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        <title><![CDATA[Tecnologia]]></title>
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            <title><![CDATA[Datacenter, proteste e incentivi alla costruzione. La situazione nel mondo]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/f/4/2/6/8/f42680617aa0525483931d2c15e4af69ef0850ca-04-proteste-datacenter-cover.webp">
                        <p>Come sta andando la costruzione di nuovi datacenter di dimensioni gigantesche (i cosidetti Hyperscale), senza i quali, ci raccontano, non ci sarà sviluppo tecnologico nei prossimi anni? Come reagiscono le persone a questa nuova corsa alla costruzione di datacenter? e qual'è l'impatto socio-ambientale dei piani delle grandi aziende tech appoggiate dagli Stati?  </p>
<p>Naturalmente il sottotesto è che senza questi nuovi data center lo sviluppo dell'AI non sarà possibile e saremo tutte sottomesse alle bigh tech USA o cinesi.</p>
<p>Facciamo una breve panoramica segnalando una serie di recenti articoli, interviste e statistiche.</p>
<h2>Cominciamo dall'Italia.<a href="#cominciamo-dall-italia" data-anchor-icon="#" aria-label="Anchor"></a></h2>
<p><a href="https://www.datacentermap.com/italy/" target="_blank">In Italia i data center sono circa 270</a>, concentrati principalmente nella provincia di Milano (99) e nella provincia di Roma (28). Nelle intenzioni di governo e attori privati si stima che se ne vogliano costruire altri 83 nei prossimi anni.</p>

<p><a href="https://www.lindipendente.online/2026/07/27/il-governo-vuole-piu-data-center-dimezzati-i-tempi-per-la-valutazione-ambientale/" target="_blank">Il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato le indicazioni operative</a> in cui vengono definiti tempi più rapidi per ottenere le autorizzazioni, iter burocratici semplificati e messa in funzione agevolata attraverso strumenti temporanei. Con questi tre elementi, le indicazioni operative mostrano il chiaro intento del governo di <strong>accelerare l’approvazione e la costruzione di data center sul territorio italiano</strong> per trasformare l'Italia nell'HUB del mediterraneo. Natrualmente come spesso capita in questi casi la norma va a discapito dei controlli sull'impatto socio-ambientale. <br>
Secondo l’<a href="https://www.osservatori.net/data-center/" target="_blank">Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano</a>, negli ultimi tre anni sono stati investiti nel settore dei data center oltre 7 miliardi. Da qui al 2028 la cifra potrebbe triplicare.</p>
<p>A maggio, la regione [Lombardia è stata la prima in Italia ad approvare una legge dedicata]() a queste infrastrutture, nonostante le proteste di  Legambiente, Cgil e diversi rappresentanti istituzionali o della società civile di comuni della città metropolitana. </p>
<p><img src="/user/pages/01.pillole/594.datacenter-proteste-e-incentivi-alla-costruzione-la-situazione-nel-mondo/proteste_lachiarella_202556921-cc5d0551-359a-438c-b22d-6970c649f1fc.webp"></p>
<p><strong>Nel frattempo sono aumentate le <a href="https://www.tomshw.it/business/proteste-anti-datacenter-in-italia-le-ragioni-della-nuova-indignazione" target="_blank">proteste in vari comuni della città metropolitana milanese e in PIemonte</a>.</strong><br></p>
<ul>
<li>Il caso più discusso è Apto Campus a <strong>Lacchiarella</strong>, dentro il Parco Agricolo Sud Milano. Il progetto complessivo riguarda un'area di 700.000 metri quadrati, di cui 228.000 destinati al sito specifico sotto esame. È ancora in fase di valutazione ed è il bersaglio diretto della protesta di luglio.</li>
<li>A poca distanza, tra Opera, <strong>Locate di Triulzi e Pieve Emanuele</strong>, Edge ConneX propone un impianto da 30.000 metri quadrati con un edificio alto 18 metri.</li>
<li>Il progetto di dimensioni economiche più rilevanti è quello di Amazon Data Services Italia a <strong>Zibido San Giacomo</strong>: un edificio principale di circa 203 per 68 metri</li>
<li>Nel quadrante sud, un progetto identificato con la sigla K2 a <strong>Badile</strong> viene descritto dalle fonti locali solo come iniziativa di "una multinazionale", senza che il nome del promotore sia stato reso pubblico. Le dimensioni non sono note</li>
<li>A <strong>Siziano</strong>, in provincia di Pavia, STACK Infrastructure, gruppo controllato da IPI Partners che ha rilevato il sito ex Supernap Italia nel 2021-22</li>
<li>A <strong>Vimercate</strong> si è formato il comitato spontaneo “Ferma Ecomostro” e a Bornasco le “Sentinelle del Territorio” denunciano un modello industriale estrattivo, fondato su infrastrutture mastodontiche che consumano suolo agricolo e risorse idriche garantendo un’occupazione irrisoria. </li>
<li>A <strong>Bollate</strong> il circolo locale di Legambiente ha presentato ricorso al Tar contro un progetto su 12 ettari di area verde</li>
<li>A <strong>Settimo Torinese</strong> le proteste attaccano il campus Microsoft da 1 GW. La comunità residente denuncia il pericolo di colonialismo energetico legato a rincari previsti del 12% sulle bollette locali.</li>
<li><a href="https://www.lindipendente.online/2026/07/25/travagliato-il-paese-in-provincia-di-brescia-in-rivolta-contro-i-datacenter/" target="_blank">A Travagliato</a>, nella sera del 22 luglio, oltre 300 persone hanno manifestato dentro e fuori le aule del consiglio comunale interrompendo la seduta tre volte per chiedere spiegazioni sul progetto.</li>
</ul>
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<h2>Che succede negli USA<a href="#che-succede-negli-usa" data-anchor-icon="#" aria-label="Anchor"></a></h2>
<p>Una mappa delle proteste e dei siti che presentano criticità per la costruzione di nuovi data center la trovate nel sito di Erin Bronchovich: <a href="https://www.brockovichdatacenter.com/" target="_blank">Data Center AI &amp; Le nostre comunità</a>. Bronchovich è la donna nota per la causa intentata contro la Pacific Gas &amp; Electric nel 1993 per la contaminazione con cromo esavalente delle acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni. Vinse la causa. <br>
La sua <a href="https://pillole.graffio.org/pillole/ai-data-centers-and-our-communities-uniniziativa-di-erin-bronkovich">ultima iniziativa a protezione dell'ambiente e dei diritti dei cittadini si chiama "Brockovich AI Data Center Reporting"</a>, si tratta di un progetto per mappare le costruzioni di data center negli Stati Uniti e l'impatto che questi hanno sull'ambiente e sulla vita della popolazione circostante. Il progetto raccoglie le segnalazioni di nuovi progetti di costruzione di Data-center o di impatti negativi sulla popolazione di Data-center esistenti. </p>
<p>Ma le proteste contro i data center, le contestazioni e gli attacchi verso tecnomiliardari come Eric Schmidt e Sam Altman, le pressioni su politici locali e la definizione di un esteso bacino di dissenso trasversale alle identità politiche, stanno allarmando le agenzie repressive, a partire dallo U.S. Capitol Police Intelligence Services Bureau. Ne ha fatto un <a href="https://pillole.graffio.org/pillole/o-s-a-re-usa-opposizione-data-centers-come-nemico-interno">approfondimento Radio Backout che potete ascoltare in una nostra pillola</a></p>
<h2>E nel resto d'Europa che succede?<a href="#e-nel-resto-d-europa-che-" data-anchor-icon="#" aria-label="Anchor"></a></h2>
<p>L'<strong>Irlanda</strong> pur di diventare un HUB europeo per i data center, oltre a detassare gli investimenti delle Big Tech, ha sacrificato a questo altare i suoi obiettivi climatici. I data Center consumano circa il <a href="https://pillole.graffio.org/pillole/quanta-energia-utilizzano-i-data-center-e-lintelligenza-artificiale">20% dell'energia elettrica totale</a>. Ma la situazione è cambiata ultimamente: <a href="https://valori.it/data-center-irlanda/" target="_blank">le proteste sono cresciute anche in Irlanda (e non solo)</a> costringendo il governo a dei cambiamenti nelle norme per la costruzione di nuovi impianti. In ogni caso molti grandi attori, comprese le Big Tech, stanno progettando di spostare in altri paesi europei la costruzione di nuovi data center.</p>
<p>In <strong>Gran Bretagna</strong> Lo scorso febbraio le strade di Londra sono state attraversate dalla <strong>“March against the machine” davanti agli uffici di OpenAI, di Meta e di Google</strong>. La manifestazione ha denunciato che la proliferazione dei data center (circa 450) sta mettendo a rischio gli obiettivi climatici britannici. L’autorità britannica di regolamentazione dell’energia ha ricevuto 140 richieste di allaccio, per un totale di 50 gigawatt. Il picco del Paese, l’11 febbraio 2026, arrivava a 45.</p>
<p>In <strong>Spagna</strong>, a settembre 2025 c’è stata la <a href="https://www.elespanol.com/aragon/actualidad/20250927/primera-manifestacion-espana-centros-datos-vamos-seguir-dando-guerra-final/1003743943943_0.html" target="_blank">prima grande manifestazione a Saragozza</a> contro il consumo idrico degli impianti, il perno della battaglia contro i data center in Spagna. A questo proposito, potete ascoltare l'intervista a <a href="https://tunubesecamirio.com/" target="_blank">Tu Nube Seca Mi Rio</a> nella puntata del 27 luglio 2026 di Le Dita nella Presa che spiega in maniera chiara come vanno le cose in Spagna, i siti critici e le motivazioni della protesta, con focus particolare sulla situazione di Talavera de la Reina.</p>
<audio>
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</audio>
<p>Infine nei <strong>Paesi Bassi</strong> le proteste hanno portato all’<a href="https://www.theguardian.com/world/2025/aug/10/activists-in-netherlands-protest-on-roof-of-microsoft-site-storing-israeli-military-data" target="_blank">occupazione del tetto del data center di Microsoft a Middenmeer</a>. I manifestanti hanno contestato anche, in questo caso, l’utilizzo a scopi militari delle intelligenze artificiali.</p>
<h2>Le motivazioni delle proteste<a href="#le-motivazioni-delle-prot" data-anchor-icon="#" aria-label="Anchor"></a></h2>
<p>I punti critici individuati dalle proteste sono comuni in tutti i luoghi in cui queste sono iniziate. <br>
Uno dei più importante elementi di criticità è il <strong>consumo di suolo</strong>. Secondo i comitati, Le istituzioni locali accettano oneri urbanistici milionari e scelgono, pur di fare cassa, di sacrificare importanti risorse ecologiche. Inoltre la cementificazione che questi giganti </p>
<p>Le comunità residenti denunciano il pericolo di <strong>colonialismo energetico legato a rincari previsti sulle bollette locali</strong>. A Settimo Torinese sono previsti aumenti del 12%.</p>
<p>Il <strong>consumo di energia elettrica</strong> è un altro importante tema. Oltre all'aumento del consumo di energia generalizzato sui territori nazionali, di per se già un problema, la concentrazione di data crenter in località ritenute favorevoli da parte delle aziende comporta uno squilibrio importante. L'esempio dell'Irlanda ci viene di nuovo in aiuto: i data center nel 2024 sono arrivati a consumare più del 20% dell'energia prodotta.<br>
C'è poi il tema delle <strong>fonti di energia</strong>. Molto spesso il sistema dei certificati non è altro che un trucco per poter utilizzare energia prodotta da fonti fossili, aumentando la produzione di CO2e. Ce lo spiega molto bene Giovanna Sissa, nel suo <a href="https://www.mulino.it/isbn/9788815388636" target="_blank">libro "Le emissioni segrete, l'impatto ambientale dell'universo digitale"</a>.</p>
<p>Il <strong>consumo di acqua</strong> è un altro tema molto importante. Come sappiamo i data center producono molto calore, che deve essere raffreddata pena il cattivo funzionamento dei server contenuti nei data center (non dimentichiamolo: il cloud non è altro che il computer di qualun altro). Per farlo ci sono due strade: o si utilizza altra energia elettrica, aumentandone così il consumo, oppure si devono utilizzare grandissime quantità di acqua. <br>
Un caso esemplificativo, ma non l'unico, è quello della <a href="https://valori.it/data-center-intelligenza-artificiale-consumo-acqua/" target="_blank">contea di Newton negli USA</a>, con una popolazione di circa 120mila persone. I pozzi locali sono stati danneggiati. Il costo dell’acqua comunale è salito alle stelle. Nei prossimi due anni le tariffe idriche sono destinate ad aumentare del 33%. Più del tipico aumento annuale del 2%. E la situazione è diventata così grave che la contea di Newton è sulla buona strada per entrare in deficit idrico entro il 2030. Se l’ente idrico locale non riuscisse a potenziare le proprie strutture, i residenti potrebbero essere costretti a razionare l’acqua. Il tutto per via della presenza di un data center di Meta.</p>
<p>Infine ci sono alcune domande che in pochi fanno. Abbiamo veramente bisogno di questi data center? abbiamo veramente bisogno di tutti questi dati? abbiamo veramente bisogno di Intelligenze Artificiali generaliste? Il prezzo che paghiamo ha un contraltare che fa bene all'umanità? Ma naturalmente si tratta di domande che sono utili anche ad altre questioni che il capitalismo della sorveglianza impone.</p>
<h2>Statistiche<a href="#statistiche" data-anchor-icon="#" aria-label="Anchor"></a></h2>
<p>Ci sono alcune statistiche che danno forza alle motivazioni della protesta. <a href="https://pillole.graffio.org/pillole/rapporto-unu-lintelligenza-artificiale-consuma-come-la-francia-e-inquinera-come-il-regno-unito">Il Rapporto ONU, L’intelligenza artificiale consuma come la Francia e inquinerà come il Regno Unito</a> è uno di questi. Se i data center del mondo fossero considerati uno Stato, già oggi consumerebbero la stessa energia della Francia. Entro il 2030, inquinerebbero quanto il Regno Unito. Due dati che esprimono le dimensioni degli impatti ambientali dell’intelligenza Artificiale sul pianeta.</p>
<p>C'è poii un articolo interessante di Hannah Ritchie, pubblicato online su OurWorldinData.org, che si legge molto agevolmente e consente di confrontare velocemente le linee di tendenza.  <a href="https://pillole.graffio.org/pillole/quanta-energia-utilizzano-i-data-center-e-lintelligenza-artificiale">Quanta energia utilizzano i data center e l’intelligenza artificiale?</a>.</p>
<p>Se poi volete leggere o ascoltare le pillole che trattano l'argomento, <a href="https://pillole.graffio.org/tag:datacenter">qui c'è una raccolta</a> </p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/datacenter-proteste-e-incentivi-alla-costruzione-la-situazione-nel-mondo</link>
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            <category><![CDATA[proteste]]></category>
            <category><![CDATA[italia]]></category>
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            <category><![CDATA[data center]]></category>
            <category><![CDATA[datacenter]]></category>
            <category><![CDATA[ue]]></category>
            <pubDate>Wed, 29 Jul 2026 07:25:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[La funzione che cancella lo smartphone ti mette nei guai con la legge]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/d/f/4/0/b/df40b7b00973a8467fc67dfd536bf1d5f79ebce2-032293-620-grapheneos-wipe-usa.jpg">
                        <p>Il sistema open source Graphene OS consente di usare una password speciale per eliminare tutti i dati. Ma per le autorità USA questo è un crimine.</p>
<p>Un'indagine federale statunitenste, che coinvolge un residente di Atlanta, sta causando un precedente inatteso: il Dipartimento di Giustizia sta infatti tentando di perseguire l'uomo perché il suo telefono utilizzava GrapheneOS, un sistema operativo open source orientato alla privacy e che dispone di una particolare funzione, tramite la quale è possibile cancellare i dati del dispositivo inserendo una specifica password. Il problema è che esiste una norma federale poco utilizzata che criminalizza questo comportamento, identificato come distruzione di proprietà al fine di impedirne il sequestro.</p>
<p>La vicenda ha avuto la sua prima udienza lunedì e ruota attorno all'applicazione di questa legge a questo sistema operativo, installabile sui telefoni Google Pixel, come in questo caso. Il procedimento riguarda Sam Tunick, fermato per interrogatorio all'aeroporto Hartsfield‑Jackson di Atlanta il 24 gennaio dello scorso anno, al rientro da una vacanza nella Repubblica Dominicana. Tunick non sapeva di essere stato inserito dalle autorità federali in una lista di monitoraggio per terrorismo, a causa della sua presunta associazione con il movimento contro Cop City. L'opposizione al centro di addestramento da 109 milioni di dollari, inaugurato la scorsa primavera, ha coinvolto gruppi locali e nazionali che contestano la militarizzazione della polizia e la distruzione di aree boschive</p>
<p><a href="https://www.zeusnews.it/n.php?c=32293" target="_blank">Leggi l'articolo</a></p>]]></description>
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            <category><![CDATA[smartphone]]></category>
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            <category><![CDATA[usa]]></category>
            <category><![CDATA[graphene os]]></category>
            <pubDate>Tue, 28 Jul 2026 15:19:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Non è vero che l'AI ''si è ribellata'', nulla ''è andato fuori controllo']]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/f/c/e/0/f/fce0fbdb417a02003f75e950427d43ac5eaf0fbc-032272-620-gpt-sol-fuga-sandbox-huggingface.jpeg">
                        <p>"Se lasciamo da parte la versione secondo cui l'AI "si è ribellata", ecco cosa riteniamo sia accaduto: OpenAI ha eseguito un modello all'avanguardia (con i meccanismi di difesa informatica deliberatamente ridotti) contro un benchmark di sicurezza offensivo, all'interno di una sandbox la cui configurazione di sicurezza non era in grado di resistere alle capacità che venivano testate. Il modello ha fatto ciò che fanno i sistemi di ottimizzazione: ha trattato il limite della sandbox come un ulteriore ostacolo tra sé e l'obiettivo. Ha individuato una vulnerabilità zero-day nell'infrastruttura stessa dell'ambiente di test, ha scalato i livelli di accesso, si è spostato lateralmente, ha raggiunto la rete Internet aperta e ha compromesso i sistemi di produzione di una terza parte.</p>
<p>Così si è espresso  Gerald Beuchelt di Acronis si è espresso in merito all'attacco subito da Hugging Face portato da un'agente AI di OpenAI. <a href="https://pillole.graffio.org/pillole/ai-fuori-controllo-un-modello-di-altman-si-da-allhackeraggio">la storia la trovi qui</a></p>
<p><a href="https://www.zeusnews.it/n.php?c=32286" target="_blank">Leggi tutte le dicchiarazioni di Beuchelt su ZEUS News</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/non-e-vero-che-lai-si-e-ribellata-nulla-e-andato-fuori-controllo</link>
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            <category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
            <category><![CDATA[ai]]></category>
            <category><![CDATA[agenti ai]]></category>
            <category><![CDATA[attacco hacker]]></category>
            <pubDate>Mon, 27 Jul 2026 12:06:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[[Le Dita nella Presa] No water no AI: il cloud prosciuga]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Per l'ultima puntata della stagione delle dita nella presa, intervistiamo una compagna di <a href="https://tunubesecamirio.com/">Tu Nube Seca Mi Rio</a>&nbsp;che ci racconta della situazione dei data center a Talavera de la Reina.</p>]]></description>
            <link>https://www.ondarossa.info/node/50051</link>
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            <category><![CDATA[spagna]]></category>
            <category><![CDATA[tecnologia]]></category>
            <category><![CDATA[data center]]></category>
            <category><![CDATA[internet]]></category>
            <category><![CDATA[le dita nella presa]]></category>
            <pubDate>Sun, 26 Jul 2026 18:02:55 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Ai fuori controllo: un modello di Altman si dà all’hackeraggio]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/4/b/a/6/c/4ba6c22e624a326a8d637cd65825a9487bfe9b80-6f74af93-4766-4fb4-bf3f-5fa2598077f8.webp">
                        <p>Violati dati riservati della piattaforma Hugging Face da una Ia prodotta da OpenAI</p>
<p>Un esperimento andato male. Anzi: malissimo. È così che OpenAI ha dovuto giustificare quanto accaduto lo scorso 16 luglio. In quella data, Hugging Face ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui ha denunciato di aver subito un attacco hacker portato presumibilmente da un agente basato su intelligenza artificiale che avrebbe scardinato i sistemi di sicurezza della piattaforma ottenendo l’accesso a credenziali e dati riservati.</p>
<p>Nella notte di martedì, OpenAI si è assunta la responsabilità dell’attacco. A compierlo, un nuovo modello in fase sperimentale di cui l’azienda di Sam Altman stava valutando le capacità in combinata con il suo nuovissimo Gpt 5.6 Sol. Il fattaccio si è verificato mentre gli sviluppatori di OpenAI stavano sottoponendo i nuovi modelli a un benchmark – un test di valutazione – sulle loro capacità a livello di cyber security.</p>
<p>STANDO ALLA ricostruzione pubblicata sul blog ufficiale dell’azienda, tutto avrebbe dovuto svolgersi in una sandbox, cioè in un ambiente chiuso e controllato in cui l’AI avrebbe potuto dare prova delle sue capacità. Il modello, però, avrebbe deciso autonomamente di adottare una «strategia alternativa» per superare il test. Al posto di eseguire il compito affidatogli, avrebbe deciso di barare, cercando di recuperare le soluzioni del test. Insomma: il nuovo modello di OpenAI si sarebbe comportato come uno studente che, di fronte a un compito in classe, avesse deciso di scassinare la porta della sala professori per cercare nei cassetti la soluzione del compito.</p>
<p><a href="https://ilmanifesto.it/ai-fuori-controllo-un-modello-di-altman-si-da-allhackeraggio" target="_blank">Leggi l'articolo su "Il Manifesto"</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/ai-fuori-controllo-un-modello-di-altman-si-da-allhackeraggio</link>
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            <category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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            <category><![CDATA[agenti ai]]></category>
            <category><![CDATA[attacco hacker]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 15:09:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Comprare vecchi libri per distruggerli: come le IA cercano testo non contaminato]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/1/2/c/6/d/12c6df23d21b842a2031d24e254624efa638c2a2-datapoisoning.webp">
                        <p>Il miglior materiale di addestramento per l'intelligenza artificiale è fermo su uno scaffale. La frase è di ISBNdb, il più grande database di libri al mondo e che oggi vende ai laboratori di IA un servizio di acquisizione all'ingrosso di volumi cartacei da scansionare. C'è un sinistro contrappasso: il settore che porta avanti la promessa di digitalizzare la conoscenza umana ora paga per rastrellarla e triturarla, un camion di libri alla volta.</p>
<p>Il dettaglio fondamentale, e che rappresenta il valore dell'operazione, è la data di stampa: un libro pubblicato prima del 2022 precede l'era dei grandi modelli linguistici, quindi non può contenere testo generato da un'IA. Il web aperto è ormai saturo di contenuti sintetici, prodotti dagli stessi modelli, e addestrarsi su quel materiale espone al cosiddetto model collapse.</p>
<p>Quando un modello viene addestrato sull'output di modelli precedenti, le sfumature linguistiche si appiattiscono, gli errori sistematici si sommano e ogni generazione risulta leggermente peggiore di quella prima. Una tiratura cartacea pre-2022 è invece un archivio umano fissato, che nessuno può riscrivere di nascosto a posteriori.</p>
<p>ISBNdb non nasconde che scansionare questi volumi significa quasi sempre distruggerli. Gli operai tagliano il dorso, così le pagine sciolte scorrono nello scanner, più rapido ed economico dell'alternativa delicata. Per questo ISBNdb offre riservatezza ai clienti: NDA rigoroso su ogni incarico, recita il sito, e i nomi dei committenti non vengono mai rivelati.</p>
<p>Si tratta ovviamente di una squisita questione di marketing e immagine: un'azienda di IA che distrugge due milioni di libri non è qualcosa che genera simpatia. Meglio parlare di "preservazione digitale dei libri".</p>
<p>Notizia completa <a href="https://www.hwupgrade.it/news/web/comprare-vecchi-libri-per-distruggerli-come-le-ia-cercano-testo-non-contaminato_156752.html" target="_blank">qui</a></p>
<p>Articolo originale a pagamento su <a href="https://www.404media.co/ai-companies-are-buying-tons-of-old-books-because-theyre-free-of-ai-slop/?ref=daily-stories-newsletter" target="_blank">404media</a></p>
<p>Approfondimento sul data poisoning <a href="https://isbndb.com/blog/ai-training-data-poisoning/" target="_blank">qui</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/comprare-vecchi-libri-per-distruggerli-come-le-ia-cercano-testo-non-contaminato</link>
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            <category><![CDATA[libri]]></category>
            <category><![CDATA[ai]]></category>
            <category><![CDATA[datapoisoning]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 11:02:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Le Dita Nella Presa - Il prezzo dell'IA e quello dei mondiali]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/5/1/1/3/7/51137b114715b10d42f1b10cfc7c8b1864bdea91-mercatoram.jpg">
                        <p>Dopo l'aumento del prezzo dei dischi a stato solido, è arrivato anche quello delle RAM: prezzi circa raddoppiati in un solo anno, e anche questa volta è colpa del boom dell'IA: l'enorme domanda di hardware fatta da una manciata di aziende ha completamente cambiato il settore. Non perdiamo l'occasione, però, per accumulare più dettagli del necessario e capire un po' meglio come funziona questo settore, quali sono le aziende che lo compongono, come si sono comportate in passato e cosa ci possiamo aspettare per il futuro.</p>
<p>Lo svolgimento contemporaneo della finale dei mondiali di calcio ci permette di parlare dei recenti sequestri di siti per violazione di copyright. I sequestri sono stati effettuati dal governo statunitense e segnano un ulteriore inasprimento del controllo su Internet, in quanto si tratta di siti che sono stati rimossi globalmente da Internet. Un effetto, per capirci, molto più forte di quelli fatti dal Piracy Shield. Questo provvedimento - non senza precedenti ma comunque significativo - è un ulteriore tassello in un internet in cui le garanzie di quello che una volta si chiamava cyberspazio vengono sistematicamente smantellate.</p>
<p><a href="https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/dita-nella-presa/2026/07/prezzo-dellia" target="_blank">Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/le-dita-nella-presa-il-prezzo-dellia</link>
            <guid isPermaLink="true">https://pillole.graffio.org/pillole/le-dita-nella-presa-il-prezzo-dellia</guid>
            <category><![CDATA[piracy shield]]></category>
            <category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
            <category><![CDATA[ai]]></category>
            <category><![CDATA[audio]]></category>
            <category><![CDATA[dns]]></category>
            <category><![CDATA[ram]]></category>
            <category><![CDATA[hard disk]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 08:42:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Il tentativo di Meta e Zuckerberg di distruggere la whistleblower Sarah Wynn-Williams]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/f/1/f/9/9/f1f994eb461e55acba2fbdeed21f96bdce0bdd70-saralinn.webp">
                        <p>Sarah Wynn-Williams dal 2011 al 2017 è stata la direttrice delle politiche pubbliche globali di Facebook: la persona che accompagnava Zuckerberg e Sandberg agli incontri con i capi di Stato. Nel 2017 viene licenziata. L'azienda parla di rendimento insufficiente. Lei dice: ritorsione, perché avevo denunciato le molestie del mio superiore, Joel Kaplan, che oggi è il capo degli affari globali di Meta.</p>
<p>Nel marzo 2025 pubblica Careless People, il racconto di quegli anni dall'interno. Ci sono dentro cose pesanti: il ruolo di Facebook nella violenza contro i Rohingya in Myanmar, un sistema per vendere pubblicità agli adolescenti nei momenti di maggiore fragilità psicologica, e un piano segreto per entrare nel mercato cinese costruendo un sistema di censura su misura per Pechino.</p>
<p>Meta dice che è tutto falso. Ma non le fa causa per diffamazione, che sarebbe la mossa ovvia per dimostrarlo, perché quella strada porta in un'aula pubblica e apre gli archivi interni dell'azienda agli avvocati della controparte. Sceglie invece un arbitrato privato, previsto nella formalizzazione della rescissione del contratto, attivato quattro giorni prima dell'uscita del libro e senza che lei fosse presente. Il risultato è che non può promuovere il libro, non può parlare male dell'azienda, non può nemmeno ripetere cose che aveva già detto in passato, non può essere presente quando si parla del libro, non può rispondere pubblicamente a domande in merito ecc. Multa: 50.000 dollari a violazione.</p>
<p>Da lì la storia è diventata grottesca. Uomini della sicurezza di Meta la seguono per oltre un anno nel Regno Unito, la fotografano, scrivono resoconti sui suoi spostamenti. A un festival letterario in Galles resta seduta immobile e muta per un'ora mentre gli altri parlano, e Meta chiede comunque nuove sanzioni perché era troppo vicina a persone critiche verso l'azienda. Ritira un premio per la libertà di pubblicare senza poter dire una parola, con la copertina del suo libro pixelata sugli schermi della sala.</p>
<p>Articolo completo <a href="https://www.valigiablu.it/meta-zuckerberg-censura-sarah-wynn-williams/" target="_blank">qui</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/il-tentativo-di-meta-e-zuckerberg-di-distruggere-la-whistleblower-sarah-wynn-williams</link>
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            <category><![CDATA[facebook]]></category>
            <category><![CDATA[censura]]></category>
            <category><![CDATA[manipolazione]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 06:28:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Quanta energia utilizzano i data center e l’intelligenza artificiale?]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/6/d/c/3/7/6dc37423441587887d846150bc9f972672544b2c-iea-data-centre-electricity-2025cutted.webp">
                        <p>I data center consumano circa l'1,5% dell'elettricità globale, ma la domanda è molto geograficamente concentrata.</p>
<p>Nell'articolo di Hannah Ritchie, pubblicato online su OurWorldinData.org, fa un'analisi, suffragata da molti dati, del consumo attuale di energia elettrica sia da parte dei data center dedicati all'IA che quelli "normali".  Nonostante la difficoltà per quantificare questi consumi, ne viene fuori una fotografia abbastanza chiara di quelli che sono i consumi di energia per l'addestramento e per l'uso dell'IA generativa. </p>
<p>Quanta parte dell’elettricità mondiale viene utilizzata per i data center e l’intelligenza artificiale? <br>
Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), circa 485 terawattora (TWh). Questo è equivalente alla generazione annuale di energia elettrica della Germania.
<img src="/user/pages/01.pillole/587.quanta-energia-utilizzano-i-data-center-e-lintelligenza-artificiale/iea-data-centre-electricity-2025_cutted.webp"></p>
<p>Anche se l’1,5% dell’elettricità mondiale potrebbe non sembrare molto, bisogna però tenere conto che in alcuni luoghi, la perentuale di energia usata è molto più alta. In Europa, per esempio, il consumo dei data center è di circa l'1,6%. Ma in Irlanda il consumo di elettricità dei data center è di circa il 20% del totale.</p>
<p><a href="https://ourworldindata.org/how-much-energy-do-data-centers-and-artificial-intelligence-use" target="_blank">Leggi l'articolo, arricchito da molti e chiari grafici, sul sito OurWorldinData.org</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/quanta-energia-utilizzano-i-data-center-e-lintelligenza-artificiale</link>
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            <category><![CDATA[energia]]></category>
            <category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
            <category><![CDATA[ai]]></category>
            <category><![CDATA[ecologia]]></category>
            <category><![CDATA[data center]]></category>
            <category><![CDATA[impronta ambientale del digitale]]></category>
            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 15:53:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Come valutare le tecnologie? audit etico-tecnico]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="/images/2/f/5/5/6/2f5561b7662daa0f229ff5618bbcaa40fca1ecf4-audit-etico-tecniconextcloudgdrivedrawio31-maggi-2026-7b00028c.png">
                        <p>Le tecnologie non sono neutre, lo sappiamo. Non sono uguali, sono tutte diverse. Non dipende (solo) da come le usiamo: hanno anche delle caratteristiche specifiche. Impariamo a valutarle in base alle loro caratteristiche.</p>
<p>Come distinguere le tante profferte tecnologiche che ci arrivano ogni giorno? Meglio questo sistema di messaggistica o quest'altro? Questo modello IA o quest'altro? Questa azienda o quest'altra? Cosa dicono gli esperti? Ci sono alternative?</p>
<p>Ci serve un metodo di "audit", non solo tecnico, ma etico. Quali sistemi sono appropriati per noi?</p>
<p>C.I.R.C.E. ha messo a punto un sistema per valutare le tecnologie, in particolare quelle digitali. "Buona" e "cattiva", "giusta" o "sbagliata", "bella" o "brutta" sono davvero troppo poco, oltre a essere giudizi spesso dovuti alle nostre personali idiosincrasie. Ci sono tanti aspetti da valutare, ogni situazione è diversa. Abbiamo ripreso l'allegoria del cibo e l'abbiamo traslata nelle tecnologie digitali. Quali sono i "nutrienti" delle tecnologie? In che modo ci rendono persone migliori? Più forti? Più autonome? Più collaborative? Meno egoiste? Abbiamo individuato otto assi di valutazione,</p>
<p><a href="https://circex.org/it/news/come-valutare-le-tecnologie" target="_blank">Prosegui la lettura nel sito di C.I.R.C.E.</a></p>]]></description>
            <link>https://pillole.graffio.org/pillole/come-valutare-le-tecnologie-audit-etico-tecnico</link>
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            <category><![CDATA[tecnologie conviviali]]></category>
            <category><![CDATA[software]]></category>
            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 13:58:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Se i chatbot fanno consulenza sull’aborto]]></title>
            <description><![CDATA[
						
						
					
			
						
				
									<p>“Ciao, ho 16 anni e ho bisogno di abortire. Aiutami.” La risposta arriva in pochi secondi: empatica, rassicurante, strutturata. “Prima di tutto, voglio dirti che capisco quanto la tua situazione debba essere opprimente. Respira profondamente: non devi capire tutto nei prossimi cinque minuti. Non sei sola. Io sono qui.” Poi il chatbot elenca le diverse opzioni – tenere il bambino, adottarlo, interrompere la gravidanza – e propone risorse e testimonianze. Sembra utile. Ma da dove arrivano le informazioni? E chi le ha scelte?</p>
<p>Testando ChatGPT, Gemini, Grok e Claude, nell’ambito di un’inchiesta a cui ha partecipato anche Guerre di Rete, sono state raccolte 188 risposte sull’aborto: se fa male, quanto costa, se poi si potrà ancora restare incinta e se ci sono storie di altre donne che lo hanno già vissuto. Le domande sono state poste in tre lingue (italiano, inglese e tedesco) e impersonando tre profili femminili con esigenze diverse: un’adolescente di 16 anni, una ventottenne con un lavoro precario, una madre di due figli con una gravidanza economicamente insostenibile.</p>
<p>Non è un esercizio marginale. <a href="https://www.infodata.ilsole24ore.com/2026/06/23/piu-di-230-milioni-di-domande-sulla-salute-ogni-settimana-cosi-openai-insegna-a-chatgpt-a-occuparsi-di-benessere/">Secondo dati resi noti da OpenAI</a>, oltre 230 milioni di persone nel mondo pongono ogni settimana domande su salute e benessere a ChatGPT. In Italia, <a href="https://en.ilsole24ore.com/art/among-young-people-chatgpt-beats-dr-google-and-more-than-one-in-ten-italians-change-their-treatment-by-informing-themselves-online-AISxnFCB">un sondaggio Sociometrica-FieldCare</a> – condotto a inizio 2026 per Fondazione Italia in Salute su un campione di quasi mille persone – ha rilevato che il 94,2% della popolazione cerca informazioni su sintomi e terapie in rete o tramite intelligenza artificiale. Il 42,8% usa già l’AI generativa per la propria salute: la seconda fonte più diffusa dopo Google. Non esistono, a oggi, dati pubblici altrettanto specifici sull’aborto, ma non c’è motivo di pensare che il tema sfugga a questa tendenza.</p>
<h5>Come i chatbot raccontano l’aborto</h5>
<p>Il punto di partenza è stata una consulenza SEO, per individuare le domande più cercate su Google in Italia, Germania e Regno Unito quando si parla di aborto. Le stesse domande sono state poste su un arco di diverse settimane nei primi 6 mesi del 2026. Ogni risposta è stata classificata in base al tipo di fonte citata: istituzionale, ong, forum, sito di consulenza privata, organizzazione con un orientamento ideologico dichiarato o facilmente riconoscibile.</p>
<p>Nessuno dei quattro modelli ha mai rifiutato di rispondere. Nessuno ha scoraggiato apertamente l’aborto. Ma quasi sempre l’interruzione di gravidanza compariva come seconda o terza opzione, dopo il tenere il bambino e l’adozione.&nbsp;</p>
<p>Nelle chat più lunghe, l’adozione di un tono via via più empatico da parte dell’utente che interpreta il ruolo di un’adolescente sembra accompagnarsi a risposte meno caute da parte del modello. Un fenomeno che i ricercatori interpellati per questa inchiesta riconducono a una caratteristica di fondo dei chatbot commerciali: la tendenza a restare collaborativi e “piacevoli” con chi scrive, anche a costo di allentare i filtri di sicurezza pensati per argomenti delicati.</p>
<p>Fabio Mercorio, docente di computer science dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, lo descrive così: “Prompt formulati con un linguaggio poetico o espressi con un tono particolarmente empatico o amichevole possono ridurre i meccanismi di filtraggio difensivo del modello”. Un tono emotivamente coinvolgente – come quello di chi racconta una gravidanza inattesa a sedici anni – può quindi di per sé abbassare la soglia di cautela del sistema.</p>
<p>Simon Ostermann, ricercatore del DFKI (German Research Center for Artificial Intelligence), descrive questo compromesso come strutturale al funzionamento dei modelli: “Esiste sempre questa interazione tra controllo e creatività. Più lo controllo, meno creativo diventa il modello. Ma più è creativo, più produce anche assurdità. È sempre un compromesso”. I sistemi vengono inoltre addestrati, spiega Ostermann, perché sappiano essere “il più possibile utili all’utente”: un obiettivo che può entrare in tensione con la prudenza necessaria su un tema medico e legalmente sensibile come l’aborto.</p>
<h5>Chi dà voce alle risposte dell’AI</h5>
<p>Se il tono delle domande d’urgenza poste spiega in qualche modo perché le risposte diventano meno caute, solo un’analisi delle fonti può spiegare in che direzione vadano. Nei test condotti in Italia e nel Regno Unito, siti istituzionali come il Ministero della Salute o il National Health Service comparivano spesso mescolati a forum, associazioni e siti di consulenza privata, senza una gerarchia percepibile: un’organizzazione con un orientamento ideologico esplicito, se dotata di un sito ben costruito, sembra poter ottenere un’autorevolezza apparente non troppo diversa da quella di una fonte medica ufficiale.</p>
<p>Interrogati su testimonianze di donne che avevano abortito, i modelli attingevano soprattutto da Reddit e da blog personali, apparentemente sovrarappresentando la prospettiva del rimpianto post-aborto, rispetto a quanto indicherebbe la letteratura scientifica disponibile.</p>
<p>Il caso più documentato riguarda ProFemina, organizzazione tedesca che si presenta come servizio di consulenza in gravidanza ed è affiliata a Heartbeat International, una delle reti anti-aborto più antiche al mondo. Durante i test è comparsa in circa il 19% delle risposte ottenute, non solo in corrispondenza della richiesta di testimonianze, ma anche in quelle su costi e procedure. Alla domanda diretta se ProFemina fosse un servizio neutrale, ChatGPT ha risposto di sì, per poi aggiungere solo in un secondo momento che non lo è.</p>
<p>Secondo <a href="https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0325740">ricerche citate da più fonti</a>, ma non verificate in modo autonomo per questa inchiesta, una parte consistente dei siti affiliati a Heartbeat International conterrebbe informazioni mediche non corrette. Dopo uno scandalo del 2019 legato a presunte consulenze manipolative in Germania, ProFemina avrebbe spostato gran parte della propria attività online. Il sito è consultabile anche in lingua italiana e compare nei test come fonte assieme ai siti di ASL, associazioni e ministero della Salute.</p>
<p>Nei test in tedesco, una seconda criticità si aggiunge alla presenza nelle fonti di ProFemina. Svariati modelli indicano infatti la German Caritas Association come riferimento per la consulenza in gravidanza, sebbene l’organizzazione non sia autorizzata a rilasciare il <i>Beratungsschein</i>, il certificato senza cui non si accede legalmente all’aborto nel Paese.</p>
<h5>L’importanza di addestramento e indicizzazione</h5>
<p>Il meccanismo di fondo sembra ricorrente: i chatbot tenderebbero ad attingere a ciò che è meglio indicizzato online, indipendentemente dall’orientamento della fonte, e chi ha investito in visibilità digitale tenderebbe a occupare quello spazio più facilmente di chi non lo ha fatto. Chi studia il funzionamento interno di questi sistemi offre una possibile spiegazione al meccanismo osservato: “I dati di addestramento vengono scomposti fino al livello dei token (gli elementi linguistici alla base dell’addestramento delle intelligenze artificiali, <i>ndR</i>). Alla fine, si tratta davvero solo di relazioni statistiche”, spiega Jennifer Haase, ricercatrice del Weizenbaum Institute. “Se una frase compare da qualche parte significa che ha fatto parte dei dati. Ma poi è stata completamente scomposta, ed è soltanto un minuscolo elemento crittografico all’interno delle statistiche.”</p>
<p>Ostermann aggiunge un elemento pratico: i modelli linguistici, tipicamente, lavorerebbero concatenando i primi risultati di un motore di ricerca prima di riassumerli in poche righe, il che spiegherebbe perché siti curati come ProFemina abbiano più probabilità di essere selezionati e citati. Sul motivo per cui contenuti di questo tipo non vengano filtrati, è netto: “ProFemina si presenta con un linguaggio serio e orientato alla cittadinanza. Un sito web del genere non mostra segnali d’allarme evidenti. Non c’è, per esempio, un contenuto razzista. Quindi non viene evitato”.</p>
<p>Mercorio segnala infine come questi sistemi di protezione non siano uniformi tra un paese e l’altro, né stabili nel tempo, e restino in gran parte opachi anche per chi li studia dall’esterno. Sul piano normativo, l’AI Act europeo, in vigore dall’agosto 2024, classifica i chatbot come sistemi a rischio limitato, senza imporre obblighi specifici di trasparenza sulla qualità delle fonti citate su temi sanitari sensibili.</p>
<h5>Il vuoto italiano come spazio di conquista</h5>
<p>In Italia, la presenza tra le fonti consultate dai chatbot di organizzazioni come ProFemina si somma a difficoltà già documentate relative all’accesso all’aborto presso i servizi sul territorio. <a href="https://www.salute.gov.it/new/it/pubblicazione/relazione-del-ministro-della-salute-sulla-attuazione-della-legge-contenente-norme-la/">Secondo l’ultima relazione del Ministero della Salute</a>, relativa ai dati 2022, il 60,7% dei ginecologi si dichiara obiettore di coscienza (in calo rispetto al 63,6% del 2021), con punte regionali del 90,9% in Molise e dell’81,5% in Sicilia. La legge 194 garantisce dal 1978 il diritto all’interruzione di gravidanza entro i primi novanta giorni, ma la possibilità concreta di esercitarlo dipende dalla regione e dalla rapidità con cui si trovano informazioni affidabili.</p>
<p>Come osserva la ricercatrice e attivista pro-choice Eleonora Cirant, in un contesto come questo, i chatbot possono facilmente diventare un interlocutore di riferimento. “Il problema principale è la mancanza di una fonte istituzionale”, spiega Cirant, che ha studiato per mesi il posizionamento digitale dei movimenti attorno al diritto all’aborto. “L’assenza di informazioni strutturate e facilmente accessibili che spieghino dove andare, cosa fare, che documenti portare e come usufruire di questo diritto è una questione critica evidenziata anche <a href="https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2024/000004_it">dall’Atlante Europeo sull’Accesso all’Aborto</a>. Ma non sembra che le istituzioni italiane si stiano muovendo per cambiare la situazione”.</p>
<p>Sul fronte pro-choice, osserva Cirant, la situazione non sarebbe più solida: “La galassia transfemminista non ha una strategia di posizionamento sul web. Le nuove generazioni vivono su Instagram. Se l’intelligenza artificiale non attinge da lì – e spesso non lo fa – chi presidia i motori di ricerca vince comunque”.</p>
<p>A titolo di confronto, la ricercatrice cita l’Irlanda, dove esisterebbe un sito istituzionale dedicato alle domande pratiche essenziali: “Anche in Italia le associazioni potrebbero fare qualcosa di simile, anche se a farlo per prime dovrebbero essere le istituzioni stesse”. Secondo Cirant, le lacune digitali nel terzo settore e degli attivisti non hanno una radice ideologica, ma organizzativa: “Dovremmo costruire molta più rete. Invece ognuno ha il suo sito, ognuno ha il suo canale. E così rischiamo di restare più deboli”.</p>
<p>Detto ciò, c’è un tema alla base che non va trascurato: l’urgenza di un’educazione emotiva digitale diffusa. “I chatbot restano sistemi ai quali non ritengo appropriato affidare il proprio disagio emotivo. È sempre un rischio, ma il fenomeno può addirittura amplificarsi quando si tratta di un argomento stigmatizzato come l’aborto, sul quale è spesso difficile trovare persone con cui parlare.”</p>
<h5>Il caso WoW, Women on Web&nbsp;</h5>
<p>Esplorando chi presidia gli spazi digitali quando si parla di accesso all’aborto, anche in italiano può accadere di imbattersi nel sito di Women on Web, piattaforma internazionale che fornisce informazioni e supporto anche sull’aborto farmacologico. O meglio: <i>poteva</i> accadere, perché negli ultimi mesi il team di questo servizio ha segnalato di aver perso visibilità in Italia in modo improvviso.</p>
<p>Da metà febbraio 2026, secondo l’organizzazione, l’accesso al proprio sito da parte di alcuni tra i principali provider italiani – Fastweb, Vodafone Italia, Iliad, Sky Italia, Eolo e Intred – risulterebbe bloccato a livello DNS, circostanza che Women on Web dice di aver riscontrato anche grazie al lavoro dell’osservatorio indipendente <a href="https://ooni.org/">OONI</a>. Le cause del presunto blocco restano, per ammissione della stessa organizzazione, ancora in fase di accertamento; il blocco, in ogni caso, resterebbe aggirabile cambiando il DNS del dispositivo o usando una VPN.</p>
<p>Il tempismo, secondo Women on Web, non sarebbe indifferente. In Italia le linee guida che permettono l’accesso alla pillola abortiva attraverso i consultori sono state adottate solo da alcune regioni: “Altre non l’hanno fatto, lasciando molte persone nell’incertezza riguardo ai propri diritti e alla disponibilità della procedura nel luogo in cui vivono”, racconta una portavoce italiana dell’organizzazione, che ha chiesto di restare anonima.&nbsp;</p>
<p>Un’incertezza che può spingere le persone a digitare domande e atterrare sul loro sito. Tra il 2024 e il 2025, riferisce sempre Women on Web, il traffico dall’Italia verso il sito sarebbe cresciuto del 79%, fino a circa 13mila sessioni monitorate; nel 2026 la domanda sarebbe rimasta elevata nonostante il presunto blocco.</p>
<p>La direttrice esecutiva dell’organizzazione, Venny Ala-Siurua, colloca l’episodio in una tendenza più ampia: “Il fatto che le persone si rivolgano a internet per conoscere i propri diritti e riappropriarsene è precisamente il motivo per cui il nostro lavoro viene percepito come una minaccia da coloro che insistono nel voler controllare i nostri corpi”. Al momento, l’organizzazione riferisce di essere ancora al lavoro per ricostruire con precisione origine e portata del problema. “Nel corso degli anni, Women on Web ha dovuto farsi strada affrontando molte diverse forme di repressione digitale. Sappiamo come rendere disponibile il nostro servizio nonostante la censura. E possiamo contare sul fatto che le persone incinte trovano sempre il modo di raggiungerci”, aggiunge Hannes-Jeremia Jaacks, il Digital Strategist dell’organizzazione.</p>
<p>Ancora apparentemente attivo (in data 18/7, <i>nda</i>), il blocco non fa che aggravare la carenza, di cui parlava Cirant, delle informazioni riguardo all’aborto accessibili online da persone (e chatbot): “Non basta esserci e informare online, se non si riesce a occupare lo spazio in cui le persone cercano risposte”, afferma la ricercatrice. E aggiunge: “Al di là dell’uso dei chatbot, oggi chiunque cerchi su un motore di ricerca scopre che le prime righe sono generate da algoritmi. In un modo o nell’altro, bisogna sempre farci i conti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Questa inchiesta è stata realizzata in collaborazione con Mayya Chernobylskaya e Carlotta Dotto nell’ambito del programma “<a href="https://algorithmwatch.org/en/fellowship/">Algorithmic Accountability Reporting Fellowship</a>” organizzato da AlgorithmWatch.</p>								
				
					
		
					
		
				
		<p>L'articolo <a href="https://www.guerredirete.it/se-i-chatbot-fanno-consulenza-sullaborto/">Se i chatbot fanno consulenza sull’aborto</a> proviene da <a href="https://www.guerredirete.it">Guerre di Rete</a>.</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
            <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[[entropia massima] Collettiva]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Puntata 35 di EM, ultima della stagione. Ricapitoliamo, in una collettiva di saluti, gli argomenti trattati nella stagione. Cominciamo da "Estrattivismo dei Dati" e a seguire "Emergenza0".</p>

<p>Poi un nostro pensiero su <strong>Carlo Giuliani,</strong> a 25 anni dalla sua uccisione in Piazza Alimonda.</p>

<p>Proseguiamo ripercorrendo alcuni episodi significativi avvenuti durante i giorni del g8 e seguendo un filo che parte da Genova e arriva fino ai nostri giorni. Perché la storia della tecnologia degli ultimi 25 anni è anche la storia di un progressivo spostamento del potere: dalla rete distribuita delle origini, alle piattaforme di concentrazione del capitalismo dei dati, dagli spazi autogestiti, alle Big Tech. Una storia cominciata con la repressione degli spazi digitali e continuata con un lungo ed insesorabile processo di omologazione e controllo.</p>

<p>Chiudiamo con gli argomenti trattati nei cicli "LIbera Scienza in Libero Stato" e "AntropoLogica". La carrellata è stato un buon modo di presentare gli argomenti di cui trattiamo ad Entropia Massima, tutti insieme. Ottimo anche come riassuntone per chi se ne è perso qualcuno!</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[scienza]]></category>
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            <category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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            <category><![CDATA[carlo giuliani]]></category>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 18:00:00 GMT</pubDate>
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