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        <title><![CDATA[Comunicati]]></title>
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            <title><![CDATA[Il KNK chiede un’azione internazionale contro le esecuzioni in Iran]]></title>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Commissione per i diritti umani del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ha condannato la recente ondata di esecuzioni perpetrate dall’Iran, in particolare contro attivisti curdi e prigionieri politici, e ha chiesto alle Nazioni Unite e all’Unione europea di intervenire immediatamente.</p>
<p style="text-align: justify;">La Commissione per i diritti umani del KNK ha rilasciato una dichiarazione scritta in merito all’ondata di esecuzioni che ha colpito i prigionieri politici curdi e tutti coloro che sono stati sottoposti a repressione a causa delle loro opinioni politiche nella Repubblica islamica dell’Iran.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella dichiarazione il KNK ha sottolineato che le autorità iraniane hanno aumentato significativamente il numero delle esecuzioni negli ultimi sette mesi affermando: “Tra i giustiziati ci sono molti prigionieri politici curdi condannati a morte a seguito di processi iniqui e procedimenti giudiziari inaffidabili.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte di questi casi si basa su accuse quali “minaccia alla sicurezza nazionale”, “spionaggio” o “cooperazione con organizzazioni terroristiche”, mentre i rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani dimostrano che le confessioni sono state estorte con la tortura, la coercizione e sentenze illegali, e che il diritto a un giusto processo è stato chiaramente violato.</p>
<p style="text-align: justify;">La dichiarazione sottolinea che le autorità iraniane avevano aumentato significativamente le esecuzioni durante la guerra tra Iran e Israele e dopo la dichiarazione del cessate il fuoco aggiungendo: “Molte organizzazioni internazionali per i diritti umani interpretano questa mossa delle autorità iraniane come un tentativo di approfittare dell’attenzione della comunità internazionale sulle crisi regionali, intensificando al contemporaneo la repressione interna”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comunicato prosegue:</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;Come commissione per i diritti umani del KNK, riteniamo che l’uso della pena di morte contro i prigionieri politici, in particolare attivisti e detenuti curdi, non solo violi il diritto fondamentale alla vita, ma sia anche parte di una politica sistematica di intimidazione, silenziamento e repressione dell’opposizione. Questa pratica, unitamente alla tortura, alle confessioni estorte con la forza e alla negazione dell’accesso a un avvocato e a un giusto processo, costituisce una chiara violazione delle convenzioni e degli standard internazionali in materia di diritti umani.”</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine della sua dichiarazione, la Commissione per i diritti umani del KNK ha invitato le Nazioni Unite (ONU), il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) e l’Unione europea (UE) a:</p>
<p style="text-align: justify;">– Impegnarsi al massimo per fermare le esecuzioni dei prigionieri politici in Iran.</p>
<p style="text-align: justify;">– Condurre un’indagine indipendente, imparziale e trasparente sulle accuse di tortura, confessioni estorte e processi iniqui.</p>
<p style="text-align: justify;">– Intensificare la pressione diplomatica, legale e politica sulle autorità iraniane affinché pongano fine all’uso della pena di morte come strumento di repressione.</p>
<p style="text-align: justify;">– Garantire che i responsabili di queste gravi violazioni dei diritti umani siano assicurati alla giustizia in conformità con il diritto internazionale e i meccanismi di un giusto processo.</p>
<p style="text-align: justify;">La Commissione per i diritti umani del KNK ha ribadito che la tutela del diritto alla vita, alla giustizia e a un giusto processo sono principi fondamentali di ogni società democratica che aderisce al diritto internazionale, avvertendo che rimanere in silenzio di fronte a quest’ondata di esecuzioni porterebbe all’impunità dei responsabili e all’aggravarsi delle violazioni dei diritti umani fondamentali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.retekurdistan.it/2026/07/03/il-knk-chiede-unazione-internazionale-contro-le-esecuzioni-in-iran/">Il KNK chiede un’azione internazionale contro le esecuzioni in Iran</a> proviene da <a href="https://www.retekurdistan.it">Retekurdistan.it</a>.</p>]]></description>
            <link>https://www.retekurdistan.it/2026/07/03/il-knk-chiede-unazione-internazionale-contro-le-esecuzioni-in-iran/</link>
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            <category><![CDATA[iran]]></category>
            <category><![CDATA[comunicati]]></category>
            <category><![CDATA[knk]]></category>
            <pubDate>Fri, 03 Jul 2026 14:22:44 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[SUSANNA OGGI HA UNA CASA – SUSANNA HA LOTTATO E NOI CON LEI]]></title>
            <description><![CDATA[SUSANNA OGGI HA UNA CASASUSANNA HA LOTTATO E NOI CON LEI Era la sera del 12 gennaio quando abbiamo visto le fiamme divampare da una casa accanto a L38Squat.Era un lunedì di una solita assemblea di gestione – una di quelle serate in cui ti stringi intorno a un tavolo con le stufe vicine vicine … <a href="https://l38squat.noblogs.org/post/2026/07/03/susanna-oggi-ha-una-casa-susanna-ha-lottato-e-noi-con-lei/">Leggi tutto<span> "SUSANNA OGGI HA UNA CASA – SUSANNA HA LOTTATO E NOI CON LEI"</span></a>]]></description>
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            <category><![CDATA[solidarietà]]></category>
            <category><![CDATA[laurentino 38]]></category>
            <category><![CDATA[comunicati]]></category>
            <category><![CDATA[casa per tutte e tutti]]></category>
            <pubDate>Fri, 03 Jul 2026 11:50:20 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Né il leader Öcalan né il nostro movimento accetteranno un fatto compiuto]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Da tempo si discute di una legge quadro nella stampa e nell’opinione pubblica turca. Sulla stampa sono state espresse valutazioni che non si conformano al progetto di pace e società democratica perseguito da Rêber Apo [il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan] e persino interpretazioni opposte. Comunque dal 24 maggio non si è tenuto alcun incontro con Rêber Apo. A seguito di tale incontro, le proposte presentate dal leader Apo avrebbero dovuto essere valutate dal governo.</p>
<p>Recentemente le proposte presentate da Rêber Apo a İmralı il 24 maggio e gli incontri tra la delegazione del partito DEM e i funzionari dell’AKP sono stati presentati come se fossero sviluppi nuovi. Però dal 24 maggio non si è tenuto alcun incontro con Rêber Apo. A seguito di tale incontro le proposte presentate dal leader Apo avrebbero dovuto essere valutate dal governo. Tuttavia questa procedura non è stata ancora attuata. Pertanto da quel giorno non ci sono stati contatti o sviluppi da valutare.Mentre l’isolamento imposto a Rêber Apo su una questione così storica e importante continua, anche il nostro movimento di liberazione non ha ricevuto alcuna informazione durante questo periodo.</p>
<p>Il nostro movimento ha sostenuto il processo guidato da Rêber Apo e ha fatto tutto il necessario. Pur avendo compiuto sforzi multiformi per la risoluzione politico-democratica dei problemi, abbiamo anche intrapreso passi importanti. Abbiamo sostenuto gli sforzi volti a emanare leggi che garantiscano una politica democratica libera. In questo contesto abbiamo ritenuto positivo il rapporto redatto dalla Commissione per la pace, la fratellanza e la democrazia, pur considerandolo incompleto e inadeguato.</p>
<p>Il processo di pace e società democratica ci riguarda direttamente. Per non pregiudicare il processo e i dialoghi in corso con Rêber Apo, non abbiamo ritenuto opportuno rilasciare frequenti dichiarazioni a nome del movimento. Senza incontrarci e discutere con Rêber Apo, e senza aver ottenuto il parere del nostro Movimento, affermare che una determinata legge verrà approvata con un certo contenuto sarebbe considerato una manipolazione, un’imposizione o addirittura una cospirazione. Senza incontrarci e discutere con Rêber Apo, e senza aver ottenuto il parere del nostro movimento, affermare che una determinata legge verrà approvata con un certo contenuto sarebbe considerato una manipolazione, un’imposizione o addirittura una cospirazione.</p>
<p>Numan Kurtulmuş ha dichiarato infatti che sarebbe stata promulgata una legge, che coloro che fossero disposti a presentarsi lo avrebbero fatto, e che, in caso di rifiuto, sarebbero stati adottati i provvedimenti necessari. Qualsiasi decisione riguardante questa organizzazione deve essere presa nel suo complesso e attuata nel suo complesso. Il nostro movimento di liberazione prende in considerazione solo leggi e misure complete. Altrimenti, non può verificarsi una situazione in cui alcuni vengano e altri no.</p>
<p>Il problema non è solo che i combattenti depongano le armi. Naturalmente anche l’atteggiamento nei confronti dei combattenti e della leadership di questo movimento deve essere uniforme. Adottare un approccio diverso equivarrebbe a sabotare questo processo.Al congresso in cui è stata presa la decisione di sciogliere il PKK, noi, come movimento di liberazione abbiamo stabilito che il processo di scioglimento e disarmo potesse essere condotto solo da Rêber Apo. Egli può svolgere questo processo solo se è libero di agire.</p>
<p>Il nostro popolo e il nostro movimento hanno chiarito fin dall’inizio che non accetteranno alcuna politica o attuazione che non includa la libertà di Rêber Apo e le condizioni in cui egli possa vivere e lavorare liberamente.Senza adottare un approccio positivo riguardo alla situazione di Rêber Apo e senza intraprendere azioni concrete in tal senso, nessuno può garantire l’attuazione delle decisioni prese al congresso del PKK. Il dialogo con Rêber Apo e la relazione con noi mirano a definire una politica e un approccio globali. Non si tratta semplicemente di approvare una legge e dire che chi è disposto può venire e gli altri no.</p>
<p>Si sta davvero cercando una soluzione attraverso questo processo, o si tratta di confondere l’opinione pubblica? Oppure è in corso una vera e propria guerra contro il movimento? Se una legge simile alla “Legge sul ritorno a casa” venisse promulgata senza presentare una soluzione democratica completa, né il nostro popolo né la nostra struttura organizzativa la accetterebbero. Pertanto se l’obiettivo è risolvere un problema secolare, cinquant’anni di conflitto e le questioni legate alla separazione, allora è necessario proporre una comprensione e un approccio corretti.</p>
<p>A quanto pare si stanno nuovamente perseguendo politiche di preparazione alla guerra. Il capo dell’organizzazione di intelligence nazionale turca (MIT), İbrahim Kalın, non è solo a capo dell’intelligence; si sposta in tutto l’Iraq quasi come il primo ministro del governo. Incontri simili si erano già tenuti durante gli attacchi al Rojava. Cosa ci fa il capo del MIT a Baghdad, Sulaymaniyah e Hewlêr [Erbil]? A queste forze verranno forse assegnati ruoli specifici all’interno di un piano per attaccare ed eliminare il nostro Movimento?</p>
<p>Indubbiamente l’intero popolo curdo e tutte le forze politiche dovrebbero vigilare contro tali politiche. Le dichiarazioni della Turchia dovrebbero essere considerate unilaterali e contrarie agli interessi del popolo curdo. Invece di risolvere i propri problemi interni, la Turchia sta forse pianificando un attacco contro il nostro movimento insieme all’Iraq, a seguito alla decisione del governo iracheno riguardo ai gruppi armati esterni all’esercito?</p>
<p>È noto inoltre che discussioni simili si sono svolte anche con l’Iran. Se lo Stato turco ha effettivamente tali piani, riteniamo che l’Iraq non debba accettarli. Desideriamo sottolineare con chiarezza che né Rêber Apo né il nostro Movimento per la Libertà accetteranno un fatto compiuto. Perseguire una politica di guerra speciale dicendo: “Abbiamo approvato la legge, ma non la accettano”, sarebbe un approccio irrazionale.</p>
<p>Significherebbe continuare con politiche che si sono rivelate fallimentari per cento anni e che hanno portato a una rottura tra il popolo curdo e la Turchia. Pertanto, sia nell’approccio a Rêber Apo sia nei confronti del nostro Movimento per la Libertà, è necessario agire con serietà e responsabilità. Come movimento, possediamo la volontà e la determinazione di attuare un approccio politico che porti all’integrazione democratica con la Turchia, sulla base di una soluzione politica democratica che elimini il clima di conflitto e separazione che persiste da un secolo. È inoltre responsabilità storica dello Stato turco adempiere al proprio ruolo adottando politiche e intraprendendo azioni che consentano la realizzazione della nostra volontà e determinazione e rendano possibile l’integrazione democratica.</p>
<p>La cittadinanza democratica e i nostri popoli devono rimanere vigili contro qualsiasi tentativo di sabotare il processo di pace e società democratica. Combattendo con maggiore efficacia l’isolamento imposto a İmralı, essi adempiranno alla propria responsabilità nel garantire il successo di tale processo.</p>
<p>
</p><p><b>Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK</b></p>]]></description>
            <link>http://uikionlus.org/ne-il-leader-ocalan-ne-il-nostro-movimento-accetteranno-un-fatto-compiuto/</link>
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            <category><![CDATA[comunicati]]></category>
            <category><![CDATA[notizie]]></category>
            <pubDate>Fri, 03 Jul 2026 09:22:57 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[Ci rifiutiamo di essere spinti verso un fatto compiuto]]></title>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da tempo si discute di una legge quadro nella stampa e nell’opinione pubblica turca. Sulla stampa sono state espresse valutazioni che non si conformano al progetto di pace e società democratica perseguito da Rêber Apo [il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan] e persino interpretazioni opposte. Comunque dal 24 maggio non si è tenuto alcun incontro con Rêber Apo. A seguito di tale incontro, le proposte presentate dal leader Apo avrebbero dovuto essere valutate dal governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente le proposte presentate da Rêber Apo a İmralı il 24 maggio e gli incontri tra la delegazione del partito DEM e i funzionari dell’AKP sono stati presentati come se fossero sviluppi nuovi. Però dal 24 maggio non si è tenuto alcun incontro con Rêber Apo. A seguito di tale incontro le proposte presentate dal leader Apo avrebbero dovuto essere valutate dal governo. Tuttavia questa procedura non è stata ancora attuata. Pertanto da quel giorno non ci sono stati contatti o sviluppi da valutare.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre l’isolamento imposto a Rêber Apo su una questione così storica e importante continua, anche il nostro movimento di liberazione non ha ricevuto alcuna informazione durante questo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro movimento ha sostenuto il processo guidato da Rêber Apo e ha fatto tutto il necessario. Pur avendo compiuto sforzi multiformi per la risoluzione politico-democratica dei problemi, abbiamo anche intrapreso passi importanti. Abbiamo sostenuto gli sforzi volti a emanare leggi che garantiscano una politica democratica libera. In questo contesto abbiamo ritenuto positivo il rapporto redatto dalla Commissione per la pace, la fratellanza e la democrazia, pur considerandolo incompleto e inadeguato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il processo di pace e società democratica ci riguarda direttamente. Per non pregiudicare il processo e i dialoghi in corso con Rêber Apo, non abbiamo ritenuto opportuno rilasciare frequenti dichiarazioni a nome del movimento. Senza incontrarci e discutere con Rêber Apo, e senza aver ottenuto il parere del nostro Movimento, affermare che una determinata legge verrà approvata con un certo contenuto sarebbe considerato una manipolazione, un’imposizione o addirittura una cospirazione. Senza incontrarci e discutere con Rêber Apo, e senza aver ottenuto il parere del nostro movimento, affermare che una determinata legge verrà approvata con un certo contenuto sarebbe considerato una manipolazione, un’imposizione o addirittura una cospirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Numan Kurtulmuş ha dichiarato infatti che sarebbe stata promulgata una legge, che coloro che fossero disposti a presentarsi lo avrebbero fatto, e che, in caso di rifiuto, sarebbero stati adottati i provvedimenti necessari. Qualsiasi decisione riguardante questa organizzazione deve essere presa nel suo complesso e attuata nel suo complesso. Il nostro movimento di liberazione prende in considerazione solo leggi e misure complete. Altrimenti, non può verificarsi una situazione in cui alcuni vengano e altri no.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema non è solo che i combattenti depongano le armi. Naturalmente anche l’atteggiamento nei confronti dei combattenti e della leadership di questo movimento deve essere uniforme. Adottare un approccio diverso equivarrebbe a sabotare questo processo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al congresso in cui è stata presa la decisione di sciogliere il PKK, noi, come movimento di liberazione abbiamo stabilito che il processo di scioglimento e disarmo potesse essere condotto solo da Rêber Apo. Egli può svolgere questo processo solo se è libero di agire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro popolo e il nostro movimento hanno chiarito fin dall’inizio che non accetteranno alcuna politica o attuazione che non includa la libertà di Rêber Apo e le condizioni in cui egli possa vivere e lavorare liberamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza adottare un approccio positivo riguardo alla situazione di Rêber Apo e senza intraprendere azioni concrete in tal senso, nessuno può garantire l’attuazione delle decisioni prese al congresso del PKK.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dialogo con Rêber Apo e la relazione con noi mirano a definire una politica e un approccio globali. Non si tratta semplicemente di approvare una legge e dire che chi è disposto può venire e gli altri no.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sta davvero cercando una soluzione attraverso questo processo, o si tratta di confondere l’opinione pubblica? Oppure è in corso una vera e propria guerra contro il movimento? Se una legge simile alla “Legge sul ritorno a casa” venisse promulgata senza presentare una soluzione democratica completa, né il nostro popolo né la nostra struttura organizzativa la accetterebbero. Pertanto se l’obiettivo è risolvere un problema secolare, cinquant’anni di conflitto e le questioni legate alla separazione, allora è necessario proporre una comprensione e un approccio corretti.</p>
<p style="text-align: justify;">A quanto pare si stanno nuovamente perseguendo politiche di preparazione alla guerra. Il capo dell’organizzazione di intelligence nazionale turca (MIT), İbrahim Kalın, non è solo a capo dell’intelligence; si sposta in tutto l’Iraq quasi come il primo ministro del governo. Incontri simili si erano già tenuti durante gli attacchi al Rojava. Cosa ci fa il capo del MIT a Baghdad, Sulaymaniyah e Hewlêr [Erbil]? A queste forze verranno forse assegnati ruoli specifici all’interno di un piano per attaccare ed eliminare il nostro Movimento?</p>
<p style="text-align: justify;">Indubbiamente l’intero popolo curdo e tutte le forze politiche dovrebbero vigilare contro tali politiche. Le dichiarazioni della Turchia dovrebbero essere considerate unilaterali e contrarie agli interessi del popolo curdo. Invece di risolvere i propri problemi interni, la Turchia sta forse pianificando un attacco contro il nostro movimento insieme all’Iraq, a seguito alla decisione del governo iracheno riguardo ai gruppi armati esterni all’esercito?</p>
<p style="text-align: justify;">È noto inoltre che discussioni simili si sono svolte anche con l’Iran. Se lo Stato turco ha effettivamente tali piani, riteniamo che l’Iraq non debba accettarli. Desideriamo sottolineare con chiarezza che né Rêber Apo né il nostro Movimento per la Libertà accetteranno un fatto compiuto. Perseguire una politica di guerra speciale dicendo: “Abbiamo approvato la legge, ma non la accettano”, sarebbe un approccio irrazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Significherebbe continuare con politiche che si sono rivelate fallimentari per cento anni e che hanno portato a una rottura tra il popolo curdo e la Turchia. Pertanto, sia nell’approccio a Rêber Apo sia nei confronti del nostro Movimento per la Libertà, è necessario agire con serietà e responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come movimento, possediamo la volontà e la determinazione di attuare un approccio politico che porti all’integrazione democratica con la Turchia, sulla base di una soluzione politica democratica che elimini il clima di conflitto e separazione che persiste da un secolo. È inoltre responsabilità storica dello Stato turco adempiere al proprio ruolo adottando politiche e intraprendendo azioni che consentano la realizzazione della nostra volontà e determinazione e rendano possibile l’integrazione democratica.</p>
<p style="text-align: justify;">La cittadinanza democratica e i nostri popoli devono rimanere vigili contro qualsiasi tentativo di sabotare il processo di pace e società democratica. Combattendo con maggiore efficacia l’isolamento imposto a İmralı, essi adempiranno alla propria responsabilità nel garantire il successo di tale processo.</p>
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</p><p style="text-align: justify;"><b>Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.retekurdistan.it/2026/07/03/ci-rifiutiamo-di-essere-spinti-verso-un-fatto-compiuto/">Ci rifiutiamo di essere spinti verso un fatto compiuto</a> proviene da <a href="https://www.retekurdistan.it">Retekurdistan.it</a>.</p>]]></description>
            <link>https://www.retekurdistan.it/2026/07/03/ci-rifiutiamo-di-essere-spinti-verso-un-fatto-compiuto/</link>
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            <category><![CDATA[comunicati]]></category>
            <category><![CDATA[sticky]]></category>
            <pubDate>Fri, 03 Jul 2026 09:18:57 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Il KNK chiede un’iniziativa internazionale contro la crescente ondata di esecuzioni in Iran]]></title>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Commissione per i diritti umani del KNK ha condannato la recente ondata di esecuzioni perpetrate dall’Iran, in particolare contro attivisti curdi e prigionieri politici, e ha chiesto alle Nazioni Unite e all’Unione Europea di intervenire immediatamente.</p>
<p style="text-align: justify;">La Commissione per i diritti umani del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ha rilasciato una dichiarazione scritta in merito all’ondata di esecuzioni che sta colpendo i prigionieri politici curdi e tutti coloro che subiscono repressioni a causa delle loro opinioni politiche nella Repubblica islamica dell’Iran.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua dichiarazione il KNK ha sottolineato che le autorità iraniane hanno aumentato significativamente il numero di esecuzioni negli ultimi sette mesi affermando: “Tra i giustiziati ci sono molti prigionieri politici curdi condannati a morte a seguito di processi iniqui e procedimenti giudiziari inaffidabili. La maggior parte di questi casi si basa su accuse come ‘minaccia alla sicurezza nazionale’, ‘spionaggio’ o ‘cooperazione con organizzazioni terroristiche’, mentre i rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani dimostrano che le confessioni sono state estorte con la tortura, la coercizione e sentenze illegali, e che il diritto a un giusto processo è stato chiaramente violato”.</p>
<p style="text-align: justify;">La dichiarazione sottolinea che le autorità iraniane avevano aumentato significativamente le esecuzioni durante la guerra tra Iran e Israele e dopo la dichiarazione del cessate il fuoco aggiungendo: “Molte organizzazioni internazionali per i diritti umani interpretano questa mossa delle autorità iraniane come un tentativo di approfittare dell’attenzione della comunità internazionale sulle crisi regionali, intensificando al contempo la repressione interna”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comunicato prosegue:</p>
<p style="text-align: justify;">“Come commissione per i diritti umani del KNK riteniamo che l’uso della pena di morte contro i prigionieri politici, in particolare attivisti e detenuti curdi, non solo violi il diritto fondamentale alla vita, ma sia anche parte di una politica sistematica di intimidazione, silenziamento e repressione dell’opposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa pratica, unitamente alla tortura, alle confessioni estorte con la forza e alla negazione dell’accesso a un avvocato e a un giusto processo, costituisce una chiara violazione delle convenzioni e degli standard internazionali in materia di diritti umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine della sua dichiarazione la Commissione per i diritti umani del KNK ha invitato le Nazioni Unite (ONU), il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) e l’Unione europea (UE) a:</p>
<p style="text-align: justify;">– Impegnarsi al massimo per fermare le esecuzioni dei prigionieri politici in Iran.</p>
<p style="text-align: justify;">– Condurre un’indagine indipendente, imparziale e trasparente sulle accuse di tortura, confessioni estorte e processi iniqui.</p>
<p style="text-align: justify;">– Intensificare la pressione diplomatica, legale e politica sulle autorità iraniane affinché pongano fine all’uso della pena di morte come strumento di repressione.</p>
<p style="text-align: justify;">– Garantire che i responsabili di queste gravi violazioni dei diritti umani siano assicurati alla giustizia in conformità con il diritto internazionale e i meccanismi di un giusto processo.</p>
<p style="text-align: justify;">La Commissione per i diritti umani del KNK ha ribadito che la tutela del diritto alla vita, alla giustizia e a un giusto processo sono principi fondamentali di ogni società democratica che aderisce al diritto internazionale, avvertendo che rimanere in silenzio di fronte a quest’ondata di esecuzioni porterebbe all’impunità dei responsabili e all’aggravarsi delle violazioni dei diritti umani fondamentali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.retekurdistan.it/2026/07/01/il-knk-chiede-uniniziativa-internazionale-contro-la-crescente-ondata-di-esecuzioni-in-iran/">Il KNK chiede un’iniziativa internazionale contro la crescente ondata di esecuzioni in Iran</a> proviene da <a href="https://www.retekurdistan.it">Retekurdistan.it</a>.</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[knk]]></category>
            <pubDate>Wed, 01 Jul 2026 17:59:44 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[36 anni di Okkupazione al Corto Circuito]]></title>
            <description><![CDATA[
<p><span>Martedì scorso il Corto Circuito ha spento 36 candeline in un’atmosfera festosa, militante e piena di quella solidarietà concreta che solo i luoghi liberati sanno esprimere. Una festa partecipata, con vecchi e nuovi compagni, ha riempito gli spazi del centro sociale di risate, discussioni e quella gioia collettiva che nasce dal ritrovarsi insieme per difendere e far vivere un pezzo di città strappato all’abbandono e alla speculazione. </span></p>
<p><a href="https://cortocircuito.sonarproject.net/wp-content/uploads/2026/06/web-buona.jpg"><img src="https://cortocircuito.sonarproject.net/wp-content/uploads/2026/06/web-buona-683x1024.jpg"></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span>Al centro della serata c’è stata la bellissima mappa psicogeografica dello spazio, presentata da Andrea Leroy per Leroy S.P.Q.R. DAM:</span></p>
<p><a href="https://cortocircuito.sonarproject.net/wp-content/uploads/2026/06/678655426_1397747562390346_4697451418171308476_n.jpg"><img src="https://cortocircuito.sonarproject.net/wp-content/uploads/2026/06/678655426_1397747562390346_4697451418171308476_n-1024x548.jpg"></a></p>
<p>un’opera corale e militante che racconta la storia di questi 36 anni. Intorno al disegno del centro si dispiegano decine di immagini che ne raccontano l’anima: il vecchio edificio scolastico occupato, la ricostruzione dopo l’incendio delle cucine, l’area cani intitolata idealmente a Umberto D. e al suo cagnolino, il campo di calcio testimone di cento tornei popolari e immortalato con lo sguardo combattivo di Letizia Battaglia. Ogni angolo dell’opera è un pezzo di memoria viva, un inno alla capacità delle persone di riappropriarsi degli spazi e trasformarli in luoghi di resistenza, cultura e socialità dal basso.</p>
<p><span><a href="https://cortocircuito.sonarproject.net/wp-content/uploads/2026/06/678348975_1397747749056994_7037297340061628594_n.jpg"><img src="https://cortocircuito.sonarproject.net/wp-content/uploads/2026/06/678348975_1397747749056994_7037297340061628594_n-1024x576.jpg"></a></span><br>
</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://cortocircuito.sonarproject.net/wp-content/uploads/2026/06/679136123_1397747662390336_6847990231726098465_n.jpg"><img src="https://cortocircuito.sonarproject.net/wp-content/uploads/2026/06/679136123_1397747662390336_6847990231726098465_n-768x1024.jpg"></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span>La cena sociale, realizzata a più mani, ha reso ancora più concreta l’idea di un altro modo di stare insieme: sano, abbondante e condiviso. Grazie a chi c’era e ha voluto condividere insieme a noi questo momento di festa. E chi non è riuscito a venire si è perso qualcosa<span><img src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t1b/1/16/270a_1f3fc.png"></span></span></p>
<p></p><p>The post <a href="https://cortocircuito.sonarproject.net/2026/06/22/36-anni-di-okkupazione-al-corto-circuito/">36 anni di Okkupazione al Corto Circuito</a> first appeared on <a href="https://cortocircuito.sonarproject.net">CSOA CORTO CIRCUITO</a>.</p>]]></description>
            <link>https://cortocircuito.sonarproject.net/2026/06/22/36-anni-di-okkupazione-al-corto-circuito/</link>
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            <category><![CDATA[politica]]></category>
            <category><![CDATA[comunicato]]></category>
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            <category><![CDATA[lamaro]]></category>
            <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:38:49 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[SARDEGNA: NUOVO ASSALTO FOSSILE]]></title>
            <description><![CDATA[<img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2026/06/2026-0610-Oristano-metanodoto-150x150.jpeg">Espropri, occupazioni e servitù: la speculazione energetica che si muove silenziosa sull’isola-un appuntamento a Oristano Sono numerosissime le procedure per l’imposizione di occupazioni temporanee, servitù ed espropri avviate nei giorni scorsi per permettere la realizzazione di un lungo gasdotto che dovrà attraversare il Centro-Sud dell’isola. La comunicazione di queste procedure è avvenuta esclusivamente tramite la stampa locale e i portali]]></description>
            <link>https://www.labottegadelbarbieri.org/sardegna-nuovo-assalto-fossile/</link>
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            <category><![CDATA[inquinamento]]></category>
            <category><![CDATA[speculazione]]></category>
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            <category><![CDATA[autorità di regolazione per energia]]></category>
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            <category><![CDATA[quartu no tyrrhenian link]]></category>
            <category><![CDATA[ras- regione autonoma della sardegna]]></category>
            <category><![CDATA[reti e ambiente (arera)]]></category>
            <category><![CDATA[rigassificatore di oristano]]></category>
            <category><![CDATA[sardegna chiama sardegna]]></category>
            <category><![CDATA[servitù]]></category>
            <category><![CDATA[società gasdotti italia]]></category>
            <category><![CDATA[usb - unione sindacale di base-cagliari]]></category>
            <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 12:00:15 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[RESOCONTO E CONCLUSIONI DELL’ASSEMBLEA DI NAPOLI DEI COMITATIPER IL RITIRO DI OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA, L’UNITA’ DELLAREPUBBLICA, L’UGUAGLIANZA DEI DIRITTI E DEL TAVOLO NOAD]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Arrivati da 20 province di tutta Italia, a titolo individuale o in rappresentanza di 33<br>tra associazioni, partiti, sindacati, più di 100 partecipanti si sono riuniti, sabato 6 giugno<br>2026, al Maschio Angioino di Napoli, per partecipare all’Assemblea nazionale del Tavolo<br>NO-AD e dei Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della<br>Repubblica e l’uguaglianza dei diritti. Dal luglio 2019, anno della nascita dei comitati, essi<br>continuano a lavorare sulla formazione, informazione, mobilitazione rispetto al progetto<br>eversivo dei vari governi da allora succedutisi: l’autonomia differenziata; o – come è<br>meglio conosciuta – la “secessione dei ricchi” o Spacca Italia.<br>Una risposta eloquente a quanti, pochi giorni prima, mentre celebravano liturgicamente la<br>Repubblica, hanno continuato e continueranno a picconarne l’esistenza, minandone le<br>fondamenta: i principi di uguaglianza, solidarietà, autonomia prevista dall’art. 5,<br>attraverso l’azione concentrica delle Intese preliminari di Veneto, Piemonte, Lombardia e<br>Liguria su 4 materie e dell’AS 1623, la legge Calderoli, per la determinazione dei LEP.<br>Le Intese preliminari individuano, qualora venissero ratificate definitivamente, il primo<br>passo concreto – dopo la Riforma del Titolo V, nel 2001, e le sue conseguenze – verso lo<br>smembramento della Repubblica. Per fare questo, il ministro Calderoli e il governo non<br>esitano a forzare, disattendere, violare la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale.<br>L’assemblea napoletana ha saputo elaborare un programma di interventi e strategie<br>all’altezza della minaccia di dissoluzione incombente sul Paese e sulla sua Carta<br>costituzionale. I lavori sono stati preceduti da due interventi. Il primo di Dianella Pez (a<br>nome dei Comitati), nell’ideale comunanza di aspirazioni con la contemporanea<br>manifestazione di Aviano (FVG), intitolata “Contro le guerre, il riarmo, le testate nucleari”.<br>Il secondo di Carmen D’Anzi, Garante dei diritti delle persone detenute della Provincia di<br>Potenza, che ha invitato, dati alla mano, a riflettere sui troppi ostacoli al diritto alla salute e<br>alla cura dei carcerati.<br>La volontà di stare insieme su uno scopo – quello di fermare la de-forma eversiva – ha<br>messo in campo prospettive plurali che hanno ampliato la strumentazione analitica e<br>operativa dei Comitati e, dunque, della lotta dal basso. Le preoccupanti dinamiche<br>demografiche, riflesso e al contempo supporto delle istanze autonomistiche, che<br>condannano il Sud e il paese a una desertificazione programmata; la crisi produttiva e del<br>welfare, di un Nord che millanta efficienza mentre si alimentano la speculazione edilizia e<br>lo sfruttamento sfrenato dei rider, degli operai dell’edilizia, della filiera del lusso; il collasso<br>ecologico, accelerato dalle miopi politiche estrattivistiche; la funzionalità dell’autonomia<br>differenziata alla militarizzazione dei territori e all’accentramento dei poteri nelle mani di<br>un ceto affaristico senza scrupoli; la prova che autonomia non è sinonimo di “prossimità”<br>ai bisogni dei cittadini, ma deriva di potere e lottizzazione del territorio; l’illogicità di<br>alcune richieste, come quella relativa alla protezione civile; la consapevolezza che la<br>divergenza territoriale è l’altra faccia del capitalismo concentrazionario; la<br>disambiguazione di proclami e documentazioni esibite dal Governo come risposta</p>



<p>attendibile alle condizioni poste dalla Corte costituzionale nella sentenza 192, come è il</p>



<p>caso delle relazioni che ciascuna regione ha allegato alla propria Intesa preliminare-<br>fotocopia, di cui in audizione il ministro Calderoli ha millantato la peculiarità, smentita dai</p>



<p>fatti; la necessità che i bisogni delle cittadine e dei cittadini vengano sondati direttamente<br>sui territori e non individuati dalle tecno-burocrazie. Questo e molto altro hanno<br>chiaramente dimostrato le relazioni di Massimo Villone, Marco Esposito, Emiliano<br>Brancaccio, Pietro Spirito. D’altra parte, la relazione di Antonio Mazzeo e altri interventi<br>hanno evidenziato come la scelta del riarmo, a livello nazionale e di Unione Europea, porti<br>a una militarizzazione del sistema economico e dell’intera società. Dal Ponte di Messina,<br>alle grandi vie di trasporto e della distribuzione dell’energia, alle tecnologie dual use, alle<br>misure securitarie: tutto converge verso la militarizzazione, per la quale è necessario un<br>riassetto complessivo delle istituzioni con la differenziazione dei territori, accentrando i<br>poteri nei Presidenti di regioni, legittimando il loro ruolo di ‘governatori’.<br>Antonella Bundu ha poi insistito sulla necessità di una reale connessione delle lotte del<br>Nord con quelle del Sud, espressioni delle esigenze popolari di pace, di uguaglianza dei<br>diritti, di difesa delle libertà civili, di superamento delle disuguaglianze sociali e dei divari<br>territoriali. A metà dei lavori è stato letto un saluto del presidente della Regione Campania,<br>Roberto Fico, ed è stato proiettato un gradito, importante messaggio del presidente<br>dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, che, fra l’altro, ha già fatto ricorso alla Consulta<br>contro alcune norme discriminatorie della legge di Bilancio.<br>Il pomeriggio – attraverso gli interventi di associazioni, sindacati, partiti – ha reso<br>ancora più concreto il grido di allarme emerso dall’assemblea: è necessario smascherare<br>l’operazione che il governo sta portando avanti in maniera silente, anche con la complicità<br>dei media main stream; cui si aggiunge il percorso della revisione costituzionale dell’art.<br>114, con la potestà legislativa concorrente che Roma Capitale acquisirà, aprendo il varco<br>ad analoghe iniziative già in procinto di coinvolgere Milano e Venezia. Alla frantumazione,<br>a quanto pare, non c’è mai fine.<br>Nessun passo può essere accettato né sottovalutato. È stata infine disvelata la menzogna<br>del decentramento felice e della retorica del maggiore “merito” del Settentrione. Tutti gli<br>strumenti – parlamentari, giuridici, di mobilitazione – devono essere messi in campo nelle<br>prossime settimane, per fermare ancora una volta il progetto eversivo del governo.<br>Sette anni di lotte ci dicono chiaramente che “è valsa la pena” svolgere il lavoro che<br>Comitati e Tavolo hanno fatto: più che mai, vale la pena rilanciarlo per impedire che la<br>Repubblica democratica sia stravolta in una serie di piccoli Stati autoritari gestiti da<br>“Governatori”, che rispondono agli interessi di classe degli imprenditori del Nord.<br>Non è il popolo del Nord, non sono i cittadini settentrionali a spingere per l’autonomia</p>



<p>differenziata; è la classe imprenditoriale, in particolare quella industriale e dei servizi high-<br>tech, a insistere per dar vita a istituzioni regionali con poteri legislativi e amministrativi</p>



<p>differenziati, che rispondano direttamente alle loro esigenze produttive. Tutto ciò<br>costituisce il fondamento di classe e antipopolare dell’autonomia differenziata; che<br>evidentemente risponde agli interessi economici di un ceto, quello degli industriali.</p>



<p>A Napoli si è discussa la questione meridionale, che rimane irrisolta, come argomentato da<br>Maria Teresa Capozza e Loretta Mussi in un documento predisposto, per conto<br>dell’Esecutivo dei Comitati. Le industrie del Nord – oltre ad aver sempre goduto di<br>sovvenzioni finanziarie, incentivi economici e sgravi fiscali pubblici – hanno, prima,<br>sfruttato il Mezzogiorno come mercato di sbocco delle proprie merci, per avere<br>manodopera a basso costo con le possenti migrazioni interne, per disporre di beni<br>intermedi per la produzione di acciaio e chimica di base; e poi come discarica degli scarti<br>inquinanti, che hanno devastato territori agricoli di alto valore e provocato malattie letali<br>(la “Terra dei fuochi” docet).<br>Le classi dirigenti industriali e finanziarie e quelle politiche ‒ governo Meloni e<br>Commissione UE ‒ hanno un preciso disegno per il Mezzogiorno: hub per l’energia delle<br>industrie del Nord Italia e dell’Unione Europea; snodo logistico per la sua collocazione al<br>centro del Mediterraneo, che abbisogna di corridoi infrastrutturali per esportare e<br>importare dall’Africa e dal Medioriente (come dimostra il Ponte sullo Stretto). Al<br>Mezzogiorno, oggi come ieri, è riservato dalle classi dirigenti un destino da ZES, cioè zona<br>emarginata speciale.<br>Dall’assemblea è emersa la volontà di rigettare la visione redistributiva dei diritti sociali e<br>fare, invece, di tali diritti, i criteri o gli obiettivi su cui parametrare la riallocazione delle<br>risorse: un ribaltamento di prospettiva che non piacerà ai pochi, ma servirà ai tanti.<br>Per arrivare a questo ambizioso traguardo, occorre intraprendere ed intersecare azioni<br>congiunte di lotta e pressione:<br>➢ chiedere ai parlamentari delle forze di opposizione di presentare una pioggia di<br>emendamenti, per fermare l’iter di approvazione delle intese, e di denunciare con<br>ogni mezzo a disposizione, anche fuori dalle aule istituzionali, gli intenti separatisti<br>e le loro ricadute; perché istituzioni e piazza in questa fase devono procedere coese e<br>convergenti;<br>➢ sollecitare le Regioni guidate dal PD e dal M5S affinché si preparino<br>tempestivamente ad impugnare le Intese, predisponendo e pubblicizzando – ancor<br>prima della conclusione dell’iter di approvazione – i testi dei ricorsi da formalizzare<br>poi in via diretta alla Corte costituzionale. Sia perché il governo abbia contezza che<br>alla propria arbitraria accelerazione si risponderà in maniera immediata ed efficace.<br>Sia perché i cittadini e le cittadine possano condividere, arricchire e discutere le<br>ragioni e le modalità di difesa dei propri diritti;<br>➢ chiedere ai Consiglieri di opposizione delle Regioni che hanno avviato le Intese di<br>usare tuti i mezzi istituzionali per bloccare l’iter delle Intese stesse, quando<br>arriveranno nei Consigli;<br>➢ chiedere ai consiglieri comunali del Pd, del Movimento 5 stelle e di AVS di proporre<br>risoluzioni o ordini del giorno, come quella presentata al comune di Firenze<br>(mozione Palagi), per schierare i Comuni contro il neo-centralismo regionale, che si<br>accentuerà con l’AD, facendosi promotori di incontri sulle quattro materie oggetto<br>delle Intese preliminari;<br>➢ sollecitare sindacati e associazioni, con un appello ai direttivi, affinché mobilitino i<br>propri iscritti e iscritte, insistendo sulla trasversale pericolosità dell’AD, che nega il</p>



<p>diritto a un lavoro equamente retribuito e parimenti sicuro, e il diritto a potersi<br>avvalere di una legislazione uniforme in caso di contenzioso. Ancora, sulla scia di<br>quanto avvenuto in occasione della raccolta firme per il referendum abrogativo della<br>legge 86/24, che organizzino dappertutto l’informazione e la mobilitazione per il<br>ritiro delle pre-Intese, per il NO alla loro ratifica e per l’interruzione del percorso<br>dell’AS 1623 (Legge Calderoli);<br>➢ mettere in luce i nessi, facendo leva su di essi, per collegare le lotte, dando vita ad<br>una nuova forma di mutualismo e di cooperazione tra movimenti: la guerra, il<br>riarmo, le politiche ambientali, la precarizzazione del lavoro non sono estranee<br>all’autonomia differenziata e viceversa;<br>➢ ai gruppi parlamentari di opposizione, chiedere di continuare la loro attività di<br>contrasto delle Intese, e di cooperare con i Comitati, con il Tavolo No AD, con i<br>costituzionalisti e gli economisti per organizzare incontri di riflessione sul Titolo V,<br>che necessita non solo della cancellazione del comma 3 dell’articolo 116, ma di una<br>ridefinizione complessiva, guidata dai principi del regionalismo cooperativo, come<br>prescritto dagli articoli 2, 3 e 5 della Costituzione;<br>➢ a tutte le forze che si candideranno alle elezioni del 2027, chiedere che nel<br>programma sia inserita la cancellazione del c. 3 dell’art. 116, unico atto che<br>impedirebbe in futuro di accedere a forme di autonomia differenziata.<br>Non sarà vano attuare questo capillare intervento, perché i Comitati sanno che 1.300.000<br>firme sono state apposte per abrogare la legge “SpaccaItalia”, e che 15 milioni di “no”<br>hanno bocciato la riforma della magistratura, non solo perché alterava gli equilibri tra i<br>poteri dello Stato, ma perché era la contropartita dell’autonomia differenziata e del<br>premierato, nel patto privato siglato tra le destre al governo.<br>I Comitati e il Tavolo NOAD, consapevoli del ruolo che hanno avuto in questi anni nel dar<br>vita e sostenere la formazione, l’informazione e la mobilitazione, e nel costruire l’unità<br>necessaria a fermare l’AD, proseguiranno nelle loro azioni; si impegnano pertanto a<br>consolidare e a estendere i rapporti con le associazioni, i sindacati e i movimenti territoriali<br>e le forze politiche, affinché sempre più la ‘mia lotta’ diventi la ‘nostra lotta’; per una<br>società in cui si affermino i diritti sociali, civili e politici di tutte le persone, dovunque<br>risiedano e da dovunque provengano. Organizzeranno in tutte le città e le Regioni e a<br>livello nazionale iniziative di piazza e assemblee, seguendo l’evoluzione della situazione.<br>Nel complesso, le due strade che il Governo sta portando avanti prefigurano un<br>regionalismo separatista, ponendosi sulla via di vere e proprie secessioni; mentre la<br>Costituzione, con gli articoli 5 e 3, indica la strada per costruire un regionalismo<br>cooperativo, per garantire l’unità della Repubblica, che sta a significare l’uguaglianza dei<br>diritti sociali, politici e civili.<br><strong>Esiste un popolo che resiste. Con questo popolo bisogna camminare e lottare;<br>perché non c’è alternativa alla costruzione di un’alternativa.</strong><br>Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità<br>della Repubblica e Tavolo No AD</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[eventi]]></category>
            <category><![CDATA[autonomia differenziata]]></category>
            <category><![CDATA[assemblea nazionale]]></category>
            <category><![CDATA[comunicati]]></category>
            <category><![CDATA[documentazione]]></category>
            <category><![CDATA[regionalizzazione]]></category>
            <pubDate>Sun, 07 Jun 2026 20:28:52 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[CS 6 giugno 2026 Assemblea Pubblica Nazionale – “La nostra lotta, le nostre lotte”]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Sono esattamente 7 anni che i Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della<br>Repubblica, l’uguaglianza dei diritti hanno abbandonato la lotta esclusivamente in difesa della scuola della<br>Costituzione, minacciata dall’autonomia differenziata, per estenderla ai moltissimi, ulteriori aspetti della<br>vita quotidiana che sono attaccati dal progetto scellerato; un progetto che nega l’uguale garanzia di diritti<br>sociali e civili su tutto il territorio della Repubblica, sostenendo – al contrario – diritti diseguali, a seconda<br>del certificato di residenza; laddove chi ha già tanto avrà di più, chi ha meno starà sempre peggio. Della<br>Repubblica si è festeggiato il 2 giugno l’ottantesimo anniversario; una Repubblica minacciata dalla<br>prepotenza tipica della maggioranza di destra che, indifferente alle prescrizioni della Corte Costituzionale,<br>accelera, sotto la spinta del ministro leghista Calderoli, nel percorso verso la “secessione dei ricchi”.<br>Sabato 6 giugno, dalle ore 9,30 alle 16,30, presso la Biblioteca della Società Napoletana di Storia<br>Patria, al Maschio Angioino a Napoli, si terrà l’assemblea nazionale dei Comitati e del Tavolo NO<br>Autonomia Differenziata: “La nostra lotta, le nostre lotte”. Un appuntamento che ha l’ambizione di<br>lanciare il necessario allarme nei confronti della strategia del governo che – complice anche il silenzio dei<br>media – sta tentando di portare a compimento il processo che provammo ad interrompere con il<br>referendum 2 anni fa (con un milione e 300mila firme raccolte) e che, comunque, la sentenza 192/24 della<br>Corte costituzionale ha in parte smontato.<br>Nonostante la bocciatura della legge Calderoli, (86/2024), il governo Meloni-Calderoli va avanti.<br>Infatti, presso le commissioni I Affari Costituzionali di Senato e Camera si trovano le 4 pre-intese siglate da<br>Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte su 4 materie cosiddette non LEP (Protezione Civile, Professioni,<br>Coordinamento della finanza pubblica e Sanità, Previdenza integrativa), già precedentemente approvate<br>dalla Conferenza Unificata, con il parere negativo di 6 regioni, guidate dal PD o dal M5S, e dell’Anci. Le<br>commissioni – presso le quali si stanno svolgendo audizioni che, come nelle precedenti occasioni, rilevano<br>pareri negativi da parte di giuristi, economisti, esponenti della società civile, sindacati – dovranno formulare<br>un atto di indirizzo; quindi, verranno predisposte e firmate le Intese, che il Parlamento potrà emendare: ci<br>auguriamo che vengano sotterrate attraverso una valanga di emendamenti.<br>Contestualmente, al Senato l’AS 1623 è il testo che Calderoli ha predisposto per determinare i livelli<br>essenziali delle prestazioni, prerequisito per poter attaccare anche le cosiddette materie LEP, come la<br>scuola. Oltre al fatto che determinare i LEP non significa garantirli (atto che prevederebbe milioni di euro),<br>numerosi sono gli elementi di incostituzionalità nei testi siglati con le regioni. Siamo certi che le regioni<br>guidate dal PD e dal M5S, ricorrendo alla Corte costituzionale, si batteranno per impedire che le Intese,<br>andando in porto, possano aggravare ulteriormente le disuguaglianze sociali e territoriali.<br>A Napoli, la mattina si aprirà con gli interventi di Emiliano Brancaccio, Antonella Bundu, reduce</p>



<p>dalla Flotilla, Marco Esposito, Pietro Spirito, Massimo Villone. Interverrà il Presidente della regione Emilia-<br>Romagna Michele De Pascale. Il pomeriggio, con un’introduzione di Antonio Mazzeo, esponente</p>



<p>dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e della lotta NO Ponte, prenderanno la parola<br>esponenti di movimenti territoriali e studenteschi, sindacati, associazioni. Ed è proprio dal pomeriggio che<br>l’iniziativa prende il nome e trova il proprio senso precipuo: qualora il progetto eversivo di autonomia<br>differenziata si concretizzasse, tutte le lotte e tutti i movimenti – di qualsiasi cosa si occupino – verrebbero<br>coinvolti. Il Sud del nostro Paese, i Sud di tutte le regioni, verrebbero definitivamente affossati, oggetto di<br>politiche predatorie, senza speranza di emancipazione dalle proprie attuali condizioni.</p>



<p>Da Napoli – una delle città del Sud che ha tirato la volata al trionfo del NO nel referendum sulla<br>riforma della magistratura, un no che, vogliamo crederlo, parla anche di autonomia differenziata – parte<br>una nuova fase della lotta dei Comitati e del Tavolo NOAD. Una fase di mobilitazione intensa, che avrà una<br>significativa scadenza nelle elezioni del 2027: nei programmi dei partiti, o delle liste, che chiederanno il<br>voto per battere le destre, proponiamo sia inserita l’abolizione del comma 3 dell’articolo 116 della<br>Costituzione, strumento per minare l’unità della Repubblica.<br>Nei prossimi mesi continueremo a contrastare il disegno della secessione dei ricchi con sit-in, assemblee,<br>manifestazioni di piazza, incontri di informazione. Il nostro obiettivo è quello che hanno espresso milioni e<br>milioni di cittadini/e con il referendum sulla giustizia: la Costituzione non si tocca, va rispettata e applicata.<br>Il referendum sulla giustizia ha liquidato anche il disegno del premierato assoluto; ora tutti/e devono<br>mobilitarsi per impedire che si realizzi la terza controriforma, quella dell’autonomia differenziata:<br>difendiamo l’unità della Repubblica, cioè l’uguaglianza dei diritti sociali, civili e politici. Solo così potremo<br>sperare di sconfiggere le politiche di discriminazione razziste verso i migranti, di suprematismo nordista, e<br>le misure securitarie che distruggono le libertà civili di manifestare e di lottare per una società dove si<br>affermi il valore supremo della pari dignità di ogni persona, dovunque risieda e da qualunque parte del<br>mondo provenga.<br><strong>Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e<br>Tavolo No AD</strong></p>]]></description>
            <link>https://perilritirodiqualunqueautonomiadifferenziata.home.blog/2026/06/04/cs-6-giugno-2026-assemblea-pubblica-nazionale-la-nostra-lotta-le-nostre-lotte/</link>
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            <category><![CDATA[eventi]]></category>
            <category><![CDATA[autonomia differenziata]]></category>
            <category><![CDATA[assemblea nazionale]]></category>
            <category><![CDATA[comunicati]]></category>
            <category><![CDATA[appelli]]></category>
            <category><![CDATA[documentazione]]></category>
            <category><![CDATA[regionalizzazione]]></category>
            <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 19:47:03 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[BDS Italia con Francesca!]]></title>
            <description><![CDATA[<p><img src="https://www.bdsitalia.org/images/francesca-albanese-un-special-rapporteur-palestine-afp.jpg-1920_1080.jpg"></p><p style="text-align: justify;"><strong>Da giovedì 28 maggio Francesca Albanese è stata nuovamente inserita nella lista nera americana</strong>. La Corte d'Appello ha infatti accolto la richiesta di sospensione urgente presentata dall'amministrazione Trump, bloccando così il provvedimento del tribunale di primo grado che aveva eliminato le sanzioni contro la Relatrice ONU per violazione dei diritti di libertà d'espressione. Il Dipartimento del Tesoro ha pertanto reintegrato le misure restrittive con una rapidità straordinaria, dimostrando la linea intransigente di Washington e il congelamento immediato dei beni finanziari della funzionaria internazionale.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BDS Italia esprime la sua profonda stima e il proprio sostegno incondizionato alla Relatrice ONU Francesca Albanese</strong>, vittima, per la seconda volta, di un sistema coercitivo che viola il suo diritto di libertà di parola e le impone sanzioni discriminatorie tramite OFAC, l’ufficio per il controllo dei beni esteri del Tesoro statunitense.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caso di Francesca Albanese sta inoltre dimostrando che, oggi, nemmeno la finanza etica è tale fino in fondo, perché costretta dalle prescrizioni delle principali centrali operative politiche del pianeta a definire i propri perimetri sui diversi fronti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mentre l'Europa ufficiale è rimasta a guardare, solo il premier spagnolo Pedro Sánchez, in una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen</strong>, ha invocato una manovra diplomatica d'emergenza: l'attivazione del cosiddetto "Statuto di blocco" (Regolamento CE n. 2271/1996). E lo ha chiesto come scudo per i diritti umani non solo per Francesca Albanese, ma per denunciare un attacco sistemico alla giustizia internazionale, che coinvolgeva anche undici giudici e procuratori della Corte Penale Internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L'Europa ha manifestato un’assenza ingombrante e &nbsp;l'Italia continua a brillare per la sua ignavia.</strong> Nonostante Francesca Albanese sia una cittadina italiana, il governo Meloni ha scelto la strada del silenzio assordante e nessuna autorità ha intrapreso iniziative pubbliche contro il blocco dei suoi conti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa mancanza di tutela diplomatica verso una propria cittadina impegnata in un mandato ONU è un vulnus senza precedenti.</strong> La diplomazia italiana ed europea sembrano aver abdicato al proprio ruolo, preferendo non indispettire Washington piuttosto che difendere il principio di legalità internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiediamo con forza che la Presidenza del Consiglio si muova</strong> in tutte le sedi istituzionali al fine di tutelare i diritti e la dignità di una cittadina italiana, gravemente danneggiata dall’arroganza del governo USA.</p>
<p style="text-align: justify;">E <strong>auspichiamo la creazione di un sistema finanziario non più sottoposto ai colossi di oltre Atlantico</strong> e al potere geo-finanziario di Washington, oggi utilizzato in modo discrezionale contro chi è ritenuto scomodo per le proprie politiche.</p>
<p><strong>L'esecutivo italiano ha a disposizione diverse azioni pratiche di natura diplomatica, legale e politica per tutelare una propria cittadina e funzionaria ONU.</strong></p>
<p><strong>1.&nbsp;Canali diplomatici bilaterali e multilaterali&nbsp;</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Negoziato diretto con gli USA: il Ministero degli Affari Esteri può avviare interlocuzioni diplomatiche formali con il Dipartimento di Stato americano per richiedere l'esclusione di Albanese dalla SDN List dell’OFAC.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Azione coordinata in sede UE: l'Italia può farsi promotrice di un'azione comune a livello di Unione Europea. L'UE dispone del cosiddetto "Regolamento di Blocco" (Blocking Statute), uno strumento giuridico nato proprio per contrastare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi e proteggere i cittadini e le imprese europee.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Asse con le Nazioni Unite: il governo può supportare ufficialmente le interlocuzioni già avviate dall'ONU, chiedendo il rispetto delle tutele e delle immunità funzionali legate al mandato di Relatrice Speciale.</p>
<p><strong>2.&nbsp;Strumenti finanziari e di supporto tecnico-legale</strong></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Istituzione di un canale bancario protetto: il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), d'intesa con la Banca d'Italia, potrebbe esaminare deroghe straordinarie per motivi umanitari o di sussistenza. Questo permetterebbe a un istituto nazionale di aprirle un conto corrente tecnico per ricevere lo stipendio, isolando l'operatività dai circuiti in dollari per evitare sanzioni secondarie.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Supporto legale e amicus curiae:&nbsp;lo Stato italiano può intervenire indirettamente nei ricorsi legali ancora pendenti negli Stati Uniti. Può presentare una memoria scritta (amicus curiae) a sostegno delle tesi dei legali di Albanese, attestando la violazione dei diritti fondamentali della propria cittadina.</p>
<p><strong>3. Azioni politiche e di protezione istituzionale</strong></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Rilascio del passaporto diplomatico: il governo può garantire la massima protezione nei viaggi istituzionali emettendo o rinnovando passaporti diplomatici o di servizio, agevolando la sua mobilità internazionale laddove possibile.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Tutela consolare attiva: garantire una costante assistenza tramite l'Ambasciata italiana a Washington, monitorando ogni fase del procedimento giudiziario americano.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Presa di posizione pubblica: il superamento dell'attuale linea di riservatezza attraverso dichiarazioni ufficiali di solidarietà istituzionale aumenterebbe la pressione politica internazionale sull'amministrazione statunitense.</p>]]></description>
            <link>https://www.bdsitalia.org/index.php/comunicati-sul-bds/3022-sanzioni-f-albanese</link>
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            <category><![CDATA[bds]]></category>
            <category><![CDATA[comunicati]]></category>
            <category><![CDATA[in evidenza]]></category>
            <pubDate>Fri, 29 May 2026 09:28:30 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[Comunicato di solidarietà per ARCI “Il Botteghino” da Osservatorio contro la militarizzazione, Pisa]]></title>
            <description><![CDATA[<p>L’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong> di <strong>Pisa </strong>esprime solidarietà e affetto agli attivisti del circolo <strong>Arci “Il Botteghino”</strong> – punto di ritrovo e di socializzazione vitale per il territorio della <strong>Valdera </strong>– che lo scorso 19 maggio ha subito un’azione repressiva con l’intervento di forze dell’ordine e dei Vigili del Fuoco (indebitamente utilizzati) per rimuovere alcuni striscioni di solidarietà alla causa palestinese e contro il genocidio in corso. </p>



<p>Ci preoccupa estremamente l’ipotesi che per questi striscioni possa essere applicato l’art. 297 del Codice Penale italiano, il quale prevede che chiunque nel territorio dello Stato italiano offenda l’onore o il prestigio del Capo di uno Stato estero venga punito con la reclusione da 1 a 3 anni.</p>



<p>Davanti alle immagini del genocidio che Israele continua a commettere nei confronti del popolo palestinese martoriato con decine di migliaia di morti tra i civili nel silenzio e nella complicità delle cosiddette democrazie occidentali, davanti alle violenze subite dai membri della Flottilla alla presenza di un Ministro dello Stato di Israele, chi potrebbe mai invocare un reato per una semplice affissione davanti a un circolo Arci?</p>



<p>Esprimiamo tutto il nostro sconcerto quindi davanti alla rimozione degli striscioni, un’azione violenta e repressiva la cui finalità è mettere a tacere la protesta della società civile.</p>



<p><strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Pisa</strong></p>







<p>Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:</p>



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            <link>https://osservatorionomilscuola.com/2026/05/25/comunicato-solidarieta-arci-botteghino-osservatorio-militarizzazione-pisa/</link>
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            <category><![CDATA[guerra]]></category>
            <category><![CDATA[osservatorio]]></category>
            <category><![CDATA[territori]]></category>
            <category><![CDATA[militarizzazione]]></category>
            <category><![CDATA[pace]]></category>
            <category><![CDATA[arci]]></category>
            <category><![CDATA[comunicazioni]]></category>
            <category><![CDATA[pisa]]></category>
            <category><![CDATA[comunicati]]></category>
            <category><![CDATA[toscana]]></category>
            <category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>
            <category><![CDATA[il botteghino]]></category>
            <pubDate>Mon, 25 May 2026 09:56:50 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[La Lettera/appello della società civile alle istituzioni affinchè non sia approvata la modifica costituzionale in materia di Roma Capitale]]></title>
            <description><![CDATA[<p><a><strong>36</strong></a><strong>&nbsp;associazioni e comitati, insieme a più di 60 esponenti del mondo civico</strong>, accademico, culturale, hanno inviato un appello ai parlamentari e a tutte le istituzioni coinvolte*&nbsp;<strong>&nbsp;</strong><strong>per chiedere di impegnarsi&nbsp;&nbsp;per approvare una legge ordinaria per la Capitale&nbsp;</strong>che conferisca gli strumenti finanziari e amministrativi di cui ha bisogno, e&nbsp;&nbsp;di non&nbsp;<strong>dare seguito&nbsp;</strong>al Disegno di legge&nbsp;“<strong>Modifica dell’articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale”</strong>, approvato in prima lettura alla Camera dei deputati il 29 aprile scorso<a href="https://www.carteinregola.it/la-lettera-appello-della-societa-civile-alle-istituzioni-affinche-non-sia-approvata-la-modifica-costituzionale-in-materia-di-roma-capitale/#_ftn1"><strong>[1]</strong></a>. Un Disegno di Legge&nbsp;&nbsp; che intende&nbsp;<strong>conferire a Roma i poteri legislativi di una Regione per 11 materie, limitandone l’ambito al solo perimetro comunale,&nbsp;senza alcuna informazione e&nbsp;&nbsp;confronto con la cittadinanza.</strong></p>



<p><strong>Noi&nbsp; firmatarie e firmatari della lettera</strong>, che&nbsp;nel gennaio scorso avevamo già inviato un appello<a href="https://www.carteinregola.it/la-lettera-appello-della-societa-civile-alle-istituzioni-affinche-non-sia-approvata-la-modifica-costituzionale-in-materia-di-roma-capitale/#_ftn2">[2]</a>&nbsp;&nbsp;al Sindaco di Roma Capitale e della Città Metropolitana Gualtieri, &nbsp;al Presidente della Regione Lazio Rocca,&nbsp; ai Presidenti dei Municipi e a istituzioni e partiti, &nbsp;manifestando una &nbsp;forte contrarietà alla &nbsp;&nbsp;modifica costituzionale, &nbsp;&nbsp;ancora una volta&nbsp;<strong>chiediamo&nbsp;&nbsp;a tutte le forze politiche e a tutti i livelli istituzionali</strong>&nbsp;<strong>di&nbsp;&nbsp;fermare il processo in corso</strong>, e di&nbsp;&nbsp;non dare&nbsp;<strong>alcun contributo “costruttivo”&nbsp;&nbsp;per modificare la Costituzione Italiana.</strong></p>



<p>Siamo convinti che&nbsp;<strong>Roma abbia&nbsp;&nbsp;il diritto ad avere riconosciute le peculiarità come Capitale e conseguentemente&nbsp;anche strumenti più adeguati per affrontare&nbsp;la complessità delle tante &nbsp;problematiche</strong>&nbsp;la rendono unica nel panorama nazionale. Ma riteniamo che questo possa e&nbsp;<strong>debba avvenire&nbsp;&nbsp;con una legge ordinaria</strong>, che assegni&nbsp;&nbsp;più risorse finanziarie, strutture tecniche-amministrative più adeguate a livello di presenze e profili professionali, più autonomia amministrativa e una diversa organizzazione di Comune, Città metropolitana, Municipi, con una ridistribuzione delle competenze per gli ambiti di&nbsp;&nbsp;area vasta e di prossimità. Una legge, quindi, a nostro avviso imprescindibile,&nbsp; senza la quale l’attività dell’amministrazione comunale, oltre a&nbsp;risultare assai più onerosa, rischierebbe di risultare inadempiente rispetto alle maggiori competenze attribuite.</p>



<p><strong>Il Disegno di legge costituzionale&nbsp;Meloni – Casellati – Calderoli</strong>&nbsp;attribuisce al Comune di Roma&nbsp;<strong>poteri legislativi su</strong>&nbsp;alcune&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>materie attualmente concorrenti Stato/Regione che diventerebbero &nbsp;concorrenti Stato/Roma Capitale</strong>:&nbsp;&nbsp;governo del territorio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali, e su alcune delle cosiddette&nbsp;<strong>“materie residuali”,</strong>&nbsp;allo stato attuale&nbsp;di esclusiva competenza legislativa della Regione<strong>, che diventerebbero &nbsp;di esclusiva competenza di Roma Capitale</strong>:&nbsp;trasporto pubblico locale; polizia amministrativa locale; commercio; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica;&nbsp;organizzazione amministrativa di Roma Capitale.</p>



<p><strong>Queste le principali criticità che vogliamo evidenziare:</strong></p>



<p>1)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;Il&nbsp;definitivo abbandono della prospettiva della Città metropolitana</strong>&nbsp;<strong>e di una governance di area vasta</strong>&nbsp;&nbsp;– Dal 2014&nbsp;&nbsp;attendiamo&nbsp;&nbsp;la attuazione compiuta&nbsp;&nbsp;della Città metropolitana di Roma, con&nbsp;&nbsp;la pianificazione e la gestione di ambiti quali urbanistica,&nbsp;&nbsp;trasporto pubblico locale, commercio, turismo, servizi e politiche sociali. Tutte materie che con il DDL costituzionale sarebbero&nbsp;&nbsp;confinate nel perimetro comunale, con l’esclusione,&nbsp;&nbsp;di fatto, di tutte quelle cittadine e&nbsp; cittadini romani che&nbsp;vivono nei comuni contermini, in molti casi&nbsp; espulsi dalla città per difficoltà abitative, ma che lavorano e ogni giorno si spostano nella Capitale&nbsp;</p>



<p>2)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;l<strong>’accentramento di&nbsp;poteri&nbsp;legislativi&nbsp;nelle istituzioni comunali, l’Assemblea Capitolina e lo stesso&nbsp;&nbsp;Sindaco, &nbsp;</strong>accentramento che &nbsp;senza&nbsp; i contrappesi del confronto con l’amministrazione regionale, &nbsp;rischia di attribuire uno smisurato potere decisionale su materie fondamentali per lo sviluppo della città – a partire dall’urbanistica – alle maggioranze politiche capitoline del momento.</p>



<p>3)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>la mancanza&nbsp;di chiarezza</strong>&nbsp; nei contenuti e nella tempistica&nbsp;<strong>rispetto a&nbsp; un effettivo decentramento ai Municipi&nbsp;</strong></p>



<p>E, soprattutto<strong>,&nbsp;&nbsp;la totale mancanza di informazione e di dibattito</strong>&nbsp;<strong>pubblico</strong>&nbsp;su un provvedimento&nbsp;&nbsp;che avrà ricadute concrete sulla vita della cittadinanza&nbsp; e di cui la cittadinanza&nbsp; non sa nulla<strong>,&nbsp;&nbsp;&nbsp;concordato tra&nbsp;&nbsp;vertici istituzionali senza alcun confronto democratico</strong>&nbsp;né coinvolgimento&nbsp;&nbsp;dei Municipi, che pure avrebbero potuto e dovuto diventare le sedi della condivisione&nbsp;&nbsp;e della partecipazione delle proposte.</p>



<p>Un tema ridotto a slogan da campagna elettorale, ma che evidentemente non merita spiegazioni, neppure&nbsp; alle elettrici e agli elettori che già si cominciano&nbsp;&nbsp;a convocare negli incontri in vista delle prossime elezioni comunali e politiche.</p>



<p>Infine&nbsp; manifestiamo la nostra ferma contrarietà&nbsp; &nbsp;<strong>all’inserimento del&nbsp; comma</strong>, che prevede che&nbsp;&nbsp;“La legge dello Stato può&nbsp;<strong>attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane ulteriori e specifiche funzioni amministrative</strong>”:&nbsp;inserimento che ci appare per certi versi inutile, dato che per attribuire specifiche funzioni amministrative non sono necessari&nbsp;&nbsp;interventi&nbsp;&nbsp;costituzionali, per altri versi preoccupante, nel caso che&nbsp; preluda&nbsp;&nbsp;al conferimento di poteri analoghi a quelli di Roma Capitale ad altre città italiane, oltretutto facendo venir meno tutta l’impalcatura retorica e normativa basata&nbsp;&nbsp;sulla specificità&nbsp; della Capitale.</p>



<p>Considerando che la modifica costituzionale&nbsp;dovrà essere&nbsp; adottata da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e approvata&nbsp;con una maggioranza dei 2/3 dei&nbsp;componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione, e che in caso contrario la legge potrà essere sottoposta a&nbsp;referendum popolare,&nbsp;<strong>chiediamo alle donne e agli uomini eletti in Parlamento dalle cittadine e dai &nbsp;cittadini di impegnarsi&nbsp;&nbsp;per approvare una legge ordinaria per la Capitale&nbsp;</strong>che conferisca gli strumenti finanziari e amministrativi di cui ha bisogno, e&nbsp;&nbsp;di&nbsp;<strong>non rendersi complici di questo ennesimo stravolgimento della Costituzione,</strong>&nbsp;che ancora una volta va nella direzione&nbsp;&nbsp;della&nbsp;&nbsp;dissoluzione di quell’equilibrio di poteri che solo può garantire le nostre fondamenta democratiche, la tutela del patrimonio collettivo e l’uguaglianza dei diritti di tutte e di tutti.</p>



<p><strong>Associazione Carteinregola</strong></p>



<p><strong>ARCI Roma</strong></p>



<p><strong>Associazione Artù</strong></p>



<p><strong>Associazione A Sud</strong></p>



<p><strong>Associazione Aspettare Stanca</strong></p>



<p><strong>Associazione Bianchi Bandinelli</strong></p>



<p><strong>Associazione Da Sud</strong></p>



<p><strong>Associazione di Quartiere Fontana&nbsp;</strong><strong>Candida</strong></p>



<p><strong>Associazione&nbsp; IL MIO AMICO ALBERO ODV</strong></p>



<p><strong>Associazione Insieme per la Curtis Draconis</strong></p>



<p><strong>Associazione Mare libero litorale romano</strong></p>



<p><strong>Associazione Per Roma</strong></p>



<p><strong>Associazione Progetto Celio</strong></p>



<p><strong>Associazione Roma Ricerca Roma</strong></p>



<p><strong>Associazione Simbolo</strong></p>



<p><strong>Associazione Tavoli del Porto</strong></p>



<p><strong>Associazione Villa Certosa OdV</strong></p>



<p><strong>Casa dei Diritti Sociali</strong></p>



<p><strong>CRED (Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia)</strong></p>



<p><strong>CILD (Centro di iniziativa per la Legalità Democratica)</strong></p>



<p><strong>Cittadinanzattiva Lazio</strong></p>



<p><strong>Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti</strong></p>



<p><strong>Comitato Parchi Colombo OdV</strong></p>



<p><strong>Comitato per la difesa della pineta di Villa Massimo</strong></p>



<p><strong>Comitato per il Progetto Urbano San Lorenzo e la Salvaguardia del Territorio</strong></p>



<p><strong>Comitato Stadio Flaminio</strong></p>



<p><strong>Comitato Villa Blanc</strong></p>



<p><strong>Corviale Domani</strong></p>



<p><strong>Diario Romano</strong></p>



<p><strong>Forum Disuguaglianze Diversità</strong></p>



<p><strong>Italia Nostra Roma</strong></p>



<p><strong>Rete Tutela Roma Sud e Castelli Romani</strong></p>



<p><strong>Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio</strong></p>



<p><strong>Urban Experience Aps</strong></p>



<p><strong>VAS (Verdi Ambiente e Società) onlus</strong></p>



<p><strong>WWF Roma e Area Metropolitana</strong></p>



<p><strong>Ilaria Agostini</strong>, ricercatrice di urbanistica Università di Bologna</p>



<p><strong>Alessandro Albanesi,&nbsp;</strong>Presidente AGS</p>



<p><strong>Ella Baffoni,&nbsp;</strong>giornalista</p>



<p><strong>Paolo Berdini,</strong>&nbsp;urbanista</p>



<p><strong>Piero Bevilacqua,</strong>&nbsp;storico</p>



<p><strong>Paola Bonora</strong>, già docente ordinaria di Geografia Università di Bologna</p>



<p><strong>Rita Campioni</strong>, già insegnante</p>



<p><strong>Lucio Carbonara</strong>, urbanista</p>



<p><strong>Giulio Cederna,&nbsp;</strong>ricercatore</p>



<p><strong>Filippo Celata,</strong>&nbsp;docente&nbsp; di Geografia economica, Università di Roma La Sapienza</p>



<p><strong>Carlo Cellamare,&nbsp;</strong>docente di &nbsp;Urbanistica, Università di Roma La Sapienza</p>



<p><strong>Danilo Chirico,</strong>&nbsp;giornalista e scrittore</p>



<p><strong>Lucio Contardi</strong>, urbanista</p>



<p><strong>Silvano Curcio,&nbsp;</strong>Docente di Management dei patrimoni immobiliari e urbani, Università di Roma La Sapienza</p>



<p><strong>Ernesto D’Albergo</strong>&nbsp;Professore di Sociologia politica, Università di Roma, Sapienza</p>



<p><strong>Vezio De Lucia</strong>, urbanista</p>



<p><strong>Stefano Deliperi,&nbsp;&nbsp;</strong>presidente Gruppo d’Intervento Giuridico</p>



<p><strong>Giuseppe De Marzo</strong>,&nbsp;economista, attivista, giornalista e scrittore</p>



<p><strong>Mirella Di Giovine,</strong>&nbsp;architetto, Università di Roma La Sapienza</p>



<p><strong>Marco Esposito,&nbsp;</strong>giornalista</p>



<p><strong>Anna Falcone,&nbsp;</strong>giurista e attivista</p>



<p><strong>Roberto Federici&nbsp;</strong>, già insegnante</p>



<p><strong>Sarah Gainsforth,&nbsp;</strong>giornalista</p>



<p><strong>Pietro Garau,&nbsp;</strong>urbanista</p>



<p><strong>Elena Granaglia&nbsp;</strong>emerita&nbsp; Professoressa di Scienza delle Finanze al Dipartimento di Giurisprudenza di Roma3</p>



<p><strong>Maria Pia Guermandi</strong>, coordinatrice Emergenza cultura</p>



<p><strong>Clara Habte</strong>, giornalista</p>



<p><strong>Visenta Iannicelli,&nbsp;</strong>già dirigente di Roma Capitale</p>



<p><strong>Carlo Infante,</strong>&nbsp;docente di Performing Media per l’innovazione territoriale – Università Mercatorum</p>



<p><strong>Maria Ioannilli,&nbsp;</strong>già docente di Tecnica Urbanistica, Università di Roma Tor Vergata</p>



<p><strong>Franco La Torre</strong></p>



<p><strong>Susanna Le Pera,&nbsp;</strong>già responsabile del Servizio Carta per la Qualità di Roma Capitale</p>



<p><strong>Maria Cristina Lattanzi</strong>, consigliere Italia Nostra Roma</p>



<p><strong>Giuseppe Libutti,&nbsp;</strong>Avvocato</p>



<p><strong>Paola Loche</strong>, Naturalista</p>



<p><strong>Paolo Maddalena</strong>,&nbsp;vice Presidente emerito della Corte Costituzionale</p>



<p><strong>Fabio Marcelli,&nbsp;</strong>giurista internazionale</p>



<p><strong>Guido Maria Marinell</strong>i, già docente, attivista ambientale</p>



<p><strong>Clarice Marsano</strong>, architetto, già Ministero Beni Culturali</p>



<p><strong>Marina Montacutelli</strong>, storica</p>



<p><strong>Tomaso Montanari,</strong>&nbsp;storico dell’arte</p>



<p><strong>Marco Miccoli</strong>, vicepresidente nazionale Anppia</p>



<p><strong>Loretta Mussi,</strong>&nbsp;medico</p>



<p><strong>Rosanna Oliva De Conciliis,</strong>&nbsp;attivista per i diritti civili e. per la&nbsp; parità</p>



<p><strong>Giorgio Osti</strong>&nbsp;portavoce del&nbsp;<strong>Coordinamento delle Associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano di Roma Capitale</strong></p>



<p><strong>Pancho Pardi,</strong>&nbsp;già Professore di Urbanistica Università di Firenze, ex Senatore</p>



<p><strong>Rita Paris</strong>, già&nbsp;Direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica</p>



<p><strong>Massimo Pasquini</strong>, già segretario nazionale Unione Inquilini</p>



<p><strong>Thaya Passarelli,</strong></p>



<p><strong>Rosario Pavia</strong>, urbanista</p>



<p><strong>Barbara Pizzo</strong>,&nbsp; professoressa Associata di Urbanistica&nbsp; Università di Roma La Sapienza</p>



<p><strong>Enrico Puccini,&nbsp;</strong>Osservatorio Casa Roma</p>



<p><strong>Christian Raimo,&nbsp;</strong>insegnante scrittore</p>



<p><strong>Daniela Rizzo,</strong>&nbsp;archeologa, già Ministero Beni Culturali</p>



<p><strong>Paolo Salonia</strong>, già Dirigente di Ricerca CNR, Consigliere ICOMOS Italia e Vicepresidente Italia Nostra Roma.</p>



<p><strong>Enzo Scandurra</strong>, urbanista</p>



<p><strong>Maria Spina,</strong>&nbsp;architetto</p>



<p><strong>Pietro Spirito,&nbsp;</strong>economista dei trasporti</p>



<p><strong>Giancarlo Storto,&nbsp;</strong>urbanista</p>



<p><strong>Riccardo Troisi</strong>, Ricercatore Università di Tor Vergata, economista, ReOrient, Centro studi Fairwatch,Ries, Next, tra i fondatori di comune-info.net</p>



<p><strong>Walter Tucci,&nbsp;</strong>giurista e costituzionalista</p>



<p><strong>Massimo Villone</strong>, Professore emerito di diritto costituzionale all’Università Federico II di Napoli</p>



<p><strong>Vincenzo Vita,&nbsp;</strong>giornalista e saggista</p>



<p>Roma, 21 maggio 2026</p>



<p>(*). La lettera è stata consegnata il 21 maggio malla Segreteria del Sindaco Gualtieri, alla Presidente dell’Assemblea Capitolina Celli e ai capigruppo capitolini, e inviata via email a senatori, presidenti dei gruppi della Camera, al presidente della Regione Lazio Rocca, al presidente Aurigemma e ai consiglieri regionali, ai consiglieri capitolini, ai Presidenti di Municipio e ai Presidenti dei consigli municipali.</p>



<p>Vai a&nbsp;<a href="https://www.carteinregola.it/index.php/dossier/romacittametropolitana/"><strong>Roma Capitale,&nbsp; Roma Città Metropolitana</strong>,&nbsp;<strong>Decentramento Municipi</strong>&nbsp;<strong>cronologia e materiali</strong></a></p>



<p><a href="https://www.carteinregola.it/wp-content/uploads/2026/05/ddl-poteri-roma-capitale-approvato-Camera-29-4-26-1888__447707.pdf">vai al DDL costituzionale approvato dalla Camera il 29 -4 -2026</a></p>







<p><a href="https://www.carteinregola.it/la-lettera-appello-della-societa-civile-alle-istituzioni-affinche-non-sia-approvata-la-modifica-costituzionale-in-materia-di-roma-capitale/#_ftnref1">[1]</a>&nbsp;Il Disegno di legge ha ottenuto i voti favorevoli della maggioranza e di Azione,&nbsp;&nbsp;i voti contrari di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle e l’astensione dei parlamentari del Partito Democratico e di Italia Viva.</p>



<p><a href="https://www.carteinregola.it/la-lettera-appello-della-societa-civile-alle-istituzioni-affinche-non-sia-approvata-la-modifica-costituzionale-in-materia-di-roma-capitale/#_ftnref2">[2]</a>&nbsp;vedi&nbsp;L’Appello: Poteri di Roma Capitale, l’altra riforma costituzionale che avanza senza nessun coinvolgimento dei cittadini&nbsp;del&nbsp; 20 gennaio 2026&nbsp;<a href="https://www.carteinregola.it/lappello-poteri-di-roma-capitale-laltra-riforma-costituzionale-che-avanza-senza-nessun-coinvolgimento-dei-cittadini/">https://www.carteinregola.it/lappello-poteri-di-roma-capitale-laltra-riforma-costituzionale-che-avanza-senza-nessun-coinvolgimento-dei-cittadini/</a><strong></strong></p>



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            <category><![CDATA[roma capitale]]></category>
            <pubDate>Thu, 21 May 2026 19:49:07 GMT</pubDate>
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