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        <title><![CDATA[Tecnologia]]></title>
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            <title><![CDATA[E se gli agenti AI costassero più del personale umano?]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/0/f/f/f/2/0fff28b77748b637b268816d04141ca6c528df78-wired-ai-asnonhuman-resources.webp">
                        <p>Le Big Tech stanno iniziando a fare i conti con un paradosso: l’adozione massiccia dell'AI, pensata per ridurre i costi del lavoro, rischia di farli aumentare.</p>
<p>Dopo aver pianificato di trasformare gli agenti AI nella forza lavoro del futuro, con l'obiettivo di ridurre i costi del personale, ora le Big Tech potrebbero essere intenzionate a fare un passo indietro rispetto ai loro progetti. Il motivo? L'intelligenza artificiale grava sul budget delle aziende ben più dei suoi collaboratori umani, infrangendo la promessa di essere la soluzione economica per la crescita del business. Il primo a fare luce sulla questione è stato il CTO di Uber Praveen Neppalli Naga che, in un'intervista rilasciata a The Information lo scorso aprile, ha dichiarato che l'azienda aveva già esaurito il budget annuale destinato agli strumenti AI nei primi quattro mesi del 2026. Una spesa folle, giustificata dalla scelta di Uber di incentivare l'uso di Claude Code tra i suoi dipendenti, anche adottando politiche interne volte a premiare i team che utilizzavano maggiormente gli strumenti AI per portare a termine i propri task.</p>
<p><a href="https://www.wired.it/article/uber-budget-agenti-ai-costo-dipendenti-lavoro/" target="_blank">Leggi l'articolo</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/e-se-gli-agenti-ai-costassero-piu-del-personale-umano</link>
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            <category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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            <category><![CDATA[uber]]></category>
            <category><![CDATA[agenti ai]]></category>
            <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:50:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Imperialismo digitale: dibattito con l’autore al Blackout Fest / Sabato 13 giugno ore 17.30]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Il libro di Dario Guarascio verrà presentato al <a href="https://radioblackout.org/event/blackout-fest-2026">Blackout fest 2026</a>, ne parliamo con Dario di Conzo esperto di Cina e politiche economiche che modererà l’incontro di sabato 13 giugno. </p>



<p>Il libro affronta il tema della transizione digitale e tecnologica come paradigma di questa fase storica, partendo da alcuni eventi che segnano lo spirito del tempo in ambito tecnologico e geopolitico. Il rapporto tra economia, tecnologia e guerra è ciò che viene analizzato nel libro, approfondendo quali sono le conseguenze della militarizzazione del paradigma tecnologico dominante. </p>



<p><a href="https://www.facebook.com/events/26486879447641572?acontext=%7B%22event_action_history%22%3A[%7B%22surface%22%3A%22external_search_engine%22%7D%2C%7B%22mechanism%22%3A%22surface%22%2C%22surface%22%3A%22groups_highlight_units%22%7D]%2C%22ref_notif_type%22%3Anull%7D&amp;locale=it_IT">Qui tutto il programma del Fest 26!</a></p>



<p>Qui <a href="https://radioblackout.org/podcast/intelligenza-artificiale-e-guerra-tutto-comincia-nelle-nostre-universita">una lunga intervista all’autore</a> a cura de I saperi maledetti</p>



<figure><audio><source src="https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/06/Dario-guarascio2026_06_11_2026.06.11-10.00.00-escopost.mp3"></audio></figure>]]></description>
            <link>https://radioblackout.org/2026/06/imperialismo-digitale-dibattito-con-lautore-al-blackout-fest-sabato-13-giugno-ore-17-30/</link>
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            <category><![CDATA[l'informazione di blackout]]></category>
            <category><![CDATA[imperialismo digitale]]></category>
            <category><![CDATA[blackout fest 2026]]></category>
            <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 10:10:49 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[La sfida dei data center spaziali]]></title>
            <description><![CDATA[
						
						
					
			
						
				
									<p style="text-align: center;">Immagine in evidenza rielaborata con Intelligenza Artificiale</p>								
				
				
				
									<p>I data center divorano l’1,5% dell’elettricità mondiale. Per la precisione: 415 terawattora nel 2024. L’equivalente di quasi l’intero consumo annuo di energia elettrica di una nazione come la Francia. Ma è una quota destinata a più che raddoppiare entro il 2030, spinta soprattutto dall’intelligenza artificiale generativa, che l’Agenzia Internazionale dell’Energia <a href="https://www.iea.org/reports/energy-and-ai/executive-summary">identifica</a> come “il fattore più importante” di questa crescita.</p><p>Le reti elettriche globali sono già sotto pressione, ma la costruzione di nuove linee di trasmissione richiede dai quattro agli otto anni nei paesi più avanzati. Nel frattempo, la domanda di calcolo aumenta così velocemente che nessuna infrastruttura terrestre riesce a stare al passo.</p><p>È in questo contesto che governi e aziende tecnologiche hanno cominciato a guardare allo spazio. Del resto, lo spazio offre energia solare continua senza competere con le reti terrestri, la possibilità di sfruttare il raffreddamento passivo nel vuoto senza consumare acqua e di elaborare i dati direttamente a bordo dei satelliti che li raccolgono, senza doverli trasmettere integralmente a Terra. Quello che sembrava fantascienza è diventato, nel giro di pochi anni, un programma industriale con date, contratti e lanci già effettuati.</p><p>A maggio 2025, la Cina <a href="https://spacenews.com/china-launches-first-of-2800-satellites-for-ai-space-computing-constellation/">ha lanciato</a> i primi satelliti di una costellazione per l’elaborazione dei dati direttamente nello spazio. Nella stessa direzione si stanno muovendo anche gli Stati Uniti. Le due grandi potenze hanno avviato programmi concreti, ancora in parte sperimentali, per portare calcolo e archiviazione oltre il cielo. Si tratta, però, di un salto tecnologico con una conseguenza politica: in futuro, i dati più strategici di governi, eserciti e grandi aziende potrebbero non trovarsi più in nessuna nazione.</p><h5>I progetti a stelle e strisce</h5><p>I satelliti producono quantità enormi di dati, spesso troppo grandi per essere inviati interamente sulla Terra in tempo reale. Processarli in orbita riduce la latenza e la dipendenza dalle stazioni terrestri. Hewlett Packard Enterprise ha dimostrato la fattibilità di questo approccio con il programma <a href="https://www.hpe.com/us/en/newsroom/accelerating-space-exploration-with-the-spaceborne-computer.html">Spaceborne Computer</a>. La multinazionale statunitense, leader nelle soluzioni tecnologiche <i>edge-to-cloud</i> (in cui l’elaborazione dei dati avviene in parte sul dispositivo remoto e in parte sui server centrali), ha installato server commerciali standard sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel 2017, 2021 e 2024. Questo ha permesso di ridurre fino al 90% il volume dei dati da trasmettere a Terra.</p><p>In <a href="https://www.satellitetoday.com/partner-content/2025/11/19/awss-crosier-talks-accelerating-intelligence-with-the-space-based-cloud/">un’intervista</a> a Via Satellite (novembre 2025), Clint Crosier, già responsabile della pianificazione della U.S. Space Force e oggi direttore Aerospace &amp; Satellite Solutions di AWS, ha illustrato i risultati pratici. In un test con la startup italiana D-Orbit, elaborare i dati direttamente a bordo del satellite ha permesso di trasmettere a Terra solo le immagini realmente utili: il satellite ha continuato a soddisfare tutti i requisiti della missione usando il 42% in meno di banda. Liberando quella banda, lo stesso satellite può inviare quasi il doppio dei dati utili senza alcuna modifica all’hardware. Il vantaggio per le applicazioni militari è evidente (non a caso, il <a href="https://media.defense.gov/2020/Jun/17/2002317391/-1/-1/1/2020_DEFENSE_SPACE_STRATEGY_SUMMARY.PDF">Department of Defense Space Strategy</a> statunitense identifica lo spazio come dominio operativo a tutti gli effetti).</p><p>Gli Stati Uniti stanno inoltre sviluppando la <a href="https://www.sda.mil/wp-content/uploads/2024/05/Transport-Layer_distro-A_FINAL.pdf">Proliferated Warfighter Space Architecture</a> (PWSA) della Space Development Agency (SDA): una costellazione di centinaia di piccoli satelliti in orbita bassa interconnessi otticamente. Una flotta progettata per garantire comunicazioni resilienti e rilevamento missilistico anche in caso di attacchi a infrastrutture terrestri. A dicembre 2025, la SDA <a href="https://spacenews.com/space-development-agency-awards-3-5-billion-in-contracts-for-missile-tracking-satellites/">ha assegnato contratti</a> per circa 3,5 miliardi di dollari per la costruzione di altri 72 satelliti di tracciamento missilistico. La logica strategica è chiara: in uno scenario di conflitto, gli impianti e le installazioni a terra sono tra i primi obiettivi a essere colpiti. Una capacità di calcolo dislocata nello spazio, interconnessa otticamente e ridondante offre invece maggiore sicurezza e una continuità operativa difficilmente replicabile sulla Terra.</p><h5>La Cina accelera: la Three-Body Computing Constellation</h5><p>Dagli Stati Uniti alla Cina. Come già accennato, il 14 maggio 2025 la Repubblica Popolare ha lanciato i primi 12 satelliti della <a href="https://spacenews.com/china-launches-first-of-2800-satellites-for-ai-space-computing-constellation/">Three-Body Computing Constellation</a>, sviluppata dall’istituto di ricerca Zhejiang Lab e dall’azienda ADA Space di Chengdu. Ogni satellite offre 744 TOPS (tera-operazioni al secondo) e l’intera rete è progettata per espandersi fino a 2.800 satelliti, con una potenza computazionale complessiva di 1.000 peta-operazioni al secondo, paragonabile per ordine di grandezza ai supercomputer terrestri più potenti. I satelliti sono collegati da <a href="https://www.esa.int/ESA_Multimedia/Images/2016/02/Inter-satellite_laser_links"><i>link laser inter-satellite</i></a> (un collegamento che usa fasci di luce laser per trasmettere dati direttamente da un satellite all’altro), alimentati da pannelli solari e raffreddati passivamente dal vuoto, eliminando i costosi sistemi di raffreddamento a liquido dei data center terrestri.</p><p>Secondo un piano quinquennale citato dall’emittente televisiva cinese CCTV e <a href="https://www.reuters.com/science/china-vows-develop-space-tourism-explore-deep-space-it-races-us-2026-01-29/">ripreso</a> dalla Reuters lo scorso 29 gennaio, la CASC (China Aerospace Science and Technology Corporation) ha annunciato la costruzione di un’infrastruttura digitale spaziale da un gigawatt di potenza, identificata come pilastro del 15° Piano Quinquennale cinese, integrando capacità cloud, edge computing e terminali per elaborare dati direttamente in orbita.</p><h5>Il ruolo delle aziende private</h5><p>C’è però da osservare che la corsa ai data center orbitali non è più una prerogativa dei governi. A novembre 2025, Starcloud <a href="https://www.cnbc.com/2025/12/10/nvidia-backed-starcloud-trains-first-ai-model-in-space-orbital-data-centers.html">ha lanciato</a> il primo satellite equipaggiato con una GPU NVIDIA H100, realizzando la prima dimostrazione di addestramento AI direttamente in orbita. L’11 gennaio 2026, con la missione Twilight di SpaceX, sono arrivati in orbita i primi due nodi del <a href="https://www.axiomspace.com/orbital-data-center">data center orbitale</a> della statunitense Axiom Space, sviluppati in collaborazione con la canadese Kepler Communications e collegati tramite link ottici da 2,5 Gbps.</p><p>Google, con il <a href="https://research.google/blog/exploring-a-space-based-scalable-ai-infrastructure-system-design/">progetto Suncatcher</a>, punta invece a una costellazione di satelliti dotati di TPU (i processori per l’intelligenza artificiale progettati da Google) alimentati da energia solare, con un primo test, in collaborazione con la società di San Francisco Planet Labs, previsto per il 2027. Secondo indiscrezioni, SpaceX starebbe preparando una generazione aggiornata dei satelliti della sua costellazione Starlink capace di ospitare carichi di calcolo, con link ottici inter-satellite a banda ultralarga.</p><p>A rendere economicamente plausibili delle infrastrutture permanenti in orbita è anche la riduzione dei costi di lancio, che – secondo <a href="https://ntrs.nasa.gov/citations/20200001093">uno studio della NASA</a> – sono passati da circa 54mila dollari al chilogrammo con lo Space Shuttle a 2.700 dollari con il razzo riutilizzabile Falcon 9 della società spaziale di Elon Musk: una riduzione di venti volte in due decenni. Tuttavia, la gestione privata di sistemi potenzialmente critici introduce domande (per ora) senza risposta: a cominciare da chi sia responsabile in caso di violazione dei dati su un satellite commerciale.</p><p>Dal canto suo, l’Europa non dispone di un programma comparabile per il cloud orbitale. Il <a href="https://www.esa.int/Space_in_Member_States/Italy/L_ESA_sostiene_lo_sviluppo_del_sistema_di_satelliti_di_comunicazione_sicuri_dell_UE">progetto IRIS²</a> –&nbsp;290 satelliti per comunicazioni sicure, contratto da 10,5 miliardi firmato nel dicembre 2024 con il consorzio SpaceRISE –&nbsp;non include infrastrutture di calcolo orbitale autonome. Sul fronte della ricerca, il <a href="https://www.thalesaleniaspace.com/it/news/ascend-una-nuova-alternativa-ai-data-center-terrestri">progetto europeo ASCEND</a> ha completato nel 2024 uno studio che conferma la fattibilità tecnica dei data center orbitali e si pone l’obiettivo di dispiegare 1 GW entro il 2050. ASCEND è guidato da Thales Alenia Space, joint venture tra Thales e Leonardo: la partecipazione dell’azienda italiana è il contributo più diretto del nostro paese a questo scenario.</p><p>C’è poi da notare che D-Orbit, startup comasca già protagonista del test AWS, è tra le realtà italiane più avanzate sul tema dell’elaborazione dati in orbita e ha sottoscritto contratti con l’ESA (l’Agenzia spaziale europea) nell’ambito della <a href="https://www.asi.it/scienze-della-terra/iride/">costellazione di osservazione IRIDE</a>, finanziata con fondi PNRR. Ma l’Italia non ha un programma nazionale dedicato al cloud orbitale. Il rischio è quello già visto in altri ambiti digitali: competenze industriali elevate senza controllo sull’infrastruttura finale.</p><h5>Vulnerabilità e limiti</h5><p>Il 24 febbraio 2022, all’ora esatta dell’invasione russa dell’Ucraina, un attacco informatico <a href="https://www.viasat.com/perspectives/corporate/2022/ka-sat-network-cyber-attack-overview/">ha colpito</a> la rete KA-SAT di Viasat (il gigante californiano delle telecomunicazioni satellitari), disabilitando decine di migliaia di modem satellitari in Ucraina e in Europa. Il malware usato – un wiper chiamato AcidRain – non ha violato nessun satellite in orbita, sfruttando invece una vulnerabilità VPN in server di gestione della rete fisicamente localizzati nel nord Italia, propagandosi fino a disabilitare 5.800 turbine eoliche in Germania. A maggio 2022, Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e una dozzina di governi europei – inclusa l’Italia – hanno attribuito pubblicamente l’attacco al GRU, l’intelligence militare russa.</p><p>Il caso Viasat contiene una lezione che vale doppio per i data center orbitali: il punto più vulnerabile di un’infrastruttura spaziale non è il satellite. È tutto ciò che lo gestisce da Terra: stazioni di controllo, reti di uplink, sistemi di autenticazione, catena di fornitura dell’hardware. A questo si aggiunge un problema strutturale specifico dello spazio: il patching. Un data center terrestre può infatti ricevere una patch di sicurezza in pochi minuti. Un satellite in orbita bassa ha finestre di comunicazione limitate, banda ristretta e nessuna possibilità di intervento fisico. Se un sistema orbitale venisse compromesso, la risposta sarebbe strutturalmente più lenta e, in alcuni scenari, impossibile senza un nuovo lancio.</p><p>Jamming e spoofing GPS sono già operativi in zona di conflitto e documentati sistematicamente dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) nel Mar Nero, in Medio Oriente e nel Baltico: dimostrano che l’interferenza deliberata sulle infrastrutture spaziali è una realtà, non un’ipotesi. Un attacco a un sistema orbitale porterebbe le stesse complessità a un livello superiore: chi ha giurisdizione, chi può intervenire, con quali strumenti e in quale tempo utile.</p><h5>Il vuoto normativo</h5><p>L’<a href="https://www.unoosa.org/oosa/en/ourwork/spacelaw/treaties/outerspacetreaty.html">Outer Space Treaty del 1967</a> attribuisce allo Stato di lancio la giurisdizione e il controllo sugli oggetti spaziali, indipendentemente da dove operino. Ma questo trattato non contempla infrastrutture digitali, non regola la proprietà dei dati in orbita, non prevede meccanismi di applicazione in caso di violazione informatica.&nbsp;</p><p>A quasi sessant’anni dalla firma, non esiste nessun trattato internazionale che disciplini specificamente la protezione dei dati nello spazio. Nel 2019, dopo otto anni di negoziato, l’UN COPUOS (la Commissione delle Nazioni Unite sull’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico) ha adottato 21 linee guida per la sostenibilità a lungo termine delle attività spaziali: volontarie, non vincolanti e relative a detriti, sicurezza operativa e traffico orbitale. La protezione dei dati non è contemplata.</p><p>Il primo segnale che la questione stia diventando urgente sul piano normativo è arrivato a gennaio di quest’anno: SpaceX <a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/spacex-seeks-fcc-nod-solar-powered-satellite-data-centers-ai-2026-01-31/">ha depositato</a> all’americana FCC (Federal Communications Commission) una richiesta per lanciare fino a un milione di satelliti definiti esplicitamente “orbital data centers”. Questo è il primo iter normativo al mondo che affronta direttamente il tema, ma riguarda una sola nazione e non tocca le questioni di giurisdizione sui dati.</p><p>Payal Arora, professoressa di AI inclusiva all’Università di Utrecht (Olanda), ha sintetizzato il problema in un’analisi <a href="https://restofworld.org/2026/orbital-data-centers-ai-sovereignty/">pubblicata</a> da Rest of World nel febbraio 2026: se i dati dei cittadini sono elaborati in orbita, la sovranità digitale “diventa ambigua”, sospesa tra il Paese d’origine, lo Stato di lancio e l’operatore commerciale del satellite. Nessuno dei meccanismi esistenti – né il diritto spaziale internazionale, né il diritto cyber nazionale, né i trattati di mutua assistenza giudiziaria – è stato progettato per rispondere a questi aspetti.</p><p>Per decenni il potere digitale è stato ancorato a piattaforme fisiche entro confini nazionali. Anche i cavi sottomarini, che trasportano oltre il 95% del traffico internet globale, hanno una giurisdizione di riferimento, con trattati, procedure e responsabilità definite. Il cloud orbitale rompe questo sistema. I dati possono essere archiviati ed elaborati in luoghi che nessuna autorità nazionale può raggiungere, né fisicamente né giuridicamente. In sostanza, per la prima volta, la localizzazione dei dati smette di coincidere con il territorio.</p><p>Come <a href="https://restofworld.org/2026/orbital-data-centers-ai-sovereignty/">spiega</a> Jane Munga, ricercatrice per l’Africa al Carnegie Endowment for International Peace, la sovranità tende a seguire la proprietà dell’infrastruttura: chi non partecipa al suo possesso e alla sua governance rischia di essere relegato a produttore di dati senza alcuna capacità reale di controllo su come siano archiviati, elaborati o usati. Un’incognita che sconfina dal campo dell’innovazione tecnologica. Quello in corso è un passaggio epocale le cui conseguenze sono ancora da scrivere. Il rischio è che si erigano infrastrutture informatiche cruciali per nazioni, imprese e cittadini che superino la sovranità digitale degli Stati. Senza che ci siano le regole per governarle.</p>								
				
					
		
					
		
				
		<p>L'articolo <a href="https://www.guerredirete.it/la-sfida-dei-data-center-spaziali/">La sfida dei data center spaziali</a> proviene da <a href="https://www.guerredirete.it">Guerre di Rete</a>.</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[spazio]]></category>
            <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Un saluto a Carola Frediani]]></title>
            <description><![CDATA[<audio style="width: 100%;"><source src="https://hackordie.gattini.ninja/randioworld/wp-content/uploads/2026/06/HOD9giugno.ogg?_=1"><a href="https://hackordie.gattini.ninja/randioworld/wp-content/uploads/2026/06/HOD9giugno.ogg">https://hackordie.gattini.ninja/randioworld/wp-content/uploads/2026/06/HOD9giugno.ogg</a></audio>
<p>Scarica <a href="https://hackordie.gattini.ninja/randioworld/wp-content/uploads/2026/06/HOD9giugno.ogg">HOD9giugno</a></p>
<p>Addio Carola</p>
<p><a href="https://www.guerredirete.it/addio-carola/">https://www.guerredirete.it/addio-carola/</a></p>
<p>Altre notizie:</p>
<p>– i consumi energetici delle IA, <span>impatto ambientale IA:&nbsp;</span></p>
<span><a href="https://reporterre.net/ChatGPT-Deepseek-Gemini-combien-d-energie-coute-vraiment-une-requete">https://reporterre.net/ChatGPT-Deepseek-Gemini-combien-d-energie-coute-vraiment-une-requete</a></span>

<p>– Hackmeeting 2026&nbsp; <a href="https://hackmeeting.org/hackit26/">https://hackmeeting.org/hackit26/</a></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
            <link>https://hackordie.gattini.ninja/2026/06/un-saluto-a-carola-frediani/</link>
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            <category><![CDATA[eventi]]></category>
            <category><![CDATA[news]]></category>
            <category><![CDATA[puntata]]></category>
            <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 17:36:55 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[O.S.A.RE - USA: opposizione data centers come nemico interno]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/9/0/5/7/5/905752ddb0a41c33bb0fb9414511d2711295f34e-bcupcbstreetmedicssmall.webp">
                        <p>Mentre procede l’infrastrutturazione di un mondo organizzato attorno al primato cognitivo ed economico dell’AI, l’ostilità verso i data centers e il loro impatto – tanto ambientale quanto sociale – inizia ad assumere una dimensione minacciosa. Contestazioni e attacchi verso tecnomiliardari come Eric Schmidt e Sam Altman, pressioni su politici locali e la definizione di un esteso bacino di dissenso trasversale alle identità politiche, stanno allarmando le agenzie repressive, a partire dallo U.S. Capitol Police Intelligence Services Bureau.</p>
<p>l'approfondimento della trasmissione di Radio Blackout inizia analizzando un nuovo mega-progetto nello Utah, che ci consente di osservare le differenti modalità di relazione tra data centers e apparato militare, per arrivare a delineare alcune traiettorie repressive che aggiornano le strategie degli apparati agli imperativi dei nuovi padroni</p>
<p>Ascolta il podcast dell'approfondimento</p>
<audio>
    <source src="https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/06/BCUPCB_datacenters-nemico-interno.mp3">
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</audio>
<p><a href="https://radioblackout.org/podcast/o-s-a-re-street-medics-usa-opposizione-data-centers-come-nemico-interno-mapuche-frammentazione-e-resistenza/" target="_blank">Ascola la puntata completa sul sito di Radio Blackout</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/o-s-a-re-usa-opposizione-data-centers-come-nemico-interno</link>
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            <category><![CDATA[repressione]]></category>
            <category><![CDATA[proteste]]></category>
            <category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
            <category><![CDATA[datacenter]]></category>
            <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 14:27:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Guerre di Rete continua, in memoria di Carola Frediani]]></title>
            <description><![CDATA[
						
						
					
			
						
				
									<p>Non è possibile sostituire Carola Frediani, fondatrice, anima e colonna portante di Guerre di Rete. Allo stesso tempo, sappiamo per certo che l’ultima cosa che Carola avrebbe voluto è che questo progetto terminasse.</p>
<p>Carola ha sempre voluto ampliare e far crescere Guerre di Rete. Non c’era nulla che le desse più soddisfazione che individuare nuovi collaboratori e collaboratrici, allargare la squadra della redazione, trasformare ciò che era nato come una newsletter personale in un progetto collettivo.</p>
<p>È per questo che Guerre di Rete va avanti, in memoria di Carola e d’accordo con la sua famiglia.</p>
<p>Guerre di Rete prosegue mantenendo inalterato il patto con il lettore. Il nostro continuerà a essere un giornalismo rigoroso, approfondito, autonomo e indipendente.</p>
<p>I nostri lettori e le nostre lettrici sono coloro che ci permettono di andare avanti, finanziando un progetto che quindi solo a loro vuole e deve rispondere.</p>
<p>Il lavoro di Carola Frediani è la nostra bussola. L’affetto e la stima che proviamo per lei è la ragione per cui vogliamo portare avanti la sua missione.</p>
<p>Lo faremo con tutte le nostre forze.</p>
<p><i>La redazione di Guerre di Rete</i></p>								
				
					
		
					
		
				
		<p>L'articolo <a href="https://www.guerredirete.it/guerre-di-rete-continua/">Guerre di Rete continua, in memoria di Carola Frediani</a> proviene da <a href="https://www.guerredirete.it">Guerre di Rete</a>.</p>]]></description>
            <link>https://www.guerredirete.it/guerre-di-rete-continua/</link>
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            <category><![CDATA[guerre di rete]]></category>
            <category><![CDATA[editoriale]]></category>
            <category><![CDATA[carola]]></category>
            <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Aumentano gli appelli per fermare la morsa del controllo di Google]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="https://pillole.graffio.org/images/c/e/3/8/1/ce3817ee0679825f4d4dc7c6194da9a72110e4e8-350-507-max.png">
                                <p>Si stanno moltiplicano gli appelli e le petizioni (vedi <a href="https://keepandroidopen.org/it/" target="_blank">Keep Android Open</a> e <a href="https://reclaimthenet.org/google-broke-recaptcha-for-de-googled-android-users" target="_blank">Reclaim the net</a>) per fare pressione affinché Google torni indietro nella sua decisione di aumentare il controllo sugli smartphone Android. A differenza di quel che è sempre stato Apple, che ha fatto della propria chiusura verso sistemi terzi un marchio di fabbrica, Android si è imposto nel mercato dei Sistemi Operativi per smartphone grazie alla sua apertura verso sviluppatori indipendenti e al contributo di migliaia di programmatori che hanno contribuito allo sviluppo di Android stesso che è, nella sua versione di base, software open source.</p>
<p><strong>Sono due le novità introdotte dall'azienda di Montain View</strong>. La prima riguarda la <strong>chiusura verso lo sviluppo e la distribuzione di software indipendente</strong>, la seconda è relativa alla <strong>necessità di aver installati</strong> sul proprio smartphone <strong>i play services di Google per risolvere i reCAPTCHA</strong>.</p>

<h2><strong>Si possono installare app solo se piacciono a Google.</strong><a href="#si-possono-installare-app" data-anchor-icon="#" aria-label="Anchor"></a></h2>
<p>Ad agosto del 2025 Google ha annunciato che a partire da settembre 2026 ogni sviluppatore di applicazioni Android dovrà registrarsi presso Google prima che il proprio software possa essere installato su qualsiasi dispositivo. Non solo le applicazioni che sono presenti nel Play Store Google: tutte le applicazioni. Questo include le applicazioni condivise tra amici, distribuite tramite il repository indipendente F-Droid (o tramite altri repository), realizzate per uso personale. Sviluppatori indipendenti, gruppi di affinità e comunitari, nonché semplici appassionati, si vedranno preclusa la possibilità di sviluppare e distribuire il proprio software su dispositivi Android, a meno che non decidano di piegarsi ai requisiti di Google:</p>
<ul>
<li>Pagare una tassa a Google</li>
<li>Accettare i termini e condizioni di Google</li>
<li>Fornire un documento di identità rilasciato dalle autorità</li>
<li>Fornire la prova della propria chiave di firma privata</li>
<li>Fornire un elenco di tutti gli identificatori delle applicazioni attuali e futuri</li>
</ul>
<p>Secondo il sito <a href="https://keepandroidopen.org/it/" target="_blank">Keep Android Open</a> ad essere danneggiati da questa scelta, scellerata, di Google saranno in molti.</p>
<ul>
<li><strong>I proprietari di smartphone basati su Android</strong> che pensavano di aver acquistato un dispositivo con un sistema aperto, mentre potrebbero vedersi costretti a non poter utilizzare nessuna app se non è preventivamente approvata da Google.</li>
<li><strong>Gli sviluppatori indipendenti.</strong> Pensate ad app sviluppate per diletto; per garantire maggiore privacy a comunità minacciate; per poter essere provate internamente ad un'azienda prima di pubblicarla. Non sarà più possibile se Google non dovesse tornare indietro dalla sua decisione. <a href="https://f-droid.org" target="_blank">F-Droid</a>, che ospita migliaia di applicazioni Android gratuite e open source, ha definito questa situazione una <a href="https://f-droid.org/en/2025/09/29/google-developer-registration-decree.html" target="_blank">"minaccia esistenziale"</a>. Cory Doctorow la chiama <a href="https://pluralistic.net/2025/09/01/fulu/" target="_blank">"Darth Android"</a>.</li>
<li><strong>Governi e società civile.</strong>  Se dovesse diventare effettivo  questo cambiamento la censura sarà completamente nelle mani di Google, che potrà accettare o meno la pubblicazione di App a proprio piacimenti. L'<a href="https://www.eff.org/deeplinks/2025/11/application-gatekeeping-ever-expanding-pathway-internet-censorship" target="_blank">EFF definisce</a> il controllo delle applicazioni un "percorso in continua espansione verso la censura di Internet."</li>
</ul>
<h2>Google ha disattivato reCAPTCHA per gli utenti Android che non hanno le app di Google<a href="#google-ha-disattivato-rec" data-anchor-icon="#" aria-label="Anchor"></a></h2>
<p>La società che decide se sei un bot ora richiede anche di eseguire il suo software per dimostrare il contrario.</p>
<p>Il reCAPTCHA è un servizio "gratuito" fornito da Google che aiuta i siti web a distinguere tra utenti umani e bot. Tutte le persone si sono imbattute in un reCAPTCHA almeno una volta nella propria vita. Avete presente? I classici e spesso odiati puzzle.</p>
<p><img src="/images/4/8/f/0/c/48f0ce0a2aecff5ce62dfa2ead929b2369852e68-350-507-max.png"></p>
<p>Il servizio è gratuito per modo di dire, poiché attraverso il reCAPTCHA Google ha "addestrato" il suo sistema di riconoscimento di immagini: abbiamo lavorato inconsapevolmente!</p>
<p>In ogni caso, se il servizio di Google rileva un'attività sospetta può chiedere all'utente di inquadrare un QrCode per poter procedere nell'attività che prevede la verifica di essere umani. Ora, a parte il fatto che l'attività sospetta non è definita in modo chiaro, fino qui tutto bene. Ma il problema è l'atterraggio: a questo punto uno smartphone Android dovrà avere <strong>Google Play Services</strong> aggiornato almeno alla versione 25.41.30 per completare correttamente la verifica di essere umani. Il problema nasce per i sistemi <strong>de-googled</strong>, come quelli che usano la versione libera di Android, per esempio GrapheneOS,  configurato senza Play Services perché la verifica non riuscirà. </p>
<p>Secondo <a href="https://reclaimthenet.org/google-broke-recaptcha-for-de-googled-android-users" target="_blank">Reclaim the net</a>, "Google ha annunciato il sistema più ampio, Google Cloud Fraud Defense, a Cloud Next il 23 aprile, presentandolo come una piattaforma di fiducia progettata per gestire agenti di intelligenza artificiale autonomi e bot tradizionali. <strong>Ciò che Google non ha sottolineato è stata la parte in cui dimostrare di essere umano richiede di sottoporsi alla sua sorveglianza proprietaria.</strong>"</p>
<h2>Fermare la tecno sorveglianza<a href="#fermare-la-tecno-sorvegli" data-anchor-icon="#" aria-label="Anchor"></a></h2>
<p>Come ormai evidente a tutte le persone di buon senso, per molte attività, anche obbligatorie (entrare nel sito dell'agenzia delle entrate, nella propria banca, ritirare un referto sanitario, è necessario utilizzare lo smartphone. Permettere a Google, o a chi per lui, di introdurre cambiamenti del genere, senza alternative per gli utenti che le vogliano usare, significa dare mano libera alle multinazionali tecnologiche USA (le Big tech) ad attività di sorveglianza di massa. Alla faccia della libertà e della sovranità!  </p>
<p>Se volete contribuire a mettere un freno all'avanzata del tecno-controllo seguite i due siti che hanno lanciato le campagne, firmate le petizioni, scrivete a rappresentanti politici per chiedere di bloccare questi cambiamenti, parlatene, usate sistemi liberi.</p>
<p>Stand against censorship and surveillance: <a href="https://reclaimthenet.org/go/pt" target="_blank">join Reclaim The Net.</a></p>
<p>Keep Android Open: <a href="https://keepandroidopen.org/it/" target="_blank">https://keepandroidopen.org/it/</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/articoli/aumentano-gli-appelli-per-fermare-la-morsa-del-controllo-di-google</link>
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            <category><![CDATA[google]]></category>
            <category><![CDATA[android]]></category>
            <category><![CDATA[tecnologie del dominio]]></category>
            <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 07:43:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Traffico web, i bot sorpassano gli umani]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/3/a/b/3/e/3ab3e62552366e7a3bee679b916c0a1482ad75e6-032139-620-bot-supera-traffico-umano.jpg">
                        <p>L'impatto degli agenti IA cresce rapidamente.</p>
<p>Secondo i dati più recenti pubblicati da Cloudflare e confermati da un intervento del CEO Matthew Prince, il traffico web generato da bot ha superato quello umano con largo anticipo rispetto alle previsioni iniziali. Le misurazioni mostrano che la maggioranza delle richieste HTTP per contenuti HTML proviene ora da sistemi automatizzati, inclusi agenti basati su modelli linguistici e crawler utilizzati per l'addestramento o l'esecuzione di compiti complessi. Le rilevazioni provengono dal pannello pubblico Radar, che aggrega il traffico osservato dall'infrastruttura Cloudflare, la quale gestisce una quota significativa dei siti globali. Secondo i dati più recenti, la percentuale di richieste attribuite a bot si colloca tra il 53% e il 60% nelle finestre di campionamento, con un picco del 57% registrato il 27 aprile 2026. La soglia del sorpasso è stata raggiunta nei mesi precedenti, ma è diventata evidente solo con l'aggiornamento delle metriche.</p>
<p>Matthew Prince ha commentato la situazione in un post pubblico affermando: «È successo più velocemente di quanto avessi previsto. Pensavo sarebbe accaduto alla fine del 2027, poi all'inizio del 2027, ma il traffico degli agenti sta crescendo così rapidamente che i bot hanno superato il traffico umano online per la prima volta nella storia di Internet». Il fenomeno è attribuito principalmente alla diffusione di agenti basati su modelli generativi, che per rispondere a una singola richiesta possono consultare migliaia di pagine.</p>
<iframe src="https://radar.cloudflare.com/embed/BotHumanXY?theme=system&amp;dateRange=7d&amp;ref=%2Ftraffic" style="border:0;max-width:100%;"></iframe>
<p><a href="https://www.zeusnews.it/n.php?c=32139" target="_blank">Leggi l'articolo originale su ZEUS News</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/traffico-web-i-bot-sorpassano-gli-umani</link>
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            <category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
            <category><![CDATA[ai]]></category>
            <category><![CDATA[web]]></category>
            <category><![CDATA[bot]]></category>
            <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 09:53:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[ROR - Hackmeeting 2026 a Firenze, dal 12 al 14 giugno.]]></title>
            <description><![CDATA[<p>L’hackmeeting è l’<a href="https://hackmeeting.org/hackit26/info.html">incontro</a> (o in breve, hackit) annuale delle controculture digitali italiane, di quelle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Ma non solo, molto di più. Lo sussurriamo nel tuo orecchio e soltanto nel tuo, non devi dirlo a nessuno: l’hackit è solo per hackers, ovvero per chi vuole gestirsi la vita come preferisce e sa s/battersi per farlo. Anche se non ha mai visto un computer in vita&nbsp;sua.</p>

<p>Tre giorni di <a href="https://hackmeeting.org/hackit26/schedule.html">seminari, giochi, dibattiti</a>, scambi di idee e apprendimento collettivo, per analizzare assieme le tecnologie che utilizziamo quotidianamente, come cambiano e che stravolgimenti inducono sulle nostre vite reali e virtuali, quale ruolo possiamo rivestire nell’indirizzare questo cambiamento per liberarlo dal controllo di chi vuole monopolizzarne lo sviluppo, sgretolando i tessuti sociali e relegandoci in spazi virtuali sempre più&nbsp;stretti.</p>

<p><strong>L’evento è totalmente autogestito: non esiste chi organizza o fruisce, esiste solo chi&nbsp;partecipa.</strong></p>

<p>Leggi qui per capire <a href="https://hackmeeting.org/hackit26/how.html#cosa">cosa ti puoi aspettare</a>; clicca qui per sapere <a href="https://hackmeeting.org/hackit26/come-arrivare.html">come raggiungerci</a>.</p>]]></description>
            <link>https://www.ondarossa.info/node/49766</link>
            <guid isPermaLink="true">https://www.ondarossa.info/node/49766</guid>
            <category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
            <category><![CDATA[hackmeeting]]></category>
            <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Hackmeeting n. 28 a Firenze! ricchissimo programma]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/b/7/7/e/f/b77ef46024bb45ca9e8d9292bb07951fb88e27f1-locandinawebhm.webp">
                        <p>L’hackmeeting è l’incontro annuale delle controculture digitali italiane, di quelle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Ma non solo, molto di più. Lo sussurriamo nel tuo orecchio e soltanto nel tuo, non devi dirlo a nessuno: l’hackit è solo per hackers, ovvero per chi vuole gestire la propria vita come preferisce e sa s/battersi per farlo. Anche se non ha mai visto un computer in vita sua.</p>
<p>Tre giorni di seminari, giochi, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo (<a href="https://hackmeeting.org/hackit26/schedule.html" target="_blank">
  <strong>qui il programma</strong>
</a>, per analizzare assieme le tecnologie che utilizziamo quotidianamente, come cambiano e che stravolgimenti inducono sulle nostre vite reali e virtuali, quale ruolo possiamo rivestire nell’indirizzare questo cambiamento per liberarlo dal controllo di chi vuole monopolizzarne lo sviluppo, sgretolando i tessuti sociali e relegandoci in spazi virtuali sempre più stretti.</p>
<p><a href="https://hackmeeting.org/hackit26/" target="_blank">Tutte le informazioni si trovano sul sito</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/hackmeeting-n-28-a-firenze-ricchissimo-programma</link>
            <guid isPermaLink="true">https://pillole.graffio.org/pillole/hackmeeting-n-28-a-firenze-ricchissimo-programma</guid>
            <category><![CDATA[hackmeeting]]></category>
            <category><![CDATA[hacker]]></category>
            <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 16:04:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[“Avvelenare” un LLM è più facile del previsto: bastano 250 documenti malevoli]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/5/b/1/f/0/5b1f02fa28c3f816779c1f74e398a8a309b53dc8-shutterstock2340290929-768x435jpg.webp">
                        <p>Avvelenare un modello linguistico non richiede accesso ai suoi pesi: basta saturare il web di contenuti calibrati. Il caso Clock Tower X documenta questa strategia e solleva questioni urgenti su trasparenza, regolamentazione e responsabilità epistemica nell’era dell’intelligenza artificiale generativa.</p>
<p>L’avvelenamento sistematico dei modelli linguistici di grandi dimensioni – LLM poisoning – non è più una minaccia teorica confinata ai laboratori di cybersecurity. È diventato oggetto di un contratto governativo, finanziato con fondi pubblici esteri, progettato per alterare le risposte che milioni di utenti ricevono ogni giorno da sistemi come ChatGPT. Il caso che lo dimostra arriva da un filing ufficiale depositato presso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.</p>
<p>Indice degli argomenti</p>
<ul>
<li>Il contratto da 6 milioni di dollari che vuole riscrivere la “conoscenza” dell’AI</li>
<li>Le tre tecniche per avvelenare un modello linguistico
<ul>
<li>Data poisoning: il veleno nel corpus di addestramento</li>
<li>RAG poisoning: l’attacco al momento dell’interrogazione</li>
<li>Generative Engine Optimization (GEO): la SEO per l’era dell’AI</li>
</ul></li>
<li>Il paradosso della delega: perché gli agenti AI non sono oracoli</li>
<li>Verso un ecosistema informativo resiliente: le contromisure possibili
<ul>
<li>Contromisure tecniche</li>
<li>Contromisure istituzionali</li>
<li>La sfida culturale: il vero terreno di battaglia</li>
</ul></li>
<li>Conclusione: la responsabilità epistemica resta umana</li>
</ul>
<p><a href="https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/avvelenare-un-llm-e-piu-facile-del-previsto-bastano-250-documenti-malevoli/" target="_blank">Leggi l'articolo</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/avvelenare-un-llm-e-piu-facile-del-previsto-bastano-250-documenti-malevoli</link>
            <guid isPermaLink="true">https://pillole.graffio.org/pillole/avvelenare-un-llm-e-piu-facile-del-previsto-bastano-250-documenti-malevoli</guid>
            <category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
            <category><![CDATA[ai]]></category>
            <category><![CDATA[manipolazione]]></category>
            <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 15:46:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[No title]]></title>
            <description><![CDATA[<p>📅 Gli eventi della settimana</p><p>2° Meeting nazionale TWC Italia</p><p>🕒 13 giugno, 00:00 - 14 giugno, 00:00<br>📍 Casale Falchetti, Roma, Lazio<br>🔗 <a href="https://mobilizon.it/events/1f53f993-bc88-4a44-b6db-ba4ac0da8196" target="_blank"><span>https://</span><span>mobilizon.it/events/1f53f993-b</span><span>c88-4a44-b6db-ba4ac0da8196</span></a></p>]]></description>
            <link>https://mastodon.bida.im/@twcitalia/116713685305765509</link>
            <guid isPermaLink="true">https://mastodon.bida.im/@twcitalia/116713685305765509</guid>
            <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:05:04 GMT</pubDate>
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        </item>
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