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        <title><![CDATA[Antimilitarismo]]></title>
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            <title><![CDATA[Trump consegna il Libano al genocidio. E la trattativa al fallimento]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Per un giorno il focus della guerra Usa-Israele contro l’Iran e il mondo sciita si sposta dal Golfo al Libano. Ma fino ad un certo punto… Alla Casa Bianca l’incontro tra gli ambasciatori a Washington di Tel Aviv e Beirut, sotto l’occhiuta sorveglianza dei “Narco” Rubio e Donald Trump, ha […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/04/24/trump-consegna-il-libano-al-genocidio-e-la-trattativa-al-fallimento-0194385">Trump consegna il Libano al genocidio. E la trattativa al fallimento</a> su <a href="https://contropiano.org">Contropiano</a>.</p>]]></description>
            <link>https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/04/24/trump-consegna-il-libano-al-genocidio-e-la-trattativa-al-fallimento-0194385</link>
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            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:01:15 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Porto di Livorno: azione diretta per fermare il traffico di armi]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Il transito di una nave carica di armi ha provocato ancora una volta proteste nel <strong>porto di Livorno</strong>. All’alba del 18 aprile attivisti e attiviste hanno bloccato l’apertura del ponte girevole sul <strong>Canale dei Navicelli</strong> ritardando così il transito della <strong>nave Freeberg</strong>, carica di munizioni ed esplosivi, proveniente dalla base USA di <strong>Camp Darby</strong> e diretta al porto.</p>



<p>L’iniziativa ha visto la partecipazione di varie realtà studentesche e sociali su iniziativa di <strong>USB</strong>. Da segnalare l’intervento repressivo delle forze dell’ordine&nbsp;che hanno interrotto il presidio pacifico contro il traffico di armi sul territorio e rimosso il sit-in dei manifestanti portandoli via di peso. Sulla vicenda sono intervenuti il <strong>Coordinamento Antimilitarista Livornese</strong> e la <strong>C</strong><strong>UB </strong><strong>Toscana.</strong></p>



<p>Il <strong>Coordinamento Antimilitarista Livornese</strong> esprime la propria solidarietà e il proprio sostegno agli attivisti, che hanno dimostrato ancora una volta quello che è possibile fare, con pratiche determinate e nonviolente, per contrastare la deriva bellicista del nostro Paese.</p>



<p>La <strong>CUB Toscana</strong> ricorda che l’austerità salariale non verrà risolta con il riarmo e che la regione è tristemente da tempo zona nevralgica per la logistica militare statunitense, indispensabile alle guerre di <strong>Donald Trump</strong>. I territori sono attraversati dal trasporto di armi, le università attirate nella trappola delle tecnologie duali e della ricerca a fini di guerra, con potenziamento dei finanziamenti in questa direzione, le scuole rese destinatarie della propaganda militare.</p>



<p>L’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong> della Toscana <strong>esprime solidarietà</strong> alle organizzazioni attive citate sopra, e le invita ad organizzare quanto prima una iniziativa unitaria contro i processi di militarizzazione delle scuole, l’attraversamento di convogli militari sul territorio e la riconversione dell’economia civile a militare.</p>



<p><strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong></p>







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            <category><![CDATA[toscana]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 07:47:16 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Documentario “Maidan: la strada verso la guerra” al Liceo Bellinzona (Svizzera)]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Il 17 marzo scorso, durante le giornate culturali autogestite del Liceo cantonale di <strong>Bellinzona</strong> in <strong>Svizzera </strong>è stato proiettato il documentario <strong>Maidan: la strada verso la guerra</strong> che racconta le vicende politiche e sociali ucraine e russe a partire dalle proteste di <strong>Maidan</strong> del 2013. Il documentario è stato censurato in numerose occasioni in Italia perché prodotto da <strong>RT/Russia Today</strong>, complesso mediatico russo considerato un canale di propaganda del Cremlino e per questo <u><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2022/03/02/eu-imposes-sanctions-on-state-owned-outlets-rtrussia-today-and-sputnik-s-broadcasting-in-the-eu/pdf/" target="_blank">bannato</a></u> dall’UE, già da marzo 2022.</p>



<p>Sia l’ambasciatrice ucraina in Svizzera che il ministro degli esteri ucraino si sono rallegrati sul social “X” quando nel comune di Muralto a fine gennaio 2026 una proiezione programmata del documentario è stata annullata.</p>



<p>Alla dirigenza del liceo di Bellinzona e al <strong>Dipartimento per l’educazione, la cultura e lo sport del Ticino (Decs) </strong>erano stati indirizzati appelli perché cancellassero l’iniziativa ma il dirigente scolastico <strong>Nicola Pinchetti</strong> ha deciso invece di mantenerla, anche se per un pubblico esiguo di venti persone tra studenti e docenti. In un’<u><a href="https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Il-documentario-%E2%80%9CMaidan-la-strada-verso-la-guerra%E2%80%9D-torna-a-far-discutere--3601410.html" target="_blank">intervista</a></u> ha dichiarato che compito della scuola è interrogare in modo critico le fonti e comprendere la diversità dei punti di vista, non c’era nessuna intenzione di offendere i cittadini e le cittadine ucraine accolti nel Canton Ticino.</p>



<p>L’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong> ricorda come dall’esplosione della guerra russa-ucraina nel febbraio 2022, la <strong>propaganda militarista UE</strong> prese il sopravvento radendo al suolo qualsiasi confronto dialogico. Chi esprimeva un’opinione contraria all’invio di armi dall’UE all’Ucraina veniva marginalizzato. In Italia sui quotidiani di giugno 2022 si diffuse la notizia che il <strong>Copasir</strong> stesse controllando influencer, politici, giornalisti simpatizzanti della propaganda russa.&nbsp;</p>



<p>La <strong>censura</strong> è uno strumento che impoverisce la discussione didattica, dentro e fuori la scuola la <strong>disinformazione</strong> è il vero pericolo. Proiettare un documentario e discuterne insieme non è automaticamente aderire alla visione delle cose che propone, ma è solo un punto di partenza per ricercare altre fonti, verificare i contenuti, lasciare aperte quelle domande per cui non abbiamo ancora una risposta.</p>



<p><strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università&nbsp;</strong></p>







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            <category><![CDATA[guerra]]></category>
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            <category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 07:44:08 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[La flotta europea dei “volenterosi” salperà per il Golfo della guerra]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Ancora una volta le scelte delle potenze del gruppo dei “volenterosi” non saranno quelle che vorrebbero ma quelle che sono costrette a fare. In tal senso l’invio di una flotta europea nello Stretto di Hormuz dove gli USA e Israele hanno scatenato una guerra contro l’Iran, appare inevitabile. Il vertice […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/04/24/la-flotta-europea-dei-volenterosi-salpera-per-il-golfo-della-guerra-0194365">La flotta europea dei “volenterosi” salperà per il Golfo della guerra</a> su <a href="https://contropiano.org">Contropiano</a>.</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[kubilius]]></category>
            <category><![CDATA[missione europea]]></category>
            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 06:20:15 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Carburante aerei, tra poco in aria solo i caccia bombardieri?]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Fino a maggio si vola, dopo non si sa O’Leary rassicura i Paesi europei: «Non ci saranno rischi sicuramente a maggio e probabilmente a giugno perché si riforniscono di carburante da Norvegia, Africa Occidentale, Stati Uniti e Russia, anche se non si può dire». «Unica possibile area a rischio mancanza […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://contropiano.org/altro/2026/04/24/carburante-aerei-tra-poco-in-aria-solo-i-caccia-bombardieri-0194361">Carburante aerei, tra poco in aria solo i caccia bombardieri?</a> su <a href="https://contropiano.org">Contropiano</a>.</p>]]></description>
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            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 05:59:41 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[25 aprile a Pisa e Livorno. Bloccare le aggressioni imperialiste! Via il governo Meloni]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Sabato 25 aprile alle ore 10 un corteo contro guerra e basi militari partirà dalla base USA di Camp Darby. Alle 10.45 a Livorno in Piazza Cavour ci sarà una commemorazione partigiana. Per le ore 18.00 a Pisa è convocato un presidio antifascista in Piazza Franco Serantini (ora P.zza San. […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://contropiano.org/regionali/toscana/2026/04/24/25-aprile-a-pisa-e-livorno-bloccare-le-aggressioni-imperialiste-via-il-governo-meloni-0194352">25 aprile a Pisa e Livorno. Bloccare le aggressioni imperialiste! Via il governo Meloni</a> su <a href="https://contropiano.org">Contropiano</a>.</p>]]></description>
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            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 05:30:37 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Blocchiamo la guerra! Mandiamo a casa il governo!  Rompiamo con il modello Lepore!]]></title>
            <description><![CDATA[<p>25 Aprile | H10:00 –&nbsp;Piazza dell’Unità Questo 25 aprile vogliamo festeggiare la Liberazione del nostro Paese con un grande corteo che parta dalle ore 10 da Piazza dell’Unità e giunga al Pratello. Vorremmo che una marea umana chiedesse a gran voce le dimissioni dell’attuale governo ed esprimesse la necessità di […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://contropiano.org/regionali/emilia-romagna/2026/04/24/blocchiamo-la-guerra-mandiamo-a-casa-il-governo-rompiamo-con-il-modello-lepore-0194375">Blocchiamo la guerra! Mandiamo a casa il governo!  Rompiamo con il modello Lepore!</a> su <a href="https://contropiano.org">Contropiano</a>.</p>]]></description>
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            <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 05:09:54 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra]]></title>
            <description><![CDATA[<h5><strong>Premessa</strong></h5>



<p>L’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong> ritiene che non sia più il momento di limitare l’obiezione di coscienza a un mero diritto individuale, da esercitarsi come eccezione entro i confini del servizio militare. In un momento storico in cui la guerra viene normalizzata e i nostri luoghi del sapere vengono trasformati in avamposti ideologici e tecnologici per il conflitto, l’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università </strong>vuole segnalare i rischi che il servizio civile oggi può rappresentare. Infatti, nell’attuale contesto di guerra permanente esso diventa uno strumento utile ai guerrafondai come cavallo di Troia per riportare nei Paesi europei la leva militare: l’obiezione di coscienza in questa fase deve essere <strong>totale</strong> e farsi scelta <strong>collettiva e politica</strong>.</p>



<h5><strong>1. Il ripudio della guerra come valore assoluto</strong></h5>



<p>Richiamiamo con forza l’Articolo 11 della Costituzione Italiana: l’Italia ripudia la guerra non solo come strumento di offesa, ma come logica di risoluzione dei conflitti. Questo ripudio non può essere sospeso né subordinato ad alleanze internazionali o logiche di riarmo. Rifiutiamo a priori ogni politica, ogni investimento e ogni decisione che spinga l’umanità verso l’autodistruzione.</p>



<h5><strong>2. Scuola e Università:</strong> <strong>Luoghi di Pace, non di guerra</strong></h5>



<p>Denunciamo la penetrazione dei valori bellicisti nei luoghi della formazione. La scuola e l’università devono essere spazi di pensiero critico e di cooperazione.<br>NO alla ricerca scientifica asservita all’industria bellica.<br>NO ai protocolli tra istituzioni scolastiche e forze armate.<br>NO alla militarizzazione e al nazionalismo dei programmi educativi.<br>NO ad ogni forma di schedatura di massa finalizzata alla leva.<br>La conoscenza deve servire alla vita e al progresso della società, non al perfezionamento di strumenti di distruzione e morte. L’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong> considera rilevante l’impatto dell’obiezione non solo nell’ambito di scuole e università, ma anche nel resto della società per le implicazioni che ha sulle comunità e nei luoghi di lavoro.</p>



<h5><strong>3. Obiezione di Coscienza Totale e Collettiva</strong></h5>



<p>Rivendichiamo il diritto all’Obiezione di Coscienza Totale e Collettiva e in tutti gli ambiti della società civile:<br>– Nel mondo del lavoro, per il diritto di rifiutare la produzione e il trasporto di armamenti.<br>– Nella ricerca, per il diritto di sottrarsi a progetti “dual-use” o a scopi bellici.<br>– In tutta la società, come barriera civile contro un sistema che prepara il Paese allo stato di guerra.</p>



<h5><strong>4. Contro la complicità e il genocidio</strong></h5>



<p>La nostra obiezione è un atto di solidarietà internazionale. Dire NO alla guerra oggi significa:<br>– Dire NO al genocidio del popolo palestinese e ad altri genocidi in atto.<br>– Dire NO al sionismo e al fascismo, basati sulla sopraffazione e sull’esclusione.<br>– Dire NO alle politiche coloniali e alla complicità dell’Occidente nei massacri in corso.<br>– Dire NO alla corsa al RIARMO.</p>



<h5><strong>5. Contro la repressione del dissenso</strong></h5>



<p>Rifiutiamo la narrazione unica. La criminalizzazione di chi manifesta per la pace, il clima di minacce e ritorsioni contro la libertà d’insegnamento, la censura nelle scuole e nelle università e la repressione nelle piazze sono i sintomi di un sistema globale di guerra. Non esiste pace né democrazia senza libertà di dissenso. L’obiezione collettiva è la nostra risposta alla paura.</p>



<p>L’Obiezione di Coscienza Totale è oggi un atto di realismo possibile contro la folle corsa verso la guerra. Non basta limitarsi a esercitare questo diritto individualmente solo in funzione del servizio di leva o di un’eventuale chiamata per entrare nell’esercito in caso di guerra, occorre rifiutare di essere ingranaggi del meccanismo bellico anche da un posizionamento civile. Riteniamo che oggi il servizio civile non si configuri più come scelta alternativa al militare: in tutta Europa è lo strumento che i guerrafondai utilizzano per militarizzare tutta la società, applicando la dottrina militare della “difesa totale” per la quale ogni cittadino e ogni cittadina sono considerati “soldati” a partire dai propri posti di lavoro o di studio o di cooperazione sociale. L’Obiezione di Coscienza Totale è la forza collettiva per salvare l’intero Paese dalla guerra in tutti gli ambiti della società nei quali si esercitano i diritti di cittadinanza. Non chiediamo il permesso di restare umani: <strong>NOI ESERCITIAMO IL DIRITTO DI RESTARE UMANI</strong>.</p>



<h5><strong>La nostra proposta</strong></h5>



<ul>
<li>Invitiamo a mettere in atto azioni di disobbedienza civile contro tutte le misure adottate dal Governo del nostro Paese e dalle altre istituzioni nazionali ed europee per militarizzare la società, incluso il ritorno della leva obbligatoria in qualsiasi forma (mini-leve, giornate sulle forze armate, questionari, visite mediche, settimane di esercitazioni, servizio civile finalizzato allo sforzo bellico etc.) e diciamo no alla schedatura di massa dei ragazzi e delle ragazze.</li>



<li>Vogliamo difendere le giovani ed i giovani e non lasciarli soli davanti ad un destino di guerra contro chi vuole trasformarli in carne da cannone, proponendo una Obiezione di Coscienza Totale e Collettiva.</li>



<li>Con questo manifesto invitiamo a respingere con determinazione i provvedimenti di chi vuole la guerra, facendo valere la superiorità dei principi della Costituzione della Repubblica alla prospettiva di scivolare in una guerra che distruggerà il nostro Paese. È così che vogliamo difenderlo, seguendo quel Ripudio della guerra espresso nell’art. 11 della nostra Costituzione. Ed è proprio nel solco del ripudio totale della guerra che si colloca il nostro rifiuto nei confronti di qualsiasi ipotesi di difesa militare e civile funzionale o complementare alla logica bellica. Se saremo in tante e in tanti, i progetti di guerra non avranno la meglio e riusciremo a difendere i valori fondanti della nostra Repubblica e i diritti di tutti i popoli.</li>
</ul>



<h3><strong>In guerra si combatte per la Patria, ma quando si rifiuta la guerra si combatte per l’Umanità.</strong></h3>



<p>Scarica qui il PDF del <strong>Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra</strong> e stampalo per diffonderlo.</p>



<a href="https://osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/04/Manifesto-obiezione-totale2.pdf">Manifesto obiezione totale2</a><a href="https://osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/04/Manifesto-obiezione-totale2.pdf" aria-describedby="wp-block-file--media-a98089a0-bda5-41a2-9cfe-05694c01e0c0">Download</a>



<p><strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong> </p>







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            <category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>
            <category><![CDATA[incondizionato]]></category>
            <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 17:49:34 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Gioia del Colle (BA): vittoria contro la militarizzazione della corsa “Corri con Gioia”]]></title>
            <description><![CDATA[<p><strong>Gioia del Colle</strong> (BA) da laboratorio sperimentale della militarizzazione dei territori e delle coscienze diventa esempio di successo della mobilitazione dal basso contro la propaganda bellicista, dimostrazione concreta e fattuale del fatto che la militarizzazione può essere arrestata, ma solo se si prende consapevolezza e si riconosce il fenomeno che attraverso l’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong> da anni stiamo denunciando.</p>



<p>È accaduto che la <strong>Gioia Running</strong>, associazione podistica dilettantistica locale, ha annunciato circa un mese fa che la tradizionale corsa “Corri con Gioia” alla dodicesima edizione quest’anno si sarebbe svolta per 7 km all’interno del perimetro della base aerea del 36° stormo, ubicata proprio nel territorio di Gioia del Colle.</p>



<p>Ciò che i cittadini e le cittadine hanno trovato davvero raccapricciante è stato il messaggio di promozione dell’evento, in cui veniva fatto un accostamento abbastanza agghiacciante tra la potenza e la precisione degli aerei militari <strong>Eurofighter Typhoon</strong> e le prestazioni sportive degli atleti e delle atlete, per cui il <strong><a href="https://www.facebook.com/share/p/1MtZLWVFG2/" target="_blank">Comitato Cittadino per la Pace</a></strong> si è mobilitato facendo uscire un primo comunicato stampa (<a href="https://osservatorionomilscuola.com/2026/04/14/corri-gioia-divisiva-esclusiva-gioia-colle-corre-aeroporto-militare/" data-type="post" data-id="26468" target="_blank">da noi pubblicato qui</a>) in cui sollevava dubbi e perplessità circa l’opportunità in questo momento storico di organizzare un evento sportivo cittadino, che nelle scorse edizioni era stato una grande festa per le vie della città, all’interno di una base militare situata, peraltro,&nbsp;1 km fuori dal perimetro della città, quindi escludente una fetta della popolazione.</p>



<p>Il <strong>Comitato cittadino per la Pace </strong>ha così inviato, in un secondo momento, una lettera al Ministero della difesa <strong>Guido Crosetto</strong> e, per conoscenza, al comandante della base militare per chiedere delucidazioni in merito alle questioni legate alla sicurezza, dal momento che oltre alle questione etiche e all’opportunità politica di organizzare una manifestazione del genere in un conteso internazionale di guerra in spazi militarizzati, si profilavano anche pericoli legati alla sicurezza con l’ingresso di migliaia di persone all’interno della base militare.</p>



<p>A tutto questo iter istituzionale non è corrisposto nessun tipo di riscontro né da parte del Ministero né da parte del comandante né, tantomeno, da parte dell’associazione podistica organizzatrice e del Comune di <strong>Gioia del Colle</strong> che, comunque, ha dato il patrocinio economico e culturale all’iniziativa. Insomma, silenzio assoluto da parte delle istituzioni, fino a quando la questione sollevata dal <strong>Comitato cittadino per la Pace </strong>ha determinato un provvedimento da parte della <strong>Prefettura</strong>, che ha predisposto il <strong>divieto di accesso all’interno della base</strong>!</p>



<p>La conseguenza, quindi, è stata che a meno di una settimana dallo svolgimento della “Corri con Gioia” è stato possibile fermare la militarizzazione della corsa e disporre il blocco dell’iniziativa all’interno della base militare. Questo serve anche a mettere in evidenza il fatto che non tutto ciò che viene organizzato, per il solo fatto che venga autorizzato dalle istituzioni, necessariamente significa che sia lecito e vada bene per la sicurezza e il benessere della cittadinanza. A <strong>Gioia del Colle</strong> è accaduto che solo quando la società civile si è mobilitata e ha messo in discussione le modalità di svolgimento delle iniziative militaristiche siano partite le verifiche per la sicurezza e solo allora poi ci si è reso conto che effettivamente far entrare nelle caserme le persone, così come i bambini e le bambine, gli studenti e le studentesse, rappresenta un serio problema.</p>



<p>La vicenda di <strong>Gioia del Colle</strong>, oltre ad essere una sonante vittoria per i movimenti pacifisti sul territorio pugliese, deve essere un monito in generale per stimolare la società civile in tutta Italia alla partecipazione alla cosa pubblica, a studiare i dettami costituzionali della convivenza civile e a mettere in discussione uno status quo che non è detto che vada sempre bene per la popolazione.</p>



<p>È importante sottolineare, infine, che il <strong>Comitato cittadino per la Pace </strong>è stato appoggiato e sostenuto da tutta la rete regionale dei <strong>Comitati per la Pace</strong>, da <strong>DisarmataTerra</strong>, da <strong>Emergency</strong>, dal <strong>Movimento nonviolento</strong>, dallo stesso <strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong> e da tutte le realtà pugliesi che sul territorio regionale lavorano da sempre in maniera congiunta per denunciare e arrestare la militarizzazione dei territori, dalla base aeronautica di <strong>Amendola</strong> (FG), dove il 10 maggio si terrà la XIII Marcia per la pace, fino alla base salentina di Torre Veneri, in cui vengono condotti gli studenti e le studentesse (<a href="https://osservatorionomilscuola.com/2026/02/25/promozione-cultura-scientifica-studenti-lecce-visita-caserma/" data-type="post" data-id="24112" target="_blank">leggi qui la denuncia </a>dell’<strong>Osservatorio</strong>). Si è trattato di un gioco di squadra di una serie di soggetti e di realtà della società civile e questa è la direzione da prendere per ottenere vittorie antimilitariste sul campo!</p>



<figure><img data-recalc-dims="1" data-attachment-id="26960" data-permalink="https://osservatorionomilscuola.com/2026/04/23/gioia-del-colle-vittoria-militarizzazione-corsa-corri-gioia/673819168_988592433851353_4205386229544147834_n/" data-orig-file="https://i0.wp.com/osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/04/673819168_988592433851353_4205386229544147834_n.jpg?fit=509%2C720&amp;ssl=1" data-orig-size="509,720" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="673819168_988592433851353_4205386229544147834_n" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/04/673819168_988592433851353_4205386229544147834_n.jpg?fit=509%2C720&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/04/673819168_988592433851353_4205386229544147834_n.jpg?resize=509%2C720&amp;ssl=1" style="aspect-ratio:0.7069380845938497;width:519px;height:auto"></figure>



<figure><img data-recalc-dims="1" data-attachment-id="26956" data-permalink="https://osservatorionomilscuola.com/2026/04/23/gioia-del-colle-vittoria-militarizzazione-corsa-corri-gioia/whatsapp-image-2026-04-17-at-09-46-15/" data-orig-file="https://i0.wp.com/osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-17-at-09.46.15.jpeg?fit=595%2C465&amp;ssl=1" data-orig-size="595,465" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="WhatsApp Image 2026-04-17 at 09.46.15" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-17-at-09.46.15.jpeg?fit=595%2C465&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-17-at-09.46.15.jpeg?resize=595%2C465&amp;ssl=1">“C’è una frase ormai celebre, cadenzata con forza in tutti i discorsi che il Papa ha rivolto alle genti di Puglia: ‘La nostra Terra sia un ponte di pace lanciato verso Oriente’. Sarebbe lo stravolgimento più tragico dell’alto magistero del Papa se noi credenti dovessimo tollerare che, per l’’Oriente, la Puglia diventi solo un ponte aereo!”<br>Don Tonino Bello</figure>



<p><strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Puglia</strong></p>







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            <category><![CDATA[corsa]]></category>
            <category><![CDATA[terra di bari]]></category>
            <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 11:29:29 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[IRAN: “GLI STATI UNITI HANNO SBAGLIATO I CALCOLI, IL SISTEMA PER ORA TIENE”. INTERVISTA ALL’ANALISTA TARA RIVA]]></title>
            <description><![CDATA[<p><a href="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/04/09.jpg"><img src="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/04/09.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Alta tensione nello stretto di Hormuz</strong>, anche se per ora senza ripresa in grande stile dell’aggressione israelo-Usa, dove a sorpresa salta un’altra testa: il segretario della Marina Usa John Phelan è stato licenziato con effetto immediato dopo mesi di tensioni con il capo del Pentagono, Pete Hegseth, “invidioso” degli stretti rapporti tra Trump e Phelan.</p>
<p style="text-align: justify">Fino a oggi era il più alto civile in grado nella Us Navy e la sua uscita arriva nel mezzo del blocco nello stretto di Hormuz, contro cui i Pasdaran ieri hanno sequestrato 2 cargo e colpito un terzo per il perdurare del blocco imposto dagli Usa. 31 le navi fermate da <strong>Washington, che proroga unilateralmente il cessate il fuoco di durata indefinita</strong>; <strong>Trump, in difficoltà</strong>, annuncia che i colloqui sono ‘possibili già venerdì’, mentre l’ambasciatrice degli States in Pakistan ha incontrato il ministro degli Interni di Islamabad, principale negoziatore in campo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’estensione del cessate il fuoco senza la ripresa della navigazione dal Golfo Persico non convince Teheran</strong> che teme una trappola, come già accaduto a giugno 2025 e febbraio 2026 e invita gli Usa a ‘togliere il blocco prima di <strong>ogni trattativa’, per ora in stallo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La prima parte dell’intervista con Tara Riva, giornalista italo-iraniana e analista di questioni internazionali, che si concentra sullo stallo dei negoziati tra Stati Uniti ed Iran. <a href="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/04/Tara-Riva-aggiornamento-Iran-PRIMA-PARTE.mp3">Ascolta o scarica</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La seconda parte dell’intervista con Tara Riva, che si focalizza sulla situazione economica e sociale interna all’Iran. <a href="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/04/Tara-Riva-aggiornamento-Iran-SECONDA-PARTE.mp3">Ascolta o scarica</a></strong></p>]]></description>
            <link>https://www.radiondadurto.org/2026/04/23/iran-gli-stati-uniti-hanno-sbagliato-i-calcoli-il-sistema-per-ora-tiene-intervista-allanalista-tara-riva/</link>
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            <category><![CDATA[tara]]></category>
            <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 10:54:41 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Negin Bank, attivista iraniana in esilio: “Il nostro destino politico appartiene solo a noi”]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Negin Bank è un’attivista iraniana del collettivo “Donna Vita Libertà” di Roma. È da anni in Italia e si definisce militante femminista dell’opposizione laica e di sinistra in esilio.</p>
<p>La intervisto al termine di un’iniziativa intitolata “Diritto alla Resistenza, Lotte e resistenze dei popoli”, organizzata dalle studentesse e dagli studenti dell’Università La Sapienza, a cui hanno partecipato anche la partigiana Luciana Romoli delle Brigate Garibaldi, Maryam Fathi, militante curda dell’Organizzazione delle donne libere del Rojhelat e Sharif Hamat, militante palestinese di Gaza.</p>
<p><strong>Cosa ti hanno raccontato i tuoi familiari e amici sui tempi della monarchia e poi della rivoluzione del 1979? Che idea ti sei fatta della successiva sconfitta delle forze laiche, democratiche, socialiste e comuniste, che&nbsp; avevano partecipato alla rivoluzione e che pure avevano un decennale radicamento nella società iraniana? Come hanno fatto le forze religiose più reazionarie a imporre il loro potere?</strong></p>
<p>Avevo solo nove anni durante la rivoluzione del 1979, ma ricordo nitidamente l’epoca dello Shah. In Iran le libertà politiche non esistevano: si poteva vivere “liberamente” solo a patto di non protestare. La SAVAK (la polizia segreta) controllava ogni aspetto della vita sociale; la censura colpiva duramente libri e film e il divario tra ricchi e poveri era abissale.</p>
<p>​Verso la fine degli anni Settanta, la corruzione governativa, la crisi economica e il degrado sociale — con una preoccupante diffusione della droga tra i giovani — esasperarono gli animi. Lo Shah era percepito come un semplice “servo” degli americani. Ricordo che nessuno, intorno a me, osava parlare di politica. Tutti questi fattori alimentarono un dissenso trasversale in ogni classe sociale. Paradossalmente, fu proprio la modernizzazione a creare una nuova consapevolezza che rese la realtà del regime ormai insostenibile.</p>
<p>​La rivoluzione del ’79 è stata di fatto dirottata dalla controrivoluzione islamica. Tra tutte le forze d’opposizione, i media e le istituzioni occidentali scelsero di dare risonanza quasi esclusiva alla fazione islamista, negando visibilità alle correnti marxiste e socialiste. All’improvviso, Khomeini fu imposto come una figura centrale.</p>
<p>​Oggi la storia sembra ripetersi. Le istituzioni e i media mainstream stanno “fabbricando” un’opposizione su misura per gli iraniani, offrendo una piattaforma politica ed europea a Reza Pahlavi, il figlio dello Shah. Stanno decidendo a tavolino il futuro politico dell’Iran, un’ingerenza che molti di noi contestano con forza.</p>
<p>​Troviamo disgustoso vedere parlamentari e senatori italiani accogliere Reza Pahlavi, leader di una corrente neofascista della diaspora. Mi riferisco a figure come Maurizio Gasparri, Riccardo Molinari, Erik Pretto, Simonetta Matone, Eugenio Zoffili, Stefano Candiani e Alessia Ambrosi, che lo hanno recentemente incontrato a Montecitorio.</p>
<p>​Come possono permettersi di legittimare una figura non eletta, sponsorizzata da Israele, mentre il popolo in Iran è soffocato dal blackout digitale e non può esprimersi?</p>
<p>​Questa è una pratica coloniale che calpesta il nostro diritto all’autodeterminazione. Chiediamo aiuto alla società civile italiana: fermate i vostri rappresentanti! Non permettete che al popolo iraniano venga imposto un leader dall’alto. Il nostro destino politico appartiene solo a noi.</p>
<p><strong>Come descriveresti e racconteresti questi 47 anni di Repubblica Islamica, soprattutto dal punto di vista delle donne?</strong></p>
<p>Tralasciando i nostalgici della monarchia, l’opposizione al regime è stata almeno in passato divisa: alcuni hanno scelto la lotta armata, unendosi alle forze irakene durante la guerra con l’Iraq, altri hanno tentato di operare nel Paese in clandestinità, spesso subendo una crudele e spietata repressione, altri hanno continuato la lotta dall’esilio e altri ancora hanno utilizzato le elezioni appoggiando i candidati meno reazionari. Infine talvolta l’opposizione è riuscita a scendere in piazza con manifestazioni di massa.</p>
<p>Questi quarantasette anni sono stati per il popolo iraniano un tempo di resistenza e maturazione costante. Con ogni ondata di rivolta, la società ha acquisito una consapevolezza sempre più profonda: per noi, la resistenza quotidiana è diventata la vita stessa. Comprendiamo bene, dunque, il grido delle nostre sorelle combattenti curde: “La resistenza è vita”.</p>
<p>​In quasi mezzo secolo, la lotta è stata condotta in forme diverse da ogni settore della società, ma la resistenza delle donne è stata senza dubbio la più numerosa, costante e incisiva. A questa si affianca la battaglia dei prigionieri politici, che portano avanti la protesta dalle celle attraverso lettere e scioperi della fame, insieme a quella di lavoratori, insegnanti e pensionati, che manifestano contro privatizzazioni e una corruzione sistemica che li ha ormai emarginati.</p>
<p>​Un ruolo cruciale è svolto dalle campagne contro la pena di morte e dagli spazi di resistenza organizzati dalle madri in lutto — madri di manifestanti uccisi o fatti sparire dal regime. I loro non sono solo spazi di solidarietà e guarigione, ma veri atti politici che rivendicano giustizia al grido di: “Non perdoniamo e non dimentichiamo”.</p>
<p>​La resistenza contro il velo obbligatorio è un atto di disobbedienza civile quotidiano. Donne che rifiutano i codici imposti sui loro corpi, sfidando arresti violenti e multe ogni volta che escono di casa, sono arrivate a togliersi il velo del tutto, seguendo l’esempio delle “Ragazze di via della Rivoluzione”.</p>
<p>​Ricordiamo Vida Movahed, che nel bel mezzo delle rivolte radicali del 2017 e 2019 contro il carovita e la discriminazione etnica (che colpisce duramente Kurdistan, Khuzestan, Lorestan e Baluchistan), salì su una cabina elettrica sventolando il suo velo bianco. Con quel gesto, Vida ha trasformato la lotta in un movimento intersezionale, unendo le rivendicazioni di genere, classe ed etnia. Queste donne sono riuscite a riconquistare la parola “Rivoluzione”, per lungo tempo monopolizzata dalla controrivoluzione islamica del ’79. La rivoluzione oggi è nostra: è la rivoluzione delle donne. È Jin, Jiyan, Azadî.</p>
<p>​La nostra lotta va ben oltre la falsa scelta tra Repubblica Islamica e monarchia; da qui nasce il movimento “Donna, Vita, Libertà”.</p>
<p>​Il sacrificio di Vida Movahed ha gettato le basi per la rivoluzione scoppiata dopo l’uccisione di Mahsa Jina Amini. In quel momento, l’intero popolo oppresso si è immedesimato in Jina: donne discriminate, giovani disoccupati e minoranze represse sono scesi in piazza uniti sotto lo stesso slogan.</p>
<p>​Questa è la vera lotta di liberazione del popolo iraniano, che Israele, gli Stati Uniti e il regime di Teheran — in una sorta di complicità implicita — stanno cercando di reprimere. Vogliono costringerci a una falsa scelta tra il “Re” (Pahlavi) e il “Mullah”, tra i nostri attuali assassini e potenze straniere che rappresentano in ogni caso il patriarcato.</p>
<p>​La sfida che noi donne iraniane abbiamo di fronte è riprendere la nostra lotta, interrotta dalla guerra e dalle interferenze e riportarla sui binari di Jin, Jiyan, Azadî per un’emancipazione reale e definitiva.</p>
<p><strong>In alcune manifestazioni oltre alle bandiere cubane, palestinesi, venezuelane e libanesi, c’è chi porta la bandiera della Repubblica Islamica, per non parlare di chi l’8&nbsp; marzo pretendeva di partecipare al corteo con la bandiera della monarchia.</strong></p>
<p>Per me l’unica bandiera al momento è quella di Jin Jiyan Azadi. Sarebbe sufficiente uno striscione di JJA alle manifestazioni e cartelloni e slogan per indicare l’Iran e la geografia di riferimento quando protestiamo per l’Iran. La lotta comunque è internazionalista e di classe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/mauro-zanella/">Mauro Carlo Zanella</a></p>]]></description>
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            <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 10:28:27 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Napoli, 28 aprile: Presentazione “Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra”]]></title>
            <description><![CDATA[<h3>Martedì, 28 aprile, ore 18.00<br>Napoli, Libreria Feltrinelli, via dei Greci</h3>



<p>Martedì, 28 aprile alle ore 18.00 presso la Libreria Feltrinelli a Napoli in via dei Greci si terrà la presentazione del volume di recente pubblicazione “<a href="https://osservatorionomilscuola.com/2026/01/16/prenota-copia-scuole-universita-pace-fermiamo-follia-guerra-atti-convegno-nazionale-osservatorio/" target="_blank">Scuole e Università di pace. Fermiamo la follia della guerra</a>” (<a href="https://www.aracneeditrice.eu/it/pubblicazioni/scuole-e-universita-di-pace-fermiamo-la-follia-della-guerra-9791221824025.html" target="_blank">Aracne</a>, 2026), che raccoglie gli atti del II Convegno Nazionale dell’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong>. </p>



<p>L’evento ha anche lo scopo di presentare le attività dell’<strong>Osservatorio</strong>, mai così importanti oggi, in una fase in cui sempre più minacciosi si fanno i venti di guerra, e in cui anche in Italia si assiste al preoccupante sviluppo di tendenze antidemocratiche: la repressione del dissenso spacciata per “sicurezza”, il ricorso alla violenza poliziesca e in generale lo svuotamento delle istituzioni rappresentative, in un contesto internazionale che vede dappertutto il ripristino delle leva obbligatoria.</p>



<p>Interverranno:<br><strong>Michele Lucivero </strong>e <strong>Ludovico Chianese </strong>dell’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong><br><strong>Antonia Esposito</strong>, Docenti per Gaza<br><strong>Davide Borrelli</strong>, docente Università Suor Orsola Benincasa</p>



<p>L’ingresso è gratuito e aperto alla cittadinanza fino ad esaurimento posti.</p>



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            <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:55:18 GMT</pubDate>
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