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        <title><![CDATA[Raccordo]]></title>
        <description><![CDATA[<br><strong>L&#x27;aggregatore di movimento </strong>(qualsiasi cosa voglia dire).<br><br><h3>Cosa si trova in raccordo.info</h3>Raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati, attraverso la vecchia ma sempre funzionante tecnologia degli RSS.&nbsp;<br>Raccordo.info non &#232; una rivista online, non ci sono contenuti originali.&nbsp;<br><br>Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di &quot;movimento&quot; o vicini al movimento.<br>Un occhio particolare &#232; riservato alla comunicazione Romana. Perch&#233;? perch&#233; facciamo base principalmente a Roma e conosciamo meglio il nostro territorio di altri.&nbsp;<br><br>I Contenuti completi non vengono duplicati in raccordo.info. Cliccando sul titolo si va al sito originale. Non intendiamo &quot;rubare&quot; utenti, non ci interessano le metriche commerciali per capire quanti visitatori abbiamo, quanto tempo gli utenti spendono sul nostro sito e via dicendo.<br><br>Di seguito si trova l&#x27;elenco delle fonti. Per proporre una nuova fonte, scrivete a: <strong><a href="mailto:raccordo@tracciabi.li">raccordo@tracciabi.li</a></strong><br>Non abbiate paura di segnalarci il sito della vostra realt&#224;: se non vi abbiamo ancora aggregato, &#232; stato probabilmente solo per ignoranza o dimenticanza.<br><br><h3>Chi se ne occupa</h3>Siamo un piccolo gruppo di persone provenienti da esperienze diverse, di et&#224; diverse, con interessi diversi. Ci siamo scelte per affinit&#224;. Non siamo un collettivo, n&#233; una struttura politica, n&#233; una ONG, n&#233; un&#x27;associazione culturale.&nbsp;<br>I nostri principi generali sono <strong>antifascismo, antirazzismo, antisessismo, antiomofobia, antitransfobia, antimilitarismo</strong>.<br><br>Ci ha spinto la consapevolezza che ci sia bisogno di valorizzare la comunicazione di movimento fuori dai social media commerciali, affinch&#233; sia possibile (ri)creare delle comunit&#224; digitali, oltre che fuori dal digitale.<br><br><h3>Come Funziona</h3>Abbiamo inserito in raccordo.info le fonti di informazione che maggiormente leggiamo, stufi di andarle a cercare una per uno, sito per sito, account social per account social. Se ne abbiamo dimenticata qualcuna che ritenete importante segnalatela.&nbsp;<br><br><strong>C&#x27;&#232; un lavoro redazionale?</strong> Si, c&#x27;&#232; un leggero lavoro redazionale. Siamo noi che abbiamo scelto le fonti, siamo sempre noi che decidiamo quale contenuto vada fissato in testa alla Home Page, noi cerchiamo di dare forma alle diverse sezioni o che nascondiamo i post che ci sembrano meno interessanti.<br><br><h3>Cosa c&#x27;&#232; sotto?</h3>Raccordo si basa su software libero e protocolli aperti. &#200; basato su <a href="https&#x3a;&#x2F;&#x2F;blob&#x2e;news" rel="noreferrer noopener">https:&#x2F;&#x2F;blob.news</a> e pu&#242; aggregare la stragrande maggioranza del web. Una grande eccezione sono i profili cosiddetti &quot;social&quot;: malgrado questo aggettivo, l&#x27;interesse delle multinazionali che lo sviluppano sta proprio nel sabotaggio della nostra capacit&#224; di comunicare.<br>Per questo motivo non possiamo aggregare profili Instagram, X, o simili.<br>Possiamo invece aggregare siti Wordpress, profili Mastodon, Noblogs, e molto altro.<br><br>]]></description>
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            <title>Raccordo</title>
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            <title><![CDATA[Gancio de Roma]]></title>
            <description><![CDATA[Agenda condivisa della Roma ribelle e autogestita]]></description>
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            <dc:creator><![CDATA[Gancio de Roma]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:30:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[La maieutica di Danilo Dolci e l’autocostruzione]]></title>
            <description><![CDATA[Sono stati due giorni intensi, di quelli che lasciano il segno dentro e fuori,
quelli che abbiamo vissuto nel fine settimana tra Ivrea e il Castello di
Albiano. Un cammino collettivo inserito nella cornice de “La pacifica invasione:
tanti modi per volere la pace”, un’iniziativa promossa da Emergency, Sentieri di
Pace e il Presidio per la pace di Ivrea. Al centro del nostro percorso c’era
l’eredità di Danilo Dolci, la sua voce scomoda e profetica, e soprattutto la
pratica viva del suo pensiero.

 


IL CONFRONTO AL LICEO GRAMSCI: LA FORZA DELLA NONVIOLENZA

Questo intenso fine settimana è iniziato sabato 19 settembre nell’Auditorium del
Liceo A. Gramsci di Ivrea. Più di trenta persone hanno partecipato alla
conferenza dal titolo “Pratiche e lotte nonviolente: il caso Danilo Dolci”.

Insieme a me c’erano Amico Dolci, figlio del poeta di Trappeto, e Giuseppe
Barone, suo biografo e profondo conoscitore del pensiero. Abbiamo cercato di
restituire ai presenti l’attualità di un ammonimento che non smette di
interpellarci: “Rivoluzione è curare il curabile profondamente e presto, è
rendere ciascuno responsabile”. Non una teoria astratta, ma un esercizio
quotidiano di democrazia diretta, ascolto e partecipazione, dove la nonviolenza
non è mai passività, ma azione radicale di trasformazione della realtà.

 


AL CASTELLO DI ALBIANO: IL LABORATORIO DI MAIEUTICA STRUTTURALE

Dalla parola alla pratica il passo è stato naturale. Domenica 20 settembre ci
siamo spostati nella suggestiva cornice del Castello Vescovile di Albiano. Qui,
quindici partecipanti si sono uniti al proseguimento laboratoriale della
conferenza, dedicandosi al cuore pulsante del metodo dolciano: La Maieutica
strutturale.

In cerchio, dialogando, interrogandoci a vicenda per fare emergere le risorse
che già abitano le comunità, abbiamo sperimentato cosa significhi educare e
autoeducarsi reciprocamente, uscendo dalla logica della delega per entrare in
quella della co-responsabilità.

Siamo partiti dalla domanda di Giuseppe su cosa sono e in cosa si differenziano
la Trasmissione e la Comunicazione, raggiungendo concetti molto profondi, sia in
senso tecnico che poetico.

 


IMPARARE FACENDO: L’AUTOCOSTRUZIONE DI UNA PANCHINA DI ENZO MARI

La conclusione di questo percorso laboratoriale ha preso una forma concreta,
fatta di legno e manualità. Seguendo lo spirito del progetto Autoprogettazione?
di Enzo Mari e del libro Imparare facendo, ci siamo cimentati
nell’autocostruzione di una panchina.

Non si è trattato semplicemente di assemblare dei pezzi di legno, ma di compiere
un gesto politico e comunitario. Tagliare, levigare, montare insieme significa
riappropriarsi della capacità di produrre il proprio mondo materiale, rifiutando
la logica alienante del consumo passivo.

Alla fine del laboratorio, la panchina è stata donata ufficialmente alla
comunità del Castello di Albiano, accompagnata dalla consegna del libro Imparare
facendo. Un presidio di sosta, di dialogo e di bellezza, che ora dimora tra le
mura storiche del castello come testimonianza tangibile di cosa significhi,
ancora oggi, praticare la pace attraverso le mani e la mente.

Ettore Macchieraldo]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/09/la-maieutica-di-danilo-dolci-e-lautocostruzione/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Pressenza]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 20:45:44 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[La nave Oyvon di Medici Senza Frontiere soccorre 31 persone]]></title>
            <description><![CDATA[Oggi il team di Medici Senza Frontiere (MSF) a bordo dell’Oyvon ha soccorso 31
persone. “Abbiamo temuto che i naufraghi venissero respinti in Libia” dichiara
Chiara Milanese, capo progetto di MSF.

Dopo aver fatto salire tutte le persone a bordo della Oyvon, l’equipaggio ha
visto arrivare alcune motovedette, che hanno raggiunto l’imbarcazione su cui
viaggiavano le persone soccorse e le hanno dato fuoco.

Tra i naufraghi ci sono 6 donne e 12 minori, 9 dei quali non accompagnati. La
maggior parte è originaria dell’Eritrea.

L’Oyvon è diretta a Catania, il porto di sbarco che le è stato assegnato.

“Le persone soccorse in mare non dovrebbero essere rimpatriate in Libia, dove
corrono rischi molto gravi, tra cui estorsioni, detenzioni arbitrarie, violenze
e sfruttamento” aggiunge Milanese di MSF.

Medecins sans Frontieres]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/09/la-nave-oyvon-di-medici-senza-frontiere-soccorre-31-persone/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Pressenza]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 19:17:26 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Villacidro, 23 settembre: incontro con El Salvador]]></title>
            <description><![CDATA[ Maria Teresa Messidoro racconta la Biblioteca di Comunità di San Francisco
Echeverría. L’incontro è organizzato dall’associazione SEMM (Sardegna Europa
Mediterraneo Mondo)1 di Villacidro, si svolgerà mercoledì 23 settembre alle ore
18’30, presso la Mediateca Comunale Fabrizio De André in Via Parrocchia 190 a
Villacidro. L’appuntamento si inserisce all’interno della III edizione del
festival letterario Leggere Emozioni e sarà condotto da]]></description>
            <link>https://www.labottegadelbarbieri.org/la-biblioteca-di-comunita-di-san-francisco-echeverria-el-salvador/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[La Bottega del Barbieri]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 19:00:33 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[IMI: un giorno per ricordare gli schiavi di Hitler ma…]]></title>
            <description><![CDATA[… ma ancora oggi molti non conoscono quel che accadde ai soldati italiani che,
dopo il settembre 1943, rifiutarono di collaborare con il nazifascismo, finendo
nei lager tedeschi in condizioni durissime. UNA BREVE NOTA INTRODUTTIVA DELLA
“BOTTEGA” E A SEGUIRE 3 APPUNTAMENTI – 20, 25 e 30 SETTEMBRE – AL «MICHELETTI»
DI BRESCIA. Mentre il ministro Crosetto farfugliava scemenze sulla]]></description>
            <link>https://www.labottegadelbarbieri.org/imi-un-giorno-per-ricordare-gli-schiavi-di-hitler-ma/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[La Bottega del Barbieri]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 18:02:23 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[SALERNO: CONVEGNO CONTRO I LICENZIAMENTI RITORSIVI!]]></title>
            <description><![CDATA[PUBBLICHIAMO SOTTO IL MANIFESTO CON IL QUALE VENERDI’ 25 SETTEMBRE 2026 A
SALERNO SI SVOLGERA’ UN CONVEGNO PER CONFRONTARSI FRA VARI DELEGATI LICENZIATI
DAI PADRONI PER AVER OSATO DIFENDERE I DIRITTI E LA SICUREZZA SUL LAVORO.

VISTO LA NUTRITA PRESENZA DI CONSIGLIERI COMUNALI E PARLAMENTARI, PROBABILMENTE
IN VISTA DELLE ELEZIONI,  RICORDIAMO  AI LICENZIATI PARTECIPANTI DI NON FARSI
ILLUDERE DA EVENTUALI PROMESSE E CHE LA RESISTENZA AL PADRONATO PASSA SEMPRE
DALLA CAPACITA’ DEI LAVORATORI DI ESSERE UNITI E DI DARE RISPOSTE DI LOTTA.

SOLIDARIETA’ DA PARTE DEL SI COBAS A TUTTI I LICENZIATI!

S.I. COBAS NAZIONALE

 

L'articolo SALERNO: CONVEGNO CONTRO I LICENZIAMENTI RITORSIVI! proviene da S.I.
Cobas - Sindacato intercategoriale.]]></description>
            <link>https://sicobas.org/2026/09/20/salerno-convegno-contro-i-licenziamenti-ritorsivi/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[S.I. Cobas – Sindacato intercategoriale]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 16:22:10 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Vercelli Pride 2026: una festa di protesta contro il ddl sull’antisemitismo]]></title>
            <description><![CDATA[L’INIZIATIVA COORDINATA DA ARCIGAY RAINBOW VERCELLI-VALSESIA E PROMOSSA CON IL
SOSTEGNO DI NUMEROSE ASSOCIAZIONI E AGGREGAZIONI LOCALI E CON L’ADESIONE DI
AMNESTY INTERNATIONAL, ANPI, CGIL,  CHIESA VALDESE E PD, HA ANIMATO IL CENTRO
DELLA CITTÀ IERI, SABATO 19 SETTEMBRE.

 

Il corteo al seguito della sua ‘madrina’, la drag queen Priscilla, e insieme a
Vincenzo Giurbino, il giovane che ad agosto è stato bersaglio degli insulti
scritti sui muri della stazione ferroviaria di Tronzano Vercellese, ha coinvolto
i manifestanti a esprimersi vivacemente, con performance teatrali e spettacolari
azioni dimostrative, su molti temi dell’inclusione con rispetto delle differenze
e dei diritti, anche sul DDL 1004.

 

«Il Pride è soprattutto politica – ha proclamato Priscilla nell’occasione – Non
è una vetrina, non è un prodotto e non è qualcosa da rendere innocuo per non
disturbare nessuno. Deve mettere in discussione ciò che produce discriminazione
e disturbare chi pretende di decidere quali amori siano rispettabili, quali
corpi siano accettabili, quali famiglie siano vere e quali persone siano degne
di esistere» [Il Pride come spazio politico e di libertà nel discorso di
Priscilla, madrina del Pride 2026].

Una manifestante, Licia Sesia, riferisce che Priscilla ha detto: «Il pride,
l’orgoglio, non può essere ora solo pro-differenza di genere o di orientamento
sessuale, ma anche pro-Palestina e pro tutti i popoli che sono oppressi, il
popolo congolese, il popolo senegalese, le donne afghane, perché la lotta queer
è questa. Essere al Pride è sentirsi appartenenti ad una visione, una coscienza
politica e una visione intersezionale del mondo. La lotta è femminista,
transfemminista, antifascista».

E della propria esperienza al Vercelli Pride, cui ha partecipato arrivando da
Casale Monferrato, Licia Sesia racconta:

> Avevo ascoltato l’appello di Priscilla divulgato da Fanpage e sui social. Per
> me emozionante. Tanto da indurmi a scrivere dei cartelli con le mie idee.
> 
> Mi hanno ispirata le ‘lezioni’ della vecchia scuola, quella del nonno che
> militava nell’ANPI e nella CGIL, delle mie esperienze, ora ‘giovanili’, di
> studentessa universitaria a Padova, di frequentazione del Laboratorio
> Anarchico PerlaNera ad Alessandria.
> 
> Oggi il movimento no global è frammentato, diviso in tante etichette e
> categorie, e siccome è disgregato viene manovrato da chi, con la strategia del
> divide et impera, si impone su tutti definendo uno o l’altro gruppo sociale un
> nemico.

> Contro ogni ‘capro espiatorio’ collettivo si fomentano le polemiche e si
> attizza l’odio che innescano una escalation di bullismo, mobbing e, poi,
> violenza fisica. Mi sono chiesta: chi lo ha capito prima di me, e di noi,
> adesso?
> 
> La risposta è stata: Giacomo Matteotti.
> 
> Lui ha visto, e denunciato, i fatti che avvenivano in quegli anni in cui la
> propaganda e la manipolazione mediatica erano equiparabili a quelle con cui
> adesso viene bersagliato chi non si piega alla forza prepotente del
> ‘moralismo’ imperante, chi dissente e obietta, chi protesta contro le
> ingiustizie e si oppone all’autoritarismo.
> 
> Mi sono riconosciuta in più categorie tra quelle che ieri hanno marciato
> insieme al pride.
> 
> Quella degli antifascisti, in cui mi ‘ritrovo’ ricordando che Umberto Eco in
> Il fascismo eterno ha chiaramente descritto quali siano i comportamenti e le
> caratteristiche del fascismo che non è mai ‘finito’, si è solo adattato ai
> tempi e permane, soprattutto nelle istituzioni da cui non è mai stato
> spodestato.
> 
> E quella dei pacifisti nonviolenti che cercano di trovare e co-costruire
> azioni alternative all’avversione e alla contrapposizione contro un nemico
> costruito ad hoc da chi aizza i poveri a combattere guerre tra poveri e, poi,
> a formare o pagare gli eserciti che fanno stragi di innocenti per proteggere
> gli interessi economici e geopolitici delle multinazionali che si spartiscono
> le risorse globali.
> 
> Un movimento trasversale che, come nella città in cui abito, aggrega tante
> persone diverse, molte che compongono anche i collettivi femministi e i
> ‘circoli’ ambientalisti e antifascisti, a praticare insieme mezz’ora di
> silenzio per la pace una volta alla settimana.
> 
> E in cui confluiscono molteplici realtà, come il circuito di Piazze di donne
> per la Pace, la lega Women united against Nato or not to war not to NATO,
> l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e la
> rete NoBavaglio.
> 
> In questo ‘spirito’ e con queste prospettive mi sono unita al ‘carro’ del
> Mattone Rosso di Vercelli.
> 
> Ho partecipato al pride per protestare contro il meccanismo perverso,
> mascherato da meccanismo protettivo, del DDL ‘antisemitismo’.
> 
> Se non riusciremo a impedire che tale proposta di legge venga approvata, i
> giornalisti avranno restrizioni sulle pubblicazioni di notizie.
> 
> Riducendo la libertà di informazione verrà offuscata la trasparenza
> sull’operato della magistratura e, così, saranno ‘insabbiati’ tanti illeciti e
> ‘coperte’ molte ingiustizie, tra cui quella di ridefinire l’etichetta che
> denomina un determinato gruppo sociale stigmatizzandone gli appartenenti.
> 
> E nel Pride ho trovato il ‘contenitore’ perfetto per l’inclusione spontanea di
> attiviste, attivisti, attivist*, famiglie, singoli e chiunque si riconosceva
> nello ‘spirito’ della piazza, un luogo in cui siamo stati tutti insieme
> finalmente uniti in un cammino comune per creare l’alternativa alla
> globalizzazione che pochi ricchi e potenti vogliono imporre a noi tutti
> prevaricando su ognuno, senza accettare l’unicità di ciascuno e le differenze
> che ci distinguono, ma non ci rendono tra noi avversari o nemici.



Arcigay Rainbow Vercelli-Valsesia è l’associazione di promozione sociale che
organizza il Vercelli Pride dal 2019. Nata dalla volontà di un gruppo di
attiviste e attivisti locali, l’associazione lavora ogni giorno per creare spazi
sicuri, inclusivi e accessibili per tutte le persone LGBTQIA+ del territorio
vercellese e della Valsesia. Il Vercelli Pride è tornato nel 2026 con rinnovata
energia e determinazione: più grande, più inclusivo, più forte. Un evento che è
insieme celebrazione, rivendicazione politica e momento di comunità. Crediamo
che la visibilità salva le vite. Ogni bandiera arcobaleno sventolata per le
strade di Vercelli è un atto d’amore e di resistenza.

Fotoreportage di Licia Sesia:



 

Redazione Piemonte Orientale]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/09/vercelli-pride-2026-una-festa-di-protesta-contro-il-ddl-sullantisemitismo/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Pressenza]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 16:15:54 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[“No vax”, ex deputati e filosofi: il Corriere della Sera rilancia le liste di “putiniani”]]></title>
            <description><![CDATA[Il Corriere della Sera ha compilato la nuova lista dei presunti putiniani
d’Italia. Questa volta nel mirino finiscono gli osservatori italiani invitati in
Russia per seguire le elezioni che rinnovano la Duma. Il titolo dell’articolo,
Elezioni in Russia, ex deputati, no vax e filosofi: chi sono i membri,
stabilisce già la sentenza: appartengono a un’«Internazionale» nella quale
«tutti apprezzano lo zar». Seguono nomi e santini, precedenti politici,
apparizioni televisive e vecchie opinioni su Green Pass e vaccini, dosati per
suggerire al lettore non soltanto che la delegazione sia inaffidabile, ma che lo
sia per una sorta di tara ideologica. Il sigillo arriva in chiusura della
rassegna italiana, senza argomentazioni, ma con un’ammiccante condanna: «La
variopinta delegazione italiana presenta molte sfumature, diciamo così».

Il Corriere non analizza il lavoro degli osservatori, né verifica con quali
criteri intendano valutare lo svolgimento delle elezioni. Preferisce ricorrere
alla fallacia dell’argumentum ad hominem: anziché entrare nel merito del loro
operato, costruisce un ritratto ideologico deformato, selezionando precedenti
politici, apparizioni televisive e opinioni personali del tutto estranee
all’incarico. L’attenzione viene così spostata dai fatti alle persone,
scegliendo gli elementi più facilmente strumentalizzabili per esporle al
sarcasmo e condizionare preventivamente la percezione del pubblico. In questo
modo, l’obiettivo non è quello di stabilire se la delegazione operi in modo
rigoroso e indipendente, ma di orientare preventivamente il giudizio del
lettore: gli osservatori diventano inaffidabili non per ciò che hanno fatto
durante la missione, ma per le posizioni espresse in passato su temi
trasversali: Russia, Green Pass, vaccini e guerra in Ucraina. E, allora,
l’ambasciatore Vito Grittani viene presentato attraverso il suo incarico per
l’Abkhazia e una biografia liquidata come «di ampie vedute, seppure un pochino
particolari». Angelo d’Orsi è uno storico, saggista ed ex docente universitario,
già fondatore movimento politico Agorà, ma diventa un personaggio «assunto a
notorietà per le sue comparsate nei talk show», cancellando con un colpo di
penna il suo curriculum accademico. Gli altri nomi completano una galleria nella
quale ogni dettaglio deve trasformarsi in indizio.

Il metodo non è nuovo. Nel marzo 2022 Gianni Riotta pubblicò su Repubblica, con
tanto di fotografie, l’«identikit dei putiniani d’Italia»: Massimo Cacciari,
Barbara Spinelli, Diego Fusaro, Ugo Mattei, Marcello Foa e Gianluca Savoini
vennero riuniti sotto l’etichetta di «giustificazionisti del Cremlino». Una
lista di “cattivi”, dipinti come presunti fiancheggiatori del nemico, alla quale
Riotta cercava di conferire una patina di autorevolezza richiamando la
pubblicazione Russian Active Measures: Yesterday, Today, Tomorrow, edita negli
Stati Uniti nel 2021. Peccato che alcuni dei nomi inseriti nell’articolo – tra
cui Mattei, Fassina, Boldrini e Spinelli – non comparissero affatto nello
“studio” citato. Il riferimento alla ricerca finiva così per funzionare non come
fonte della lista, ma come una cornice autorevole applicata a una
classificazione costruita a titolo personale.

Poco dopo, la patente di filoputinismo fu estesa persino a Lucio Caracciolo,
direttore di Limes, colpevole di aver ricordato l’inefficacia delle sanzioni e
ridimensionato la retorica occidentale sul conflitto. A Cacciari non restò che
rispondere: «Io putiniano? Non rispondo a queste stupidaggini, con gli idioti
non discuto». Erano i mesi del boicottaggio di Dostoevskij, dell’esclusione
degli atleti e perfino del bando dei gatti russi dalle kermesse feline. Le liste
rappresentavano il gradino successivo: non confutare le idee, ma classificare
chi le esprimeva, trasformando il dubbio in sospetto e il sospetto in colpa. Una
forma di maccartismo editoriale utile a intimidire.

Nel nuovo elenco del Corriere curato da Marco Imarisio ricompare lo stesso ponte
costruito da Riotta tra la Russia e il dissenso contro il Green Pass. Di Giorgio
Deschi, additato come “irredentista”, si evocano gli scontri di Trieste del
2021; di Donato Lorenzo Tilli, liquidato come “No vax”, una vignetta sarcastica
sui vaccini; il filosofo Arturo Ferrara è descritto attraverso la sua
opposizione alla «narrativa emergenziale», ai «vaccini inutili e dannosi» e alle
armi all’Ucraina. Gabriele Lorenzoni, invece, è ricordato per essersi opposto
all’intervento di Zelensky alla Camera. Informazioni che possono raccontare solo
in parte le loro idee, ma non ne provano l’incompetenza né documentano
irregolarità.

Il procedimento è quello della contaminazione: si accostano posizioni infamanti
e si lascia al lettore l’inevitabile sentenza di condanna. “No vax”,
“filorussi”, “vannacciani”, “ultradestra”, “complottisti”: categorie diverse
vengono fuse in un solo campo semantico, dove ogni dissenso conferma tutti gli
altri. La pandemia diventa un archivio permanente di cattiva reputazione, da
riaprire per delegittimare qualcuno. Il punto non è stabilire in anticipo se gli
osservatori siano affidabili né attribuire una patente di regolarità alle
elezioni russe, ma valutare il loro operato sulla base di elementi pertinenti.
Quali protocolli seguiranno? In quanti seggi saranno presenti? Potranno
assistere allo scrutinio, consultare i reclami e pubblicare un rapporto
verificabile? Esistono legami politici, istituzionali o economici tali da
comprometterne l’autonomia? Sono queste le domande che dovrebbe porre
un’inchiesta giornalistica. Le opinioni espresse sul Covid non forniscono alcuna
risposta: servono soltanto a tracciare il confine tra chi è considerato
rispettabile e chi deve essere preventivamente screditato. Si può criticare il
sistema russo e contestare la scelta degli osservatori, ma suggerire che il
dissenso sanitario sia la prova generale del tradimento geopolitico non è
informazione: è “character assassination”. E quel «diciamo così» usato come
chiosa ammiccante dice molto più sul metodo del giornale che sulla delegazione
italiana.

The post “No vax”, ex deputati e filosofi: il Corriere della Sera rilancia le
liste di “putiniani” appeared first on L'INDIPENDENTE.]]></description>
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            <dc:creator><![CDATA[L'INDIPENDENTE]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 16:15:05 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Oltre la logica della reclusione: la pratica della cura e il valore incondizionato dell’esistenza]]></title>
            <description><![CDATA[Rilanciamo il comunicato postato sulla pagina social della Biblioteca delle
donne e Centro di consulenza legale UDIPALERMO, diramato “a seguito delle
recenti operazioni investigative e delle perquisizioni che hanno coinvolto
operatrici e operatori sanitari in tutta Italia per il rilascio di certificati
di non idoneità nei Cpr”_

_______________________

Assistiamo con profonda inquietudine a una deriva politica e culturale che
pretende di disconoscere la centralità dell’essere umano e della vita
vulnerabile per perseguire un’idea di ordine fondata sulla segregazione.

Quando l’esercizio della protezione di chi soffre viene osservato con sospetto,
si rischia di smarrire il senso stesso della convivenza e del valore del gesto
d’aiuto verso l’altra/o.

Rivolgiamo la nostra più viva e limpida vicinanza alle dottoresse di Bologna e a
tutte le professioniste e i professionisti della salute coinvolti negli
accertamenti di questi giorni.

La loro attenzione e il loro giudizio professionale non sono espressione di
scelte arbitrarie, ma affondano le radici nella presenza concreta di corpi e
menti, nella loro unicità e insostituibile realtà. Il loro operato risponde alla
natura stessa della pratica clinica e all’inderogabile dovere deontologico della
cura: riconoscere la persona che si ha davanti, ascoltarne la fragilità e
tutelarne l’integrità fisica e interiore di fronte a luoghi e condizioni che ne
compromettono profondamente la salute.

La cura non può essere subordinata a esigenze di controllo, né la valutazione
medica trasformata in un ingranaggio di coercizione. Considerare l’intervento
sanitario un mero ostacolo al funzionamento della macchina dell’allontanamento
significa rovesciarne il senso e tradire la responsabilità della cura, fondata
sulla tutela della salute e della dignità umana.

Ribadiamo pertanto con assoluta fermezza che il giudizio clinico e le
certificazioni che ne derivano non possono essere delegittimati o
strumentalizzati a fini politici. Chi ne porta la responsabilità deve poter
operare in piena autonomia, al riparo da pressioni e condizionamenti.

Rifiutiamo infine l’ostinazione verso la reclusione e la gestione emergenziale
della vita dei/lle migranti e restiamo al fianco di chi mette al centro gli
esseri umani, continuando a difendere uno spazio in cui l’ascolto, la custodia
della salute e la tutela dei corpi rimangono le sole bussole e l’unico orizzonte
incrollabile del nostro vivere comune.


BIBLIOTECA DELLE DONNE E CENTRO DI CONSULENZA LEGALE UDIPALERMO

Redazione Palermo]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/09/oltre-la-logica-della-reclusione-la-pratica-della-cura-e-il-valore-incondizionato-dellesistenza/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Pressenza]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 16:08:07 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[MediaWatch: Perché il parallelismo fra le armi ai partigiani e le armi all'Ucraina cozza con la verità storica]]></title>
            <description><![CDATA[Diego Bianchi (Zoro), conduttore di Propaganda Live, ha rispolverato il mito dei
lanci di armi angloamericane ai partigiani per scoccare una frecciata polemica
contro chi si oppone all'invio di armi all'Ucraina.]]></description>
            <link>https://www.peacelink.it/mediawatch/a/51601.html</link>
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            <dc:creator><![CDATA[PeaceLink]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 16:00:16 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[Il corpo a scuola]]></title>
            <description><![CDATA[--------------------------------------------------------------------------------

Foto Acmos

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“Ascolto. Non sempre capisco, ma rispondo comunque.
Contribuisco con un’eco che ha il dovere di lasciare qualcosa di proprio“
(Paul Claudel)

Mi è capitato diverse volte, insegnando filosofia a ragazzi di quindici o sedici
anni al liceo, di fermarmi improvvisamente e chiedere: “Aspetta, cosa ho appena
detto? Qualcuno me lo può spiegare?”. L’unica risposta che ricevo è il silenzio,
o versioni fortemente distorte, a volte persino l’esatto contrario! Com’è
possibile, se l’ho appena detto? È già svanito nel nulla? Immagino che questa
“evaporazione” abbia qualcosa a che fare con i risultati del rapporto PISA, di
cui tutti parlano in questi giorni (finché non spariscono a loro volta dal ciclo
di notizie). Ovunque sento la stessa diagnosi: i social media e l’intelligenza
artificiale hanno eroso le capacità di comprensione della lettura degli
studenti, fondamento e pietra angolare di tutte le altre abilità, attraverso la
facilità, l’immediatezza e la delega.

Una sospetta unanimità. Dà per scontata una concezione di cosa sia la
comprensione, qualcosa di simile alla capacità di elaborare e riprodurre
informazioni, uno sforzo costante sulla memoria e sull’attenzione, concepite
come i “binari” dell’apprendimento. Ma è davvero così? Questa è la comprensione?
È così che funzionano la memoria e l’attenzione?

Torno alla scena iniziale: se in quell’aula riesco a fermarmi e ad avviare una
conversazione su ciò che ho spiegato, improvvisamente c’è tempo per
qualcos’altro: qualcuno fa una domanda, qualcun altro risponde, una persona fa
un’associazione, qualcun altro ricorda qualcosa, ne scaturisce una discussione,
qualcuno si indigna, qualcuno racconta un’esperienza come esempio. In altre
parole: il corpo, la memoria, l’immaginazione, le emozioni, il linguaggio e le
relazioni entrano tutti in gioco. E con tutto questo, insieme, iniziamo a
riappropriarci dell’oggetto della conoscenza. Iniziamo a capire.

L’apprendimento è un’attività che richiede un coinvolgimento attivo e una
partecipazione costante. Ciò che riceviamo dagli altri diventa nostro solo
quando lo facciamo nostro. Non c’è comprensione senza riappropriazione e
trasformazione di ciò che viene compreso.

La lettura funziona allo stesso modo. Leggere significa inventare, ricreare ciò
che si legge; ogni libro si completa nella mente del lettore. Il lettore è un
avventuriero (senza binari) che collega ciò che legge con ciò che ha letto, ciò
che legge con ciò che ha vissuto, attivando il corpo, la memoria e
l’immaginazione. In questo senso, Roland Barthes affermava che durante la
lettura compiamo due movimenti simultanei: immergere la mente nel testo ed
elevarla, ricevere o ascoltare qualcosa e dare libero sfogo a risonanze e
pensieri.

Elevare la mente non significa distrarsi o disperdersi, ma piuttosto
interpretare, rispondere a ciò che stiamo leggendo. Non esiste una prima
operazione (oggettiva) di comprensione, di elaborazione delle informazioni, di
decifrazione dei segni e di decodifica di un messaggio, seguita da un’operazione
(soggettiva) di giudizio o interpretazione. Associare, interrogare e entrare in
risonanza con il testo è già leggere, è già comprendere. Si tratta di farlo
entrare in una rete di relazioni che gli conferisce significato per me.

La memoria, lungi dall’essere semplicemente una capacità di ritenzione o
assorbimento, un “deposito” o un “magazzino” in cui le informazioni che
cerchiamo si depositano, come le briciole di pane di Hansel e Gretel, per
ricostruire il significato, è una riserva vivente che si confronta con il nuovo,
una capacità di connessione, una rete di relazioni ed evocazioni che cerchiamo
di attivare per leggere, comprendere, apprezzare.

Leggere e comprendere sono processi che hanno qualcosa di digestivo, di
riflessivo; attraversano il corpo. Sì, è vero: l’apprendimento avviene
attraverso la sofferenza, ma non la sofferenza di uno sforzo privo di gioia, di
una volontà senza desiderio, bensì la sofferenza della nostra memoria, della
nostra immaginazione, delle nostre emozioni. È l’unica cosa che può dare vita a
ciò che leggiamo e ascoltiamo.

Comprendere significa incorporare, incarnare, e per incorporare bisogna essere
in grado di sentire, ricordare, risuonare, associare e rispondere. Comprendiamo
il significato con tutti i nostri sensi. E ciò che non incorporiamo, ciò che non
recuperiamo, evapora.

Amore e desiderio, tempo e attenzione

I risultati del Rapporto PISA potrebbero riflettere il crollo di un modello
didattico che presuppone che la conoscenza passi da una mente all’altra senza
bisogno di appropriazione individuale, nel quadro della gigantesca
trasformazione antropologica, tecnica, economica e culturale che stiamo vivendo.
Da molti anni il pensatore Franco Berardi (Bifo) parla di “generazioni
post-alfabetizzate”, educate sotto il dominio dell’immagine, dello schermo e del
flusso digitale, anziché della tradizionale alfabetizzazione lineare e
alfabetica.

La precarietà generale della vita, l’indebolimento dei legami e l’ipermediazione
dell’esperienza, l’accelerazione e l’istantaneità come temporalità dominanti,
l’automazione come modalità di risposta… Quale tipo di scuola potrebbe offrire
un’esperienza diversa, capace di “resistere” agli effetti più devastanti di
questo cambiamento generale del panorama? Non si tratta di ripristinare, ma di
inventare, a partire da una diversa concezione dell’apprendimento e della
comprensione, un altro significato di ciò che la scuola è e può essere.

Se, come propongo, comprendiamo dall’interno, quando abitiamo qualcosa, quando
ci influenza, quando ci riguarda, quando ci chiama come protagonisti della
nostra avventura, allora non si tratta semplicemente di trovare un nuovo “metodo
pedagogico”, più “formazione degli insegnanti” o “insegnare a usare meglio la
tecnologia”, ma soprattutto di ripristinare le condizioni del corpo a scuola.
Amore e desiderio, tempo e attenzione.

Il desiderio, inteso come forza motrice, come potenza, può affrontare difficoltà
e sofferenze. Come possiamo entrare in una relazione intima con la conoscenza,
sia essa matematica, geografica o filosofica? Perché qualcuno dovrebbe voler
interiorizzare qualcosa, farla propria? Abbiamo una risposta convincente,
risalente ad almeno 2.500 anni fa, nel Simposio di Platone: al centro di ogni
apprendimento c’è Eros. L’insegnante non trasmette principalmente la conoscenza,
ma piuttosto l’amore per l’oggetto della conoscenza e per l’atto stesso di
apprendere.

Questo Eros nell’educazione può risvegliare il desiderio non solo di essere
istruiti, preparati o educati, ma di ricercare la conoscenza in modo
indipendente e con gli altri, di superare le difficoltà senza arrendersi, di
accedere all’ignoto. Il desiderio, inteso come forza motrice, come potere, non
come mero capriccio o futile appetito, può affrontare difficoltà e sofferenze,
come sa chiunque abbia imparato a suonare uno strumento musicale. Non va confuso
con la “motivazione”: gli studenti sono motivati ad apprendere ciò che devono
apprendere, ma viene risvegliato il desiderio di uscire e cercare la conoscenza
in autonomia.

Il desiderio ha sempre bisogno di qualcosa che rimanga sconosciuto, un enigma e
un senso di assenza. Appassisce e svanisce se tutto è già fatto, programmato e
previsto, se non c’è spazio per coinvolgere le nostre capacità di associazione e
interpretazione. E se non c’è desiderio, come spiegava Simone Weil, non c’è
nemmeno attenzione. Prestiamo attenzione a ciò che desideriamo e comprendiamo
ciò che conta. La mancanza di attenzione non si spiega con un problema cerebrale
nei ragazzi e nelle ragazze, ma principalmente con una carenza di desiderio e
apatia.

E di cosa ha bisogno questa attenzione desiderosa per sostenersi? Di tempo. Ha
bisogno di tempo. Affinché ciò che inizialmente è esterno possa iniziare a
toccarci, a raggiungerci, a influenzarci. Per perderci e poi ritrovarci, per
conversare e vagare, per sbagliare e ripensare. Il tempo è ciò che ci permette
di trasformare ogni limite – un errore, un malinteso, un fallimento – in una
nuova forza, una nuova esperienza di apprendimento. Nella scuola di oggi, con la
sua infinita produttività e performance, la sua burocrazia e gestione, il suo
sovraffollamento e il caos quotidiano, questo tempo esiste ancora?

Il significato della scuola

Come possiamo guarire e rivitalizzare il corpo docente? Un corpo precario ed
esausto, un corpo stressato sull’orlo di un esaurimento nervoso, un corpo
isolato e individualizzato, tagliato fuori dalla connessione affettiva e
intellettuale con gli altri corpi, un corpo schiacciato dalla gestione e dalla
burocrazia, un corpo lacerato quotidianamente tra l’obbligo di stare al passo
con il programma e il desiderio di fermarsi e parlare, di ascoltare, di pensare
con gli studenti, un corpo esausto, incapace di Eros, di accendere la voglia di
imparare…

Certamente, il punto di partenza sono le rivendicazioni che hanno alimentato le
diverse mobilitazioni e gli scioperi scolastici degli ultimi mesi: salari
dignitosi, sostegno alla diversità e all’inclusione, riduzione delle ore di
insegnamento, rapporto studenti-insegnanti più basso e limitazione della
burocrazia. In queste richieste quantitative provenienti da chi vive la scuola
in prima persona, possiamo anche scorgere aspirazioni qualitative per un diverso
tipo di scuola: una scuola egualitaria e inclusiva, con tempo sufficiente per
ascoltare e dedicare attenzione a ogni studente, e in cui il rapporto
insegnante-alunno sia centrale, anziché l’ossessione neoliberale per la
performance.

Queste richieste sono indubbiamente il punto di partenza, ma l’obiettivo finale
è ripensare la struttura stessa della scuola. Che tipo di scuola vogliamo? Cosa
è più importante? Il disagio all’interno della comunità scolastica è una
questione materiale, ma anche di significato. Qual è il ruolo dell’insegnante?
Come possiamo recuperare la sua autorità – non l’autorità del potere (gerarchia
e comando), ma l’autorità, la credibilità e la fiducia che emanano
dall’individuo e sono riconosciute dagli altri, un’autorità che non viene
obbedita per paura, ma accettata? Queste richieste sono al tempo stesso il
fondamento e lo strumento, ma l’obiettivo finale è trasformare la scuola.
Restituirle la sua essenza.

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Grazie a Estefanía Gomáriz, Álvaro García-Ormaechea, Raquel Mezquita e Lucía
Currás Nores per feedback e commenti

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Pubblicato su Ctxt.es, qui con l’autorizzazione dell’autore

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LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI PAOLO MOTTANA:

> L’urlo soffocato

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LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI LEA MELANDRI:

> Il corpo a scuola: la capacità di cura

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L'articolo Il corpo a scuola proviene da Comune-info.]]></description>
            <link>https://comune-info.net/2026/09/20/il-corpo-a-scuola-2/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Comune-info]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 15:58:44 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Ciao Dario!]]></title>
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Dario ci ha lasciato…
Sempre presente ad ogni iniziativa di lotta e di festa, sino a quando il suo
“cuore ballerino “glielo ha permesso è stato al nostro fianco.. sempre.

Manchi e mancherai caro Dario, mancherà il tuo sorriso, mancheranno le tue
battute, mancherà la tua presenza… A noi resterà il tuo ricordo e continueremo a
portarti con noi in ogni momento.

Ciao Dario saluta tutti i compagni che incontrerai lassù.
Sempre NO TAV

Per chi avesse piacere di salutarlo il rosario sarà celebrato lunedì 21
settembre ore 18.00 presso la casa funeraria Eurofunerali in Via Sestriere 21
Torino.

Il funerale verrà celebrato nella stessa casa funeraria martedì 22 settembre
alle ore 14.30]]></description>
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            <dc:creator><![CDATA[notav.info]]></dc:creator>
            <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 15:45:44 GMT</pubDate>
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