strada ha rappresentato lo spazio di lavoro, e quindi del conflitto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sembra una beffa, ma il motto che definisce la multinazionale <strong>Gls</strong> racchiude in sé la natura predatoria dello sfruttamento che si fonde con l’espropriazione. “Dalle persone alle persone”, recita lo slogan. Una narrazione aziendale fatta di “sogni, storie e speranze”, che nasconde un meccanismo che macina diritti per produrre profitto, poiché a produrre il profitto sono le persone di cui parla lo slogan, le stesse che in questi anni hanno deciso di mobilitarsi contro un metodo studiato a tavolino per risparmiare centesimi sulla pelle di chi lavora.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Proviamo a descriverlo, questo metodo. La logistica napoletana è caratterizzata da una elevata frammentazione della filiera, resa possibile dal ricorso al subappalto e da pratiche illegali che derivano dai processi di scomposizione del ciclo logistico-distributivo. Osserviamo da vicino la struttura organizzativa di <strong>Temi Spa</strong>, che si configura come un paradigma esemplare di quella frammentazione neoliberista del lavoro in cui il franchising del marchio globale <strong>Gls</strong> viene gestito attraverso una complessa architettura di subappalti a cascata. La Temi Spa del signor <strong>Tavassi</strong>, società a capo della filiera, mantiene il controllo strategico con ottantacinque dipendenti diretti, a fronte di una massa di circa trecentocinquanta lavoratori indiretti, alle dipendenze di una galassia di ditte fornitrici gestite dai cosiddetti padroncini, ognuno dei quali possiede una flotta variabile di furgoni. Sotto il marchio <strong>Gls</strong>, gestito sul territorio campano dal colosso Temi Spa, abbiamo quindi una rete di lavoratori intrappolati in una spirale di appalti e subappalti ombra. L’illegalità, anche in questo caso, è considerata parte integrante del modello di business: un fenomeno che l’<strong>European Trade Union Institute</strong> definisce come “istituzionalizzazione delle pratiche illegali” nella somministrazione di manodopera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La vertenza aperta nel marzo 2024 tra <strong>Napoli</strong> e provincia ha fatto emergere un sistema che opera al di fuori della legalità contrattuale per garantire la redditività a una rete di fornitori-padroncini che provano a spartirsi la ricchezza con la committenza a spese della forza lavoro. Questa scomposizione della filiera non risponde solo a logiche di efficienza distributiva, ma istituisce una tecnologia di governo della forza lavoro in cui corrieri e facchini vengono relegati in una condizione di invisibilità e vulnerabilità. In questo quadro, la mobilitazione rappresenta non solo una rivendicazione salariale, ma un atto di ricomposizione politica volto a spezzare lo schermo dei subappalti e a trasformare una forza lavoro esternalizzata e stigmatizzata in un soggetto collettivo riconosciuto e legittimato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eppure <strong>Gls Italy</strong> e le sue articolazioni logistiche sono state già messe sotto inchiesta, tra il 2021 e il 2024, dalla magistratura milanese guidata dal pubblico ministero <strong>Paolo Storari</strong>. Ricorso sistematico a cooperative e società filtro che nascono e muoiono nel giro di pochi anni, fatture false per operazioni inesistenti, caporalato. Quanto sta accadendo a <strong>Napoli</strong> e provincia da anni, riflette lo schema descritto da Storari con una differenza fondamentale; mentre a <strong>Milano</strong> la Procura ha stabilito che il committente <strong>Gls Italy</strong> non può far finta di non vedere cosa accade nei propri magazzini, rendendolo responsabile in solido dei reati commessi dai fornitori, nella vertenza napoletana c’è un terzo anello della catena: la <strong>Temi Spa</strong> del signor <strong>Tavassi</strong>. In tal modo Gls Italy cerca di smarcarsi, definendosi un semplice franchisor, scaricando ogni colpa su Temi Spa e sui padroncini fornitori del servizio di consegna. E se a <strong>Milano</strong> l’inchiesta ha portato a maxi-sequestri e assunzioni, a <strong>Napoli</strong> sindacato e lavoratori denunciano che l’Ispettorato del lavoro e la magistratura locale non hanno ancora agito con la stessa fermezza contro la galassia dei subappalti-ombra di <strong>Tavassi</strong> e soci, attori con potere di mercato e relazioni consolidate all’interno delle istituzioni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Gli scioperi e il blocco dei flussi dell’ultimo miglio hanno costretto le controparti a mutare strategia. Sebbene la reazione iniziale di <strong>Temi</strong> sia stata caratterizzata da un rifiuto pregiudiziale delle trattative, accompagnato da minacce verbali e dal ricorso alla forza pubblica per la rimozione dei picchetti, la persistenza del conflitto ha imposto l’apertura di un tavolo negoziale. Questa fase successiva ha condotto alla firma di un contratto di secondo livello e al riconoscimento formale di diritti precedentemente negati in ambito salariale e contributivo, segnando un primo, fondamentale punto di rottura nei confronti del regime di illegalità e sfruttamento preesistente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un altro risultato dei due anni di mobilitazione ha riguardato la riconfigurazione del ricorso al subappalto. La vertenza ha prodotto l’accorciamento della filiera distributiva, che ha visto la riduzione dei fornitori di servizi dell’ultimo miglio. Questa contrazione del subappalto non deve essere interpretata come un superamento automatico della frammentazione: sebbene diminuisca il numero di entità giuridiche intermedie, l’organizzazione del lavoro mantiene la medesima densità operativa, come dimostrato dall’invarianza del numero di furgoni impiegati e dal gioco sporco di scatole cinesi delle ditte fornitrici in combutta tra loro e la committenza. Questa ristrutturazione sembra rispondere più a un’esigenza di razionalizzazione del controllo che a una reale scomposizione dei processi distributivi e lavorativi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E così arriviamo ai tempi più recenti. Dal punto di vista di committenti, padroni e padroncini, la mobilitazione ha ridotto il margine di profitto. Ossessionati dalla redditività, questi attori di mercato hanno preso le dovute contromisure. La contro-risposta aziendale si è articolata attraverso una strategia repressiva, una sistematica campagna di delegittimazione e svalutazione simbolica dei lavoratori in sciopero, volta a isolare politicamente la protesta e a ripristinare lo stigma sociale come strumento di disciplinamento. Tale offensiva si è concretizzata in un uso strumentale del potere disciplinare, con sospensioni e trasferimenti punitivi diretti contro i delegati sindacali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Gls Italy</strong> è rimasta apparentemente a guardare. I padroncini sono andati a battere cassa dalla committenza, il signor <strong>Tavassi</strong>, per rinegoziare i termini dei contratti di appalto per il servizio di distribuzione. Tavassi ha risposto loro di affossare l’accordo di secondo livello siglato con il sindacato <strong>Sol Cobas</strong> a maggio 2024, esito della mobilitazione dei lavoratori. Dopodiché è stata creata una crisi artificiale. I volumi di merce sono stati spostati strategicamente su società satellite di Tavassi per giustificare un calo di lavoro e svuotare i magazzini dove la presenza sindacale è più forte, smistando le merci su filiere in cui regna ancora il lavoro nero e il mancato rispetto del contratto collettivo (in altre parole, dove la redditività è maggiore).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">È evidente che la crisi attuale dei volumi non è frutto delle oscillazioni di mercato, ma di una disputa interna tra il signor Tavassi e i fornitori sulla sostenibilità economica delle tariffe per il servizio di consegna. L’obiettivo è quello di svuotare i magazzini per giustificare tagli al personale e minacciare i lavoratori con la cassa integrazione. La crisi artificiale è dunque funzionale all’annullamento degli accordi migliorativi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I padroncini hanno aperto la cassa integrazione per i lavoratori sindacalizzati, attuata con modalità illegittime, senza autorizzazione <strong>Inps</strong> e al di fuori di ogni consultazione sindacale. Ciò avviene mentre nei magazzini <strong>Gls-Temi</strong> continua a regnare il lavoro povero, con personale contrattualizzato per quattro ore a 6,40 euro l’ora, ma costretto a turni reali di otto, nove ore senza pausa pranzo. L’esempio più evidente di questa gestione è avvenuto a inizio aprile con la <strong>Napoletana Transport</strong>. Non appena i lavoratori si sono sindacalizzati, l’azienda ha risposto con un messaggio <strong>WhatsApp</strong>: licenziamento immediato senza preavviso e disdetta dell’appalto con <strong>Gls</strong>. Chi si organizza per i propri diritti viene espulso dal circuito. I padroncini, invece di efficientare i processi, rispondono tagliando i diritti, negando i Tfr e attivando la cassa integrazione fittizia per scaricare sulla collettività il rischio d’impresa. Il tentativo di svuotare i magazzini e spostare le merci su filiere grigie è una manovra mirata a ricostruire la redditività laddove il sindacato l’aveva minacciata imponendo il rispetto dei contratti e della legge. Per il padronato, un lavoratore che pretende la trasferta a 25 euro e lo scatto di anzianità è un lavoratore che abbassa la redditività.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il ricatto sul Tfr in cambio della rinuncia alla responsabilità in solido è l’ultimo tassello di questa logica: un tentativo disperato di ripulire i bilanci dalle passività accumulate, garantendo ai soci di <strong>Temi Spa</strong> margini di profitto liberi dai debiti verso chi quel valore lo ha materialmente prodotto guidando quei furgoni per le strade trafficate di Napoli e provincia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dinanzi a questo scenario, l’<strong>Ispettorato del lavoro</strong> appare come un’arma spuntata. Nonostante anni di denunce per lavoro nero e sfruttamento, nessun provvedimento concreto è stato eseguito. Anche il Tribunale di Napoli ha sollevato dubbi, ipotizzando reati quali l’interposizione illecita di manodopera e frode nelle conciliazioni passate. Ma dalle parole non siamo passati ancora ai fatti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il blocco dell’hub di <strong>Marcianise</strong> del 13 aprile scorso, il <strong>Sol Cobas</strong> ha annunciato una mobilitazione permanente che coinvolgerà circa cinquecento lavoratori. La richiesta è una sola: l’internalizzazione immediata di tutti i corrieri e facchini presso <strong>Gls Entreprise</strong>. Non si tratta solo di una rivendicaizone sindacale, ma dell’applicazione di un modello di legalità già imposto dalla magistratura in altre parti d’<strong>Italia</strong>. Se a <strong>Milano</strong> si parlava di risarcimenti e stabilizzazioni a seguito delle indagini della magistratura, a <strong>Napoli</strong> la risposta dei padroni alla medesima crisi è stata la cassa integrazione punitiva e il ricatto sul Tfr, a dimostrazione del fatto che le aziende di <strong>Tavassi</strong> e soci preferiscono distruggere il fronte sindacale piuttosto che legalizzare la filiera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La logistica campana è il laboratorio dello sfruttamento dalle persone alle persone. Sarà il tempo a dirci se qui il sistema verrà abbattuto. <span style="color: #800000;">(andrea bottalico)</span></span></p>
]]></description>
            <link>https://napolimonitor.it/lo-sfruttamento-dalle-persone-alle-persone-a-che-punto-e-la-vertenza-gls-a-napoli-e-provincia/</link>
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            <category><![CDATA[lavoro]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:39:04 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Torino: Il rovescio delle “zone rosse”]]></title>
            <description><![CDATA[di redazione Volere la Luna Le “zone rosse” e l’intensificazione dei controlli di polizia dovrebbero, secondo le intenzioni dichiarate dal Governo, arginare il degrado delle città e dare sicurezza ai &#8230;]]></description>
            <link>https://www.osservatoriorepressione.info/torino-il-rovescio-delle-zone-rosse/</link>
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            <category><![CDATA[carabinieri]]></category>
            <category><![CDATA[lotte sociali]]></category>
            <category><![CDATA[misure repressive]]></category>
            <category><![CDATA[torino]]></category>
            <category><![CDATA[zone rosse]]></category>
            <category><![CDATA[operatori sociali]]></category>
            <category><![CDATA[militarizzazione del territorio]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:35:30 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Primo Maggio a Torino: La loro guerra non la paghiamo!]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Ripubblichiamo l’indizione per lo spezzone sociale del Primo Maggio torinese frutto del percorso cittadino Torino è Partigiana. </p>



<p>Noi non paghiamo le loro guerre: in questo momento storico siamo strozzati dalle condizioni sempre più critiche in cui siamo costretti a vivere. Ciò che vediamo davanti a noi non è una prospettiva in miglioramento. Se anche dovesse prolungarsi una sospensione della guerra all’Iran, se anche dovesse riaprire lo stretto di Hormuz lo scenario attuale è senza prcedenti. Di fronte a una recessione annunciata, i governi europei, a partire dall’Italia, si dimostrano incapaci di affrontare seriamente una crisi peggiore di quella del 2008. Il taglio delle accise è ininfluente, i soldi finiscono, le riserve di barili di petrolio pure, l’energia continua a essere terreno di speculazione e le nostre bollette lievitano. Fare la spesa è sempre più un salasso.</p>



<p>Essere oggi contro la guerra imperialista vuol dire scegliere di non voler pagarne i costi, ma significa anche schierarsi per farvi fronte insieme a partire dalla nostra umanità. Le nuove missioni navali di solidarietà verso Gaza, le partenze verso Cuba, dimostrano che c’è un sentimento comune che ci unisce: noi non siamo come loro.</p>



<p>Noi non siamo marci dentro come lo sono loro. Da destra ad una sedicente sinistra una sorta di partito unico si costituisce oltre il profitto, per la necessità della guerra permanente, per la volontà di guadagno indiscriminato e la sete di potere. Oggi abbiamo di fronte un’élite che determina l’andamento delle scelte politiche degli Stati e che affonda il suo potere nei grandi capitali, quelli della Silincon Valley e, in quanto detentori di potere economico, politico, tecnologico stanno decidendo e fanno uso di un potere che si è costruito nel tempo a colpi di violenze, stupri, come gli Epstein Files hanno svelato.</p>



<p>Un’élite che ha sede in America, che garantisce un connubio di forza militare ed economica per alimentare i piani coloniali e genocidiari dell’alleato sionista. Un potere ben rappresentato da un modello occidentale, americano, in forte crisi, al quale addirittura il nostro governo – nonostante non abbia nessuna intenzione di sganciarvisi – si trova in imbarazzo ad aderire. Gli interessi imperialisti americani non coincidono con gli interessi popolari di chi vive nel nostro paese,di questo se ne rendono conto in molti e dobbiamo dare voce e forma a questa insubordinazione che cresce dal basso. Perché non vogliamo più dipendere da loro.</p>



<p>Schierarsi contro tutto questo significa prendere parte a qualcosa di opposto,in questo senso essere partigiani.</p>



<p>Torino capitale dell’industria bellica che ospita Leonardo e nella Regione Piemonte, a Cameri, si situa il polo che materialmente ha contribuito a inviare risorse a Israele e che oggi si rende protagonista dell’esigenza bellica globale con la costruzione di F35 utili alla guerra all’Iran; Torino sede del Politecnico, università sempre più complice di una ricerca utile al riarmo e alla conversione bellica; Torino città in crisi a livello produttivo dove lavoratori e lavoratrici – a partire da quelli di Loenardo – si pongono il problema di lottare per le proprie condizioni; Torino città governata da banche come Intesa San Paolo, fondazioni private,multiutility come Iren, dove la gestione del pubblico è ridotta alle briciole e il bene collettivo, il territorio, il verde pubblico, la sanità sono l’ultima delle priorità; questa è la nostra città.</p>



<p>Ma il Primo Maggio arriva in un momento particolare: dopo i mesi di aria fresca in cui si è “bloccato tutto”,dove centinaia di migliaia di giovani sono scesi in piazza, sconvolgendo il normale andamento delle vite, arriva il conto da pagare, lo sgombero dell’Aska è sentito come un attacco da parte del governo a una città che è resistenza, che è lotta, che è un terreno di contesa e non di mediazione.</p>



<p>Torino è partigiana non è solo uno slogan, ma un sentimento comune e il Primo Maggio vogliamo dire tutto questo, vogliamo praticare tutto questo. Ciò che viene sottratto con la forza bruta va restituito e, se necessario, va riconquistato. Perché il simbolo di un palazzo blindato, di un quartiere militarizzato, si traduce in possibilità per praticare a partire dai nostri territori la contrapposizione alla guerra, individuando le controparti che oggi si frappongono fra noi e un modo di vivere diverso da quello che hanno in mente per noi.</p>



<p>Noi no, non siamo come loro, la guerra non la vogliamo, non la paghiamo e non la armiamo. Come la Palestina ci ha insegnato: resistiamo contro la loro guerra!</p>]]></description>
            <link>https://infoaut.org/bisogni/primo-maggio-a-torino-la-loro-guerra-non-la-paghiamo/</link>
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            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:30:07 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[NUOVA MESSA IN SCENA DEL POTERE CONTRO I NOTAV. INTERVISTA A ERMELINDA, COMPAGNA E FEMMINISTA AI DOMICILIARI ACCUSATA DI…SESSISMO.]]></title>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-24-at-12.17.36-1.jpeg"><img src="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-24-at-12.17.36-1-1024x834.jpeg"></a></p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>Movimento No Tav</strong> è stato nuovamente colpito dalla Procura con l’elmetto di Torino.</p>
<p style="text-align: justify">Da giovedì pomeriggio un’altra storica compagna valsusina è finita ai domiciliari, stavolta per via di una condanna definitiva. Si tratta di Ermelinda, compagna No Tav della prima ora, femminista e rivoluzionaria, surrealmente accusata – 14 anni fa – di avere pronunciato frasi sessiste e offensive contro una dirigente di polizia del commissariato Dora Vanchiglia di Torino.</p>
<p style="text-align: justify">I fatti risalgono al novembre del 2012 durante un‘iniziativa delle Donne in Movimento contro la violenza sulle donne e in occasione della visita dell’allora ministra Cancellieri. In quell’occasione una poliziotta – non una a caso, ma ci torneremo dopo – all’epoca vicequestore aggiunto presso il commissariato San Donato a Torino e spesso presente nel cantiere di Chiomonte, ha denunciato Ermelinda per averla, a detta sua, oltraggiata con frasi sessiste e offensive.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Accuse, quelle di sessismo, totalmente respinte da Ermelinda, che Radio Onda d’Urto ha intervistato. <a href="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/04/Ermelinda-notav-Val-di-Susa-arresti-domiciliari.mp3">Ascolta o scarica.</a></strong></p>
<p>La cronaca dei fatti e le accuse sono state riportate <a href="https://www.notav.info/top/per-tutte-le-donne-che-non-stanno-al-loro-posto-ermelinda-libera-subito/">in un comunicato dal movimento No Tav della Val di Susa.</a></p>]]></description>
            <link>https://www.radiondadurto.org/2026/04/24/nuova-messa-in-scena-del-potere-contro-i-notav-intervista-a-ermelinda-compagna-e-femminista-ai-domiciliari-accusata-di-sessismo/</link>
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            <category><![CDATA[news]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:29:11 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Spagna: Il Movimento Antirepressione di Madrid svela un’altra poliziotta infiltrata]]></title>
            <description><![CDATA[<p><i><a href="https://pbs.twimg.com/card_img/2046558115554811904/rvxm_IGC?format=jpg&amp;name=orig"><img src="https://pbs.twimg.com/card_img/2046558115554811904/rvxm_IGC?format=jpg&amp;name=orig"></a>L’agente della Polizia Nazionale Spagnola per più di un anno è stata infiltrata in nell’organizzazione propalestinese MAR e in un partito politico.</i><span></span></p>
<p>Il Movimento Antirepressione di Madrid ha reso pubblica una denuncia su un nuovo caso di infiltrazione poliziesca negli ambienti degli attivisti. Sembra che un’agente della Polizia Nazionale Spagnola abbia per più di un anno operato dalla fine del 2023 sotto una falsa identità, “Fátima García Vázquez”, con l’obiettivo di introdursi in vari spazi politici e sociali.</p>
<p>L’infiltrata il cui nome reale è Silvia María Rodríguez Hidalgo ha partecipato in varie strutture militanti, incluso lo stesso MAR, una formazione politica e un gruppo di appoggio alla causa palestinese. La sua presenza terminò agli inizi del 2025, quando fu identificata e isolata dopo dei sospetti interni. L’identità reale dell’agente, dichiarano, non era stata rivelata finora allo scopo di verificare i fatti ed evitare possibili operazioni simili in altri luoghi.</p>
<p>Da parte del collettivo antirepressione interpretano questo episodio come parte di una dinamica più ampia di controllo istituzionale verso i movimenti sociali, segnalando che non si tratterebbe di un caso isolato. Ricordano dei precedenti in altri ambiti, come l’attivismo per la casa o l’indipendentismo catalano, che a loro giudizio puntano su una forte strategia di pedinamento della dissidenza politica. In questo senso, affermano che si tratta di “una pratica che si ripete in diversi territori”.</p>
<p>Nel suo comunicato, il MAR sostiene che con questo tipo di pratiche si cerca di monitorare spazi specialmente attivi nella mobilitazione sociale, soprattutto iniziative relative alla denuncia di abusi istituzionali o di solidarietà internazionale. “Vanno negli spazi dove la mobilitazione è più costante”, dichiarano. Affermano anche che i metodi utilizzati si sono evoluti, “perfezionato le tecniche di occultamento”, fatto che rende difficile il loro rilevamento e obbliga a rafforzare i meccanismi interni di controllo.</p>
<p>L’organizzazione critica, inoltre, ciò che considera una contraddizione tra questi metodi e il discorso ufficiale sui diritti democratici. “Si parla di rispetto delle libertà mentre si sviluppano meccanismi di vigilanza”, denunciano. Di fronte a ciò, fanno appello a rafforzare il coordinamento tra movimenti sociali come via per far fronte a questo tipo di situazioni, sottolineando che “non ci sono formule semplici” per prevenirli.</p>
<p>Il MAR difende di aver reso pubblica l’identità utilizzata dell’agente come modo di protezione collettiva, con l’obiettivo di impedire che continui ad operare in altri spazi. “È una misura di autodifesa”, spiegano. Allo stesso tempo, inquadrano questo caso dentro una pratica<span>&nbsp; </span>storica di infiltrazione nei movimenti sociali, che cerca di “indebolire la loro capacità organizzativa”.</p>
<p>Nonostante la durata dell’operazione, i collettivi coinvolti affermano che non c’è stata una fuga di notizie significativa sulla loro attività: “Non hanno ottenuto informazioni sensibili né hanno danneggiato la nostra attività”. Alla fine il collettivo antirepressione ha interpretato quanto successo come un motivo per rafforzare le proprie reti di appoggio e continuare con il proprio lavoro militante.</p>
<p><i>21/04/2026</i></p>
<p><i>La Haine</i></p>



<strong>Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:</strong>


“El Movimiento Antirrepresivo de Madrid destapa a otra policía infiltrada”, pubblicato il 21-04-2026 in <i>La Haine</i>, su [<a style="font-family: inherit;font-size: inherit" href="https://madrid.lahaine.org/el-movimiento-antirrepresivo-de-madrid-destapa-a">https://madrid.lahaine.org/el-movimiento-antirrepresivo-de-madrid-destapa-a</a><span style="font-family: inherit;font-size: inherit">] ultimo accesso 24-04-2026.</span>


]]></description>
            <link>https://comitatocarlosfonseca.noblogs.org/post/2026/04/24/spagna-il-movimento-antirepressione-di-madrid-svela-unaltra-poliziotta-infiltrata/</link>
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            <category><![CDATA[repressione]]></category>
            <category><![CDATA[spagna]]></category>
            <category><![CDATA[conflitti sociali]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:20:27 GMT</pubDate>
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